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Full text of "Introduzione allo Studio della Psicoanalisi. Volume II. (Dottrina Generale Delle Neurosi) [Biblioteca Psicoanalitica Italiana N.9]"

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BIBLIOTECA PSICOANALITIC A ITALIANA 

N . 9 Fondata e diretta d. M. LEVI BIANCHINI N. 9 



S. FREUD 




Intro4; 

della Psicoanalisi 

Prima traduzione italiana autorizzata 
sulla terza edizione tedesca del 1920 
del Dott. E.WEISS con prefa- 
zione di M. LEVI BIANCHINI 

TRE PARTI: 
LAPSUS - SOGNO - DOTTRINA GENERALE DELLE NEUROSI 



Volume IL 
DOTTRINA GENERALE DELLE NEUROSI 




LIBRERIA PS1COANAL1TICA INTERNAZIC 

Zurigo - Napoli - Vienna - Nocera Inferiore 
1922 




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Napoli 




Tutti i diritti di autore per la presente traduzione italiana 
riservati a norma di legge e Edoardo Weiss. 




INTERNATIONAL 

PSYCHOANALYTIC 

UNIVERSITY 

DIE PSYCHOANALYTISCHE HOCHSCHULE IN BERLIN 



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Napoli - Stab. Tipografico Silyjo Umano - S. Sebastiano 



48 p. p. 






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PARTE TERZA 



DOTTRINA GENERALE 



DELLE NEUROSI 



(XVI-XXVIII) 



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LEZIONE SEDICESIMA 



Dottrina generale delle neurosi. Psicoanalisi e Psichiatria 

Signore e Signori, 

Mi rallegro di ritrovarvi presenti, dopo un anno, alla con- 
tinuazione delle discussioni sul nostro tema. L'anno scorso vi 
ho parlato del trattamento psicoanalitico dei lapsus e del sogno; 
quest'anno vorrei farvi accedere alla comprensione dei fenomeni 
nevrotici i quali, come vedrete ben presto, hanno molto di co- 
mune coi lapsus e col sogno. Però, ve lo dico fin d'ora, adesso 
non posso più concedervi la posizione di prima. 

Allora mi premeva di non far neanche un passo senza il 
consenso del vostro giudizio; discussi molto con voi, mi sot- 
toposi alle vostre obiezioni , riconobbi anzi voi e il vostro 
« buon senso » quali istanze decisive. Ciò non può continuare 
più a lungo a causa di semplici condizioni di fatto. I lapsus 
e i sogni non erano fenomeni estranei per voi: si poteva dire 
che ne possedevate altrettanta esperienza quanto me o almeno 
che potevate facilmente procurarvela; i fenomeni della nevrosi 
invece vi sono estranei; perchè di voi stessi quelli che non sono 
medici, non hanno altro accesso ai medesimi che le mie comu- 
nicazioni. Ed allora a che può servire il miglior giudizio del 
mondo quando non si è famigliarizzati col materiale che si ha 
da sottoporre allo stesso ? 

Non interpretate però questo mio avvertimento nel senso 
che io stia per farvi assistere a delle conferenze dogmatiche e 
richieda fin d' ora la vostra persuasione incondizionata. Questo 
malinteso mi farebbe un grandissimo torto. Non voglio risve- 
gliare delle convinzioni ma ottenere dell'interesse e scuotere dei 
pregiudizi. Se non siete in grado di giudicare per mancanza 
di esperienza, non vogliate né credere né respingere. Voi avete 



228 



LEZIONE SEDICESIMA 



da ascoltare lasciando agire su di voi le mie parole. Non è- 
tanto facile conquistare delle convinzioni; spesso anzi quando 
vi si è giunti senza fatica, queste si dimostrano ben presto 
mancanti di ogni valore e di ogni consistenza. Soltanto colui 
che come me si occupò per molti anni dello stesso materiale, 
facendo e rifacendo personalmente le stesse esperienze, nuove 
e sorprendenti, ha il diritto di avere delle convinzioni. Che 
scopo avrebbero in genere nel campo intellettuale delle con- 
vinzioni rapide, dei convertimenti fulminei, delle avversioni mo- 
mentanee ? Non avete notato che il « coup de foudre » e l'amore 
a prima vista traggono origine da un campo affettivo del tutto 
diverso ? Neppure dai nostri pazienti che si sottopongono alla 
nostra cura, chiediamo una persuasione od una aderenza alla 
psicoanalisi, le quali non farebbero altro che renderli sospetti. 
La posizione verso di noi che in essi preferiamo e uno scet- 
ticismo benevolo. 

Lasciate dunque che la concezione psicoanalitica sorga in 
voi tranquillamente accanto a quella popolare o a quella psi- 
chiatrica, fino a quando si presentino delle occasioni nelle quali 
queste due concezioni potranno influenzarsi e misurarsi a vi- 
cenda per poi unirsi a formare una decisione ben fondata. 

D'altro canto non dovete credere neanche per un solo 
momento che quanto io vi espongo quale concezione psicoa- 
nalitica sia un sistema speculativo. Si tratta piuttosto di espe- 
rienza, cioè dell'espressione diretta delle osservazioni, oppure 
del risultato dell' elaborazione delle stesse. Dall' ulteriore pro- 
gresso della scienza si vedrà se questa elaborazione è stata 
eseguita in modo sufficiente e giustificato; quantunque per ve- 
rità, dopo uno studio che dura da quasi due decenni e mezzo 
e trovandomi ora in età abbastanza avanzata, io possa asserire, 
senza vantarmi che è stato un lavoro specialmente difficile, in- 
tenso e profondo quello che ci fornì queste osservazioni. Ebbi 
spesso l'impressione che i nostri avversari non prendessero af- 
fatto in considerazione la provenienza delle nostre affermazioni, 
che essi credessero trattarsi di idee determinate soltanto sog- 
gettivamente dall'osservatore ed alle quali un altro osservatore 
potesse opporsi a suo beneplacito. Questo loro contegno non 
mi riesce del tutto chiaro. Forse esso sta in rapporto col fatto, 
che generalmente un medico tanto poco si occupa dei nervosi 
e tanto poca attenzione presta alle loro parole, da essersi alie- 



DOTTRINA GENERALE DELLE NEUROSI 229 

nata la possibilità di apprendere alcunché di utile dalle loro 
comunicazioni, e quindi da poterne trarre delle osservazioni 
profonde. In questa occasione vi prometto, che nel corso delle 
mie lezioni polemizzerò pochissimo e meno che mai con sin- 
gole persone. Il detto che la disputa sia l'origine d' ogni pro- 
gresso non mi ha mai convinto. Credo che provenga dalla so- 
fistica greca e pecchi , come questa, di soverchia stima della 
dialettica: mentre mi è parso, a sua volta, che la cosiddetta po- 
lemica scientifica sia per lo più sterile, anche a prescindere dal 
fatto che quasi sempre essa viene condotta molto personalmente. 
Fino a pochi anni fa anch' io potevo vantarmi di aver iniziato 
una sola volta con uno studioso amico mio (Lawenfeld di Mo- 
naco) una regolare disputa scientifica. La fine fu che diven- 
tammo amici e che lo siamo tuttora. Ma per molto tempo non 
osai ripetere l'esperimento, non essendo certo di arrivare allo 
stesso risultato. 

Ora io sono sicuro che secondo il vostro giudizio un si- 
mile rifiuto di discussione scientifica è atto ad attestare una 
forte dose di inaccessibilità ad obbiezioni , di testardaggine, 
oppure, come gentilmente si esprime il gergo scientifico, di 
caparbietà. Se uno di voi fosse giunto ad una persuasione at- 
traverso un sì duro lavoro, egli avrebbe il diritto di attaccarsi 
allo stesso con una certa tenacia. Posso inoltre far valere il 
fatto, che nel corso dei miei studi, ho modificate o sostituite 
con altre le mie idee su alcuni punti importanti ; del che resi 
sempre avvertito il pubblico. Ma quale fu poi il risultato di 
tanta sincerità ? Gli uni non presero, in genere, alcuna nota di 
queste mie auto-correzioni e continuano tuttora a criticarmi 
per delle affermazioni le quali hanno per me oggi un valore 
del tutto diverso. Gli altri mi rimproverano appunto tali muta- 
menti, per causa dei quali essi mi considerano una persona di 
poca fiducia. Perchè non è forse vero che avendo cambiato una 
volta le proprie opinioni uno non merita più di essere creduto, 
potendo egli essersi ingannato anche nelle sue ultime asserzioni? 
Chi invece si attiene, senza lasciarsi muovere, a quanto una volta 
ha esposto, o chi non si lascia facilmente fuorviare, colui è te- 
stardo e caparbio. Di fronte alle opposte influenze di tali cri- 
tiche, non si può far altro che rimanere precisamente come si 
è, comportandosi secondo il proprio giudizio, ciò che ho de- 
ciso di fare. Nulla potrà trattenermi dal modellare e dal ridurre 



230 LEZIONE SEDICESIMA 



le mie dottrine in tutto quanto il progredire della mia espe- 
nenza Io richiederà. Niente ho trovato sinora da mutare nelle 
mie convinzioni fondamentali e spero che ciò continui anche 
in futuro. 

Io dunque ho da esporre dinanzi a voi l'interpretazione 
psicoanalitica delle manifestazioni nevrotiche. Facendolo mi ri- 
fer.ro , naturalmente, ai concetti già discussi, tanto in presenza 
di analogie quanto in quella di contrasti. Menzionerò qui un'a- 
zione sintomatica da me osservata su molti dei miei visitatori. 
Nulla può fare l'analista con quelle persone che vengono a 
trovarlo nelle ore d'ambulatorio per esporgli in un quarto d'ora 
tutte le disgrazie della loro lunga esistenza. Il suo sapere più 
profondo non gli permetterebbe di dire niente di più di quanto 
direbbe un qualunque altro medico: « Lei non ha niente, » e di 
impartir loro il consiglio: « Faccia una leggera cura d'acqua». 
Ricordo a questo proposito che un nostro collega, interrogato 
su quali cure egli consigliasse ai pazienti che frequentavano le 
sue ore di ambulatorio, rispose con una crollata di spalle di- 
cendo: Applico alla loro petulanza una multa di tante e tante 
lire. Non c'è quindi da meravigliarsi, se le ore di ricevimento 
dei ps.coanalisti, anche di quelli altrimenti occupatissimi, sono 
scarsamente frequentate. Dinanzi alla porta che divide la mia 
stanza d'aspetto da quella in cui ricevo, ne ho fatto mettere 
un'altra con rivestitura di panno. Lo scopo di questo piccolo 
congegno è ovvio. Ora succede spessissimo che le persone da 
me introdotte dalla stanza d'aspetto, omettano di chiudere l'uscio 
dietro di sé, e precisamente quasi sempre esse lasciano aperte 
tutte e due le porte. Non appena me ne accorgo, pretendo in 
tono piuttosto brusco, che colui o colei, rifaccia la strada onde 
compiere quanto prima ha tralasciato, e ciò anche nel caso in 
cui il visitatore sia un signore elegante o una signora ricca- 
mente vestita. L'impressione prodotta è di una affettata pedan- 
teria. Non mancai di fare talvolta delle brutte figure ; quando 
si trattava di persone, le quali non possono nemmeno afferrare 
le maniglie di una porta e sono liete se chi le accompagna 
evita perfino di toccare le maniglie stesse. Ma nella maggior 
parte dei casi avevo ragione io, perchè chi lascia aperta la porta 
che conduce dalla stanza d'aspetto a quella del medico è un 
individuo maleducato il quale merita un'accoglienza poco cor- 
tese. Non giudicate però prima di avere inteso il resto. II pa- 






DOTTRINA GENERALE DELLE NEUROSI 



231 



ziente si rende colpevole di simili trascuratezze solfando quando 
egli, essendosi trovato solo nella sala d'aspetto, lascia una stanza 
vuota dietro di sé e mai quando altre persone aspettano con 
lui. In quest'ultimo caso egli è conscio che sta nel suo inte- 
resse di non venir ascoltato mentre parla col medico, e mai 
egli dimentica di chiudere accuratamente tutti e due gli usci. 

Così determinata, 1' omissione del paziente non è casuale, 
uè priva di significato e nemmeno futile, perchè vedremo che 
essa illumina il rapporto che passa fra la persona introdotta e 
il medico. Il paziente appartiene alla grande massa di coloro, 
che sollecitano l'autorità dell'opinione pubblica, e che vogliono 
sentirsi abbagliati ed intimiditi. Forse egli fece chiedere tele- 
fonicamente a che ora poteva venir ricevuto, e si era aspettato 
di vedersi confuso fra una folla di supplicanti, circa come av- 
viene dinanzi ad una filiale di Julius Meine (1). Invece a sua 
gran costernazione egli fu introdotto in una stanza di aspetto 
vuota, e per di più assai semplicemente arredata. Bisogna che 
il medico sconti il superfluo sfoggio di rispetto inscenato per 
lui — ed ecco che il paziente dimentica di chiuder le porte. 
Con ciò egli vuol dire : « Già qui non e' è nessuno, e proba- 
bilmente nessuno verrà durante la mia visita ». Se non si rin- 
tuzzasse subito la sua presunzione mettendolo a posto, egli si 
comporterebbe male e irrispettosamente nel corso di tutta la 
conversazione. 

Nulla troverete d'ignoto nell'analisi di questo piccolo atto 
sintomatico. Esso non è casuale, ma ha un motivo, un signifi- 
cato ed un'intenzione; appartiene ad un nesso psichico deter- 
minabile ed è il piccolo indizio di un avvenimento psichico 
più grande. Ma bisogna sopratutto asserire che l'avvenimento 
psichico in tal modo indicato non è noto alla coscienza della 
persona in cui esso avviene, perchè nessuno dei pazienti che 
lasciarono aperti i due usci, sarebbe al caso di ammettere che, 
omettendo di chiuderli, voleva dimostrare il suo sprezzo per 
il medico. Alcuni forse potrebbero ricordarsi di aver provato 
un senso di delusione nel trovare vuota la stanza d'aspetto, ma 
il legame fra questa impressione e il susseguente atto sinto- 
matico rimase certamente ignoto alla loro coscienza. 



(1) Negozio di commestibili in Vienna dinanzi al quale, durante la guerra, faceva 
« coda » un'interminabile fila di gente. (N. d. T.). 



I 



232 LEZIONE SEDICESIMA 



Porremo ora, a fianco di questa piccola analisi di un atto 
sintomatico, un'osservazione fatta su di un'ammalata. Ne scelgo 
una dai miei ricordi più vicini anche perchè essa si adatta a 
venir esposta in forma relativamente breve. In tutte queste espo- 
sizioni è inevitabile un certo lusso di particolari. 

Un giovane ufficiale, tornato a casa per passarvi una breve 
licenza, mi prega di prender in cura sua suocera, la quale, pur 
trovandosi nelle più felici condizioni di vita, tormenta sé stessa 
e gli altri con un'idea priva di senso. Vengo a conoscere una 
signora ben conservata di 53 anni, dai modi gentili e semplici, 
la quale senza alcuna riluttanza mi fa il seguente racconto : 
Essa vive felicemente in campagna col proprio marito, che di- 
rige una grande fabbrica, e non sa lodarsi abbastanza delle 
gentili cure che questi le prodiga. Contratto 30 anni prima il 
suo fu un matrimonio d'amore e mai venne turbato da alcuna 
divergenza e da alcun motivo di gelosia. 1 suoi due figli sono 
sposati benissimo, ed il marito, pur potendolo, non vuol met- 
tersi a riposo per un elevato sentimento di dovere. Ma un anno 
fa avvene un fatto incredibile che essa medesima non sa spie- 
garsi. Essa prestò subita fede ad una lettera anonima che ac- 
cusava il suo eccellente marito di avere una relazione amorosa 
con una ragazza e da quel giorno la sua felicità fu distrutta. 
I particolari del fatto sono i seguenti: Essa aveva una came- 
riera dinanzi alla quale parlava forse troppo spesso di cose in- 
time e che perseguitava un'altra ragazza con inimicizia piena 
di odio, perchè questa, pur essendo della sua condizione, era 
giunta molto più in alto di lei. L'odiata ragazza, invece di en- 
trare in servizio, aveva seguito dei corsi commerciali, si era 
impiegata nella fabbrica, ed aveva raggiunto un buon posto 
causa la mancanza di personale maschile determinata dagli ar- 
ruolamenti militari. Essa presentemente abitava nella fabbrica 
stessa, trattava con tutti i signori e veniva chiamata « signo- 
rina ». L'altra, essendo rimasta indietro, era naturalmente di- 
sposta a dire tutto il male possibile dell' antica compagna di 
scuola. Un giorno la nostra signora discuteva con la sua ca- 
meriera il caso di un vecchio signore, che era stato suo ospite, 
il quale notoriamente non viveva con la propria moglie, ma 
manteneva una relazione con un' altra. La signora stessa non 
sa dire come fu che le venne di dire: La cosa più terribile 
che potrebbe capitarmi, sarebbe l'apprendere che il mio buon 



1 



DOTTRINA GENERALE DELLE NEUROSI 



233 



marito faccia altrettanto. II giorno dopo la posta le portò una 
lettera anonima la quale, con scrittura alterata, le dava la no- 
tizia, quasi evocata con quelle parole. La signora ne concluse 
— probabilmente con ragione — che la lettera doveva esser stata 
scritta dalla sua cattiva cameriera, perchè essa designava quale 
amante di suo marito, appunto quella signorina che detta ca- 
meriera perseguitava col suo odio. Ma per quanto essa com- 
predesse subito l'intrigo, e per quanto essa avesse potuto 
imparare da altri casi, avvenuti prima, quanto poco biso- 
gnasse fidarsi di simili denunzie, pure quella lettera ebbe il 
potere di abbatterla istantaneamente. In preda ad una terribile 
agitazione essa mandò subito a chiamare il marito per fargli 
i più acerbi rimproveri. Questi si difese ridendo e fece quanto 
meglio c'era da fare : chiamò cioè il medico di casa il quale 
aggiunse ogni sua cura onde calmare l'infelice signora. Anche 
l'ulteriore procedere dei due fu pienamente logico. La came- 
riera venne licenziata, la pretesa complice rimase al suo posto. 
Da quel tempo, l'ammalata pretende di essere più volte riuscita 
a calmarsi sino al punto da non prestar più alcuna fede al con- 
tenuto della lettera anonima, mai però questa calma durò per 
lungo tempo o potè dirsi completa. Il nome della signorina in 
questione, pronunciato in sua presenza, o un casuale incontro 
con questa, bastò sempre a provocare un nuovo accesso di so- 
spetti, di dolori e di rimproveri. 

Questa la storia della malattia che affligge ia nostra brava 
signora. Non occorreva possedere una grande esperienza psi- 
chiatrica per comprendere, che contrariamente agli altri nervosi, 
essa tentava piuttosto di attenuare il suo caso, dunque, come 
diciamo noi, di dissimularlo, e che in fondo non era mai riu- 
scita a vincere la credenza prestata alle accuse formulate nella 
lettera anonima. 

Quale è ora la posizione che lo psichiatra suol prendere 
di fronte a casi simili ? Possiamo già dire come egli si com- 
porterebbe di fronte all'azione sintomatica del paziente che la- 
scia aperto l'uscio della sala d'aspetto. Egli la interpreta come 
calamità priva di interesse psicologico, che non lo riguarda più 
di tanto. Ma questo atteggiamento non può essere mantenuto 
nel caso della signora gelosa. Mentre l'azione sintomatica as- 
sume un aspetto insignificante, il sintomo s'impone quale fatto 
importante. Esso è congiunto con un'intensa sofferenza sogget- 



234 LEZIONE SEDICESIMA 



tiva, mette oggettivamente a repentaglio la pace famigliare, ed 
è quindi innegabilmente un oggetto d'interesse psichiatrico. Lo 
psichiatra tenta innanzi tutto di caratterizzare il sintomo con una 
qualità peculiare. L'idea della quale la signora si serve per tor- 
mentarsi non può venir chiamata assurda per sé stessa. Che dei 
mariti vecchi mantengano delle relazioni amorose con ragazze 
giovani, son pur cose che avvengono. Ma nel nostro caso e' è 
un'altra cosa assurda e incomprensibile. La paziente non ha al- 
cun altro documento e motivo per mettere il suo fedele e af- 
fettuoso compagno in questa non insolita categoria di mariti, se 
non appunto la lettera anonima. Essa sa che questo scritto manca 
di qualsiasi valore probativo ; essa è al caso di spiegarsene la 
provenienza in modo sodisfacente ; essa dovrebbe quindi poter 
dire a sé stessa di non aver ragioni onde essere gelosa e lo 
dice difatti ; ma con tutto ciò continua a soffrire come se con- 
siderasse giustificata la propria gelosia. Idee di questo genere, 
inaccessibili agli argomenti tratti dalla realtà delle cose, vengono 
chiamate idee deliranti. La buona signora è dunque affetta da 
delirio di gelosia. Questa è la peculiare caratteristica del caso. 
Stabilito questo primo punto, il nostro interesse psichiatrico 
si desterà maggiormente. Non potendo venir risolta in rapporto 
alla realtà, l' idea delirante non sarà nemmeno originata dalla 
medesima. E da dove proviene essa allora? Il contenuto delle 
idee deliranti può essere differentissimo; perchè mai quello del 
nostro caso è proprio la gelosia ? In quali individui si formano 
con maggior facilità idee deliranti e in special modo deliri di 
gelosia? È qui che vorremmo sentire il parere dello psichiatra, 
ma è qui appunto che egli ci lascia in asso. Egli in genere 
prenderà in considerazione soltanto una delle nostre domande, 
e dopo aver fatto delle ricerche nella storia famigliare della 
signora, ci porterà forse la seguente risposta: Le idee deliranti 
si formano in quelle persone, nella cui famiglia siano già altre 
volte comparse simili idee o altri disturbi psichici. In altre pa- 
role, se in quella signora si è sviluppata un' idea delirante, vuol 
dire che essa vi era predisposta per gravame ereditario. Questo 
è senza dubbio un primo punto, ma è forse tutto quanto vor- 
remmo sapere ? Tutto quanto dovrebbe aver concorso a causare 
questo caso di malattia ? Dobbiamo forse accontentarci di con- 
siderare come indifferente, arbitrario o inspiegabile il fatto che 
sì sia sviluppato proprio un delirio di gelosia piuttosto che un 



DOTTRINA GENERALE DELLE NEUROSI 235 



altro qualunque? E siamo autorizzati a prendere questo assioma 
anche in senso negativo, ammettendo cioè che quella psiche 
era predestinata a produrre prima o dopo una idea delirante, 
prescindendo affatto dagli avvenimenti che la avrebbero più o 
meno toccata? Voi probabilmente vorrete sapere perchè la 
scienza psichiatrica non voglia darci ulteriori schiarimenti, ed 
io vi risponderò: Il sacco non dà che la farina che ha. E lo 
psichiatra appunto non conosce alcuna strada che conduca più 
innanzi nella spiegazione di questo caso. Egli deve acconten- 
tarsi della diagnosi, e per quanto riguarda il decorso ulteriore 
della malattia, di una prognosi incerta ad onta della sua lunga 
esperienza. 

Può forse dare di più la psicoanalisi? Sì, difatti, spero di po- 
tervi dimostrare che anche in un caso così poco accessibile essa 
è atta a scoprire qualche cosa che renda possibile una com- 
prensione più profonda. Vi prego innanzi tutto di osservare un 
dettaglio apparentemente insignificante : la paziente ha per così 
dire provocata la lettera anonima, sulla quale essa basa ora la 
sua idea delirante, dichiarando il giorno prima all'intrigante ra- 
gazza, che l'esistenza di una relazione amorosa fra suo marito 
e una giovane costituirebbe per lei la peggior disgrazia che 
potrebbe colpirla. In questo modo appunto essa fece nascere 
alla sua cameriera il pensiero di scrivere la lettera. L' idea de- 
lirante ottiene così una certa indipendenza dalla lettera — essa 
esisteva già prima nell'ammalata— in forma di apprensione o di 
desiderio ? Aggiungete ora tutti gli ulteriori piccoli indizi ri- 
sultati da due sole ore di analisi. In realtà la paziente si mostrò 
molto contrariata, quando, dopo che essa ebbe finito di raccon- 
tare la sua storia io la esortai a comunicarmi i suoi ulteriori 
pensieri e ricordi. Secondo lei nulla le veniva in mente, sosteneva 
di aver detto tutto, e difatti, dopo due ore, si dovette interrom- 
pere il tentativo, avendo essa annunciato di sentirsi già guarita e 
sicura che P idea morbosa non sarebbe tornata. Naturalmente le 
cause di questa sua asserzione furono soltanto la resistenza e la 
paura che 1' analisi venisse ^continuata. Ma pure in queste due 
ore essa si era lasciata sfuggire alcuni schiarimenti che davano 
campo, anzi rendevano irrefutabile un' interpretazione ben de- 
terminata e che gettava viva luce sulla genesi del suo delirio di 
gelosia. Essa stessa era intensamente innamorata di un giovinotto, 
e per l'appunto di quel suo genero che la aveva spinta a met- 



23? LEZIONE SEDICESIMA 



tersi in mia cura. Di questo innamoramento essa non ne sa- 
peva nulla, o forse assai poco; dati i rapporti di parentela tale in- 
clinazione amorosa poteva facilmente prendere la maschera di 
un' affezione innocua. Dopo le esperienze già fatte non ci riu- 
scirà difficile di penetrare e di comprendere la vita psichica di 
questa seria signora e brava madre di 53 anni. Un innamora- 
mento di tal genere essendo qualche cosa di mostruoso, di im- 
possibile, non poteva diventar cosciente, ma continuando esso 
a sussistere inconsciamente esercitava una forte pressione. Qual- 
che cosa doveva pur succedere di questo innamoramento, era 
necessario trovare un aiuto qualsiasi. 11 meccanismo di sposta- 
mento, che tanto regolarmente partecipa alla formazione della 
gelosia delirante, offriva, senza dubbio, il lenimento più pros- 
simo. Ammesso il caso che non soltanto lei, una signora attem- 
pata, fosse innamorata di un giovanotto, ma che anche il suo 
vecchio marito amoreggiasse con una ragazza, essa sarebbe 
stata liberata dal rimorso di essere infedele. L' immaginazione 
dell' infedeltà da parte del suo compagno serviva quindi a spal- 
mare di un refrigerante balsamo la sua scottante ferita. Il suo 
proprio amore non era giunto alla sua coscienza, ma V imma- 
gine riflessa dì questo, per essa tanto vantaggiosa, era divenuta 
cosciente in forma coatta e delirante. Tutti gli argomenti ado- 
perati a combatterlo non potevano naturalmente raggiungere 
lo scopo, perchè rivolti contro l' immagine riflessa e non contro 
P immagine reale, che giaceva nascosta e inattaccabile nell'in- 
conscio e che doveva la sua forza alla prima. 

Tentiamo ora di raccogliere quanto fu offerto, quale con- 
tributo al comprendimento di questo caso, da un breve ed osta- 
colato procedimento psicoanalitico. Ben inteso con la premessa 
che le nostre scoperte siano state fatte correttamente, premessa 
che in questo momento non posso sottoporre al vostro giudizio. 
Punto primo: L' idea delirante non è più una cosa priva di senso 
o incomprensibile; essa è sensata, ben motivata e fa parte di 
un nesso che riguarda un'esperienza affettiva dell' ammalata. 
Punto secondo: Essa è necessaria quale reazione ad un processo 
psichico nascosto, da noi indovinato attraverso a degli altri 
indizi, ed è appunto a questa relazione che essa va debitrice 
del suo carattere delirante e della sua resistenza verso gli at- 
tacchi della logica e della realtà. Essa rappresenta persino una 
cosa desiderata, una specie di consolazione. Terzo : Dall' avve- 



DOTTRINA GENERALE DELLE NEUROSI 237 



nimento implicato nella malattia risulta indubbiamente trattarsi 
in questo caso di delirio di gelosia e di nessun altro. Osser- 
verete anche le due importanti analogie che esso presenta con 
l'azione sintomatica da noi analizzata, analogie contenute nella 
rivelazione del significato oppure dell'intenzione e nel riferimento 
ad un inconscio determinato dalla situazione. 

Ben inteso che con ciò non sono esaurite tutte le domande 
che avremmo potuto fare in relazione al caso presente. Al con- 
trario esso pullula di ulteriori problemi, di cui alcuni non sono in 
genere ancora solubili, mentre non fu possibile di risolvere gli 
altri causa alcune circostanze specialmente sfavorevoli. P. es. : 
Perchè questa signora felicissima nella sua vita coniugale si 
innamora del proprio genero, e perchè mai la soddisfazione, che 
avrebbe potuto svolgersi anche in modo diverso, prende pro- 
prio la forma di un' immagine riflessa, di una simile proiezione 
del proprio stato d'animo sulla persona del marito ? Non cre- 
diate mica che l'avanzare simili domande sia una cosa oziosa e 
gratuita. Disponiamo già di parecchio materiale atto a formare 
le relative risposte. La signora si trova nell'età critica, che pro- 
duce un aumento subitaneo e non desiderato dei bisogni sessuali 
femminili ; questo fatto per sé stesso basterebbe. A questo si 
può anche aggiungere la circostanza che da alcuni anni in qua 
il suo coniuge buono e fedele non possieda più quella potenza 
sessuale che sarebbe necessaria a soddisfare la ben conservata 
signora. L'esperienza ci ha reso accorti, che appunto questi uo- 
mini, la cui fedeltà in tal caso è ovvia, si distinguono per usare 
verso le proprie mogli una tenerezza speciale, e verso i disturbi 
nervosi delle medesime una inusitata indulgenza. Oppure po- 
trebbe non essere indifferente la circostanza che l'oggetto di 
tale innamoramento patogeno sia per l'appunto il giovane ma- 
rito della figlia. Spesso, un forte legame erotico verso la figlia, 
il quale in ultima analisi si ricongiunge alla costituzione ses- 
suale della madre, trova la sua continuazione in simili meta- 
morfosi. In nesso a quanto ho detto sinora mi permetterò di 
ricordarvi, che l'umanità ha sempre considerato come alquanto 
scabrosa la relazione che passa fra suocera e genero, il che anzi 
negli usi dei popoli primitivi diede luogo a delle severissime 
prescrizioni e proibizioni tabuarie (1). Questo rapporto supera 



(J) Vedi * Totem und Tabu i 1913. 



238 LEZIONE SEDICESIMA 



spesso in senso positivo o negativo la misura desiderata dalla 
civiltà. Ora io non sono in grado di dirvi quale di questi tre 
moventi abbia agito nel nostro caso, né se due di essi o addi- 
rittura tutti e tre abbiano concorso alla sua formazione, e ciò 
soltanto perchè non mi fu possibile di continuare l'analisi dopo 
la seconda ora. 

Miei Signori, mi accorgo adesso di aver menzionato conti- 
nuamente delle cose per la cui comprensione vi mancano an- 
cora le premesse. Lo feci onde condurre a termine il confronto 
fra la psichiatria e la psicoanalisi. Ora però posso chiedervi una 
cosa : Avete forse osservato che fra esse vi sia qualche contrad- 
dizione ? La psichiatria non fa uso dei metodi tecnici della psi- 
coanalisi, essa omette di annettere qualche cosa al contenuto del- 
l'idea delirante, e invece di indicarcene prima la causa più pros- 
sima e più speciale, essa ci dà un'eziologia assai generica e lon- 
tana mediante l'accenno all'ereditarietà. Ma in tutto questo è 
forse contenuta una contraddizione o un contrapposto? Non 
sarebbe piuttosto il caso di chiamarlo un completamento ? Forse 
che il movente ereditario sta in contraddizione con il signifi- 
cato dell'avvenimento stesso, o non è vero piuttosto che en- 
trambi si connettono nel modo più efficace ? Ammetterete con me 
che nell'essenza del lavoro psichiatrico non c'è nulla che possa 
dar luogo a una protesta da parte dell'indagine psiconalitica. 
Sono quindi i psichiatri, i quali si oppongono alla psicoanalisi 
e non la psichiatria in sé stessa. La relazione tra la psicoana- 
lisi e la psichiatria è circa la medesima che passa fra l'istolo- 
gia e l'anatomia, questa studia la forma esterna degli organi, 
quella si occupa della costruzione dei medesimi dal punto di 
vista dei tessuti e dei loro componenti più elementari. Non si po- 
trebbe immaginare una contraddizione fra queste due specie di 
studio, di cui una integra l'altra. Sapete che per noi oggi l'ana- 
tomia è la base della medicina scientifica ; eppure ci fu un'epoca 
in cui la sezione dei cadaveri umani, che doveva condurre alla 
conoscenza della costruzione interna del corpo, era cosa altret- 
tanto proibita come oggigiorno è severamente vietato di eser- 
citare la psicoanalisi onde scoprire il meccanismo interiore 
della vita psichica. È presumibile che un tempo non lontano 
ci porterà la persuasione che una psichiatria scientificamente più 
profonda non sia ammissibile senza una perfetta conoscenza 
dei più profondi ed inconsci processi psichici. 



DOTTRINA GENERALE DELLE NEUROSI 239 



Può darsi che la tanto combattuta psicoanalisi conti fra di 
voi anche alcuni amici, che sarebbero contenti, se la sua esi- 
stenza potesse risultare giustificata anche da un altro lato, cioè 
da quello terapeutico. Vi è noto che la odierna terapia psichia- 
trica non è in grado di influire su idee deliranti. È ciò forse 
possibile alla psicoanalisi in grazia alla sua conoscenza del mec- 
canismo di tali sintomi? No signori miei, la psicoanalisi non può 
farlo ; di fronte a queste sofferenze essa è — almeno per ora — 
altrettanto impotente della terapia psichiatrica. Possiamo bensì 
compredere cosa si è svolto nell'ammalato, ma non abbiamo al- 
cun mezzo per renderlo comprensibile a lui stesso. Voi mede- 
simi avete inteso come non mi sia stato possibile di continuare 
l'analisi di quella idea delirante al di là dei primi punti di par- 
tenza. Sosterrete voi ora che l'analisi di simili casi sia riprove- 
vole, restando essa infruttuosa? Non posso crederlo. Noi ab- 
biamo il diritto, anzi il dovere di continuare l' indagine senza 
prendere in considerazione un risultato utile immediato. 

Una volta giunti al termine delle nostre ricerche e delle no- 
stre conquiste, non sappiamo né quando né dove — ogni briciola 
del nostro sapere si trasformerà in potere — anche in potere te- 
rapeutico. Anche se di fronte a tutte le altre forme di malattie 
nervose e psichiche la psicoanalisi si fosse dimostrata infruttuosa 
come nel caso delle idee deliranti, la sua esistenza quale mezzo 
di indagine scientifica continuerebbe ad essere giustificata. È vero 
che in tal caso non saremmo in grado di metterla in pratica; 
che il materiale umano sul quale dobbiamo compiere i nostri 
studi, e il quale vive, ha la sua propria volontà, e abbisogna 
di suoi motivi propri per partecipare al lavoro, si rifiuterebbe di 
servire ai nostri scopi. Permettetemi quindi di chiudere per oggi 
con la comunicazione che esistono dei vasti gruppi di disturbi 
psichici in rapporto ai quali ci fu dato di dimostrare coi fatti 
che siamo al caso di trasformare in potere terapeutico il nostro 
miglior comprendimento, e che messi di fronte a queste malattie 
di solito tanto difficilmente accessibili, possiamo, sotto date con- 
dizioni, ottenere dei risultati che non hanno nulla da invidiare 
a quelli ottenuti nel campo della terapia interna. 



LEZIONE DICIASSETTESIMA 



Dottrina generale delle neurosi. Il significato dei sintomi 

Signore e Signori, 

Nella precedente lezione vi ho spiegato come la psichiatria 
clinica dia ben poca importanza alla forma e al contenuto dei 
singoli sintomi, e come invece la psicoanalisi incominci proprio 
da essi dopo aver stabilito che il sintomo ha un significato pro- 
prio ed è collegato alla vita dell'ammalato. Il significato dei sin- 
tomi nevrotici è stato scoperto la prima volta da /. Breuer at- 
traverso lo studio e la guarigione di un caso di isterismo, di- 
ventato più tardi celebre, (1888-1882). È vero che P.Janet portò 
indipendentemente le stesse prove : allo scienziato francese spetta 
anzi la priorità letteraria, avendo il Breuer pubblicato le sue 
osservazioni appena Un decennio più tardi, al tempo della no- 
stra collaborazione. Per noi, del resto, è abbastanza indifferente 
da chi provenga questa scoperta, visto che, come sarà noto an- 
che a voi,jjogni scoperta vien fatta più di una volta, e nessuna 
tutta d'un tratto. Oltre a ciò il successo non accompagna sem- 
pre il merito. L'America non ebbe il suo nome da Colombo. 
Ancora prima di Breuer e di Janet, il grande psichiatra Leuret 
aveva espresso l'opinione che anche nei deliri dei malati si sa- 
rebbe dovuto trovare un senso, quando si fosse stati capaci di 
tradurli. Confesso di aver tenuto per lungo tempo in altissimo 
conto le spiegazioni dei sintomi nevrotici date da P.Janet, aven- 
doli egli interpretati quali idées inconscientes, dominanti il ma- 
lato. Ma da quella volta in poi Janet si è espresso con stragrande 
riserva, come se volesse confessare che 1' « incosciente » era stato 
per lui soltanto una frase, un ripiego, « une facon de parler » ; 
e che a nulla dì reale egli aveva pensato. Da quella volta non 
comprendo più le spiegazioni di Janet, ma credo che egli ab- 



242 



LEZIONE DICIASSETTESIMA 



bia gettato via senza alcuno scopo, una gran parte del merito 
che gli spettava. 

1 sintomi nevrotici hanno dunque il loro significato come 
i lapsus e i sogni, e stanno come questi in rapporto con la vita 
delle persone che li presentano. Vorrei ora rendervi più prossima 
questa persuasione portandovi alcuni esempi. Io posso soltanto 
sostenere, non anche dimostrare che la cosa sta così in tutti i 
casi. Potete procacciarvene la convinzione facendo delle espe- 
rienze per conto vostro. Per motivi speciali non prenderò questi 
esempi dall'isterismo, ma da un' altra forma di nevrosi, assai 
strana, ed in fondo ad essa vicinissima, intorno alla quale dirò 
alcune parole d'introduzione. Questa nevrosi cosiddetta nevrosi 
coatta, non è tanto popolare come il notissimo isterismo, essa 
non è, per così dire, altrettanto importuna e clamorosa ; prende 
piuttosto il tono di una faccenda privata dell'ammalato, rinuncia 
quasi completamente a far mostra di se sul corpo, e produce 
tutti i propri sintomi sul campo psichico. La nevrosi coatta e 
l'isterismo sono quelle forme di malattie nevrotiche sulle quali 
venne costruito primariamente lo studio della psicoanalisi, e nella 
cui cura la nostra terapia raccoglie i suoi trionfi. Ma attraverso 
lo studio psicoanalitico la nevrosi coatta, in cui manca quel mi- 
sterioso trapasso dal campo psichico a quello somatico, proprio 
dell'isterismo, è diventata per noi più trasparente e più fami- 
gliare dell'isterismo stesso ; e siamo stati costretti a riconoscere 
che essa presenta certe caratteristiche estreme della nevrosi in 
forma molto più pronunciata. 

La nevrosi coatta si esplica nel fatto che i malati sono preoc- 
cupati da pensieri, per i quali in realtà essi non hanno inte- 
resse, che essi provano degli impulsi, i quali sembrano loro 
estranei, e che vengono spinti a degli atti, la cui esecuzione non 
procura loro alcun diletto, mentre, al tempo stesso, essi sareb- 
bero incapaci di ometterla. I pensieri (idee coatte) possono man- 
care totalmente di senso, o essere indifferenti all'ammalato, spesso 
essi rappresentano delle melensaggini, e in tutti i casi sono il 
punto di partenza di una concentrata attività mentale, che pro- 
stra l'ammalato, ed alla quale egli si abbandona solo malvo- 
lentieri. Egli deve meditare e speculare contrariamente alla sua 
volontà, come se si trattasse dei primi scopi della sua vita. Gli 
impulsi provati dal malato possono egualmente sembrare infan- 
tili e insensati, il loro contenuto però è per lo più terrificante, 



IL SIGNIFICATO DEI SINTOMI 243 



come p. es. la tentazione di commettere dei gravi delitti, sicché il 
malato non solo li rinnega, dichiarandoli estranei, ma fugge inor- 
ridito dinanzi ad essi e tenta di salvarsi dalla loro messa in azio- 
ne imponendo a sé stesso delle proibizioni, delle rinuncie e delle 
limitazioni della propria libertà. In realtà questi impulsi non ar- 
rivano mai, ma proprio mai, alla loro esecuzione ; il risultato è 
sempre il medesimo : la vittoria rimane alla fuga e alla prudenza. 
Quanto il malato eseguisce realmente — le cosiddette azioni 
coatte — sono cose assai innocue e certamente futili, per lo più 
delle ripetizioni di atti comuni, degli ornamenti cerimoniosi ag- 
giunti ai medesimi. In tal modo però queste funzioni necessa- 
rie — il coricarsi, il lavarsi, il compiere il proprio abbigliamento, 
l'andare a passeggio — finiscono col diventare dei lavori lun- 
ghissimi e quasi insolubili. Le rappresentazioni morbose, gli im- 
pulsi e le azioni non si combinano affatto in proporzioni uguali 
a costituire le singole forme e i singoli casi della nevrosi coatta ; 
vige piuttosto la regola che uno o l'altro di questi motivi sia 
il dominante e dia il nome alla malattia. Però i lati comuni di 
tutte queste forme sono chiaramente riconoscibili. 

Ecco dunque un male piuttosto folle. Credo che nemmeno 
la più licenziosa fantasia psichiatrica sarebbe riuscita a costruire 
nulla di simile, e nemmeno potremmo deciderci a prestarvi fede 
se tutti i giorni non ne avessimo sott'occhio degli esempi. Ora 
non crediate mica di poter giovare all'ammalato tentando di per- 
suaderlo a distrarsi, a non seguire più dei pensieri così stupidi 
e a fare alcunché di sensato in luogo dei suoi abituali gioche- 
relli. Questo è appunto anche il suo desiderio, egli stesso di- 
vide la vostra opinione sui suoi sintomi coatti , egli è anzi il 
primo a comunicarveli. Ma non è in suo potere di fare altri- 
menti. Quanto nelle nevrosi coatte diventa azione è il prodotto 
di un'energia, per la quale probabilmente non possiamo trarre 
il termine comparativo dalla vita psichica normale. Il malato 
può soltanto spostare, operare uno scambio, mettere cioè al po- 
sto di un' idea stupida, un' altra, in certo qual modo attenuata, 
egli può procedere da un atto di prudenza a un altro, da una 
proibizione ad un'altra, egli può eseguire un cerimoniale al po- 
sto di un'altro. Egli può insomma spostare la coazione ma non 
eliminarla. La spostabilità di tutti i sintomi sino a delle forme 
molto lontane a quella originaria è una delle principali carat- 
teristiche della sua malattia ; oltre a ciò dà nelP occhio il fatto 



244 



LEZIONE DICIASSETTESIMA 



che i contrapposti (polarità) esistenti nella vita psichica dell'am- 
malato risaltano molto distinti gli uni dagli altri. Accanto alla 
coazione di contenuto positivo si fa valere il dubbio nel campo 
intellettuale, dubbio che man mano intacca ogni cosa, anche 
quanto di solito rappresenta un'assoluta certezza. L'assieme porta 
a un'indecisione, a una mancanza di energia, a una limitazione 
della propria libertà che aumentano costantemente. Eppure, di 
solito, il malato affetto da nevrosi coatta era originariamente 
un individuo di carattere energico, talvolta eccezionalmente te- 
stardo, e possedeva di regola delle doti intellettuali superiori 
alla media. Per lo più egli ha raggiunto un grado piuttosto 
elevato dello sviluppo etico, dà prova di una conscienziosità 
esagerata, e di una correttezza poco comune. Immaginate ora 
quanto lavoro occorra per orientarsi almeno in parte nel con- 
trastante insieme formato da tutti questi tratti di carattere e da 
tutti questi sintomi di malattia. Sinora, però, noi tendiamo sol- 
tanto a comprendere e a spiegare alcuni sintomi di questa ma- 
lattia. 

Avuto riguardo alle nostre esposizioni voi forse desidere- 
rete sapere quale posizione la psichiatria d'oggigiorno prenda 
di fronte ai problemi della nevrosi coatta. Un ben povero ca- 
pitolo codesto. La psichiatria applica dei nomi alle differenti 
coazioni, ma non le commenta affatto. Però in compenso essa 
tiene a dichiarare che gli esseri, i quali presentano simili sin- 
tomi sono dei « degenerati ». In tutto ciò non c'è soddisfazione 
alcuna ; si tratta piuttosto di un apprezzamento di una con- 
danna, anziché di una spiegazione. Siamo liberi di pensare, al- 
l'incirca, che in quelle persone, le quali differiscono dalla nor- 
malità ogni e qualsivoglia stranezza è possibile. Ora noi cre- 
diamo veramente, che gli individui producenti simili sintomi 
debbano essere di natura differente dagli altri. Però vorremmo 
chiedere : Sono essi forse più « degenerati » degli altri nervosi, 
p. es. degli isterici e dei malati di psicosi ? Evidentemente, an- 
che questa volta, la caratteristica è troppo generalizzata. Ed è 
persino possibile di metterla in dubbio, quando si viene ad ap- 
prendere che tali sintomi appariscono anche in persone degne 
di ogni considerazione e di potenzialità specialmente elevata ed 
importante per il bene della generalità. Per lo più veniamo a 
sapere ben poco di quanto riguarda la vita intima dei grandi 
uomini che ci servono da esempio, e ciò grazie alla loro prò- 



IL SIGNIFICATO DEI SINTOMI 245 

pria discrezione e alla poca veridicità dei loro biografi ; pure 
succede talvolta che un uomo sia fanatico per la verità come 
fu Emilio Zola, e allora possiamo udire da lui quanto abbia 
dovuto soffrire tutta la vita in causa di strane abitudini coatte (1). 

In questi casi, la psichiatria parla di « Dégénérés supé- 
rieurs ». Benissimo, però con l'aiuto della psicoanalisi abbiamo 
fatto l'esperienza che si possono far sparire durevolmente que- 
sti strani sintomi coatti come lo si fa per le altre malattie e in 
persone non degenerate. Io stesso vi sono riuscito ripetuta- 
mente. 

Vi esporrò ora due esempi di analisi di un sintomo coatto; 
uno da osservazioni fatte molto tempo fa, e che non saprei 
sostituire con altro migliore, e uno recentissimo. Mi limito a 
un numero così piccolo, perchè l'esposizione deve riuscire quanto 
mai estesa e comprendere ogni singolo particolare. 

Una signora trentenne che presentava i più gravi sintomi 
coatti, e alla quale avrei forse potuto giovare, se una combi- 
nazione maligna non fosse venuta a distruggere tutto il mio 
lavoro (può darsi che un'altra volta vi parli più a lungo di que- 
sto argomento) effettuava ripetutamente durante il giorno le se- 
guenti stranissime azioni coatte, oltre a quelle che non men- 
zionerò. Dalla sua stanza essa correva in quella attigua, e dopo 
essersi fermata ad un posto determinato presso il tavolo che 
stava nel mezzo, suonava il campanello per chiamare la sua 
cameriera, dava a questa un ordine qualunque od ometteva 
addirittura di impartirle qualsiasi ordine, e dopo averla conge- 
data tornava in fretta nella propria camera. Questo sintomo 
non poteva certo dirsi grave, esso era atto però a suscitare qual- 
che curiosità. La spiegazione risultò difatti in modo insospet- 
tabile ed ineccepibile, senza alcun concorso da parte del me- 
dico. Non so nemmeno come sarei potuto pervenire a formu- 
lare una supposizione sul significato della sua azione coatta o 
a tentare di interpretarla. Per quante volte avessi chiesto al- 
l'ammalata il perchè e il senso del suo modo d'agire essa mi 
aveva sempre risposto di non saperlo. Un giorno essendo riu- 
scito ad abbattere un suo forte scrupolo basato su una que- 
stione di principio, essa tutt'ad un tratto « seppe » e mi rac- 
contò quanto si collegava alla sua azione coatta. Più di dieci 



(1) E. Toulouse, Emile Zola, Enquète medico-psicologique, Paris, 1896. 



■* 



246 LEZIONE DICIASSETTESIMA 



anni prima essa aveva sposato un uomo molto più vecchio di 
lei, il quale durante la notte nuziale si era dimostrato impo- 
tente. Infinite volte durante la notte egli era corso dalla pro- 
pria stanza nella sua per ripetere il tentativo, ma sempre invano. 
Il mattino seguente egli aveva detto in tono seccato: « È pro- 
prio il caso di vergognarsi di fronte alla cameriera che deve 
rifare il letto », e afferrata una fiasca d' inchiostro rosso che 
casualmente si trovava nella stanza, ne aveva versato il conte- 
nuto sul lenzuolo, macchiando però il medesimo in una posi- 
zione niente affatto predestinata ad accogliere quel segno. Da 
principio non potevo scoprire in quale nesso questo ricordo 
stesse con V azione coatta in questione , vedevo una concor- 
danza soltanto nel correre da una stanza all'altra e tutt' al più 
nella comparsa della cameriera. Allora la paziente mi condusse 
nella seconda stanza presso il tavolo, facendomi osservare una 
grande macchia sul tappeto che lo ricopriva. Di più essa mi 
spiegò, che la posizione da lei scelta di fronte al tavolo era 
tale, da impedire che alla cameriera potesse sfuggire l'esistenza 
della macchia. Con ciò era tolto ogni dubbio sull'intima rela- 
zione sussistente fra la scena avvenuta dopo la notte nuziale e 
la sua odierna azione coatta, molto però mi restava ancora da 
apprendere dall'esame di questo caso. 

Risulta prima di tutto chiaramente che l'ammalata si iden- 
tifica con suo marito ; essa recita appunto la sua parte imitando 
le sue corse da una stanza all'altra. Per mantenere il paragone 
bisogna ammettere ancora che essa sostituisce il letto e il len- 
zuolo con la tavola e il relativo tappeto. Ciò potrebbe sembrare 
arbitrario, ma non invano noi studiammo la simbolica onirica. 
Molto spesso nel sogno apparisce un tavolo, che dovrebbe si- 
gnificare un letto. Tavolo e letto sommati rappresentano il 
matrimonio; è quindi facile che l'uno stia al posto dell'altro. 

Ecco dunque dimostrato che l'azione coatta ha un senso pro- 
prio, sembra che sia una rappresentazione, una ripetizione di 
quella scena tanto significativa. Però niente ci obbliga a fer- 
marci dinanzi a questa apparenza. È probabile che esaminando 
più minutamente il rapporto che lega i due fatti si arrivi a de- 
gli schiarimenti ben più vasti, cioè alla scoperta dell'intenzione 
che provoca l'azione coatta. Il perno di quest'ultima è eviden- 
temente la chiamata della cameriera, alla quale essa fa notare 
la macchia, in contrapposto all'osservazione del marito : È prò- 



IL SIGNIFICATO DEI SINTOMI 247 



prio il caso di vergognarsi di fronte alla cameriera. Il marito, 
per il quale essa agisce, non si vergogna dunque di fronte alla 
ragazza, la macchia si trova perciò al suo posto. Vediamo quindi 
che la scena non è stata semplicemente ripetuta, bensì conti- 
nuata, corretta e portata al suo naturale svolgimento. Al tempo 
stesso però essa corregge anche quanto di penoso avvenne in quel- 
la notte, rendendo necessario l'espediente dell'inchiostro rosso, 
cioè l'impotenza. Dunqne l'azione coatta vuol dire : No, non è 
vero, non occorreva che egli si vergognasse di fronte alla came- 
riera, egli non era impotente. A somiglianza di quanto avviene 
nel sogno essa rappresenta la realizzazione di tale suo desiderio 
mediante l'azione presente, e serve alla tendenza di elevare l'uomo 
annullando la disavventura toccatagli. 

A questi dati si ricongiunge tutto quanto potrei ancora 
raccontarvi della signora in questione, o, per dir meglio: 
tutto quanto ancora ci è noto di lei, parla in favore di questa 
interpretazione della sua azione coatta, altrimenti incomprensi- 
bile per sé stessa. Da più anni essa vive separata dal marito, 
lottando contro l'intenzione di chiedere la separazione legale. 
Essa però non si sente affatto libera, anzi è costretta a restar- 
gli fedele, e perciò si ritira dal mondo allo scopo di evitare 
ogni tentazione, tutta intenta a scusarlo e a renderlo più grande 
nella sua fantasia. La parte più misteriosa della sua malattia 
sta appunto nel fatto, che questo suo male protegge il marito 
dalla maldicenza, giustificando la separazione esistente, e met- 
tendo lui al caso di godersi una vita propria e tranquilla. In 
questo modo l'analisi di un'innocua azione coatta, ci conduce 
direttamente al perno della malattia, portandoci contemporanea- 
mente a scoprire una buona parte del mistero che avvolge la 
nevrosi coatta in genere. Sono disposto a lasciarvi indugiare su 
questo esempio, visto che esso raccoglie in sé una somma di 
circostanze, quale non sarebbe ovvio pretendere in tutti quanti 
i casi. In quello presente l'interpretazione del sintomo venne 
trovata dalla paziente tutto ad un tratto, senza guida o V in- 
terpretazione dell'analista, e la spiegazione venne data in rap- 
porto ad un avvenimento, il quale invece di appartenere come 
sempre al periodo infantile già dimenticato, era accaduto du- 
rante la vita matura dell'ammalata, imprimendo in questa ul- 
tima un ricordo indelebile. Tutte le obiezioni che la critica avanza 
di solito contro le interpretazioni da noi date ai sintomi, si 



248 



LEZIONE DICIASSETTESIMA 



spuntano dinanzi a questo caso singolo. È certo però che non 
potremo essere sempre altrettanto fortunati. 

Ed ora passiamo ad un altro punto. Avete osservato come 
attraverso a questa insignificante azione coatta siamo penetrati 
nell'intimità della signora? La storia della sua notte nuziale è 
quanto di più intimo una donna abbia da raccontare. E come 
dovremo poi considerare il fatto di esserci imbattuti proprio in 
particolari intimi appartenenti alla vita sessuale ? Come un caso 
o come una cosa di poca importanza? Ciò potrebbe, ben in- 
teso, dipendere dalla scelta da me compiuta stavolta. Non giu- 
dicheremo quindi troppo presto e rivolgeremo prima la nostra 
attenzione al secondo esempio, di natura completamente diversa, 
il quale può servire da modello per una specie molto frequente 
di azioni coatte. Si tratta di un cerimoniale precedente 1' atto 
di coricarsi. 

Una intelligente, esuberante ragazza di diciannove anni, 
unica figlia di genitori che ella supera in coltura e in prontezza 
d'ingegno, che era stata una bimba fiera e baldanzosa, si è tra- 
sformata nel corso degli ultimi anni, senza apparente causa 
esterna, in una persona nervosa. Irritabilissima, specie di fronte 
alla madre, sempre malcontenta, depressa, inclinata all' indeci- 
sione e al dubbio, ella finisce col confessare di non poter più 
camminare sola attraverso una piazza od una strada larga. Non 
ci soffermeremo ad esaminare il suo stato, visto che ciò richie- 
derebbe almeno due diagnosi, una di agorafobia e una di ne- 
vrosi coatta, ma prenderemo in considerazione soltanto il fatto 
che questa fanciulla eseguisce prima di coricarsi una specie di 
cerimoniale, atto a recar disturbo ai suoi genitori. In un certo 
senso si potrebbe dire che ogni persona normale ha il suo ce- 
rimoniale proprio al momento di andare a letto, che le occor- 
rono cioè certe date condizioni onde potersi addormentare, essa 
ha dunque stabilito per il passaggio dalla veglia al sonno certe 
date formalità, che ripete in modo uguale ogni sera. Ma tutte 
le condizioni che un sano pretende per poter dormire, si la- 
sciano spiegare razionalmente, egli inoltre si adatta presto e fa- 
cilmente a qualsiasi cambiamento richiesto dalle circostanze 
esterne. Il cerimoniale patologico invece, non è di natura ce- 
devole, esso sa far valere il suo diritto a costo dei più grandi 
sacrifici, esso ha ugualmente per base una causa razionale, e, 
osservato superficialmente, sembra differenziarsi da quello nor- 



IL SIGNIFICATO DEI SINTOMI 249 

male soltanto per una certa cura esagerata. Ma un'osservazione 
più acuta ci dimostra i lati scoperti, e ben presto si resta per- 
suasi che il cerimoniale comprende degli scopi che esorbitano 
dalla motivazione razionale che lo ha causato, e degli altri 
addirittura contrari alla medesima. La nostra paziente motiva 
le proprie precauzioni notturne con la scusa che per dor- 
mire ella abbisogna di quiete ed è perciò costretta ad elimi- 
nare tutto quanto potrebbe causare del rumore. In questo in- 
tento ella fa due cose : Il grande orologio che si trova nella 
sua stanza viene fermato, tutti gli altri orologi vengono allon- 
tanati dalla stanza, ella non sopporta nemmeno che il suo pic- 
colo orologio da braccio sia riposto nel cassetto del tavolino 
da notte. Tutti i vasi da fiori e i vasetti devono venir posti sulla 
scrivania in modo da non poter cadere durante la notte e di- 
sturbarla nel sonno. Ella sa che tutte queste misure non pos- 
sono ritenersi giustificate che parzialmente dal desiderio di un 
perfetto silenzio ; il ticchettio del piccolo orologio sarebbe im- 
percettibile anche se lo si ponesse nel tavolino da notte e l'espe- 
rienza ci insegna che il regolare battito di una pendola non 
riesce mai a disturbare il sonno, bensì piuttosto a conciliarlo. 
Del resto ella stessa ammette come infondata l'apprensione che 
i vasi e vasetti, se lasciati al loro posto, abbiano a cadere da 
soli e a rompersi durante la notte. Per le ulteriori manovre del 
cerimoniale invece non viene avanzata la scusa del silenzio. Una 
di esse sembra al contrario essere intesa a provocare del rumo- 
re. La signorina p. es. pretende che l'uscio di comunicazione fra 
la sua stanza e quella dei genitori rimanga socchiusa, ed ha l'uso 
di spingere parecchi oggetti fra i battenti semiaperti, onde ac- 
certarsi che tale condizione sia effettuata. Ma le norme più im- 
portanti riguardano il letto stesso. Il cuscino che si trova a capo 
del tetto non deve toccare la testata di legno del medesimo. Il 
piccolo guanciale deve giacere su questo cuscino in modo da 
formare un rombo, nella cui diagonale essa suole appoggiare 
il capo. La coperta imbottita di piume deve venir scossa in 
modo che sui piedi si formi una rigonfiatura, rigonfiatura che 
ella medesima non omette mai di far sparire più tardi, ma- 
neggiando la coperta fino che le piume siano distribuite rego- 
larmente. 

Tralascierò di menzionare le ulteriori, talvolta assai insipide 
particolarità del cerimoniale, le quali non potrebbero insegnarci 



250 



LEZIONE DICIASSETTESIMA 



- ii... 1^ 



nulla di nuovo e ci allontanerebbero soverchiamente dal nostro 
compito. Badate però che tutto questo non si svolge con troppa 
semplicità. Esiste sempre la preoccupazione che le cose non 
siano state eseguite bene, il dubbio cade ora sull'una ora sul- 
l'altra delle varie misure di sicurezza, ed il risultato finale è 
che per uno spazio di due o tre ore la fanciulla stessa non è 
capace di prender sonno ed impedisce anche di farlo ai suoi 
impressionati genitori. 

L'analisi di tutti questi tormenti non procedette tanto sem- 
plicemente come quella dell'azione coarta descritta più sopra. 
Dovetti far degli accenni e proporre delle interpretazioni, che 
venivano rifiutati con un no assoluto o posti in dubbio con 
molto sprezzo. Però a questa prima coazione negativa, fece se- 
guito un'epoca durante la quale ella stessa prese ad occuparsi 
delle possibilità, che avevo messe dinanzi, raccogliendo delle 
idee che stettero in relazione con le stesse, producendo dei 
ricordi, formando delle associazioni, finché ella ebbe accettate 
tutte le interpretazioni di moto proprio. Mentre avveniva in lei 
questo processo, ella abbandonava man mano tutte le misure 
coatte, e ancora prima che la cura fosse finita, aveva rinunciato 
a tutto il cerimoniale. Dovete ancora sapere che il lavoro ana- 
litico, come lo si eseguisce odiernamente, esclude addirittura la 
pertrattazione di un singolo sintomo sino al suo schiarimento 
finale. Siamo costretti, al contrario, ad abbandonare continua- 
mente un dato tema, con la certezza però che altri rapporti as- 
sociativi ci ricondurranno al medesimo. L' interpretazione dei 
sintomi, che sto per esporvi, è quindi una sintesi dei risultati, 
il cui progredire, interrotto da altri lavori, richiede un tempo 
di settimane e mesi. 

La nostra paziente impara gradatamente a comprendere di 
avere bandito dai suoi preparativi notturni l'orologio quale sim- 
bolo di genitale femminile. L'orologio, del quale ci sono note 
anche delle altre interpretazioni simboliche, deve questa sua 
rappresentazione genitale al rapporto in cui esso sta con gli 
avvenimenti periodici e gli intervalli eguali di tempo, in genere, 
v Una donna p. es. può vantarsi di essere regolata nelle sue me- 
— -^étruazioni come un orologio. Però la paura della nostra cliente 
si rivolgeva specialmente al fatto di venir disturbata nel sonno 
dal ticchettio dell'orologio. Il ticchettio dell'orologio si può para- 
gonare al battito della clitoride nello stato di eccitazione sessuale. 






IL SIGNIFICATO DEI SINTOMI 251 



In realtà essa era stata ripetutamente destata da questa sensa- 
zione penosa per lei, e questa paura di erezione aveva finito 
coll'esprimersi attraverso l'ordine che disponeva l'allontanamento 
di tutti gli orologi attivi durante la notte. I vasi da fiori, i va- 
setti, come qualsiasi altro recipiente, sono ugualmente dei sim- 
boli di genitali femminili. La precauzione presa affinchè essi 
non cadano o non si rompano durante la notte non è quindi 
priva di un certo significato. Ci è nota ancora la congnissima 
usanza di spezzare un recipiente o un piatto all'atto del fidan- 
zamento. Ciascun presente si appropria uno dei cocci, appro- 
priazione che possiamo interpretare esser stata fatta in cam- 
bio delle sue eventuali pretese sulla sposa e ciò in base ad una 
considerazione dello stato matrimoniale come vigeva all'epoca 
premonogamica. In rapporto a questo dettaglio'del suo ceri- 
moniale la fanciulla mi fornì un ricordo e parecchie idee. Da 
bambina essa era caduta mentre recava in mano un recipiente di 
vetro o di terracotta e si era tagliate le dita, sanguinando forte- 
mente. Divenuta più grande e apprese le particolarità delle re- 
lazioni sessuali, essa fu colta dall'apprensione di non sangui- 
nare durante la notte nuziale e di non dimostrare quindi Ia'sua 
verginità. Le precauzioni prese allo scopo di impedire lo spez- 
zarsi dei vasi, significano dunque un rifiuto rivolto contro tutto 
il complesso riguardante la verginità e l'emorragia durante il 
primo amplesso, un rifiuto rivolto contemporaneamente alla 
paura di sanguinare quanto alla paura contraria di non sangui- 
nare. Tutte queste misure avevano soltanto una lontana rela- 
zione con la scusa di eliminare ogni rumore alla quale erano 
subordinate. 

Il significato che formava il fulcro di tutto il suo cerimo- 
niale le divenne chiaro il giorno in cui venne a comprendere 
il perchè essa non permetteva che il cuscino toccasse la te- 
stiera del letto. Per lei il cuscino aveva sempre rappresentato 
una donna, e la parete diritta di legno un uomo. Essa tende- 
va quindi — e noi aggiungeremo : con mezzi magici — a dis- 
giungere maschio e femmina, ciò che vuol dire a separare i 
propri genitori, e ad impedire che essi potessero avere dei rap- 
porti coniugali. Tempo addietro, prima di istituire il cerimo- 
niale, ella aveva tentato di raggiungere il medesimo scopo in 
modo diretto. Simulando di aver paura o sfruttando un' incli- 
nazione alla paura esistente in realtà, ella era riuscita a far sì 



252 LEZIONE DICIASSETTESIMA 



che la porta di comunicazione fra la stanza dei genitori e la 
sua non venisse più chiusa, imposizione questa che continuava 
a sussistere nel suo odierno cerimoniale. Procuratasi così l'oc- 
casione di spiare i propri genitori, ella vuole sfruttarla in modo 
tale da tirarsi addosso un' insonnia che durò parecchi mesi. Non 
bastandole il disturbo arrecato loro in questo modo, ella riuscì 
contemporaneamente ad ottenere il permesso di dormire fra il 
padre e la madre nel letto coniugale. Espediente sicuro codesto 
per far sì che « cuscino » e « testiera del legno » non potessero 
unirsi. Quando finalmente ella ebbe raggiunte delle proporzioni 
tali, da non poter più distendersi comodamente fra i due ge- 
nitori, seppe farsi cedere dalla madre il proprio posto nel letto 
a fianco del padre mediante una cosciente simulazione di paura. 
Questa situazione rappresentava senza dubbio la via di uscita 
per delle fantasie il cui effetto si fece sentire più tardi nel ce- 
rimoniale. 

Il cuscino significando una donna, anche lo scuotere l'im- 
bottita allo scopo di ottenere un rigonfiamento al posto dei 
piedi, veniva ad avere un senso proprio, quello cioè di rendere 
la donna gravida ; ella del resto non ometteva mai di far spa- 
rire tale gravidanza, avendo sofferto per anni nella tema che 
i rapporti coniugali dei genitori avessero per conseguenza la 
nascita di un altro bambino, che sarebbe stato suo concorrente. 
D'altra parte, ammesso che il cuscino grande rappresentasse 
una donna, la madre, il guancialino piccolo non poteva rap- 
presentare che la figlia. Perchè mai questo guancialino doveva N 
venir posto come un rombo, e la sua testa occupare precisa- 
mente la diagonale del medesimo? Fu cosa facile farle ricor- 
dare come per essa il rombo ripetuto su tutte le pareti fosse 
sempre stato il segno del genitale femminile aperto. Ella me- 
desima faceva quindi le parti dell'uomo, del padre, sostituendo 
la sua testa al genitale maschile. (Confronto: La simbolica della 
decapitazione in luogo della castrazione). 

Ecco, direte voi, una fanciulla pura che sembra aver dei 
pensieri piuttosto dissoluti. Lo ammetto. Non dimenticate però 
che tutte queste cose io non le ho create, bensì interpretate. 
La messa in scena di un simile cerimoniale all'atto di coricarsi 
costituisce pure un fatto strano, e non vi sarà permesso di mi- 
sconoscere i rapporti esistenti fra il cerimoniale e le fantasie 
forniteci dall' interpretazione. Tengo però maggiormente a farvi 



/ 



IL SIGNIFICATO DEI SINTOMI 253 



osservare che nel cerimoniale non vi è depositata una sola fan- 
tasia, bensì un certo numero di queste, le quali certo dovranno 
accentrarsi in un punto o in un altro. Ed è pure importante il 
fatto che le norme contenute nel cerimoniale riproducono i de- 
sideri sessuali ora in senso positivo, ora in senso negativo, ser- 
vendo così in parte a sostituire e in parte a respingere gli stessi. 

Dall'analisi di questo cerimoniale si potrebbe trarre anche 
di più, se lo si collegasse giustamente con gli altri sintomi 
presentati dall'ammalata. Ma non è questa la via che dobbiamo 
seguire. Accennerò soltanto al fatto che la fanciulla si trova 
unita al padre da un legame erotico i cui inizi risalgono ai 
primi anni della sua infanzia. Questa è forse la cagione della 
inimicizia che ella dimostra verso la madre. Né possiamo tra- 
lasciare di osservare come l'analisi di questo sintomo ci abbia 
nuovamente condotti alla vita sessuale dell'ammalata. Forse ar- 
riveremo a stupircene sempre meno quante più volte ci sarà riu- 
scito di penetrare il senso e l' intenzione dei sintomi nevrotici. 

Ho potuto dunque dimostrarvi, con l'aiuto dei due esempi 
scelti a tale scopo, che i sintomi nevrotici hanno un significato 
proprio, come i lapsus e i sogni, e che essi stanno in intima 
relazione con la vita del paziente. Ora posso io pretendere da 
voi che accettiate un assioma tanto importante sulla base di 
due soli esempi ? No. E potete voi all' incontro pretendere da 
me che vi fornisca il numero di esempi necessario a persua- 
dervi? Neppure, perchè considerato il modo esteso nel quale 
tratto ogni singolo caso sarei costretto a dedicare un corso se- 
mestrale di 5 ore settimanali a spiegare questo unico punto 
dello studio delle neurosi. Mi accontento dunque di aver por- 
tato una prova alla mia asserzione indicandovi quale fonte di 
ulteriori schiarimenti la nostra letteratura; in primo luogo p. es. 
le classiche interpretazioni di sintomi offerte da Breaer (Hyste- 
rie) poi le stupefacenti spiegazioni date a dei sintomi oscuris- 
simi della cosiddetta demenza precoce da C. G.Jung, nel tem- 
po in cui questo indagatore era soltanto un psicoanalista e non 
pretendeva ancora di essere un profeta, e infine tutti quei la- 
vori che comparvero da quella volta sui nostri periodici. Pos- 
sediamo molte indagini di questo genere, giacché l'analisi, la 
interpretazione e la traduzione dei sintomi nevrotici attrassero 
talmente i psicoanalisti, da far loro trascurare in favore di que- 
sto tutti gli altri problemi della nevrosi. 



254 



LEZIONE DICIASSETTESIMA 



Quelli di voi che vorranno assumersi tale cura rimarranno 
certamente colpiti dalla massa del materiale di prova. Però essi 
incontreranno allo stesso tempo una difficoltà. Abbiamo ap- 
preso come il significato del sintomo stia in una data relazione 
con la vita dell'ammalato. Ci sarà tanto più facile di stabilire 
questo nesso quanto più individualizzato ci si presenterà lo svi- 
luppo del sintomo. In questo caso il nostro compito consterà 
addirittura nel ritrovare quella situazione passata in cui un'idea 
priva di senso ed un'azione priva di scopo erano state giusti- 
ficate e utili. L'azione coatta della nostra paziente, che correva 
presso il tavolo e chiamava la cameriera costituisce addirittura 
un esempio per questa specie di sintomi. Ma esistono, e per 
di più molto spesso, dei sintomi di carattere del tutto diverso. 
Questi si possono chiamare i sintomi « tipici » della malattia ; 
essi sono più o meno uguali per tutti i casi, non presentano 
alcune diversità individuali oppure di così piccole, da rendere 
difficilissimo lo stabilire una relazione con la vita individuale 
dell'ammalato o con singole situazioni della sua esistenza. Ma 
torniamo alla nevrosi coatta. Già il cerimoniale della nostra se- 
conda paziente contiene molte cose tipiche, benché non vi man- 
chi del resto quel certo numero di tratti individuali, atti a pos- 
sibilitare la cosiddetta interpretazione storica. Ma tutti questi 
malati di nevrosi coatta sono inclinati a ripetere, a ritmare e 
ad isolare i loro atti. La maggior parte di essi lava troppo. 
I malati sofferenti di agorafobia (topofobia, paura dello spa- 
zio), casi questi che non appartengono però alla nevrosi 
coatta bensì all'isterismo d'angoscia, ripetono nelle loro im- 
magini malate sempre gli stessi tratti, talvolta con faticosa mo- 
notonia : essi temono i locali chiusi, le grandi piazze aperte, 
le strade ed i viali lunghi. Si considerano protetti se un cono- 
scente li accompagna o se una carrozza li segue ecc. Ma cia- 
scun ammalato imprime su questo substrato omogeneo le sue 
condizioni, direi quasi i suoi capricci individuali, che stanno 
in piena contraddizione in ogni singolo caso. Uno teme sol- 
tanto le strade strette, un altro soltanto le larghe, uno può 
camminare solamente per strade poco frequentate, un altro so- 
lamente per strade molto frequentate. Anche l'isterismo, che pure 
è ricco di tratti individuali, presenta un'abbondanza di sintomi 
generici e tipici, che sembrano opporsi ad una facile riprodu- 
zione storica. Non dobbiamo dimenticare che sono appunto 









IL SIGNIFICATO DEI SINTOMI 25 



questi sintomi tipici quelli che ci aiutano a orientarci per sta- 
bilire la diagnosi. Ammesso quindi che in un caso di isterismo 
fossimo davvero riusciti a ricongiungere un sintomo tipico ad 
un avvenimento anteriore o ad un nesso di avvenimenti somi- 
glianti, come p. es. un caso di vomito isterico ad una serie di 
impressioni disgustose, dovremo venir presi dall' incertezza, se 
in un altro caso di vomito l' analisi ci aiuta a scoprire una 
serie di avvenimenti, pretesamente agenti di genere del tutto 
diverso. Potrebbe infine sembrarci che gli isterici debbano pre- 
sentare il vomito per cause ignote, mentre i motivi storici for- 
niti dall'analisi non sarebbero altro che dei pretesti, i quali, 
presentandosi occasionalmente, verrebbero sfruttati da questa 
necessità interiore. 

In tal modo si giunge presto alla rattristante constatazione 
che se siamo al caso di poter dare una spiegazione soddisfa- 
cente del significato dei sintomi nevrotici individuali mettendoli 
in relazione con la vita dell' ammalato, la nostra arte però ci 
abbandona quando si tratta di occuparci dei sintomi tipici, as- 
sai più frequenti. A tutto ciò aggiungete che io non vi ho an- 
cora resi partecipi di tutte le difficoltà che si oppongono al 
proseguimento conseguente del significato storico di un sin- 
tomo. E non voglio nemmeno farlo, perchè se anche sta nella 
mia intenzione di non abbellirvi né di nascondervi alcuna cosa 
pure non devo rendervi incerti e confusi sin dall'inizio dei no- 
stri studi comuni. E vero che abbiamo soltanto fatto i primi 
passi verso l' intelligenza del significato del sintomo, ma ci at- 
terremo a quanto raggiungemmo sinora, tentando passo a passo 
di venire a capo di tutto quello che ancora ci è rimasto oscuro. 
Tento perciò di rassicurarvi con la riflessione, che una diver- 
sità fondamentale fra le due specie di sintomi non è ammissi- 
bile. Se i sintomi individuali dipendono in modo tanto evidente 
dalla vita dell'ammalato, è da presupporsi che i sintomi tipici 
si ricongiungano ad una serie di avvenimenti , pur essi tipici 
e comuni a tutti gli uomini. Le altre caratteristiche regolari 
della nevrosi potrebbero corrispondere a delle reazioni gene- 
riche imposte al malato dalla natura stessa del suo cambiamento 
morboso, così p. es. le ripetizioni ed i dubbi presentati dalla 
nevrosi coatta. In breve non e' è alcuna ragione di sgomentarsi 
anzi tempo ; vedremo cosa risulterà in seguito. 

La teoria onirica contiene una difficoltà dello stesso gene- 



256 



LEZIONE DICIASSETTESIMA 



re. Non ebbi campo di parlarne durante le nostre discussioni 
sul sogno. Il contenuto manifesto del sogno è infinitamente sva- 
riato e differente in senso individualistico, e noi esponemmo 
estesamente quanto si possa trarre da questo contenuto me- 
diante l'analisi. Ma vicino a sogni di questo genere ci sono dei 
sogni egualmente chiamati « tipici », i quali sono identici in 
tutti i sognatori, il cui contenuto è uniforme, e la cui inter- 
pretazione presenta le medesime difficoltà: cioè i sogni nei 
quali si crede di cadere, di volare, di librarsi, di nuotare, di 
essere inibiti, di essere nudi, e certi altri sogni di angoscia, da 
cui risulta, nei singoli individui, ora questa ora quella interpre- 
tazione, senza che la monotonia e la tipica comparsa nei medesi- 
mi ne vengano in alcun modo spiegate. Però anche in questi 
sogni si osserva trattarsi di un substrato comune, attivato di ag- 
giunte che variano secondo l'individuo, ed è probabile che anche 
essi potranno venir inclusi senza sforzo nel comprendimento 
della vita onirica, da noi ottenuto, studiando tutti gli altri, a 
condizione però che questo nostro comprendimento divenga 
più vasto e profondo. 






LEZIONE DICIOTTESIMA 



Dottrina generale delle nevrosi. La Fissazione al Trauma; 

L' Inconscio 



Signore e Signori, 

Come ebbi a dire la volta scorsa noi non continueremo 
a lavorare in base ai nostri dubbi ma in base alle nostre sco- 
perte. Due delle più interessanti deduzioni che risultano dai 
due precedenti esempi di analisi, non furono, in genere, ancora 
esposte. 

Punto primo : Entrambe le pazienti ci danno l'impressione 
di esser rimaste fissate a una data epoca del loro passato, di 
non potersene più liberare e di esser per ciò divenute estranee 
a tutto quanto riguarda presente e futuro. Esse si trovano rin- 
chiuse nella loro malattia, come in altri tempi si usava star ri- 
tirali in un convento per sopportare sino alla fine un'esistenza 
gravemente colpita dal destino. La sciagura della nostra prima 
paziente è il suo matrimonio in realtà fallito. Mediante i suoi 
sintomi essa continua il processo che riguarda il marito : noi 
stessi siamo arrivati a decifrare quei tratti che parlano in suo 
favore, che lo scusano, che cercano d'innalzarlo e che piangono 
la sua perdita. Benché giovane ed atta a destare il desiderio di 
altri uomini, ella ha preso tutte le precauzioni reali e immagi- 
narie (magiche) onde conservare a lui la sua fede. Si nasconde 
agli occhi di tutti, trascura la propria persona, ma nello stesso 
tempo non è capace di alzarsi rapidamente dalla seggiola su 
cui siede, rifiuta di apporre la sua firma, non può fare dei 
regali con la motivazione che nessuno debba possedere una cosa 
che venga da lei. 

Nella vita della nostra seconda paziente, questa parte im- 
portante spetta al legame erotico che la unisce al padre, legame 



258 LEZIONE DICIOTTESIMA 



formatosi negli anni che precedettero la pubertà. Nel suo in- 
terno essa è anche giunta alla conclusione di non potersi spo- 
sare essendo così ammalata. Noi però abbiamo il diritto di sup- 
porre che essa si è ammalata per non esser costretta a sposarsi 
e per rimanere presso il padre. 

Ora non si può fare a meno di chiedersi : Come, per quali 
vie, in forza a quali motivazioni un individuo viene a trovarsi 
di fronte alla vita in una posizione tanto strana e svantaggiosa? 
Ammettendo sempre che tale contegno corrisponda ad una ca- 
ratteristica generale della nevrosi, e non sia una proprietà par- 
ticolare delle nostre due ammalate. Ed in realtà esso è un ca- 
rattere praticamente assai importante, comune a tutte le ne- 
vrosi. La prima paziente isterica di Breuer era fissata in modo 
del tutto simile al tempo in cui essa curava il padre grave- 
mente ammalato. Da quella volta, per quanto completamente 
ristabilita, ella aveva chiusa, in certa qual maniera, la propria 
esistenza ; era cioè rimasta sana e attiva, ma aveva voluto evi- 
tare il destino normale della donna. Dall' analisi di ogni sin- 
golo nostro malato, potremo vedere come questi, nel produrre 
i sintomi della sua malattia e nel trarne le relative deduzioni, 
si sia rimesso in un dato periodo del suo passato. Nella mag- 
gioranza dei casi, la scelta è anzi caduta su una fase assai an- 
tica della sua esistenza, su un'epoca della sua infanzia, e ma- 
gari, per quanto ciò possa sembrar ridicolo, sul tempo nel quale 
egli era ancor lattante. 

L'analogia più prossima a questo contegno dei nostri ner- 
vosi ci viene offerta da una specie di malattie, che la guerra 
ha reso più frequenti, e cioè dalle cosiddette nevrosi traumati- 
che. Simili casi esistevano, ben inteso, anche prima della guerra, 
ed erano la conseguenza di scontri ferroviari o di altre avven- 
ture spaventose costituenti un grave pericolo di vita. Le nevrosi 
traumatiche non sono in fondo la stessa cosa delle nevrosi 
spontanee, da noi esaminate e trattate analiticamente ; e sinora 
non siamo neppure riusciti a costringerle entro il nostro punto 
di vista. Spero di potervi spiegare un'altra volta la causa di 
questa restrizione. Ma in un punto però ci è dato di rilevare 
una perfetta concordanza. Le nevrosi traumatiche presentano 
dei sintomi, i quali indicano distintamente che la loro base è 
una fissazione al momento della disgrazia traumatica. Gli am- 
malati ripetono con regolarità nei loro sogni la situazione trau- 



LA FISSAZIONE AL TRAUMA ; L' INCONSCIO 259 



matica; e nei casi di assalti isteriformi, i quali ammettono l'a- 
nalisi, si viene ad apprendere che l'assalto corrisponde a un 
trasporto completo dell'ammalato in quella situazione. È come 
se questi ammalati non fossero riusciti a superare la situazione 
traumatica; come se questa stesse loro ancora dinanzi quale 
un compito attuale ed insoluto; e noi accettiamo con tutta 
serietà questo modo di concepire ; esso ci indica la via che 
conduce ad un modo, diremo così economico, di considerare 
i processi psichici. Già 1' espressione « traumatica » ha sol- 
tanto un simile senso economico. Con essa noi designiamo un 
avvenimento, che, in breve spazio di tempo viene a portare alla 
vita psichica un accrescimento di stimoli tale da renderne im- 
possibile la neutralizzazione e l'elaborazione mediante i metodi 
normalmente usati ; fatto questo dal quale devono risultare dei 
disturbi permanenti nel funzionamento dell'energia. 

Questa analogia deve lusingarci a designare quali trauma- 
tici anche quegli avvenimenti a cui rimasero fissati i nostri 
nervosi. Ecco come in tal modo avremo forse trovato per l'av- 
verarsi delle malattie nevrotiche una condizione assai semplice. 
La nevrosi sarebbe allora pareggiabile a una malattia trauma- 
tica e verrebbe prodotta dall'incapacità di neutralizzare un av- 
venimento troppo fortemente affettivo. Così suonava appunto la 
prima formola mediante la quale Breiier ed io rendemmo conto 
delle nostre osservazioni nel 1893/95. Un caso come quello della 
nostra prima paziente, la giovane signora divisa dal marito, si 
adatta assai bene a questa interpretazione. Ella non potè superare 
l'ineffettuabilità del suo matrimonio e rimase fissata a questo 
trauma. Ma già il nostro secondo caso, quello cioè della fan- 
ciulla legata al proprio padre, ci mostra come tale formola non 
sia sufficentemente vasta. In primo luogo la definizione « trau- 
matico » perderebbe ogni consistenza di fronte a un simile in- 
namoramento infantile per il padre, trattandosi di un caso tanto 
comune e tanto frequentemente superato; d'altra parte la sto- 
ria della malata ci insegna, come dapprima questo fissamento 
erotico passasse apparentemente senza arrecar danno, ricompa- 
rendo appena parecchi anni più tardi nei sintomi della nevrosi 
coatta. Da ciò si può prevedere che le condizioni necessarie al 
formarsi della malattia risulteranno per essere più complicate 
e più copiose, ma che non per questo si dovrà rigettare come 
erroneo il punto di vista traumatico, bensì che il medesimo do- 









260 LEZIONE DICIOTTESIMA 



vrà venir inserito in un'altra connessione e subordinato alla 

medesima. 

Qui dobbiamo ancora una volta fermarci sulla strada che 
avevamo presa. Per il momento essa non può condurci più ol- 
tre e a noi stessi restano varie volte cose da apprendere prima 
di poter trovare la sua giusta continuazione. Riguardo alla fis- 
sazione ad una data fase del passato bisogna osservare che un 
fatto di questo genere sorpassa di molto il campo della nevrosi. 
Ogni nevrosi contiene una fissazione simile, ma non ogni fis- 
sazione conduce alla nevresi, si copre con essa o è stata da que- 
sta generata. Un esempio tipico di fissazione a una cosa pas- 
sata è il lutto, che porta , in sé stesso il più completo allon- 
tanamento dal presente e dal futuro. Ma anche per un giudi- 
zio profano il lutto diverge nettamente dalla nevrosi. Esistono 
invece delle nevrosi che si possono definire come una forma 
patologica del lutto. 

Succede talvolta che la vita di una persona venga talmente 
arrestata in seguito ad un avvenimento che sconvolse tutto 
quanto sino allora aveva formato la base della sua esistenza da 
far sì che l'individuo colpito ritiri ogni interesse dal presente 
e dal futuro per rivolgere da quella volta in poi, ogni suo pen- 
siero al passato, ma non è detto che questi sventurati debbano 
perciò diventare nevrotici. Noi quindi non esagereremo il va- 
lore che tale tratto per quanto frequente ed importante, ha per 
la caratteristica della nevrosi. 

Passiamo ora al secondo risultato della nostra analisi per 
il quale non abbiamo da temere alcuna restrizione postuma. 
Raccontammo le azioni coatte prive di senso eseguite dalla no- 
stra prima paziente e gli intimi ricordi da ella narrati che a 
questi si riferivano. Esaminammo anche più tardi la relazione 
che passava tra questi due punti e indovinammo l' intento del- 
l' azione coatta dal rapporto che legava la medesima al ricordo. 
Trascurammo però un fatto che merita tutta la nostra attenzione. 
Per quanto spesso la paziente ripetesse la sua azione coatta, ella 
non sapeva di collegare la stessa con quell'avvenimento. Il nesso 
che congiungeva i due fatti le era ignoto, ed ella doveva real- 
mente rispondere di non sapere cosa la inducesse ad agire in 
tal modo. Trovandosi sotto l' influenza della cura, accadde una 
volta che ella scoprisse ad un tratto quel nesso e fosse al caso 
di comunicarcelo. Continuava però ad ignorare 1' intenzione a 







LA FISSAZIONE AL TRAUMA; L'INCONSCIO 261 

cui serviva eseguendo 1' azione coatta, V intenzione cioè di cor- 
reggere una parte penosa del suo passato e di elevare ai propri 
occhi l' uomo amato. Occorse molto tempo e molta fatica a farle 
comprendere ed ammettere che soltanto un motivo simile poteva 
esser stato il movente dell' azione coatta. 

Dal nesso con la scena avvenuta dopo la disgraziata notte 
nuziale e dall' affettuoso motivo animante V ammalata, risulta 
quanto noi chiamiamo il « significato » dell' azione coatta, che 
la nostra paziente eseguiva pur ignorandone la provenienza ed 
il fine. Su di lei avevano dunque agito dei procedimenti psichici 
di cui l'azione coatta era appunto l'effetto; ella trovandosi in 
istato psichico normale, aveva percepito l'effetto; ma nulla che 
riguardasse 1 e condizioni psichiche preliminari che avevano cau- 
sato tale effetto, era giunto alla sua coscienza. Ella si era com- 
portata come un certo ipnotizzato al quale BERNHEIM impartì 
l'ordine di aprire un ombrello nella sala dell'ospedale cinque 
minuti dopo essersi svegliato, e che dopo essersi destato eseguì 
T incarico, ma non seppe motivare la sua azione. Quando par- 
liamo dell' esistenza di avvenimenti psichici incoscienti pensiamo 
appunto a dei casi consimili. Sfidiamo il mondo intero a spie- 
gare in modo corretto e scientifico questo stato di cose, e se 
qualcuno vi riuscisse, rinuncieremmo volentieri ad ammettere la 
esistenza di tali processi psichici incoscienti. Ma sino a quella 
volta ci atterremo a questa nostra supposizione, respingendo 
rassegnatamente come incomprensibile l' obbiezione che V incon- 
scio nulla abbia di reale in senso scientifico, che esso sia un 
ripiego, une facon de parler. Come si può chiamar irreale una 
cosa da cui sortono effetti così reali e tangibili quali un'azione 
coatta ? 

Le stesse considerazioni valgono in fondo per la nostra se- 
conda paziente. Ella ha creato per sé stessa l'ordine che il cu- 
scino non debba toccare la testata del letto ed è costretta a 
ubbidirvi pur ignorandone la provenienza, il significato e i mo- 
tivi ai quali esso deve la propria forza. L' esecuzione di questo 
ordine non dipende dalla sua volontà. Ella può esservi indiffe- 
rente, ribellarvisi con violenza o proporsi di trasgredirlo — ma 
l'ordine deve venir eseguito ed invano ella si chiede il perchè. 
Si è pur costretti a convenire che in tali sintomi di nevrosi 
coatta, in tali rappresentazioni ed impulsi che provengono da 
non si sa dove, che oppongono tanta resistenza a tutte le in- 




262 LEZIONE DICIOTTESIMA 



fluenze della vita psichica, normale in tutto il resto, e anche 
all' ammalato stesso che sembrano quasi essere degli ospiti stra- 
potenti originati da un altro mondo, degli immortali mescolati 
alla folla dei mortali, è contenuto il più chiaro indizio che nella 
vita psichica esiste un campo speciale, completamente separato 
da tutti gli altri. Da essi parte una strada che conduce infalli- 
bilmente alla persuasione dell' esistenza di un Inconscio psichico, 
ed è proprio perciò che la psichiatria clinica, la quale conosce 
soltanto una psicologia della coscienza, non sa farne altro uso 
che quello di designarli quali indizi di una specie particolare 
di degenerazione. Come V esecuzione dell' azione coatta non 
sfugge alla percezione cosciente, così le rappresentazioni e gli 
impulsi coatti stessi non sono, ben inteso, inconsci. Se non fos- 
sero giunti alla coscienza non sarebbero divenuti dei sintomi. 
Ma le loro premesse psichiche che scopriamo mediante 1' ana- 
lisi, i rapporti di posizione, nei quali essi vengono inseriti dalla 
nostra interpretazione, sono inconscienti, almeno sino a quando 
il lavoro analitico non li abbia resi conscienti all'ammalato. 

Aggiungete ora che questo stato di cose stabilito per i no- 
stri due casi, si riconfermi in tutti i sintomi di tutte le malattie 
nervose, che sempre e dovunque il significato dei sintomi sia 
ignoto al paziente, che l'analisi dimostri regolarmente essere 
questi sintomi i discendenti di processi inconsci, i quali possono 
però venir portati alla coscienza col concorso di varie circo- 
stanze favorevoli, e comprenderete benissimo che nella psicoana- 
lisi non si può fare a meno dell' inconscio psichico e che si sia 
abituati ad usarne come di una cosa percepibile coi sensi. Ma 
forse comprenderete ancora quanto poco atti a giudicare siano 
in questo caso coloro, i quali, conoscendo l' inconscio soltanto 
come un concetto non eseguirono mai un'analisi, non inter- 
pretarono mai dei sogni , e non convertirono mai dei sintomi 
nevrotici in significato ed intenzione d'azione. E per espri- 
mere ancora una volta tutto ciò in forma adatta ai nostri scopi, 
diremo : La possibilità di dare un significato ai sintomi nevro- 
tici mediante l' interpretazione analitica è una prova irrefutabile 
per T esistenza — o se meglio vi piace, per la necessità della 
ammissione — di processi psichici incoscienti. 

Ma non basta. In grazia ad una seconda scoperta di Breuer, 
scoperta che mi sembra essere persino la più sostanziale e che 
appartiene a lui solo, apprendiamo ancor di più riguardo al rap- 



LA FISSAZIONE AL TRAUMA; L'INCONSCIO 263 



porto che passa tra V inconscio e i sintomi nevrotici. Non sol- 
tanto adunque il significato del sintomo è sempre inconscio ; 
ma esiste pure un rapporto di sostituzione fra questo in- 
conscio e la possibilità di esistenza per il sintomo. Compren- 
derete subito quanto voglio dire. Assieme a BREUER affermerò 
quanto segue: Ogni qualvolta ci imbattiamo in un sintomo, 
siamo in diritto di concludere che nell' ammalato esistono dei 
determinati processi incoscienti, i quali per l'appunto contengono 
il significato del sintomo. '"Ma affinchè il sintomo si produca è 
anche necessario che questo significato sia incoscio. Processi 
coscienti non danno luogo a sintomi; e non appena i processi 
incoscienti in questione sono giunti alla coscienza, il sintomo 
deve sparire. Ecco che ad un tratto scopriamo una via di ac- 
cesso alla terapia, un mezzo per ottenere la scomparsa dei sin- 
tomi. Ed è effettivamente in questo modo che BREUER potè 
guarire la propria paziente, liberandola cioè dai suoi sintomi ; 
egli trovò una tecnica atta a portarle alla coscienza i processi 
incoscienti che contenevano il significato dei suoi sintomi, e i 
medesimi scomparvero. 

Questa scoperta di Breuer non fu il risultato di una spe- 
culazione, bensì quello di un' osservazione fortunata, resa pos- 
sibile dalla condiscendenza della malata. Onde comprenderla 
non è necessario che vi arrovelliate il cervello per collegarla ad 
alcunché di noto; imparate invece a considerarla come un nuovo 
fatto fondamentale, destinato a chiarire molte altre cose. 

Permettete quindi che vi ripeta ciò in altra forma. La for- 
mazione dei sintomi sostituisce un altro fatto che non ha avuto 
luogo. Dei determinati processi psichici avrebbero normalmente 
dovuto svilupparsi sino al punto di giungere alla coscienza. Ciò 
non accadde, e dai processi interrotti e turbati in un modo qua- 
lunque, i quali dovettero rimanere incoscienti si sviluppò invece 
il sintomo. Avvenne dunque una specie di scambio; facendo 
retrocedere il quale la terapia dei sintomi nevrotici ha sciolto 
il suo compito. 

La scoperta di Breuer è ancora oggi la base della terapia 
psicoanalitica. L' asserzione che i sintomi spariscono quando si 
sono rese coscienti le loro relazioni incoscienti è stata confer- 
mata da tutte le indagini fatte ulteriormente, benché il tentativo 
di applicare in pratica tale asserzione conduca alle combinazioni 
più strane e più inaspettate. La nostra terapia agisce col por- 



264 



LEZIONE DICIOTSIMA 



tare alla coscienza quanto era inconscio, ed ha effetto soltanto 
quando può venire a capo di tale trasformazione. 

Ed ora farò in fretta una piccola digressione onde non cor- 
riate il pericolo di considerare come troppo facile il lavoro ana- 
litico. Secondo quanto esponemmo sinora la nevrosi sarebbe 
dunque la conseguenza di una specie di ignoranza, cioè della 
mancata conoscenza di certi processi psichici che dovrebbero 
esser noti. Ciò verrebbe a costituire un forte avvicinamento a 
delle note dottrine di Socrate, secondo le quali persino i vizi 
dovrebbero dipendere da un' ignoranza. Ora al medico esperto 
nell' analisi riesce di regola assai facile l' indovinare quali siano 
gli stimoli psichici che non giunsero alla coscienza del malato. 
Egli dunque non dovrebbe trovare alcuna difficoltà a guarire il 
paziente che potrebbe liberare dalla sua ignoranza comunican- 
dogli il proprio sapere. In tal modo verrebbe facilmente por- 
tata a buon fine almeno una parte del significato inconscio dei 
sintomi ; per quanto riguarda 1' altra, cioè il nesso che passa 
fra i sintomi e la vita del malato, il medico non può certo in- 
dovinare gran che trattandosi di avvenimenti che egli ignora 
sino al momento in cui 1' ammalato se ne ricorda e glieli rac- 
conta. Ma in certi casi si potrebbe trovare una sostituzione anche 
per questo. E possibile attingere informazioni sulla vita del- 
l' ammalato dai suoi parenti i quali saranno spesso al caso di 
sapere quali fatti possono aver avuto un effetto traumatico, e 
forse persino di comunicare degli avvenimenti ignoti all' amma- 
lato perchè accaduti nei primi anni della sua vita. Con l'unione 
di questi due procedimenti si otterrebbe la prospettiva di met- 
tere riparo in breve tempo e con poca fatica all'ignoranza del- 
l' ammalato. 

Magari ciò fosse possibile ! Facemmo delle esperienze, in 
questo riguardo, alle quali da principio eravamo impreparati. 
Passa una grande differenza tra sapere e sapere. Esistono pa- 
recchie specie di sapere che psicologicamente non si equival- 
gono affatto. Il Molière dice in questo senso : Il y a fagots et 
fagots. Il sapere del medico è diverso da quello dell'ammalato 
e non può esplicare gli stessi effetti. Trasmettendo il suo sapere 
all' ammalato e comunicandoglielo, il medico non ottiene alcun 
risultato. Anzi no, questa affermazione presa alla lettera è sba- 
gliata. Non si ottiene il successo di eliminare i sintomi, bensì 
quello di incamminare l' analisi, di cui i primi indizi sono spesso 






LA FISSAZIONE AL TRAUMA; L'INCONSCIO 265 

costituiti da obbiezioni da parte dell' ammalato. In questo modo 
1' ammalato è venuto a sapere qualche cosa che sinora ignorava, 
cioè il significato del suo sintomo, eppure questo gli rimane 
ignoto come prima. Apprendiamo così che esiste più di una 
specie di ignoranza, ma per scoprire la differenza che passa dal- 
l' una all' altra dovremo approfondire maggiormente le nostre 
nozioni psicologiche. Ciononostante la nostra asserzione che i 
sintomi scompariscono appena l'ammalato conosce il loro signi- 
ficato, resta egualmente giusta. Si deve soltanto aggiungere che 
questo sapere deve basarsi su un mutamento interiore nell'am- 
malato stesso, quale può venir provocato soltanto da un lavoro 
psichico che miri ad una mèta ben definita. Ed eccoci arrivati 
dinanzi a dei problemi che ben presto verranno a costituire per 
noi la dinamica della formazione dei sintomi. 

Miei signori. Devo chiedervi ora se quanto vi dico non vi 
riesca forse troppo oscuro e troppo complicato, se le continue 
ritrattazioni e restrizioni che faccio e le continue interruzioni 
che pongo al filo dei miei pensieri non vi confondono. Se così 
fosse ne sarei dolente. Io però nutro una forte antipatia contro 
le semplificazioni fatte a spese della verità, non ho nulla in con- 
trario a che vediate quanto l' argomento sia complesso e com- 
plicato, e penso che inoltre il dirvi su ogni punto più di quanto, 
per ora, siate al caso di valorizzare, non possa arrecare danno 
alcuno. So benissimo che ogni ascoltatore e lettore riduce, ab- 
brevia è semplifica nella sua mente quello che gli si offre, facendo 
un estratto di quanto vorrà conservare per uso proprio. Però 
sino ad un certo punto è giusto di dire che il resto sarà pro- 
porzionato alla quantità. Lasciatemi sperare che malgrado tutti 
gli elementi accessori avete afferrato l'essenziale delle mie co- 
municazioni riguardanti il significato dei sintomi, l' inconscio e 
i loro rapporti reciproci. Avrete inoltre compreso come i nostri 
ulteriori sforzi debbano seguire due direzioni : quella che ci con- 
durrà a comprendere come gli uomini si ammalino, arrivino a 
prendere nella vita l'atteggiamento in cui consiste la nevrosi, 
ciò che costituisce un problema clinico, e quella che ci porterà 
a conoscere come si formino i sintomi morbosi dalle condizioni 
della nevrosi, ciò che rimane un problema della dinamica psi- 
chica. Anche questi due problemi devono incontrarsi in qualche 

punto. 

Non voglio andare più innanzi per oggi, ma mi propongo 



266 LEZIONE DICIOTTESIMA 



di impiegare il tempo che ci rimane a volgere la vostra atten- 
zione su un altro carattere delle nostre due analisi, di cui 
il pieno apprezzamento può avvenire appena più tardi e cioè 
sulle lacune mnestiche o amnesie. Avete appreso che il compito 
della cura psicoanalitica si può esprimere con la seguente for- 
mola : trasformare V inconscio patogeno in materiale cosciente. 
Ed ora forse udirete con sorpresa che questa forinola si può 
sostituire anche con un'altra e cioè: riempirete lacune mnestiche 
degli ammalati, eliminare le amnesie. Sarebbe la stessa cosa. Le 
amnesie del nevrotico stanno dunque in un importantissimo 
rapporto con la formazione dei suoi sintomi. Prendendo però 
in considerazione il caso della nostra prima analisi non trove- 
rete giustificato di valutare in tal modo l'amnesia. L'ammalata 
non ha dimenticato la scena alla quale si ricollega la sua azione 
coatta, anzi al contrario essa ne ha conservato un vivo ricordo 
e non c'è nessuna altra cosa dimenticata che abbia parte nel 
formarsi del sintomo. Nel caso della nostra seconda paziente, 
della fanciulla dal cerimoniale coatto, la cosa apparisce meno 
chiara rimanendo però analoga nel suo complesso. Anch' ella 
non ha dimenticato il contegno assunto negli anni passati, e 
cioè la sua insistenza nel voler che la porta di congiunzione 
tra la sua stanza e quella dei genitori rimanesse aperta, e nel 
voler far sì che la madre abbandonasse il proprio posto nel 
letto coniugale ; ella ricorda tutto ciò chiaramente anche se con 
esitazione e malvolentieri. Ci colpisce soltanto la circostanza che 
la nostra prima paziente, pur eseguendo infinite volte la sua 
azione coatta non si fosse mai avveduta della somiglianza di 
questa con V avventura seguita nella notte nuziale e che que- 
sto ricordo non fosse sorto nemmeno in seguito alle domande 
dirette che la invitavano ad indagare la motivazione dell'azione 
coatta. Lo stesso vale per la fanciulla, di cui il cerimoniale e 
i relativi punti di partenza si riferiscono oltre ciò ad una me- 
desima situazione ripetuta seralmente. In ambedue i casi non 
sussiste nessuna vera amnesia, nessuna vera mancanza della me- 
moria, ma l'interruzione di un rapporto che dovrebbe condurre 
alla riproduzione, alla rievocazione del ricordo. Un simile tur- 
bamento della memoria è sufficiente nel caso della nevrosi coatta, 
mentre in quello dell'isterismo le condizioni sono diverse. Que- 
st'ultima nevrosi si distingue per lo più per delle spiccatissime 
amnesie. Durante l'analisi di ogni singolo sintomo isterico si 



LA FISSAZIONE AL TRAUMA; L'INCONSCIO 267 



viene condotti ad una catena di impressioni prodotte in varie 
circostanze della vita, impressioni che gli ammalati al momento 
della rievocazione riconoscono espressamente di aver scordate 
sino allora. Da un lato questa catena arriva sino ai primi anni 
di vita ; cosicché l'amnesia isterica può venir considerata come 
una continuazione immediata dell'amnesia infantile, la quale co- 
pre a noi, normali, i principi della nostra vita psichica: dal- 
l'altro apprendiamo con stupore che anche i recentissimi avve- 
nimenti succeduti all'ammalato, possono esser caduti in dimen- 
canza e che specialmente quelli da cui prese origine o fu fatta 
progredire la malattia vennero se non completamente ingoiati 
almeno corrosi dall'amnesia. Di solito, dal quadro complessivo 
di un tale ricordo recente sono scomparsi dei dettagli impor- 
tanti, oppure questi sono stati sostituiti da falsificazioni mnesti- 
che. E altrettanto regolarmente succede persino che proprio verso 
la fine dell' analisi sorgano dei determinati ricordi di fatti ul- 
timamente vissuti, i quali erano stati trattenuti durante tutto 
questo tempo, dando luogo a delle sensibili lacune nella con- 
catenazione complessiva dei psichismi. 

Tali restrizioni del potere mnesico sono, come già detto, 
caratteristiche per l'isterismo, in cui compariscono anche come 
sintomi degli stati (gli accessi isterici) che non debbono neces- 
sariamente lasciar alcuna traccia nella memoria. Il caso essendo 
diverso nella nevrosi coatta, potete dedurne che queste amne- 
sie costituiscono un carattere psicologico del cambiamento iste- 
rico e non un tratto generale della nevrosi. L'importanza di tale 
differenza verrà diminuita dalla seguente considerazione. Quale 
significato del sintomo abbiamo concepito due cose diverse, la 
sua provenienza e la sua mèta o il suo scopo, cioè le impres- 
sioni e i fatti che lo originarono e le intenzioni alle quali esso 
serve. La provenienza di un sintomo consiste in impressioni ve- 
nute dall'esterno, che necessariamente furono una volta coscienti 
e che da allora, essendo cadute in dimenticanza, divennero in- 
coscienti. Lo scopo del sintomo, cioè la sua tendenza è però 
sempre un processo endopsichico che può essere stato magari 
cosciente da principio, ma che altrettanto può essere stato sem- 
pre incosciente essendo rimasto nell'inconscio sin dall'inizio. Non 
è quindi di capitale importanza se l'amnesia ha coinvolto an- 
che l'origine del sintomo, gli avvenimenti cioè su cui esso si 
basa, come è il caso nell'isterismo; la mèta, la tendenza del 



268 LEZIONE DICIOTTESIMA 



sintomo, che può esser stata incosciente sin da principio è 
quella che fonda la dipendenza di esso dall'inconscio, e ciò al- 
trettanto fortemente nella nevrosi coatta come nell'isterismo. 

Dando rilievo a questi particolari dell' inconscio psichico 
abbiamo risvegliato tutti gli spiriti più maligni della critica 
contraria alla psicoanalisi. Non meravigliatevi di ciò e non cre- 
diate neppure che l'opposizione sollevata contro di noi si basi 
soltanto sulla ovvia difficoltà che presenta la comprensione del- 
l'inconscio e neppure sulla relativa inaccessibilità dell'esperienze 
che lo dimostrano. Secondo me la provenienza di questa op- 
posizione ha radici più profonde. Nel corso dei tempi l'inge- 
nuo amor proprio dell'umanità è stato due volte gravemente 
offeso dalla scienza. La prima offesa le fu procurata dalla sco- 
perta che la terra non era il centro dell'universo, bensì soltanto 
una minima particella di un sistema celeste di incomensurabile 
grandezza. Per noi tale offesa è legata al nome di Kopernico, 
benché già la scienza alessandrina avesse enunciato qualche cosa 
di simile. La seconda offesa fu lanciata dall'indagine biologica, 
allorché questa annientò il presunto privilegio che la storia della 
creazione concedeva all'uomo, riconducendolo alla discendenza 
dal regno animale e all'inestinguibilità della sua natura animale. 
Questa inversione di valori si è compiuta ai tempi nostri, non 
senza suscitare vivissima opposizione, sotto l'influenza di Dar- 
win, Wallace e dei loro predecessori. Ma l'orgoglio umano deve 
subire la terza e più pungente offesa da parte dell'indagine psi- 
cologica, la quale pretende di dimostrare all'Io, che esso non 
è nemmeno padrone in casa sua, ma che deve accontentarsi delle 
scarsissime notizie di ciò che accade nel nostro inconscio psi- 
chico. Anche questa ammonizione a riawfcinarsi alla realtà, rin- 
tuzzando il proprio orgoglio; non fu esposta né per la prima 
né per l'unica volta da noi psicoanalisti, ma sembra che sia ri- 
servato a noi di sostenere questa idea con la più grande ener- 
gia e di consolidarla mediante un materiale empirico che tocca 
ogni persona. Ecco spiegata la provenienza della generale pro- 
testa rivolta contro la nostra scienza, dell'omissione di qual- 
siasi considerazione di urbanità accademica, del liberarsi del- 
l' opposizione da tutti i freni imposti dalla logica imparziale. 
A ciò si aggiunga il fatto che, come apprenderete fra poco, 
fummo costretti a turbare anche ulteriormente la pace del 
mondo. 



I 1 . 



LEZIONE DICIANNOVESIMA 



Dottrina generale delle nevrosi. Resistenza e Rimozione 

Signore e Signori, 

Nuove esperienze ci occorrono per procedere nella com- 
prensione delle nevrosi e ne faremo difatti due, entrambe assai 
strane e sorprendenti, alle quali però siete ben inteso prepa- 
rati dalle discussioni da noi fatte l'anno scorso. 

Primo : Quando tentiamo di guarire un ammalato, di libe- 
rarlo dai suoi sintomi morbosi, esso ci oppone per tutta la du- 
rata della cura una resistenza, violenta e tenace. Non possiamo 
aspettare che un fatto tanto strano venga creduto troppo facil- 
mente. Sarà meglio di non comunicarlo ai parenti dell'amma- 
lato, perchè questi penserebbero soltanto trattarsi di un pretesto 
da noi trovato per scusare la durata o il fallimento della cura. 
Anche l'ammalato stesso produce tutti i fenomeni di questa re- 
sistenza, senza ammetterla come tale ; e possiamo già ascriverci 
un grande successo quando ci sia riuscito di fargli accettare 
questo punto di vista e di tener conto di esso. Noi si pretende 
che il malato, il quale soffre tanto in seguito ai suoi sintomi, 
e coinvolge il suo prossimo nelle proprie sofferenze, il quale 
è disposto a far tanti sacrifizi di tempo, danaro, fatica e abne- 
gazione onde liberarsene, si ribelli contro colui che lo può aiu- 
tare nell'interesse della sua malattia. Pensate dunque quanto in- 
verosimile debba parere la nostra asserzione. Eppure le cose 
stanno proprio così, e quando ci verrà rinfacciata questa inve- 
rosimiglianza, risponderemo soltanto come essa non manchi di 
analogie, visto che tutti quelli, i quali in seguito ad un male 
di denti insopportabile si recarono dal dentista, tentarono poi 
di fermare il braccio armato di tenaglia che voleva avvicinarsi 
al dente malato. 




270 LEZIONE DICIANNOVESIMA 



La resistenza dell'ammalato è svariatissima, oltremodo raf- 
finata, spesso difficilmente riconoscibile e cambia in modo pro- 
teiforme il modo in cui si presenta. Di fronte ad essa il me- 
dico deve mantenersi diffidente e guardingo. Nella terapia psi- 
coanalitica usiamo la tecnica che ci è nota dall'interpretazione 
onirica. Imponiamo all'ammalato di mettersi in uno stato di tran- 
quilla autoosservazione, di non riflettere e di comunicarci tutto 
qnanto egli scopre nel suo interno : sentimenti, pensieri, ricordi, 
nell'ordine in cui questi sorgono. Nel farlo, lo avvertiamo espres- 
samente di non cedere ad alcun motivo che tenda a scegliere o 
ad escludere le singole idee, anche se questo motivo qualificasse 
l'idea come troppo incomoda, troppo indiscreta, troppo futile, 
troppo inadeguata, troppo stupida o troppo inutile per venir 
espresssa. Gli raccomandiamo caldamente di seguire sempre sol- 
tanto la superficie della sua coscienza, e di tralasciare qualsiasi 
critica rivolta contro le sue scoperte, rendendogli contempora- 
neamente noto che il successo e sopratutto la durata della cura 
dipendono dalla scrupolosità da lui dimostrata nel seguire que- 
sta fondamentale regola tecnica dell'analisi. Apprendemmo già 
dalla tecnica dell'interpretazione onirica come appunto quelle 
idee, contro le quali si elevano le considerazioni e obbiezioni 
enumerate, contengano di solito il materiale che condurrà alla 
scoperta dell'inconscio. 

Esponendo questa regola tecnica fondamentale otteniamo 
primariamente il risultato di farne il punto d'attacco della resi- 
stenza. L'ammalato cerca ogni mezzo per sottrarsi alle ingiun- 
zioni di essa regola. Egli afferma ora di non avere idee di sorta, 
ora di averne tante da non potere afferrarne alcuna. Restiamo 
poscia sgradevolmente sorpresi nelFosservare che egli ha ceduto 
ora a questa ora a quella obbiezione critica ; fatto codesto che 
trasparisce dalle lunghe pause intercalate nei discorsi del pa- 
ziente. Quest'ultimo ammette infine di non poter proprio rive- 
lare il suo pensiero perchè si vergogna, e tale motivo vale per 
lui contro la propria promessa. Oppure egli confessa di aver 
pensato a qualche cosa, ma pretende che questa resti esclusa 
dalla comunicazione perchè riferentesi ad un'altra persona an- 
ziché a lui. O ancora egli asserisce che quanto gli venne in 
mente ora sia troppo futile, troppo stupido, troppo insensato ; 
che certo non poteva esser stata mia intenzione di portarlo su 
pensieri di tal genere, e così di seguito con infinite variazioni, 






RESISTENZA E RIMOZIONE 271 



alle quali si può rispondere soltanto che dire tutto significa 
proprio dire tutto. 

E quasi impossibile di imbattersi in un malato che non 
tenti di riservarsi un dato campo, impedendo che la cura vi 
acceda. Così uno fra i più intelligenti pazienti sottacque per 
settimane intere un'intima relazione amorosa e quando gli chiesi 
conto di questa violazione della sacra regola, egli tentò di far 
valere a sua difesa l'argomento di aver creduto di poter conside- 
rare quella storia come un suo affare privato. Un simile diritto 
di asilo non è naturalmente conciliabile con la cura analitica. 
Se p. es. in una città come Vienna si concedesse un'eccezione per 
un dato posto come il Hoher Markt o la chiesa di Santo Stefano, 
nel quale non potessero venir operati degli arresti e si tentasse 
poi di catturare un delinquente, è certo che questi non sarebbe 
trovabile in altro luogo che nei detti asili ove si fosse rifugiato. 
Mi decisi una volta a concedere un simile diritto di eccezione 
ad un uomo, del quale oggettivamente importava molto che 
fosse capace di lavorare, e ciò essendo egli vincolato da un giu- 
ramento di ufficio, che gli proibiva di rivelare ad altri certi fatti 
determinati. II risultato accontentò bensì lui ma non me, tanto 

cond™on7 POS ' " 0n Hpetere PÌÙ Un tentatìV ° SOtto simi,i 

dere'.W^Ì ^ di , m0strano ™'* b ™* straordinaria nel ren- 
rl\r , t " re , g ° la tecnicacon l'applicarvi la loro esage- 
rata scrupolosità e il loro dubbio. Quelli che soffrono d'isteri- 
smo d angoscia riescono occasionalmente a portarla all'assurdo 
producendo soltanto delle idee talmente lontane da quanto si 
cerca che non fruttano nulla per l'analisi. Ma non è mia inten- 
zione di introdurvi al trattamento usato contro queste difficolti 
tecmche. Basta sapere che procedendo con energia e costanza 
s. riesce finalmente a far sì che la resistenza obbedisca in una 
certa qual misura alla regola tecnica fondamentale. Essa allora 
passa ad un campo diverso, prende la veste di resistenza intel- 
lettuale, combatte con l'aiuto di argomenti, si impadronisce 
delle difficolta e delle inverosimiglianze attribuite all'analisi dal 
pensiero normale ma non bene informato su di essa. Ecco che 
ora da questa singola voce veniamo ad udire tutte le critiche 
e tutte le obbiezioni che risuonano intorno a noi come un coro 
nel campo della letteratura scientifica, ed è appunto perciò che 
nessuna voce esterna ci giunge ignota ; è proprio una tempesta 



4 



272 LEZIONE DICIANNOVESIMA 



in un bicchier d'acqua. Col paziente però si può ragionare; egli 
vorrebbe indurci ad informarlo, a istruirlo, a confutarlo, a in- 
dicargli le opere letterarie atte a completare la sua istruzione. 
Egli è inclinato a diventare un seguace della psicoanalisi a con- 
dizione che l'analisi lo risparmi personalmente. Ma in questa 
bramosia di sapere noi riconosciamo la resistenza, il tentativo 
di sviarci dai nostri compiti speciali ; siamo perciò costretti a 
respingerla. Il nevrotico coatto esplica nella sua resistenza una 
tattica speciale. Spesso egli lascia che l'analisi proceda indi- 
sturbata per la propria via, e che esssa rischiari sempre più i 
misteri del male; però ad un certo punto ci accorgiamo con 
stupore come tali delucidazioni non corrispondano ad alcun 
progresso pratico, né ad alcuna attenuazione dei sintomi, e ve- 
niamo a scoprire che la resistenza si è ritirata sul dubbio pro- 
prio alla nevrosi coatta, posizione dalla quale essa ci fronteg- 
gia con successo. 11 malato si è detto all'indica: Tutto ciò è bel- 
lissimo ed interessantissimo, ed io sono pronto a continuare 
per questa via. Se si trattasse di cose reali il mio male ne ri- 
marrebbe assai mutato. Ma io non credo affatto alla loro real- 
tà, e sino a quando io non credo, tali cose non riguardano 
per niente la mia malattia. Si può continuare così per parec- 
chio tempo sino a quando, essendo finalmente arrivati di fronte 
a questa posizione riservata, scoppia la battaglia decisiva. 

Le resistenze intellettuali non sono le peggiori ; su di esse 
si riesce sempre a mantenere il sopravvento. Ma il paziente pure 
restando nel campo dell'analisi sa inoltre creare delle resistenze 
la cui sopraffazione conta fra i più difficili compiti tecnici. Invece 
di ricordare, egli ripete degli atteggiamenti e dei sentimenti pro- 
vati nella propria vita, atti ad essere rivolti contro il medico e 
contro la cura mediante la cosiddetta traslazione. Trattandosi di un 
uomo egli attinge di regola questo materiale dai suoi rapporti 
col padre, al cui posto ha messo il medico, creando delle re- 
sistenze dal suo criterio di indipendenza personale e critica, 
dalla sua ambizione la cui prima mèta era quella di eguagliare 
o di superare il padre, dal suo risentimento di dover sobbar- 
carsi per la seconda volta nella vita il peso della riconoscenza. 
A tratti si è presi dall'impressione, che l'intenzione di mettere 
il medico dalla parte del torto e di fargli sentire la sua impo- 
tenza e di trionfare sopra di lui abbia totalmente sostituito nel- 
l'ammalato l'intenzione migliore di por fine al proprio male. Le 



RESISTENZA E RIMOZIONE 273 



donne hanno un talento magistrale per favorire gli scopi della 
resistenza esibendo una traslazione affettuosa di tonalità ero- 
tica toccante la persona del medico. Quando questa inclinazione 
giunge ad un certo grado di altezza, vengono a sparire ogni 
interessamento per la situazione attuale della cura e ogni im- 
pegno assunto all'inizio della stessa. L'immancabile gelosia come 
pure l'amarezza causata dell'inevitabile se pur riguardoso rifiuto 
non possono far a meno di guastare l'accordo personale col 
medico, escludendo così una delle più potenti forze motrici del- 
l'analisi. 

Simili resistenze non devono venir giudicate unilateralmente. 
Esse contengono gran parte del materiale più importante tratto 
dal passato del paziente e lo riproducono in modo tanto per- 
suasivo da poter diventare i migliori sostegni dell'analisi quando 
un'abile tecnica sappia dar loro il giusto indirizzo. Rimane sol- 
tanto notevole il fatto che questo materiale comincia sempre 
per servire la resistenza e per presentare quella della sue fac- 
cie che è contraria alla cura. Si può anche dire che si tratta di 
proprietà del carattere o degli atteggiamenti presi dall'Io, mo- 
bilitati contro i mutamenti ai quali tendiamo. Qui si apprende 
come queste proprietà del carattere si siano formate in rapporto 
con le condizioni della nevrosi, e in reazione alle pretese della 
medesima, e si vengono a conoscere certi tratti di questo ca- 
rattere che altrimenti non sarebbero comparsi affatto o almeno 
non in tal misura, i quali si possono chiamare latenti. Non ri- 
porterete, spero, l'impressione che noi si consideri la comparsa 
di queste resistenze come un pericolo imprevisto minacciante 
l'influenza esercitata dall'analisi. No, noi sappiamo che tali resi- 
stenze devono comparire, e siamo scontenti soltanto quando non 
riusciamo a provocarle in forma abbastanza distinta e quando 
non possiamo renderle chiare all' ammalato. Anzi arriviamo a 
comprendere come la neutralizzazione di queste resistenze sia la • 
produzione essenziale dell'analisi e come essa costitusca quella 
parte del lavoro che sola può assicurarci di aver ottenuto qual- 
che successo sull'ammalato. 

Aggingete inoltre che l'ammalato mette a profitto ogni ca- 
sualità che si presenti nel corso della cura per crearne una causa 
di disturbo; che egli usa, quale motivo per rallentare i suoi 
sforzi, qualsiasi avvenimento esterno atto a distrarlo, qualsiasi 
frase espressa intorno a lui da un'autorità contraria all'analisi, 



274 LEZIONE DICIANNOVESIMA 

qualsiasi indisposizione organica casuale, o complicante la ne- 
vrosi, e persino ogni miglioramento del suo proprio stato, e 
avrete ottenuto un quadro approssimativo, ma non ancora com- 
pleto, delle forme e dei mezzi propri alla resistenza combat- 
tendo la quale si compie ogni singola analisi. Trattai tanto 
esurientemente questo punto, perchè dovevo comunicarvi che di 
questa esperienza fatta riguardo la resistenza opposta dai neu- 
rotici all'eliminazione dei loro sintomi facemmo la base della 
nostra interpretazione dinamica della nevrosi. Breuer ed io eser- 
citammo originariamente la psicoterapia servendoci dell'ipnosi ; 
la prima paziente di Breuer venne curata esclusivamente sotto 
l'influenza dell'ipnosi. Seguii dapprima le sue orme e confesso 
che il lavoro procedeva in modo più facile, più piacevole e an- 
che molto più rapido. I successi però si seguivano in modo lu- 
natico e non erano di lunga durata ; perciò finii col rinunciare 
all'ipnosi. Più tardi compresi che non era stato possibile di ac- 
quistare una chiara visione della dinamica di queste affezioni 
. sino a tanto che ci si era serviti dell'ipnosi. Lo stato ipnotico 
sottraeva appunto all'osservazione medica l'esistenza di questa re- 
■O sistenza. Questo stato d'ipnosi lasciava libero un certo campo 
per il lavoro analitico facendo retrocedere la resistenza e am- 
mucchiandola ai confini di questo campo in modo tale da ren- 
derla impenetrabile, come nella nevrosi coatta vien fatto dal 
dubbio. Perciò potei anche affermare che la psicoanalisi vera 
e propria è stata iniziata con la rinuncia all' aiuto dell' ipnosi. 
Ma la constatazione della resistenza avendo assunto tanta 
importanza, potremmo ora esprimere un dubbio precauzionale ; 
quello cioè di mostrare troppa leggerezza nell' ammettere tali 
resistenze. Esistono forse in realtà dei casi di nevrotici nei quali 
le associazioni mancano per cause differenti, o forse gli argo- 
menti svolti contro le nostre premesse meritano veramente di 
venir apprezzati per il loro contenuto, e noi abbiamo quindi 
torto di mettere tanto comodamente in disparte la critica intel- 
lettuale dell' analizzato, chiamandola resistenza. Va benissimo: 
noi però non abbiamo accettato leggermente tale giudizio. 
Avemmo campo di osservare ogni singolo paziente che ci cri- 
ticava in tal modo mentre in lui nasceva una resistenza, e lo 
osservammo pure dopo la scomparsa della stessa. Perchè l'in- 
tensità della resistenza cambia costantemente nel corso della 
cura, essa si accresce quando ci avviciniamo ad un nuovo tema 



T — 



m 



RESISTENZA E RIMOZIONE 275 



culmina quando siamo giunti all'apice del suo svolgimento e 
torna a cadere quando il tema è esaurito. Del resto, non essendo 
incorsi in nessuna speciale inabilità tecnica, non ci si trova mai 
al caso di dover lottare contro tutta la somma di resistenze che 
il paziente può esplicare. Potremo dunque persuaderci come, 
nel corso dell' analisi, lo stesso individuo riprenda e lasci cadere 
infinite volte il suo atteggiamento di critica. Quando siamo in 
procinto di portare alla sua coscienza un nuovo brano del ma- 
teriale incosciente, a lui specialmente penoso, egli si dimostra 
critico all'estremo. Anche se dapprima egli aveva molto com- 
preso ed accettato, ora tutte queste acquisizioni sono come scom- 
parse; nella sua smania di opposizione ad oltranza egli può darci 
la perfetta impressione di un essere effettivamente deficiente. 
Essendo riusciti a farlo superare questa nuova resistenza egli 
ritorna in possesso della sua persuasione e del suo intendimento. 
La sua critica non è quindi una funzione indipendente, da ri- 
spettarsi come tale, bensì la forza esecutiva del suo atteggia- 
mento affettivo, diretta dalla sua resistenza. Di fronte ad una 
cosa che non gli garbi, egli può difendersi con molta sagacità 
e dimostrare un acuto senso critico; trattandosi invece di una 
cosa che gli vada a genio la sua credulità può essere grandis- 
sima. Forse noi tutti non siamo molto diversi ; e questa dipen- 
denza dell'intelletto dalla vita affettiva si manifesta nelP analiz- 
zato in forma così spiccata, solamente perchè noi, mediante la 
analisi, lo mettiamo in tanto imbarazzo. 

In che conto terremo ora V osservazione fatta stili' amma- 
lato, quella cioè che egli si difende con tanta energia contro 
F eliminazione dei suoi sintomi e il ristabilimento di un decorso 
normale dei suoi processi psichici ? Riterremo di esserci imbat- 
tuti in grandi forze le quali si oppongono a un cambiamento 
delle condizioni esistenti, forze che devono essere quelle stesse 
le quali a suo tempo hanno provocato queste condizioni. Du- 
rante la formazione dei sintomi deve essere successo qualche 
cosa che noi ora possiamo ricostruire in base alle esperienze 
fatte nel loro scioglierli. Dalle osservazioni di Breiier sappiamo 
di già che V esistenza del sintomo presuppone quale premessa 
il fatto che un qualche processo psichico non è stato portato 
al suo termine in modo normale, sicché esso non ha potuto 
divenire cosciente. Il sintomo è adunque un surrogato di quanto 
non ha avuto luogo. Sappiamo ora dove trasferire l'effetto di 



27ó 



LEZIONE DICIANNOVESIMA 



forza da noi supposto. Una forte lotta deve essere scoppiata 
onde impedire che il processo psichico in questione venisse alla 
coscienza ; perciò esso rimase incosciente. Come tale egli aveva 
il potere di dar origine a un sintomo. Nel corso della cura ana- 
litica la stessa lotta si oppone ancora una volta allo sforzo fatto 
per portare l' inconscio alla coscienza. È questa lotta che sen- 
tiamo quale resistenza, e il processo patogeno di cui essa ci 
dimostra P esistenza, si chiamerà rimozione (VERDRAENGUNQ). 

Ora dobbiamo rappresentarci in forma più precisa questo 
processo di rimozione. Esso costituisce la condizione prelimi- 
nare alla formazione del sintomo, ma è allo stesso tempo una 
cosa che non possiamo confrontare con nessun' altra. Se pren- 
diamo per modello un impulso, un processo psichico tendente 
a trasformarsi in azione, sappiamo che esso può sottostare ad 
un rifiuto che noi chiamiamo riprovazione o condanna. In questo 
modo gli viene sottratta P energia di cui esso dispone, esso di- 
venta inefficiente, ma può continuar a sussistere come ricordo 
Lo svolgersi del processo riguardante la decisione della sua 
sorte è chiaramente noto all' Io. La cosa sarebbe del tutto di- 
versa se immaginassimo lo stesso impulso sottoposto invece alla 
rimozione. In questo caso esso conserverebbe la propria energia 
senza lasciar alcuna traccia di ricordo, inoltre il compiersi del 
processo di rimozione non sarebbe a conoscenza dell'Io. Con 
questo paragone non ci avviciniamo quindi all' essenza della 
rimozione. 

Ora vi spiegherò quali siano le concezioni teoretiche che 
sole si dimostrano le più atte a rivestire il concetto della rimo- 
zione di una forma più precisa e comprensibile. Prima di tutto 
dobbiamo procedere dal significato puramente letterale della 
parola: «incosciente» a quello sistematico della stessa, cioè 
dobbiamo deciderci a dire che la coscienza o incoscienza di un 
processo psichico va presa soltanto come una delle sue qualità 
e non necessariamente come una qualità non ambigua. Se un 
simile processo è rimasto incosciente, questo impedimento di 
raggiungere la coscienza rappresenta forse soltanto un indizio 
della sorte toccatagli e non tale sorte in sé stessa. Onde ren- 
dere percepibile questa sorte ammettiamo che ogni processo 
psichico — qui bisogna fare un' eccezione che verrà menzionata 
più tardi — esista dapprima in uno stadio incosciente ed entri 
appena da questo nella fase cosciente, a somiglianza circa di 



RESISTENZA E RIMOZIONE 



277 



un' immagine fotografica che essendo dapprima una negativa 
diventa immagine passando attraverso il tiraggio sulla carta. 
Ora però non occorre che ogni negativo diventi un positivo, e 
nemmeno è necessario che ogni processo psichico incosciente 
si trasformi in cosciente. Possiamo esprimerci con vantaggio 
dichiarando come ogni singolo processo appartenga dapprima, 
al sistema psichico dell' inconscio, e possa poi passare, sotto 
date circostanze, nel sistema psichico del conscio. 

La più grossolana rappresentazione di questi sistemi e la 
più comoda per noi, è quella spaziale. Paragoniamo dunque il 
sistema dell' inconscio ad un grande atrio nel quale scorazzino 
come singoli individui i moti psichici; immaginiamo che a que- 
sto atrio ne segua un altro, più stretto, una specie di salotto, 
nel quale si trattenga anche la coscienza, ma che alla soglia fra 
i due locali si trovi un guardiano nell'esercizio delle sue fun- 
zioni il quale esamini i singoli moti psichici, li censuri e impe- 
disca loro di entrare nel salotto qualora essi suscitino la sua 
disapprovazione. Resterete subito persuasi del fatto che non può 
esservi una gran differenza se il guardiano respinge dalla soglia 
un singolo moto psichico prima che esso la abbia varcata o 
dopo la sua entrata nel salotto. Si tratta soltanto del grado della 
sua attenzione e del momento nel quale avviene il riconosci- 
mento. Attenendoci a questa immagine possiamo permetterci di 
sviluppare ulteriormente la nostra nomenclatura. I sentimenti 
che stanno nell' atrio dell' inconscio sono sottratti allo sguardo 
della coscienza la quale si trova nell' altro locale, e devono per 
intanto rimanere incoscienti. Quando, essendosi già spinti sino 
alla soglia, furono respinti dal guardiano, vuol dire che essi 
sono inetti a venire alla coscienza e noi li chiameremo rimossi. 
Ma anche quei sentimenti ai quali il guardiano permise di var- 
care la soglia, non devono perciò essere necessariamente arri- 
vati alla coscienza; essi possono arrivarvi soltanto se riescono 
ad attirare lo sguardo della medesima. Siamo quindi in pieno 
diritto di chiamare questo secondo locale il sistema del preco- 
sciente. L' arrivare alla coscienza mantiene allora il suo senso 
puramente descrittivo. Ma per un singolo moto psichico la sorte 
chiamata rimozione consiste nel fatto che il guardiano si sia 
opposto al suo passaggio dal sistema dell' inconscio a quello 
del preconscio. Si tratta del medesimo guardiano, che impariamo 






278 LEZIONE DICIANNOVESIMA 



a conoscere sotto la forma di resistenza quando tentiamo di por 
fine alla rimozione mediante la cura analitica. 

Ora so benissimo che direte queste rappresentazioni essere 
altrettante rozze quanto fantastiche e affatto inammissibili in 
una esposizione scienrifica. So che esse sono rozze, anzi sap- 
piamo anche di più e cioè che esse non sono giuste, e, se non 
mi sbaglio di molto, possediamo già un surrogato migliore per 
sostituirle. Non so se dopo esse continueranno a sembrarvi al- 
trettanto fantastiche. Per ora esse sono delle rappresentazioni 
ausiliarie come quella dell'omuncolo nuotante nel circuito elet- 
trico usato da Ampère, e non è il caso di sprezzarle, visto che 
esse possono servire alla comprensione di quanto osserviamo. 
Vi assicuro che queste due rozze esposizioni riguardanti i due 
locali, il guardiano sorvegliante la soglia che li divide e la co- 
scienza che fa da aspettatore in fondo alla seconda sala, devono 
pur raperesentare degli ampi avvicinamenti al reale stato di 
cose. Vorrei anche farvi ammettere che le nostre designazioni 
incosciente, precosciente e cosciente pregiudicano molto meno e 
sono più facili a giustificarsi delle altre sinora proposte e già 
messe in uso come : subcosciente, cosciente ecc. {unterò ewasst, 
nebenbew. binnenbew. e. e. v.). 

Darò molto più importanza a un vostro eventuale monito 
rivolto al fatto che una sistemazione dell'apparato psichico si- 
mile a quella da me supposta, onde favorire la spiegazione dei 
sintomi nevrotici, non potrebbe essere che generalmente vale- 
vole e dovrebbe quindi poterci informare anche sul funziona- 
mento psichico normale. E in ciò devo naturalmente darvi ra- 
gione. Non possiamo per ora seguire questa deduzione, ma il 
nostro interessamento per la psicologia delle formazioni dei 
sintomi deve accrescersi straordinariamente di fronte alla pro- 
spettiva che lo studio delle condizioni patologiche possa get- 
tare la luce su quanto avviene sotto il fitto velo nel quale è 
involta la vita psichica normale. 

Non vi accorgerete del resto dove basano le nostre asser- 
zioni comprendenti i due sistemi e il rapporto che li collega 
e li unisce alla coscienza? Il guardiano posto fra Pincoscio e 
il preconscio è null'altro che la censura, alla quale trovammo 
essere sottoposta la formazione del sogno manifesto. I resti diurni 
da noi riconosciuti quali produttori del sogno erano del mate- 
riale precosciente che di nottetempo e durante il sonno aveva 






RESISTENZA E RIMOZIONE 279 

subito l'influsso di desideri inconsci e rimossi, e il quale in 
comunione con essi e in grazia alla loro energia, aveva potuto 
formare il sogno latente. Sotto il dominio del sistema inconscio 
questo materiale aveva attraversato una elaborazione — la con- 
densazione e lo spostamento — elaborazione ignota o ammessa 
solo eccezionalmente nella vita psichica normale, cioè nel si- 
stema preconscio. Tale differenza del modo di lavorare divenne 
per noi la caratteristica dei due sistemi ; invece considerammo 
il rapporto con la coscienza, il quale aderisce al preconscio, 
soltanto come indizio di appartenenza a uno dei due sistemi. 
Il sogno appunto, non è più un fenomeno patologico ; esso 
può apparire in tutte le persone sane sotto la condizione del 
sonno. Quella supposizione sulla struttura dell'apparato psichico, 
che ci fa comprendere contemporaneamente la formazione del 
sogno e quella dei sintomi nevrotici ha un diritto indiscutibile 
a venir presa in considerazione anche in rapporto alla vita psi- 
chica normale. 

Un tanto volevamo dire, per ora, della rimozione. Essa però 
è solamente la condizione preliminare per la condizione dei 
sintomi. Sappiamo il sintomo essere la sostituzione di un atto 
che fa impedito dalla rimozione. Ma per arrivare dalla rimo- 
zione al comprendimento di come si formi tale surrogato c'è 
una lunga via da percorrere. L'altro lato del problema presenta 
in rapporto alla constatazione della rimozione le seguenti do- 
mande : Quale specie di moti psichici soggiace alla rimozione, 
quali forze occorrono ad ottenerla e quali sono i motivi che la 
determinano? Per tutto ciò possediamo, sinora, un solo punto 
di appoggio. Esaminando la resistenza apprendemmo che essa 
proviene dalle forze dell'Io, da qualità conosciute e latenti del 
carattere. Furono queste quindi a causare la rimozione o al- 
meno a porteciparvi. Tutto il resto ci è ancora ignoto. 

Qui ora ci viene in aiuto la seconda esperienza da me 
enunciata. Attingendo all'analisi possiamo indicare in linea ge- 
nerale che cosa sia l'intenzione dei sintomi nevrotici. Ciò non 
è più nulla di nuovo per noi ; ve ne diedi due esempi. Ma na- 
turalmente cosa significano due soli casi? Avete il diritto di 
pretendere che ciò vi venga mostrato 200, infinite volte. Io però 
non posso fare tanto. Al posto di un numero sterminato di 
prove bisogna che subentri l'esperienza personale oppure la fede 



280 LEZIONE DICIANNOVESIMA 



basata sulle relazioni concordanti fatte da tutti gli psicoanalisti 
su questo punto. 

Ricorderete come nei due casi, di cui esaminammo accu- 
ratamente i sintomi, l'analisi ci mettesse a parte dei lati più 
intimi della vita sessuale di quelle pazienti. Nel primo caso 
potemmo inoltre ravvisare con speciale precisione l'intenzione 
ola tendenza del sintomo esaminato; nel secondo caso tale 
tendenza era forse parzialmente nascosta da un particolare che 
menzioneremo più tardi. Ora tutti i casi che potremmo sotto- 
porre all'analisi ci rivelerebbero le stesse cose trovate in questi 
due esempi. Ogni volta l'analisi ci inizierebbe alla vita e ai 
desideri sessuali dell'ammalato e ogni volta saremmo obbligati 
a stabilire che i suoi sintomi servono alla medesima intenzione. 
Questa intenzione si rivela essere un adempimento di desideri 
sessuali, i sintomi servono all'appagamento sessuale degli am- 
malati e sono un surrogato di quelle soddisfazioni che mancano 
loro nella vita. 

Pensate all'azione coatta della nostra prima paziente. La si- 
gnora sente la mancanza del marito intensamente amato , col 
quale non può convivere in conseguenza alle sue mancanze e 
debolezze. Ella è costretta a rimanergli fedele, non può mettere 
nessun altro al suo posto. Il suo sintomo coatto le dà quanto 
essa desidera, innalza il marito, nega, corregge le sue debolezze, 
soprattutto la sua impotenza. Questo sintomo è in fondo l'adem- 
pimento di un desiderio, proprio come un sogno è precisamente 
la realizzazione di un desiderio erotico, ciò che del sogno non 
si può dire sempre. Dal caso della nostra seconda paziente po- 
teste per lo meno desumere come il suo cerimoniale tendesse 
ad ostacolare o ad impedire i rapporti coniugali dei suoi ge- 
nitori, affinchè da questi non nascesse un altro figlio. Oltre a 
ciò avrete indovinato come in fondo esso aspirasse a mettere 
sé stessa al posto della madre. Anche qui dunque troviamo l'eli- 
minazione delle cause disturbanti il sodisfacimento sessuale e 
la realizzazione dei propri desideri sessuali. Parleremo fra poco 
della complicazione accennata. 

Miei signori. Vorrei prevenire il caso di dover fare delle 
ritrattazioni postume sulla generalità di queste asserzioni. Vi 
rendo perciò attenti che tutto quanto dico qui in rapporto alla 
rimozione, alla formazione dei sintomi e al significato di questi 
proviene dallo studio di tre forme di nevrosi, l'isterismo d'an- 



RESISTENZA E RIMOZIONE 2S1 



goscia, l'isterismo di conversione e la nevrosi coatta, e vale 
dapprima soltanto per queste tre forme. Queste tre affezioni che 
usiamo unire in un gruppo col nome di « nevrosi di trasla- 
zione » (Ubertragungsneurosen) circoscrivono anche il campo 
nel quale può esplicarsi la terapia psicoanalitica. Le altre ne- 
urosi furono studiate meno profondamente dalla psicoanalisi, e 
per uno dei loro gruppi la causa di questa posposizione va 
certamente attribuita all'impossibilità di esercitare un'influenza 
terapeutica. Inoltre non dovete dimenticare come la psicoana- 
lisi sia una scienza ancora molto giovane, come essa richieda 
una preparazione assai lunga e faticosa , e come sino a non 
molto tempo fa essa sia stata scrutata da due soli occhi. Siamo 
però in procinto di penetrare in tutti i punti nell'intendimento 
di queste altre affezioni, che non appartengono alle neurosi di 
traslazione. Spero di potervi ancora esporre quali ampliamenti 
vengano dati alle nostre premesse e ai risultati dall'adattamento 
a questo nuovo materiale e di potervi dimostrare come questi 
ulteriori studi non ci abbiano condotto a delle contraddizioni, 
ma alla conquista di maggiori coerenze delle nostre vedute. Se 
dunque tutto quanto viena detto ora vale per le tre nevrosi di 
traslazione, lasciate che io aumenti il valore del sintomo con 
una nuova comunicazione. Un esame comparativo della cause 
della malattia dà precisamente un risultato che può venir espresso 
con la seguente formula: la ragione che fa ammalare questi in- 
dividui è il diniego imposto loro in un modo qualsiasi dalla realtà 
alla soddisfazione dei propri desideri sessuali. Riconoscerete 
quanto ottimamente concordino questi due risultati. Più che 
mai i sintomi vanno considerati quali soddisfazioni posticcie, so- 
stitutive, di quelle reali mancate nella vita. 

Si possono far certamente infinite altre obbiezioni contro 
l' affermazione che i sintomi nevrotici siano il surrogato di sod- 
disfazioni sessuali. Per oggi ne menzionerò ancora due. Quando 
avrete esaminato un numero abbastanza grande di nevrotici voi 
forse scuoterete il capo e verrete a dirmi: per una serie di casi 
tutta ciò non corrisponde; i sintomi sembrano aver piuttosto 
l'intenzione contraria; quella cioè di escludere o di eliminare 
il soddisfacimento sessuale. Non discuterò la giustezza della 
vostra interpretazione. Nella psicoanalisi la situazione si com- 
piace essere spesso più complicata di quauto vorremmo. Se essa 
fosse stata tanto semplice forse non sarebbe occorsa la psico- 



IC<>. 



282 LEZIONE DICIANNOVESIMA 



analisi per portarla alla luce. In realtà già alcuni tratti del ce- 
rimoniale della nostra seconda paziente presentano questo ca- 
rattere ascetico contrario al soddisfacimento sessuale, quando 
p. es. ella allontana gli orologi, il che ha il significato simbo- 
lico di impedire le erezioni notturne, oppure quando ella vuol 
prevenire la caduta e lo spaccarsi di vasi, ciò che corrisponde 
ad una difesa della sua verginità. In altri casi di cerimoniali 
eseguiti prima di coricarsi che ebbi occasione di analizzare, tale 
carattere negativo era assai più pronunciato; il cerimoniale si 
componeva talvolta totalmente di misure difensive dirette contro 
ricordi o tentazioni sessuali. Del resto apprendemmo già ripe- 
tutamente come nella psicoanalisi i contrapposti non abbiano il 
significato di contraddizioni. 

Possiamo allargare le nostre asserzioni col dire che i sintomi 
tendono o all'adempimento di desideri sessuali o a una difesa 
contro i medesimi, e precisamente nelP isterismo predomina in 
genere il carattere positivo realizzante il desiderio e nella ne- 
vrosi coatta quello ascetico, negativo. Ammesso che i sintomi 
possano servire tanto al soddisfacimento sessuale, quanto al suo 
contrapposto, tale dualità o bipolarità viene ad avere un'eccel- 
lente motivazione in una parte del loro meccanismo che non 
fummo ancora al casa di mezionare. Essi cioè sono, come sen- 
tiremo, dei compromessi risultanti dall'interferenza di due cor- 
renti contrarie e rappresentano tanto la cosa rimossa quanto la 
forza rimotrice che partecipò alla loro formazione. La rappre- 
sentazione può poscia avvenire piuttosto in favore dell'una che 
dell'altra parte; raramente soltanto un'influenza resta completa- 
mente esclusa. Neil' isterismo viene per lo più raggiunto l'in- 
contro delle due intenzioni nel medesimo sintomo. Nella ne- 
vrosi coatta succede spesso che entrambe le porzioni si divi- 
dano; allora il sintomo si sdoppia nella successione di tempo e 
consta di due azioni che si susseguono e si eliminano reci- 
procamente. 

Esiste un secondo dubbio che non supereremo con altret- 
tanta facilità. Nel rievocare una più lunga serie di interpreta- 
zioni di sintomi, vi sentirete, secondo ogni probabilità, incli- 
nati dapprima al giudizio, che in questo caso il concetto del 
soddisfacimento sessuale sostituente sia stato esteso al suo mas- 
simo limite. Non mancherete di rilevare che questi sintomi non 
offrono alcuna sodisfazione reale, e che abbastanza spesso essi 



> 






RESISTENZA E RIMOZIONE 283 



si limitano a vitalizzare una sensazione o la rappresentazione di 
una fantasia tratta da un complesso sessuale. Inoltre che la pre- 
tesa sodisfazione sessuale presenta assai spesso un carattere 
infantile e indegno, avvicinandosi circa a un atto masturbatorio, 
oppure che essa ricorda quei malvezzi poco puliti che si proi- 
biscono o si tentano di levare già ai bambini. Vi dichiarerete 
anche stupiti del fatto che si voglia far passare sotto il nome 
di soddisfacimento sessuale quanto forse dovrebbe venir descritto 
quale appagamento di voglie crudeli, terribili e quasi innatu- 
rali. Su questi ultimi punti, miei signori, non ci sarà dato di 
giungere ad un accordo prima di aver sottoposto ad un esame 
fondamentale la vita sessuale dell'uomo e prima di aver fissato 
quali siano le cose che abbiamo il diritto di chiamare sessuali. 






LEZIONE VENTESIMA 



Dottrina generale delle nevrosi. La vita sessuale umana. 

Signore e signori, 

Sarebbe pur da credere che non possa sussistere alcun 
dubbio su quanto si intende con la parola « sessuale». Innanzi- 
tutto la parola sessuale comprende pur tutto quanto è sconvenien- 
te, tutte quelle cose di cui non si deve parlare. Mi fu detto che 
i discepoli di un famoso psichiatra si dettero una volta la pena 
di persuadere il loro maestro del fatto che molto spesso i sin- 
tomi degli isterici rappresentavano delle cose sessuali. In questo 
intento essi lo accompagnarono al letto di un' isterica i cui assalti 
riproducevano indubbiamente il processo di un parto. Ebbene, ri- 
spose egli negando, un parto non è mica una cosa sessuale. Ben 
inteso, un parto non deve necessariamente essere una sconvenienza. 

Vedo che mi fate carico di scherzare con cose tanto serie. 
Ma il mio non è proprio uno scherzo. In realtà non è facile 
indicare quale sia il contenuto del concetto « sessuale ». L'unica 
formola calzante sarebbe forse questa : « tutto quanto sta in 
nesso con la differenza che passa fra i due sessi », ma voi la 
trovereste scolorita e troppo vasta. Prendendo come centro 
l'atto sessuale direte forse che « sessuale » è tutto quanto si 
occupa del corpo ed in particolar modo delle parti genitali del- 
l'altro sesso allo scopo di arrivare al piacere e che tende come 
ultimo fine, al congiungimento dei genitali e alla consumazione 
dell'atto sessuale. Ma in questo caso non sarete in realtà molto 
lontani dal parificare sessuale e sconveniente, e il parto allora 
non entra davvero nel campo sessuale. Considerando invece 
quale nocciolo della sessualità la funzione riproduttiva si corre 
\1 pericolo di escludere tutta una seria di fatti, i quali pur non 
tendendo alla riproduzione, sono tuttavia certamente sessuali, 



286 



LEZIONE VENTESIMA 



come p. es. la masturbazione e persino il bacio. Noi però siamo 
già preparati a vedere come i tentativi di definizione condu- 
cano sempre a delle difficoltà ; rinunciamo perciò a voler far 
meglio proprio in questo caso. Possiamo supporre che nello 
sviluppo del concetto « sessuale » sfa avvenuto un qualche fatto, 
il quale secondo una buona espressione di H. Silòerer, ebbe 
per conseguenza un « errore di copertura » del vocabolo. Già 
in linea generale, siamo su per giù orientati su quanto l'uomo 
usa chiamare sessuale. 

Per tutte le esigenze pratiche della vita basterà adunque 
dire: qualche cosa che è costituita dalla considerazione della 
differenza fra i due sessi, del piacere, della funzione riprodut- 
tiva, e del carattere di tutto quanto, essendo sconveniente, deve 
venir celato. Ma ciò non basta più alla scienza. Con l'aiuto di 
esami accurati, i quali certamente richiesero molta abnegazione 
e molto spirito di sacrificio, venimmo a conoscere dei gruppi 
di individui umani, la cui « vita sessuale » diverge nel modo 
più appariscente dal solito quadro comune. Una parte di que- 
sti « pervertiti » ha, per così dire, cancellata dal proprio pro- 
gramma la differenza sessuale. Soltanto il medesimo sesso può 
suscitare i loro desideri sessuali; l'altro sesso, massima le sue 
parti genitali, non sono in genere per essi un oggetto sessuale, 
e in casi estremi costituiscono persino una causa di ribrezzo. 
In tal modo essi hanno, ben inteso, rinunciato a qualsiasi con- 
corso alla riproduzione. Noi chiamiamo tali persone omosessuali 
o invertiti. Si tratta di uomini e di donne spesso — se pur non 
sempre — perfettamente conformati in tutto il resto ; ad alto 
sviluppo etico ed intellettuale, ma affetti soltanto da questa fa- 
tale deviazione. Attraverso i loro rappresentanti scientifici essi 
si spacciano per una speciale varietà della razza umana, per un 
terzo sesso che ha gli stessi diritti degli altri due. Forse avremo 
occasione di esaminare criticamente le loro pretese. Essi, ben 
inteso, non sono, come vorrebbero affermare, una « parte sele- 
zionata » dell'umanità, ma contano fra di loro almeno altret- 
tanti individui inferiori ed inutili quanto gli uomini di natura 
sessuale diversa. 

Questi pervertiti almeno, si propongono, in rapporto al loro 
obbietto sessuale, quasi la stessa finalità a cui i normali ten- 
dono in rapporto al loro. Ma ad essi fa seguito una lunga se- 
rie di anormali, la cui attività sessuale si allontana sempre più 







LA VITA SESSUALE UMANA 287 



da quanto può sembrar desiderabile ad ogni persona sensata. 
Per la loro varietà e stranezza essi sono paragonabili soltanto 
a quelle figure deformi che P. Breughel dipinse nel rappresen- 
tare le tentazioni di S. Antonio oppure a quelle di divinità e 
di credenti scomparsi che Flaubert fa sfilare in lunga proces- 
sione dinanzi al suo pio penitente. Per conservare una certa 
chiarezza di idee nel distinguerli bisogna portare una specie di 
ordine nel brulicame da essi formato. Li dividiamo in quelli, 
per i quali è stato mutato 1' obbietto sessuale, come nel caso 
degli omosessuali, e in quelli per i quali fu cambiata, in prima 
linea, la finalità sessuale. Al primo gruppo appartengono co- 
loro che hanno rinunciato al congiungimento dei reciproci ge- 
nitali e che durante l'atto sessuale sostituiscono il genitale di 
uno dei due individui con un'altra parte o con un'altra regione 
del suo corpo ; sormontando così le deficienze della disposi- 
zione organica e l' impedimento opposto dallo schifo (bocca, 
ano invece di vagina). Esistono poi degli altri i quali, a dire il 
vero, si attengono ancora al genitale, ma non in seguito alla 
funzione sessuale di questo, bensì a causa di quelle altre fun- 
zioni di cui esso è partecipe in base a dei motivi anatomici e 
di vicinanza. Esaminandoli, vediamo che le funzioni escremen- 
tizie, da cui l'educazione del bambino tentò di distrarre l'at- 
tenzione, hanno ancora il potere di attrarre il pieno interessa- 
mento sessuale. Ci sono poi degli altri che hanno rinunciato 
completamente al genitale quale oggetto di desiderio, ponendo 
invece al suo posto un'altra parte del corpo, il seno femminile, 
il piede, la treccia. Viene poscia la serie di coloro, per i quali 
non ha valore nemmeno una parte del corpo, e i cui desideri 
vengono tutti soddisfatti da un oggetto di vestiario come una 
scarpa o un capo di biancheria, cioè i feticisti. Poscia quelle 
persone che pur desiderando l'oggetto intero, sottopogono il 
medesimo a delle esigenze ben determinate, strane od orribili, 
anche quella di volerlo veder trasformato in un cadavere im- 
potente, e di renderlo tale con una costrizione delittuosa, per 
poterne godere. Ma basta per ora con gli orrori di questo genere. 
Alla testa dell'altra schiera stanno;! perversi, \ quali si sono 
posti per fine dei propri desideri sessuali quanto conta nor- 
malmente quale azione introduttiva e preparatoria. Quelli dun- 
que che agognano all'esame e al palpeggiamento dell'altra per- 
sona, oppure alla contemplazione delle sue funzioni intime, i 



28S 



LEZIONE VENTESIMA 



quali poi denudano quelle parti del proprio corpo che dovreb- 
bero rimanere nascoste, nell'oscura aspettativa di venir ricom- 
pensati dalla controparte con un'azione corrispondente. Seguono 
poi gli enigmatici sadisti le cui tenere aspirazioni non cono- 
scono altra mèta che quella di procurare all'oggetto amato dolori 
e tormenti, che vanno dalle insinuazioni umilianti sino alle gravi 
lesioni corporali. Oppure, quasi per compenso, il loro contrap- 
postò ; i masochisti, il cui unico piacere consiste nel farsi in- 
fliggere dall'oggetto amato tutte le umiliazioni e tutte le torture 
tanto in forma reale che simbolica. 

Ed altri ancora, in cui parecchie di queste condizioni anor- 
mali si trovano unite o limitate, e infine ci resta poi da ap- 
prendere che a fianco di quelli i quali cercano le proprie sod- 
disfazioni sessuali nella realtà, esistono anche degli altri che si 
accontentano di immaginare soltanto tale soddisfacimento, e che 
in genere non hanno bisogno di un oggetto reale, ma possono 
sostituire il medesimo con la propria fantasia. 

E ciò non ostante è indubitabile che queste follie, queste 
stranezze, questi orrori costituiscono proprio l'attività sessuale 
di tali individui. E non valga soltanto il fatto che essi medesimi 
interpretano la cosa così e sentono questo senso di sostituzione, 
ma dobbiamo ancora dirci che tutto questo occupa nella loro 
vita lo stesso spazio che il normale sodisfacimento sessuale man- 
tiene nella nostra ; che per ottenere il loro scopo essi fanno gli 
stessi talvolta smisurati sacrifici : così che è possibile di seguire 
in tutti i dettagli, nei più rozzi come nei più minuti, in quali 
punti queste anormalità si accostino allo stato normale e in 
quali esse si allontanino dallo stesso. E nemmeno può sfuggirvi 
come anche qui si ritrovi il carattere sconveniente ed indecente 
proprio all'attività sessuale, soltanto che in questo caso esso è 
per lo più salito ad un punto tale da dover venir chiamato ob- 
brobrioso. 

Signore e signori, che posizione dobbiamo prendere di fronte 
a questi modi insoliti di soddisfacimento dei propri desiderii 
sessuali ? Coll'esprimere la nostra indignazione e la nostra per- 
sonale ripugnanza e con V assicurare cha non partecipiamo a 
queste voglie, avremo evidentemente fatto un bel nulla. Nes- 
suno ci ha chiesto di farlo. Si tratta alla fin fine di un campo 
di fenomeni pari a qualunque altro. Una scappatoia che chia- 
masse questi casi soltanto delle rarità e dei fatti curiosi sarebbe 






LA VITA SESSUALE UMANA 289 

facilmente confutabile. Si tratta, al contrario, di fenomeni molto 
frequenti e assai diffusi. Ma se ci si volesse persuadere che 
non avremmo bisogno di lasciare che essi influiscano sulle opi- 
nioni da noi formulate riguardo la vita sessuale trattandosi 
esclusivamente di traviamenti e di pervertimenti, sarebbe op- 
portuno di dare una seria risposta. L'incomprensione di queste 
forme morbose della sessualità e l'incapacità di connetterle alla 
vita sessuale normale, dimostrerebbero che non abbiamo capito 
neppure quest'ultima. In breve, il riuscire a renderci piena- 
mente conto in teoria delle sunnominate perversioni e del nesso 
che le congiunge alla cosiddetta sessualità normale è nostro 
imprescindibile compito. 

Ad eseguirlo ci aiuteranno un criterio e due esperienze. 
Dobbiamo il primo a Iwan Bloch ; esso porta una correzione 
nel modo di considerare tutte queste perversioni come « indizi 
di degenerazione » in base al fatto che tali deviamenti dalla 
mèta sessuale, tali allentamenti dei rapporti con l'oggetto ses- 
suale, esistettero in tutti i tempi, anche nei più remoti, presso 
tutti i popoli, dai più primitivi ai più colti, procurandosi al- 
l' occasione l' indulgenza ed il consenso più generali. Le due 
esperienze si ottennero durante gli esami psicoanalitici dei ne- 
vrotici ; esse devono influire in modo definitivo sul nostro in- 
tendimento delle perversioni sessuali. 

Abbiamo detto essere i sintomi neurotici delle sostituzioni 
di soddisfacimenti sessuali, ed io vi accennai come l' accerta- 
mento di questa asserzione col mezzo dell'analisi dei sintomi 
sarebbe venuto a cozzare contro varie difficoltà. Questa asser- 
zione cioè è giustificata soltanto se nel « soddisfacimento ses- 
suale » includiamo anche i cosiddetti bisogni sessuali perversi, 
perchè una simile interpretazione dei sintomi ci si impone con 
sorprendente frequenza. La pretesa di eccezionalità avanzata da- 
gli omosessuali o invertiti viene subito a cadere quando ap- 
prendiamo che in ogni singolo nevrotico si può provare l'esi- 
stenza di stimoli omosessuali, e che una buona parte dei sin- 
tomi esprime questa latente inversione. Coloro i quali da soli 
si dichiarano omosessuali sono quindi soltanto gli invertiti co- 
scienti e manifesti il cui numero scompare di fronte a quello 
degli omosessuali latenti. Siamo però obbligati a considerare la 
scelta dell'oggetto dal campo del proprio sesso addirittura come 
una diramazione regolare della vita amorosa, ed impariamo 



■ 



290 



LEZIONE VENTESIA1A 



sempre più a dare a questo fatto una importanza specialmente 
elevatata. Ciò non elimina ben inteso le differenze che passano 
fra l'omosessualità manifesta e il comportamento normale ; la 
loro importanza pratica continua a sussistere, ma il loro valore 
teoretico ne rimane immensamente diminuito. Presumiamo per- 
sino che una determinata affezione, che non possiamo più an- 
noverare fra le neurosi di traslazione, la paranoia, precisamente, 
provenga sempre dal tentativo di respingere degli stimoli omo- 
sessuali ultraforti. Ricorderete forse ancora come una delle no- 
stre pazienti (pag. 245) recitasse nella sua azione coatta la parte 
di un uomo, e cioè del suo proprio marito abbandonato; molto 
spesso le donne nevrotiche producono dei sintomi nei quali esse 
personificano un uomo. Se anche questo fatto non può venir 
ascritto all'omosessualità in sé stessa, pure esso ha molto a che 
fare con le premesse della medesima. 

Come probabilmente saprete, la nevrosi isterica può pro- 
durre i suoi sintomi su tutti i sistemi organici disturbando così 
tutte le funzioni del corpo. L'analisi dimostra che in questi casi 
vien data espressione a tutti gli stimoli, chiamati perversi, e ten- 
denti a sostituire il genitale con un altro organo. Tali organi- 
si comportano allora come sostituzioni dei genitali ; e fu ap- 
punto la sintomatologia dell'isterismo a portarci alla concezione 
che agli organi del corpo vada ascritta un'importanza sessuale 
erogena sovrapposta alla loro funzionalità specifica e che essi 
vengano disturbati nell'adempimento del loro reale compito bio- 
logico quando il secondo li tenga troppo occupati. Infinite sen- 
sazioni ed innervazioni che ci si presentano in forma di sintomi 
isterici, su organi che apparentemente nulla hanno a che fare 
con la sessualità, ci svelano in tal modo la loro natura. Essi 
sono cioè dei soddisfacimenti di sintomi sessuali perversi, i quali 
fecero sì che altri organi si appropriassero l' importanza delle 
parti genitali. E veniamo pure a vedere quale ampia attitudine 
gli organi della nutrizione e dell'escrezione posseggano a di- 
i venire i depositari degli stimoli sessuali. Si tratta quindi del 

medesimo fatto dimostratoci dalle perversioni ; soltanto che in 
queste si poteva vederlo e riconoscerlo senza alcuna fatica, 
mentre nell'isterismo dobbiamo prima passare attraverso al- 
l'interpretazione dei sintomi e poscia trasportare gli stimoli ses- 
suali perversi nell'incosciente dell'individuo, invece di ascriverli fe, 
alla sua coscienza. 



1 



OH 



LA VITA SESSUALE UMANA 291 



I più importanti fra i complessi sintomatici nei quali suol 
manifestarsi la nevrosi coatta, dimostrano di essere quelli che 
provengono dalla spinta di stimoli sessuali ultraforti di natura 
sadistica, la cui finalità è quindi perversa, sintomi, i quali, in 
conformità alla struttura della nevrosi coatta, servono precìsa- 
mente alla difesa contro tali desideri, oppure ad esprimere la 
lotta che si svolge fra il desiderio di difendersene e quello di 
vederli esauditi. Ma anche il soddisfacimento stesso non ci sca- 
pita gran che ; per vie indirette esso riesce a farsi valere nel 
comportamento dell'ammalato, volgendosi con predilezione con- 
tro la sua persona e facendone V aguzzino di sé stesso. Altre 
forme della nevrosi, quelle del « dubbio », corrispondono ad 
una sproporzionata sessualizzazione di atti, i quali nel normale 
rapporto con il soddisfacimento sessuale normale hanno di solito 
l'importanza di azioni preparatorie, come il desiderio di vedere, 
di scrutare. Questo ci spiega l'importanza spettante alla paura 
del contatto e alla coazione di lavarsi. Una parte insospettata- 
mente grande delle azioni coatte si riconnette, sotto la veste di 
una modificazione ,o di una ripetizione larvata, alla masturba- 
zione, che notoriamente accompagna quale unica azione uni- 
forme i casi più diversi di fantasticheria sessuale. 

Non mi sarebbe difficile di rappresentarvi assai più intima- 
mente i rapporti che passano fra perversione e nevrosi, ma credo 
che quanto dicemmo finora possa bastare alle nostre intenzioni. 
Dovremo però vigilare affinchè questi schiarimenti sul signifi- 
cato dei sintomi non ci inducano ad esagerare la frequenza e 
V intensità delle inclinazioni perverse dell' uomo. Avete inteso 
come la forzata rinuncia al soddisfacimento sessuale normale 
possa essere la causa di una malattia nevrotica. Questa rinun- 
cia reale fa sì che il bisogno si getti nelle vie anormali dell'ec- 
citazione sessuale. Vedrete più tardi in qual modo ciò avvenga. 
In ogni caso comprenderete come in seguito ad un simile rin- 
gorgo coattivo « collaterale » gli stimoli perversi debbano ap- 
parire più forti che nel caso in cui nessun ostacolo si fosse op- 
posto al soddisfacimento sessuale normale. Una simile influenza 
è, del resto, riconoscibile anche nelle perversioni manifeste. In 
parecchi casi esse vengono provocate o attivate dalle troppo 
grandi difficoltà che ostacolarono il soddisfacimento normale 
dell' istinto sessuale, in seguito a delle circostanze passeggere 
oppure a degli ordinamenti sociali durevoli. In altri casi le in- 



-«^Wv 



292 



LEZIONE VENTESIMA 






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•• 



chnazioni perverse non dipendono, ben inteso, da tali cause 
fautrici ; per quel dato individuo esse costituiscono allora, per 
così dire, il modo normale di soddisfare i propri biso°ni ses- 
suali. 

Momentaneamente forse vi sembrerà che il rapporto esi- 
stente fra la sessualità normale e quella perversa sia stato reso 
più chiaro. Attenetevi però alla seguente riflessione : se è vero 
che la reale difficoltà a procurarcelo o la mancanza di un sod- 
disfacimento sessuale normale può far apparire delle inclina- 
zioni perverse in persone, che altrimenti non le avrebbero" di- 
mostrate, bisogna ammettere in queste persone l' esistenza di 
qualche cosa atta a favorire le perversioni ; oppure se preferite, 
la presenza di tali perversioni in forma latente. Ma nel seguire 
questa via ci imbattiamo nella seconda novità da me annun- 
ciata. L'indagine psicoanalitica è stata cioè obbligata ad occu- 
parsi anche della vita sessuale del bambino, e precisamente in 
seguito al fatto che durante l' analisi dei sintomi i ricordi e 
le idee evocate dal paziente lo riconducevano spesso sino ai 
primi anni della sua infanzia. Quanto venimmo a scoprire in 
tal modo fu confermato punto per punto da osservazioni im- 
mediate fatte su bambini. Da queste risultò che tutte le incli- 
nazioni perverse radicano nell'infanzia, che i bambini ne hanno 
tutte le disposizioni e le mettono in pratica nella misura corri- 
spondente alla loro immaturità, dunque in breve che la ses- 
sualità perversa non è altro se non la sessualità infantile ingran- 
dita e scomposta nei suoi singoli stimoli. 

Ora, senza dubbio, le perversioni vi appariranno sotto un'al- 
tra luce, e non vi sarà più possibile di misconoscere il nesso 
che le collega alla vita sessuale umana, ma a costo di quali 
sorprese e di incongruenze penose per il vostro sentimento ! 
A bella prima sarete certo disposti a contestare ogni cosa : il 
fatto che nei bambini ci sia qualche cosa che possa venir chia- 
mata una vita sessuale, 1' esattezza delle nostre osservazioni, e 
il diritto di trovare che esista una parentela fra il modo di com- 
portarsi dei bambini e quanto più tardi viene condannato quale 
perversione. Permettete quindi che vi spieghi dapprima i motivi 
della vostra opposizione e che vi presenti più tardi la somma 
delle nostre osservazioni. L' ammettere che i bambini non ab- 
biano una vita sessuale— cioè eccitazioni, bisogni e una specie 
di soddisfacimento sessuale — bensì che questa sorga in essi im- 






LA VITA SESSUALE UMANA 293 



provvisamente fra il 12° e il 14° anno di età, sarebbe — prescin- 
dendo da qualsiasi osservazione, altrettanto improbabile e in- 
sensato in linea biologica, come il pretendere che essi siano nati 
senza i genitali e che questi spuntino loro appena all'epoca della 
pubertà. Quanto in quest'epoca si desta nel fanciullo è la fun- 
zione della riproduzione la quale si serve per i suoi scopi di 
un materiale fisico e psichico già esistente. Voi dunque scam- 
biate erroneamente i concetti di sessualità e di riproduzione, 
chiudendovi in tal modo la via che conduce alla comprensione 
della sessualità, delle perversioni e delle nevrosi. Questo errore 
però è tendenzioso. Per una strana combinazione esso ha le sue 
radici nel fatto che voi stessi siete stati bambini e siete sog- 
giaciuti come tali all'influenza dell' educazione. Fra i suoi più 
importanti compiti educativi la società deve precisamente pro- 
porsi quello di domare e frenare l'istinto sessuale quando questo 
prorompe in forma di istinto di riproduzione, e di sottomet- 
terlo ad una volontà individuale identica al precetto imposto da 
essa società. Sta pure nel suo interesse di differire il suo com- 
pleto sviluppo sino a tanto che il bambino abbia raggiunto un 
certo grado di maturità intellettuale, perchè il pieno dichiararsi 
dell'istinto sessuale segna anche il termine dell'educabilità pra- 
tica. L'istinto altrimenti romperebbe ogni argine, distruggendo 
tutta l'opera costruita con tanta fatica dalla coltura. Del resto 
il compito di dominarlo non è mai facile, esso riesce talvolta 
troppo male taPaltra troppo bene. In ultima analisi la società 
umana è animata da un motivo economico; non possedendo 
mezzi di sussistenza bastanti a mantenere i suoi membri senza 
che questi lavorino, essa deve limitare il loro numero e far 
defluire le loro energie dall' attività sessuale verso il lavoro. 
Sempre l'eterna lotta per l'esistenza dunque, cominciata in tempi 
immemorabili e viva ancora ai nostri giorni. 

L'esperienza deve aver mostrato agli educatori come il com- 
pito di rendere guidabile la volontà sessuale della umana ge- 
nerazione si possa risolvere soltanto cominciando ad influire 
assai per tempo su di essa, non aspettando cioè per farlo che 
sopravvenga la tempesta della pubertà, ma intervenendo già 
nella vita sessuale infantile che ne costituisce la preparazione. 
Con questo intento si proibiscono o si fanno prendere in uggia 
al bambino quasi tutte le sue attività sessuali ; ci si propone 
l'obiettivo di rendere asessuale la vita infantile e col tempo si 




294 LEZIONE VENTESIMA 







e giunti finalmente al punto di ritenerla veramente tale, ciò che 
la scienza enuncia anche come un suo precetto. Ora per non 
mettersi in contraddizione con le proprie credenze e con le pro- 
prie intenzioni, si omette di vedere l'attività sessuale del bam- 
bino, ciò che non è un lavoro facile, oppure ci si accontenta, 
sc.entificamente parlando, di interpetrarla in altro modo. Il bam- 
bino viene considerato puro ed innocente e chi si permette di 
farne una descrizione diversa, può venir accusato di sacrilegio 
contro . sentimenti più delicati e più sacri dell'umanità. 

1 bambini stessi sono gli unici che non partecipano a que- 
ste convenzioni, che fanno valere candidamente i loro diritti 
animaleschi e che dimostrano ad ogni istante di dover ancora 
percorrere la via che conduce alla purezza. Abbastanza strana 
e la circostanza che coloro i quali rinnegano la sessualità in- 
fantile, non rallentano perciò i freni dell'educazione, bensì proi- 
biscono nel modo più severo la manifestazione di tale sessualità, 
dando loro il titolo di « malvezzi infantili >. Di grande inte- 
resse teorico è pure il fatto che questa fase di vita, la quale 
sta in piena contraddizione con un' infanzia asessuale, e com- 
prende gli anni infantili sino al quinto e al sesto, viene rico- 
perta poi per il massimo numero di persone da un velo di 
amnesia che può venir squarciato del tutto soltanto da un' in- 
dagine psicoanalitica, ma che fu reso penetrabile, già in prece- 
denza, per delle singole formazioni oniriche. 

Voglio ora produrvi quanto vi è di più distintamente ri- 
conoscibile nella vita sessuale del bambino. Per praticità lasciate 
che io introduca anche il concetto della libido. La libido è de- 
stinata, in modo del tutto analogo alla fame, a designare la 
forza, mediante la quale si esplica V istinto ; in questo caso 
l'istinto sessuale, come in quello della fame l'istinto della nu- 
trizione. . Altri concetti come l'eccitazione e il soddisfacimento 
sessuale non abbisognano di ulteriori commenti. Comprende- 
rete facilmente voi stessi, oppure, con più probabilità, adoprerete 
quale obbiezione, il fatto che nello studio delle attività sessuali 
del poppante la parte massima spetta all'interpretazione. Queste 
interpretazioni si ottennero in base all' esame analitico percor- 
rendo in direzione regressiva la via che dal sintomo riconduce 
all'infanzia. I primi stimoli della sessualità compariscono nel 
poppante in connessione ad altre funzioni vitali. Il suo princi- 
pale interessamento è rivolto, come sapete, alla propria nutrì- 



■ 
LA VITA SESSUALE UMANA 295 



zione; addormentandosi sazio, nel seno della nutrice egli pre- 
senta l'espressione di beato soddisfacimento, che si ripeterà, più 
tardi, dopo soddisfatto l'orgasmo sessuale. Ciò non basta a for- 
mare la base di una conclusione. Però possiamo osservare, come 
il poppante ripeta l'atto di prendere il cibo senza pretendere 
ulteriore alimento, nel quale caso egli non sottostà alla spinta 
della fame. Si usa dire che il poppante succhia (o poppa) e il 
fatto che eseguendo tali atti egli si addormenta con la stessa 
espressione di beatitudine, ci dimostra come l'atto di succhiare 
in sé stesso gli abbia apportato un soddisfacimento. E noto come 
il bambino si abitui ben presto a non prendere sonno prima 
di aver succhiato. Il primo ad affermare la natura sessuale di- 
questa azione infantile fu un vecchio pediatra di Budapest, il 
Doti. Lindner. (1) Le persone incaricate delle cure del bambino, 
le quali certo non intendono di prendere un atteggiamento 
teoretico, sembrano condividere questo giudizio. Esse non met- 
tono in dubbio che il succhiare abbia l'unico scopo di procu- 
rare al bambino una sensazione di piacere, lo considerano uno 
dei vizi infantili e se il bambino non vuol rinunciarvi da solo, 
esse lo costringono a farlo procurandogli delle impressioni sgra- 
devoli. Apprendiamo quindi che il poppante eseguisce degli 
atti con l'intenzione unica di procurarsi del piacere. Crediamo J-- 
che egli abbia conosciuto dapprima tale piacere durante l'atto 
alimentare, ma che poi egli abbia ben presto imparato a scin- 
derlo da questa condizione. Possiamo attribuire la sensazione 
del piacere soltanto all'eccitazione delle zone buccali e labbiali 
denominiamo queste parti del corpo zone erogene e designiamo* 
il piacere ottenuto succhiando quale piacere sessuale. Il diritto 
a questa nomenclatura sarà certo ancora da discutersi. 

Se il poppante potesse parlare egli dichiarerebbe certamente 
che l'atto di succhiare il seno materno è il fatto più importante 
della vita. Dal suo punto di vista non si può dargli torto, perchè 
con questo atto egli soddisfa due grandi bisogni vitali. Non senza 
nostra sorpresa apprendiamo poi dalla psicoanalisi come sia 
grande la parte che il significato psichico di quest' atto con- 

(1) Vedi d'Annunzio in « Forse che sì forse che no » mentre de- 
scrive un bacio « inspirando l' istinto alla sua bramosia, l'atto di 

spremere, il primissimo gesto insorto dalla cecità del nato d'uomo; ecc » 
(E. W.). 



296 LEZIONE VENTESIMA 



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serva durante tutto il corso della vita. Il poppare dal seno ma- 
terno diventa il punto di partenza di tutta la vita sessuale, il 
modello inarrivabile di ogni altro sodisfacimento sessuale po- 
steriore, al quale la fantasia ritorna abbastanza spesso in epo- 
che di bisogno. Esso include il seno materno per premio fra 
gli oggetti dell'istinto sessuale. Non posso darvi nemmeno un'idea 
di quanto sia importante questo primo oggetto per ogni sin- 
gola scelta posteriore, né degli effetti profondi che esso pro- 
duce nelle sue trasformazioni e sostituzioni sino nei campi più 
lontani della nostra vita psichica. Per intanto però il poppante 
vi rinunzia durante l'atto del succhiare e lo sostituisce con una 
parte del proprio corpo, il bambino succhia il proprio pollice, 
la propria lingua. In questo modo egli ottiene il piacere indi- 
pendentemente dall' approvazione del mondo esterno e lo rin- 
forza oltre a ciò con l'eccitazione di una seconda zona del pro- 
prio corpo. In rapporto al piacere le zone erogene non sono 
tutte egualmente produttive ; si tratta perciò di un avvenimento 
importante quando il lattante, come riferisce Lindner scopre 
durante le ricerche fatte sulla propria persona, i punti special- 
mente eccitabili rappresentati dai suoi genitali, entrando così 
nella strada che conduce dal succhiare all'onania. 

Col prendere in considerazione il succhiare siamo già ve- 
nuti a conoscenza di due caratteri decisivi della sessualità in- 
fantile. Essa nasce in rapporto al soddisfacimento dei grandi 
bisogni organici, e agisce autoeroticamente, cioè cercando e 
trovando i suoi obbietti sul proprio corpo. Quanto si è mo- 
strato chiaramente in rapporto all'atto di alimentazione, si ripete 
in parte nel corso delle escrezioni. Ne concludiamo che la se- 
crezione dell'orina e del contenuto intestinale procura al lat- 
tante un'impressione di piacere, e che egli ben presto si adopera 
ad ordinare queste azioni in modo da ottenere il massimo pia- i 

cere possibile mediante un'adeguata eccitazione delle zone 
erogene delle mucose. Questo, come spiega la delicata osser- 
vatrice Lou Andreas, è il punto nel quale il bambino si trova 
per la prima volta di faccia al mondo esterno, che lo affronta 
quale una potenza nemica tendente ad impedirgli il raggiun- 
gimento del piacere, ed è qui che egli presente le lotte interne 
ed esterne del futuro. Per espellere i suoi escrementi egli non 
può scegliere l'istante che più gli aggrada, ma deve accettare 
quello impostogli da altre persone. Per portarlo alla rinuncia 



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LA VITA SESSUALE UMANA 297 



di questi piaceri si spiega al bambino come tutto quanto sta 
in rapporto con tali funzioni sia sconveniente e destinato a ri- 
maner segreto. Per la prima volta dunque egli è costretto a 
barattare del piacere con della dignità sociale. Il rapporto che 
lo lega agli escrementi stessi è dapprima ben diverso. Il suo 
sterco non gli fa schifo, egli anzi lo stima quale una parte del 
proprio corpo, da cui non gli riesce facile dividersi, e che egli 
offre quale primo « regalo » alle persone da lui preferite, che 
vuol distinguere. Anche più tardi, quando l'educazione è riu- 
scita nell'intento propostosi di allontanarlo da simili inclinazioni, 
egli conserva questa sua alta stima degli escrementi trasportan- 
dola sul concetto « regalo » o < denaro ». Con speciale orgoglio 
egli sembra invece considerare i propri successi nell'orinare. 
So benissimo che da molto tempo vorreste interrompermi 
per gridare : Basta con tali enormità ! La defecazione dovrebbe 
essere una fonte di soddisfacimento sessuale sfruttata già dal 
lattante ! Lo sterco una sostanza preziosa ! l'ano una specie di 
genitale ! Non possiamo crederlo, ma cominciamo a compren- 
dere perchè i pediatri e i pedagoghi siano rifuggiti dalla psico- 
analisi e dai suoi risultati. No signori miei ! avete dimenticato 
soltanto come io abbia voluto presentarvi i fatti della vita ses- 
suale infantile in rapporto con quelli delle perversioni sessuali. 
Perchè non dovreste sapere che per un gran numero di adulti, 
tanto omosessuali che eterosessuali, l'ano prende realmente nei 
rapporti sessuali la parte della vagina? E che esistono molti 
individui, i quali mantengono per tutta la vita una sensazione 
di piacere durante la defecazione, piacere che essi non chia- 
mano affatto piccolo ? In quanto poi all'interesse suscitato da 
quest'atto e al divertimento che procura l'assistere alla defeca- 
zione altrui potete averne la conferma dai bambini stessi, di- 
venuti più grandi ed atti a raccontarvelo. Ben inteso che questi 
bambini non devono esser stati intimiditi sistematicamente in 
precedenza, altrimenti essi sono consci di dover tacere in pro- 
posito. Riguardo al resto vi rimetto ai risultati dell' analisi e 
all' osservazione diretta dei bambini e vi ripeto che occorre 
un'arte speciale per non vedere tutte queste cose o per svisarle. 
E non ho neanche nulla in contrario che la parentela esistente 
fra la sessualità infantile e le perversioni sessuali vi apparisca 
assai spiccata. Si tratta in realtà di un fatto ovvio : ammettendo 
in genere che il bambino abbia una vita sessuale, questa deve 

-J- v^ 'v^rvv 4L .^v^^/u fall 




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298 LEZIONE VENTESIMA 



1 



essere di natura perversa, visto che ad eccezione di alcuni oscuri 
indizi, il fanciullo inanca ancora di tutto quanto trasforma la 
sessualità in funzione riproduttiva. D'altra parte la rinuncia alla 
finalità della riproduzione è il carattere comune a tutte le per- 
versioni. Un'attività sessuale viene chiamata perversa, appunto 
quando essa ha rinunciato al fine riproduttivo e tende al pia- 
cere come ad una finalità indipendente. Comprenderete ora come 
il momento decisivo e critico della vita sessuale sia quello in 
cu. questa viene subordinata agli intenti della riproduzione. 
Tutto quanto è preceduto e tutto quanto si è sottratto a tale 
conversione, per tendere unicamente al piacere, viene tacciato 
col poco onorifico nome di « perverso » e disprezzato come tale. 
Lasciate dunque che continui la mia concisa descrizione 
della sessualità infantile. Potrei completare quanto dissi di due 
sistemi organici, prendendo in considerazione gli altri. La vita 
sessuale infantile si esaurisce appunto nell' attivazione di una 
serie di istinti parziali i quali cercano il raggiungimento del 
piacere in parte sul proprio corpo e in parte già su oggetti 
esterni. Fra questi organi vengono a distinguersi ben presto i 
genitali ; ci sono degli individui per i quali il piacere ottenuto 
sui propri genitali, senza il concorso di un'altro genitale od 
oggetto, prosegue daWonania infantile sino aìVonania della pu- 
bertà causata dal bisogno e continua a sussistere dopo di questa 
per un tempo indeterminato. II tema dell' onania non si po- 
trebbe, del resto, esaurire con tanta rapidità ; esso offre il campo 
alle più disparate considerazioni. 

Per quanto io sia inclinato ad abbreviare il tema anche 
ulteriormente, pure devo darvi ancora alcune delucidazioni sul- 
l'indagine sessuale condotta dai bambini (l). Essa è troppo ca- 
ratteristica per la sessualità infantile e troppo importante per la 
semiotica delle nevrosi. L'indagine sessuale infantile s'inizia 
assai presto, talvolta prima del terzo anno di vita. Essa non siA- 
collega alla differenza dei sessi, la quale non ha nessun signi- 
ficato per il bambino, visto che esso— il maschio per lo meno — 
attribuisce a tutti i due sessi il medesimo genitale maschile. 
Accadendo che il bambino scopra la vagina sulla persona di 

(1) V. anche Freud: Tre monografie sulla Teoria Sessuale - tradu- 
zione di M. Levi Bianchini - Biblioteca Psicoanalitica Italiana. Nocera 
Inferiore 1921. 



1 



LA VITA SESSUALE UMANA 299 



una piccola sorella od amica, egli tenta dapprima di rinnegare 
la testimonianza dei suoi sensi, non sapendo figurarsi l'esi- 
stenza di un essere umano che gli somigli e che manchi di 
quella parte tanto preziosa per lui. Più tardi egli si spaventa 
della possibilità intraveduta, e le eventuali precedenti minacele 
fattegli, ogni qual volta egli si fosse occupato troppo intensa- 
mente del suo piccolo membro, ottengono in tal modo un'ef- 
ficacia retrospettiva. Il bambino cade allora sotto il dominio 
del « complesso di castrazione » alla cui configurazione spetta 
una parte grandissima nella formazione del suo carattere se 
egli resta sano; della sua nevrosi se egli si ammala; e delle 
sue resistenze, nel caso in cui egli venga sottoposto ad un 
trattamento analitico. Sappiamo che la bambina si sente Gra- 
vemente pregiudicata dalla mancanza di un pene grande e vi- 
sibile, che essa invidia al maschio in possesso di questo, e che 
in essa si sviluppa essenzialmente per questo motivo il desiderio 
di essere un uomo, desiderio che verrà riassunto più tardi dalla 
nevros., se questa dovesse comparire in seguito a qualche di- 
sgrazia venuta a turbare la sua vita di donna. Durante l'infan- 
zia, del resto, la clitoride della bambina assume assolutamente 
la parte del pene; essa è depositaria di un'eccitabilità speciale, 
e costituisce «1 punto sul quale viene ottenuto il soddisfacimento 
autoeroheo. Per la femminizzazione della bambina ha molta 
importanza il fatto che la clitoride ceda a tempo e completa- 
mente tale sensibilità all'ostio della vagina. Nei casi di cosid- 
detta anestesia sessuale riscontrati in donne, la clitoride ha 
mantenuto ostinatamente questa sensibilità. 

L'interesse sessuale infantile si rivolge dapprima piuttosto 
al P/oblema della provenienza dei bambini, quello cioè che forma 
la base delle domande poste dalla sfinge tebana, interesse de- 
stato per lo più dalla paura egoistica, che si produce alla com- 
parsa d. un nuovo bambino. La risposta d'uso, che i bambini 
vengono portati dalla cicogna, suscita l'incredulità, più spesso 
di quanto si crede, e già in bambini piccoli. L'impressione che 
i grandi gli nascondano la verità, contribuisce molto all'isola- 
mento del bambino e allo sviluppo della sua indipendenza. 
Esso però non ha i mezzi di sciogliere da solo tale problema. 
La sua costituzione sessuale non ancora sviluppata mette dei 
limiti determinati al suo potere di discernimento. Da principio 
egli suppone che i bambini provengano da una sostanza spe- 



300 LEZIONE VENTESIMA 



ciale aggiunta al nutrimento, e non conosce la circostanza che 
soltanto le donne possano averne. Più tardi esso viene a cono- 
scenza di tale limitazione e abbandona l'idea di far discendere 
i bambini dal cibo ; questa però rimane riserbata alla fiaba. 11 
bambino divenuto più grande si accorge ben presto che il pa- 
dre deve avere una parte qualsiasi nella venuta dei figli, ma 
non riesce ad indovinare quale essa sia. Essendo stato casual- 
mente testimonio di un atto sessuale, il bambino vede in esso 
un tentativo di sopraffazione, una rissa : il malinteso sadistico 
del coito. Egli però non connette immediatamente quest' atto 
alla nascita del bambino. Anche scoprendo delle traccie di san- 
gue nel letto o sulla biancheria della madre egli le considera 
soltanto come la prova di una lesione arrecatale dal padre. 
Negli anni infantili più avanzati egli suppone bensì che al mem- 
bro sessuale maschile spetti una partecipazione essenziale nella 
formazione del bambino, ma non sa attribuire a quella parte 
del corpo altre funzioni che quella dell'orinare. 

Da principio i bambini sono concordi nel credere che la 
nascita del figlio debba aver luogo dall'intestino : che il bimbo 
quindi comparisca come una massa fecale. Questa teoria viene 
abbandonata appena all'epoca in cui l'interesse anale perde il 
suo valore, e allora vi si sostituisce la supposizione che l'om- 
belico si apra oppure che il punto ove si nasce si trovi nella 
regione del petto, fra le due mammelle. In questo modo il 
fanciullo indagante si avvicina alla nozione dei fatti sessuali op- 
pure passa loro dinanzi ingannato dalla propria ignoranza, sino 
a quando gliene venga data una spiegazione generalmente sprez- 
zante od incompleta, la quale non di rado ha degli effetti trauma- 
tici. Ciò succede di solito negli anni che precedono la pubertà. 

Avrete certamente inteso dire che nella psicoanalisi il con- 
cetto « sessuale » viene indegnamente allargato nell'intenzione 
di poter mantenere saldi i principi del determinismo sessuale 
della nevrosi e del significato sessuale dei sintomi. Ora siete 
al caso di giudicare voi stessi se tale ampliamento sia giusti- 
ficato o no. Noi abbiamo esteso il concetto della sessualità sol- 
tanto sino a farlo raggiungere la misura necessaria ad inclu- 
dervi la vita sessuale dei perversi e quella dei bambini. In altri 
termini gli abbiamo ridato le sue giuste proporzioni. Quanto 
fuori della psicoanalisi porta il nome di sessualità si riferisce 
unicamente ad una vita sessuale limitata, che serve alla ripro- 
duzione e che si chiama normale. 



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LEZIONE VENTUNESIMA 



Dottrina generale delle nevrosi. Sviluppo della libido 
e organizzazioni sessuali. 

Miei Signori, 

Ho l'impressione di non esser riuscito a rendervi ben per- 
suasi dell'importanza che le perversioni hanno per il nostro in- 
tendimento della sessualità. Vorrei perciò far tutto quanto posso 
onde migliorare ed aggiungere. 

Non è già che le perversioni soltanto ci abbiano costretti 
ad introdurre quella modificazione del concetto di «sessualità», 
contro la quale ci furono mosse sì violenti obbiezioni. Lo stu- 
dio della sessualità infantile ha fatto ben di più in questo ri- 
guardo, e la concordanza fra i due campi è divenuta decisiva 
per noi. Ma per quanto evidenti siano, negli anni più avanzati 
dell'infanzia, le espressioni della sessualità infantile, pure nella 
loro fase iniziale esse sembrano svanire in regioni indetermina- 
bili. Chi non vuol tener conto dell'evoluzione biologica e dei 
suoi rapporti con i propri elementi analitici, negherà loro il ca- 
rattere sessuale, sostituendolo con un qualsiasi carattere indif- 
ferenziato. Non dovete dimenticare che per ora non siamo in 
possesso di un contrassegno generalmente accettato, che indi- 
chi la natura sessuale di un processo, a meno che non si con- 
sideri come tale l'appartenenza alla funzione della riproduzione 
a cui rinunciammo perchè troppo ristretta. I criteri biologici, 
come le periodicità di 23 e 28 giorni, stabilite da W. Fliess, 
sono ancora del tutto discutibili, le particolarità chimiche dei 
processi sessuali, che abbiamo il diritto di presupporre, non 
furono finora scoperte. Le perversioni sessuali degli adulti 
costituiscono invece alcunché di afferrabile e di indubbio. Già 
il loro nome, accettato generalmente, dimostra che esse sono 



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302 LEZIONE VENTUNESIMA 



senz'altro delle sessualità. Si chiamino poi segni di degenera- 
zione o altrimenti, certo nessuno ha sinora trovato il coraggio 
di annoverarle fra altri fenomeni che non siano quelli della vita 
sessuale. Esse soltanto ci danno il diritto di asserire che ses- 
sualità e riproduzione non si coprono, essendo evidente come 
esse perversioni tutte rinneghino la finalità della riproduzione. 

Scorgo qui un parallelo non privo d'interesse. Mentre per 
la maggioranza cosciente e psichico hanno il medesimo signi- 
ficato, noi fummo costretti ad allargare il concetto di «psichico», 
onde poter qualificare come psichici dei fatti incoscienti. Un 
caso somigliante è l'identità dei concetti « sessuale » e « appar- 
tenente alla riproduzione » — o, in forma più breve, « genitale », 
affermata dagli altri, mentre noi non possiamo fare a meno di 
ammettere un concetto « sessuale » che non sia « genitale » e 
e che non abbia niente a che fare con la riproduzione. Si tratta 
di una somiglianza formale soltanto, ma non priva di motiva- 
zioni più profonde. 

Ma se l'esistenza delle perversioni sessuali rappresenta un 
argomento tanto costringente in tale questione, perchè mai que- 
sto argomento non produsse ancora il suo effetto risolvendo la 
questione? Non saprei proprio dirvelo. Credo che ciò sia da 
attribuirsi al fatto che sulle perversioni sessuali grava un bando 
specialissimo il quale si estende anche alla teoria e ostacola la 
loro trattazione scientifica. Come se non fosse possibile dimen- 
ticare che esse non sono soltanto delle cose orribili bensì an- 
che delle enormità e dei pericoli, come se si potesse ritenerle 
seducenti e si dovesse vincere un'intima invidia segreta contro 
coloro che ne godono, come se esse costituissero un caso si- 
mile a quello che il margravio punitore confessa nella famosa 
parodia del Tanhàuser: 

Di Venere nel monte dovere e onor scordò. 
È strano ! Ad un di noi tal cosa mai toccò. 

In realtà i perversi sono piuttosto dei poveri diavoli che pagano 
estremamente care le loro soddisfazioni difficili a raggiungersi. 
Che l'attività perversa acquisti il carattere di un'attività ses- 
suale ad onta di tutta V osticità presentata dai suoi oggetti e 
dai suoi fini lo dimostra la circostanza che per lo più 1' atto 
del soddisfacimento perverso fa pur capo al pieno orgasmo e 



SVILUPPO DELLA LIBIDO E ORGANIZZAZIONI SESSUALI 



303 



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all'evacuazione dei prodotti genitali. Ciò è naturalmento soltanto 
la conseguenza dell'età matura dell'individuo; nel bambino, or- 
gasmo e secrezione genitale non sono possibili, e vengono so- 
stituiti da indizi, anche questi non ancora ritenuti indubbiamente 
sessuali. 

Devo aggiungere ancora qualche cosa affinchè la valoriz- 
zazione delle perversioni sia completa. Per quanto diffamate esse 
siano, per quanto acuto sia il contrasto nel quale esse vengono 
poste di fronte all'attività sessuale normale, pure si può osser- 
vare con tutta comodità come soltanto in rari casi la vita ses- 
suale dei normali manchi di uno o dell'altro tratto perverso. 
Già il bacio può pretendere l'appellativo di atto perverso, con- 
sistendo esso nell'unione di due zone buccali erogene al posto 
dei due genitali. Ma nessuno lo sprezza come tale, lo si am- 
mette al contrario quale allusione attenuata all'atto sessuale nelle 
rappresentazioni sceniche. Ma proprio il bacio può costituire 
invece una perversione completa, quando cioè esso arrivi ad una 
intensità tale da farne seguire l'evacuazione genitale e V orga- 
smo, cosa questa non troppo rara. Si può del resto apprendere 
come per alcuni il toccare e il guardare l'oggetto sia una con- 
dizione indispensabile al godimento sessuale, come un altro, 
giunto all'apice dell'eccitazione sessuale, pizzichi o morda, come 
il massimo dell'eccitazione non venga sempre provocato nel- 
l'amante dal genitale dell'oggetto, bensì da un'altra regione del 
suo corpo, ed altre cose del genere nella scelta più svariata. 
Non ha nessun senso escludere dalle file dei normali le per- 
sone che presentano singole particolarità di tale specie e di an- 
noverarle fra i perversi. Con crescente chiarezza anzi si viene 
a vedere che le perversioni non consistono nella trasgressione 
della finalità sessuale, non nella sostituzione dei genitali, e nem- 
meno sempre nella variazione dell'oggetto, bensì soltanto nel- 
l'esclusività con la quale queste deviazioni si effettuano, e con la 
quale vien posto in disparte l'atto sessuale servente alla ripro- 
duzione. In realtà gli atti perversi cessano di essere delle per- 
versioni in quanto essi si inseriscono quali contributi prepara- 
tori o rinforzatori della produzione dell'atto sessuale normale. 
Fatti di questa specie diminuiscono, ben inteso, di molto l'abisso 
che divide la sessualità normale da quella perversa. Ne risulta 
senza sforzo che la sessualità normale si è formata da qualche 
cosa che esisteva prima di essa, con l'eliminare da questo ma- 

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LEZIONE VENTUNESIMA 



feriale alcuni singoli tratti giudicati inadoperabili, e col racco- 
glier gli altri per subordinarli ad una nuova finalità: quella 
della riproduzione. 

Prima di sfruttare la famigliarità da noi acquistata col tema 
delle perversioni per assorbirci ancora una volta, armati di più 
chiare premesse, nello studio della sessualità infantile, devo ri- 
chiamare la vostra attenzione su una differenza importante fra 
i due argomenti. La sessualità perversa è di regola ottimamente 
centrata, ogni azione tende ad uno scopo — per lo più anzi ad 
un unico scopo. Vi esiste la supremazia di un istinto parziale, 
il quale o è l'unico riscontrabile oppure è quello che ha saputo 
sottoporre alle sue intenzioni tutti gli altri. Fra la sessualità nor- 
male e quella perversa esiste in questo senso una sola diffe- 
renza, quella cioè che gli istinti parziali, e conseguentemente 
le finalità sessuali, sono diverse. Tanto da una parte come dal- 
l'altra esiste, per così dire, una tirannide ben organizzata ; ma 
la padronanza spetta in ognuno dei due casi ad una famiglia 
differente. La sessualità infantile all' incontro manca in linea 
generale di una simile centralizzazione e organizzazione ; i suoi 
singoli istinti parziali hanno uguali diritti, ognuno di essi tende 
per proprio conto al raggiungimento del piacere. Tanto la man- 
canza quanto la presenza della centralizzazione si accordano 
naturalmente assai bene col fatto, che entrambe le sessualità, 
quella perversa e quella normale, sono scaturite dalla sessua- 
lità infantile. Esistono del resto anche dei casi di sessualità 
perversa, che presentano una somiglianza molto maggiore con 
l'infantile: quando cioè numerosi istinti parziali hanno potuto 
affermarsi o meglio continuarsi indipendentemente 1' uno dal- 
l'altro unitamente alle loro finalità. In questi casi è più giusti- 
ficato parlare di infantilismo della vita sessuale, anziché di 
perversione. 

Preparati in tal modo possiamo iniziare la discussione di 
una obbiezione che certo non ci sarà risparmiata. Ci verrà detto: 
Perchè vi ostinate a chiamar sessuali già quelle manifestazioni 
dell'infanzia, che poi si trasformeranno in cose sessuali e che 
voi stessi attestate essere indefinibili ? Perchè non vi acconten- 
tate semplicemente della descrizione fisiologica e non dite come 
già nel poppante si osservino delle attività, quali il succhiare 
o il trattenere gli escrementi, dimostranti che egli tende al pia- 
cere organico ? Evitereste in tal modo l'asserzione che il barn- 



1 



SVILUPPO DELLA LIBIDO E ORGANIZZAZIONI SESSUALI 305 

bino anche il più piccolo abbia una vita sessuale, asserzione che 
offende ogni sentimento. Ebbene, Signori miei, non trovo nulla 
da opporre al piacere organico ; so che il massimo piacere del- 
l'unione sessuale consiste anche soltanto in un piacere organico 
legato all'attività dei genitali. Ma sapreste dirmi quando questo 
piacere organico, originariamente indifferente, prenda il carat- 
tere sessuale che possiede, senza alcun dubbio, nelle fasi po- 
steriori dello sviluppo ? Sappiamo forse qualche cosa di più 
riguardo il « piacere organico » che riguarda la sessualità ? 
Risponderete che il carattere sessuale si aggiunge appena quando 
i genitali cominciano ad entrare in giuoco, che sessuale e ge- 
nitale si coprono. Respingerete perfino l'obbiezione delle per- 
versioni facendomi presente come per la massima parte delle 
perversioni si tratti in fondo di ottenere l' orgasmo genitale, 
se pure seguendo una via diversa da quella dell'unione dei ge- 
nitali. E in realtà migliorerete di molto la vostra posizione can- 
cellando dalla caratteristica delle cose sessuali il riferimento 
alla finalità della riproduzione, reso insostenibile dalle perver- 
sioni, mettendo in sua vece al primo posto l'attività genitale. 
Ma allora non siamo più tanto discordi ; da un Iato abbiamo 
gli organi genitali e dal lato opposto gli altri organi. Ma che 
posizione prenderete di fronte alle numerose esperienze le quali 
dimostrano che nell'ottenimento del piacere i genitali possono 
venir rappresentati da altri organi, come p. es. nel bacio nor- 
male, nelle pratiche perverse dei viveurs e nella sintomatologia 
dell'isterismo? È un caso frequente in questa nevrosi che ap- 
parizioni di stimoli, sensazioni e innervazioni e persino i pro- 
cessi dell'erezione, che si presentano normalmente nei genitali 
vengano spostati su altre, lontane parti del corpo (p. es. nello 
spostamento verso l'alto, sulla testa, sul viso). Convinti in tal 
modo ed impossibilitati a mantenere tutte quante le caratteri- 
stiche del vostro concetto sessuale, dovrete pur decidervi a se- 
guire il mio esempio ed estendere la designazione « sessuale » 
anche nell'attività della prima infanzia tendente al piacere or- 
ganico. 

Permettetemi ora di aggiungere a mia giustificazione due 
ulteriori considerazioni. Come sapete noi chiamiamo sessuali le 
attività dubbiose e indefinibili della prima infanzia rivolte al- 
l'ottenimento del piacere, perchè vi fummo condotti seguendo 
la via dell'analisi che parte dai sintomi e procede attraverso 



306 LEZIONE VENTUNESIMA 



del materiale innegabilmente sessuale. Ammetto che per questo 
esse non dovrebbero ancora essere necessariamente sessuali. Ma 
prendete un caso analogo. Immaginate che non esistesse nes- 
suna via per esaminare dal loro seme lo sviluppo di due piante 
dicotiledoni, del melo e del fagiolo, ma che in tutte e due ci 
fosse possibile di seguire regressivamente il loro sviluppo dal- 
l'individuo completamente sviluppato sino al primo embrione 
con due foglie embrionali. Le due foglioline embrionali non si 
distinguono una dall'altra ; sembrano eguali in tutti e due i 
casi. Dovrò per questo ammettere che esse siano in realtà della 
stessa specie e che la differenza specifica esistente fra il melo 
e il fagiolo subentri nella vegetazione appena più tardi ? O non 
è forse biologicamente più corretto di credere che la differenza 
esiste già nell'embrione anche se le foglie embrionali non pre- 
sentano alcuna diversità? La stessa cosa facciamo chiamando 
sessuale il piacere ottenuto dal poppante con la sua attività. 
Non posso discutere qui se tutti i piaceri organici ed ogni sin- 
golo di essi vada in realtà chiamato sessuale, o se a fianco di 
quelli sessuali ve ne esistano degli altri, che non meritano que- 
sto nome. Conosco troppo poco il piacere organico e le sue 
condizioni e dato il carattere regressivo dell'analisi, non posso 
in genere meravigliarmi se nell'arrivare in fondo ad una que- 
stione mi trovo dinanzi a dei punti per ora imprecisabili. 

Inoltre nel complesso di quanto volete asserire e' è ben 
poco che parli in favore della purezza sessuale del bambino, 
anche nel caso in cui io fossi rimasto convinto che sarebbe 
meglio di considerare come asessuale V attività del poppante. 
Perchè la vita, sessuale del bambino si sottrae a tutti questi 
dubbi già dall'inizio del terzo anno ; in quest'epoca cominciano 
già a destarsi i genitali, ne risulta quasi regolarmente un pe- 
riodo di masturbazione infantile, dunque di soddisfacimento 
genitale. Non è più il caso di dire che manchino le espressioni 
psichiche e sociali della vita sessuale; la scelta dell'oggetto, la 
preferenza affettuosa rivolta a singole persone, e persino la de- 
cisione per l'uno o l'altro sesso, e la gelosia, furono accertati 
da osservazioni imparziali prima dell' apparizione della psico- 
analisi ed indipendentemente da questa e possono venir accer- 
tate da qualsiasi osservatore che voglia vederle. Obb ietterete 
di non aver mai dubitato che l'affettuosità si destasse presto, 
ma soltanto del carattere « sessuale » di questa. È vero che i 



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SVILUPPO DELLA LIBIDO E ORGANIZZAZIONI SESSUALI 307 



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bambini fra i tre e gli otto anni hanno già imparato a nascon- 
dere tale carattere, ma fissando la vostra attenzione potrete 
sempre raccogliere abbastanza prove delle intenzioni « sessuali » 
di tale affettuosità, e quanto vi sarà ancora rimasto nascosto, 
potrà venirvi dato senza fatica e in ricca misura dalle indagini 
analitiche. Le finalità sessuali di quest'epoca stanno in intimo 
rapporto con la contemporanea indagine sessuale, della quale 
vi diedi alcune prove. Il carattere perverso presentato da alcune 
di queste finalità dipende naturalmente dall'immaturità costitu- 
zionale del bambino il quale non ha ancora scoperto lo scopo 
vero e proprio dell'atto dell'accoppiamento. 

Dal sesto all'ottavo anno, all'incirca, si può osservare una 
stasi o una retrocessione nello sviluppo sessuale, la quale, nei 
casi più favorevoli dal lato colturale, merita di essere chiamata 
un? epoca di latenza. Questa può anche mancare, non occorre 
che essa porti con sé un'interruzione dell'attività e degli inte- 
ressi sessuali su tutta la linea. La massima parte degli avveni- 
menti e dei moti psichici che precedettero la comparsa del- 
l'epoca di latenza incorrono poi nell'amnesia infantile già men- 
zionata, che avvolge la nostra prima giovinezza rendendocela 
estranea. In ogni psicoanalisi vien posto il compito di richia- 
mare alla memoria questo periodo di vita dimenticato, e non 
si può fare a meno di supporre che i principi stessi della vita 
sessuale in esso contenuti, abbiano determinato il motivo che 
lo fece scordare, o in altre parole che tale amnesia non sia al- 
tro che il risultato della rimozione. 

Già dal terzo anno di età la vita sessuale del bambino pre- 
senta molte concordanze con quella dell'adulto; e differisce da 
questa, come già sappiamo, per la mancanza di un'organizzazione 
fissa sotto il primato dei genitali, per gli inevitabili tratti di per- 
versioni, e naturalmente anche per l' intensità molto minore di 
tutta la tendenza. Ma le fasi dello sviluppo sessuale, oppure, 
come diremo, dello sviluppo della libido, che hanno maggior 
interesse per lo studio teorico, sono anteriori a quest'epoca. 
Tale sviluppo avviene tanto rapidamente, che I' osservazione 
diretta non sarebbe probabilmente mai riuscita a fissare i suoi 
fuggevoli quadri. Appena 1' indagine psicoanalitica delle ne- 
vrosi ci mise al caso di indovinare le fasi anteriori dello svi- 
luppo della libido. Queste certamente sono soltanto delle co- 
struzioni teoriche, ma quando applicherete praticamente la psi- 



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LEZIONE VENTUNESIMA 



coanalisi vedrete che si tratta di costruzioni necessarie ed uti- 
li. Capirete fra poco come avvenga che la patologia possa 
svelarci qui delle circostanze che ci sfuggono nel soggetto 
normale. 

Ora dunque possiamo indicare la forma che assume la vita 
sessuale del bambino prima che vi si stabilisca il primato dei 
genitali , il quale va preparandosi durante la prima epoca in- 
fantile che precede quella di latenza e viene poi organizzato 
durevolmente dalla pubertà in poi. In questi tempi remoti esi- 
ste una specie di organizzazione molto lenta, che chiameremo 
pregenitale. Nel corso di questa fase non sono però gli istinti 
parziali genitali ad occupare la prima linea, bensì quelli sadi- 
stici ed anali. Qui il contrapposto di maschile e femminile non 
ha ancora nessuna parte; esso è sostituito dalla contrapposi- 
zione esistente fra attivo e passivo, che si può designare come 
il predecessore della polarità sessuale, alla quale egli si fissa in 
epoca più tardiva. 

Le attività di questa fase, che considerate dal punto di vi- 
sta della fase genitale ci sembrano maschili, sono l'espressione 
di un istinto di possessione che arriva facilmente alla crudeltà. 
Gli intenti miranti ad una finalità passiva si connettono alla 
parte ove termina l'intestino, che rappresenta in quest'epoca 
una zona erogena di molta importanza. Gli istinti di guardare 
e di sapere si destano fortemente ; il genitale, invece, prende 
parte alla vita sessuale, soltanto nella sua veste di organo de- 
stinato alla secrezione dell'orina. Gli stimoli parziali di que- 
st'epoca non mancano già di obbietti, ma questi non devono 
necessariamente unirsi a formare un obbietto solo. L' organiz- 
zazione sadistico-anale è il gradino più prossimo alla fase del 
primato del genitale. Uno studio più profondo dimostra quanta 
parte di essa rimanga conservata alla configurazione ulteriore 
e definitiva, e in qual modo i suoi stimoli parziali vengano co- 
stretti ad inserirsi nella nuova organizzazione genitale. Dietro 
la fase sadistico-anale dello sviluppo della libido possiamo get- 
tare lo sguardo su una organizzazione anteriore più primitiva 
ancora in cui la parte principale spetta alla zona erogena bue- 
cale. Scoprirete da soli come 1' attività sessuale del succhiare ap- 
partenga a tale fase ed ammirerete l'intelligenza dimostrata dagli 
antichi egizi, la cui arte caratteristica il bambino, anche il di- 
vino Horas, raffigurandolo col dito in bocca. Non è molto che 



SVILUPPO DELLA LIBIDO E ORGANIZZAZIONI SESSUALI 



309 



4 



Abraham rese noto quali profonde tracce questa fase orale pri- 
mitiva lasci nella vita sessuale degli anni ulteriori. 

Miei Signori. Immagino che le ultime comunicazioni riguar- 
danti le organizzazioni sessuali, vi saranno più di peso che di 
insegnamento. Forse mi sono nuovamente approfondito un po' 
troppo nei particolari. Ma abbiate pazienza e vedrete che quanto 
udiste ora acquisterà un valore più tardi con l'applicazione pra- 
tica. Attenetevi per il momento all'impressione che la vita ses- 
suale — o come diciamo noi la funzione della libido — non com- 
parisce come una cosa finita, e non cresce nemmeno nella so- 
miglianza di sé stessa, ma attraversa invece una serie di fasi 
successive che non si assomigliano, percorrendo dunque un ci- 
clo evolutivo che si ripete più volte , come quello che va dal 
bruco alla farfalla. Il momento critico dello sviluppo sta nella 
subordinazione di tutti gli stimoli parziali sotto il primato dei 
genitali, dunque nell' assoggettamento della sessualità alla futi- J 
zione riproduttiva. Abbiamo dapprima una vita sessuale, per 
così dire scapata, consistente nell'attivazione indipendente di 
ogni singolo istinto parziale mirante al piacere organico. Que- 
sta anarchia è mitigata dai germi delle organizzazioni « prege- 
nitali »,'di cui la più prossima è la fase sadistico-anale, e die- 
tro a questa quella orale, che è forse la più primitiva di tutte. 
A ciò si aggiungono i diversi processi non ancora esattamente 
conosciuti, i quali producono il passaggio da un grado di or- 
ganizzazione a quello superiore successivo. Apprenderemo un'al- 
tra volta quale importanza abbia per la comprensione delle ne- 
vrosi il fatto che la libido debba percorrere una via tanto lunga 
e tanto ricca di interruzioni. 

Seguiremo oggi un altro lato di questo sviluppo e preci- 
samente la relazione che passa fra gli istinti parziali e l'obbietto. 
O meglio daremo una rapida scorsa a tale sviluppo per soffer- 
marci più a lungo su un risultato alquanto tardivo dello stesso. 
Alcuni componenti dell' istinto sessuale hanno dunque già dal 
principio un obbietto e lo mantengono ; così l' istinto di pos- 
sesso (sadismo) e l' istinto di guardare e di sapere. Altri com- 
ponenti più distintamente legati a determinate zone erogene 
del corpo, hanno dapprima un obbietto, sino a quando cioè 
essi si appoggiano ancora alle funzioni non sessuali, ma poi lo 
abbandonano nello svincolarsi da queste. Così il primo obbietto 
del componente orale dell' istinto sessuale è il seno materno, 



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che soddisfa il bisogno di nutrizione del poppante. Il compo- 
nente erotico contemporaneamente soddisfatto durante il pop- 
pare acquista la sua indipendenza con l'atto del succhiare: ri- 
nuncia all'obbietto estraneo e Io sostituisce con una parte del 
proprio corpo. L'istinto orale diventa autoerotico come lo sono 
sin da principio l'istinto anale e gli altri istinti erogeni. Lo svi- 
luppo ulteriore, ha, per esprimerci in forma concisa, due fina- 
lità: prima, di abbandonare l'autoerotismo, mutando ancora una 
volta l'obbietto risiedente sul proprio corpo con un obbietto 
estraneo, e secondo: di unificare i vari obbietti dei singoli 
istinti, e di sostituirli con un obbietto solo. Ciò naturalmente può 
riuscire soltanto quando quest'unico obbietto sia nuovamente 
un corpo intero simile al proprio, e in ogni caso quando venga 
lasciato cadere come inadoperabile un certo numero di stimoli 
istintivi autoerotici. 

I processi che accompagnano la scelta dell' obbietto sono 
piuttosto intricati, né hanno ottenuto sinora una chiara dimo- 
strazione. Per servire alle nostre intenzioni, osserveremo che 
quando negli anni infantili che precedono il periodo di la- 
tenza il processo ha raggiunto una certa configurazione orga- 
nica, V obbietto trovato risulta essere quasi identico al primo 
obbietto ottenuto dall'istinto orale con 1' accostarsi a quello della 
nutrizione. Questo obbietto, se non è il seno materno, è però 
la madre. Diciamo la madre essere // primo oggetto amoroso. 
E precisamente parliamo di amore, quando portiamo in prima 
linea la parte psichica delle tendenze sessuali, e tentiamo di 
respingere o di scordare momentaneamente le pretese istintive 
fisiche o « sessuali » che ne formano la base. All'epoca in cui 
la madre diventa oggetto di amore, si è già iniziata anche nel 
bambino la rimozione, che sottrae alla sua nozione la cono- 
scenza di una parte delle sue finalità sessuali. A questa scelta 
della madre si connette tutto quanto assume sì grande impor- 
tanza nella interpretazione psicoanalitica delle nevrosi sotto il 
nome di « complesso di Edipo » e che ebbe forse una non pic- 
cola parte nella resistenza incontrata dalla psicoanalisi da parte 
del mondo scientifico e profano. 

Ascoltate questo piccolo episodio avvenuto nel corso della 
presente guerra. Un valente discepolo della psicoanalisi, me- 
dico militare alla fronte tedesca in Polonia, suscita l'attenzione 
dei colleghi per essere occasionalmente riuscito ad esercitare 



J- 



SVILUPPO DELLA LIBIDO E ORGANIZZAZIONI SESSUALI 311 

un' inaspettata influenza su un ammalato. Richiesto, egli con- 
fessa di lavorare con mezzi psicoanalitici e si dichiarava pronto 
a comunicare il proprio sapere ai colleghi. I medici del corpo, 
colleghi e superiori, si raccolgono dunque ogni sera per ascol- 
tare le occulte dottrine dell'analisi. Tutto procede bene per un 
certo tempo, ma quando egli viene a parlare del complesso di 
Edipo, uno dei superiori si alza, dice di non credervi, di consi- 
derare una volgarità da parte del conferenziere quella di raccon- 
tare cose simili a degli uomini dabbene , combattenti per il 
proprio paese e padri di famiglia, e dichiara di proibire che le 
lezioni continuino. Con ciò, la cosa ebbe termine e l'analitico 
si fece trasferire in un'altra parte del fronte. Credo però che 
staremmo assai male se la vittoria tedesca abbisognasse di una 
simile « organizzazione » scientifica, organizzazione che la scienza 
tedesca non potrebbe certamente tollerare. 

Ora sarete impazienti di apprendere il contenuto di questo 
terribile complesso di Edipo. 11 nome stesso ve lo dice. Voi 
tutti conoscete la leggenda greca di re Edipo, destinato dalla 
sorte a uccidere il proprio padre e sposare la propria madre, 
il quale fa di tutto per sfuggire alla sentenza dell'oracolo e 
castiga sé stesso accecandosi quando comprende di aver com- 
piuto questi due delitti malgrado i suoi sforzi e senza saperlo. 
Spero che a molti di voi sia noto l'effetto raccapricciante della 
tragedia nella quale Sofocle svolge questo tema. L' opera del 
poeta attico ci rappresenta come l'azione, commessa da Edipo 
molto tempo prima, venga gradualmente scoperta attraverso un 
esame ritardato ad arte e coadiuvato da sempre nuovi indizi; 
in questo senso essa presenta una certa somiglianza col pro- 
cedimento di una psicoanalisi. Nel corso del dialogo la illusa 
Giocasta, la madre sposa, si oppone alla continuazione delle 
indagini. Ella si appella al fatto che molti sognarono di pos- 
sedere la propria madre, ma che ai sogni non va data troppa 
importanza. Noi non disprezziamo i sogni, meno che meno i 
sogni tipici, quelli cioè che compariscono a molti individui, e 
non dubitiamo punto che- quello menzionato da Giocasta stia 
in stretto rapporto col contenuto strano e spaventoso della 

leggenda. 

E da stupirsi che la tragedia di Sofocle non susciti nell'a- 
scoltatore una ripulsa assai più sdegnosa, una reazione simile a 
quella del nostro semplice medico militare e ben più giustifi- 



312 LEZIONE VENTUNESIMA 



f 



cata di questa. Si tratta in fondo di una produzione immorale, 
che annulla la responsabilità morale dell'uomo, che dichiara 
promotrici del delitto delle forze divine mostrando l'impotenza 
dei sentimenti morali umani che vi si oppongono. Si potrebbe 
quasi credere che il tema della leggenda miri ad accusare gli 
dei e il destino, e nelle mani di Euripide, spirito critico in lotta 
con gli dei, esso avrebbe probabilmente assunto la forma di 
una simile accusa. Ma il credente Sofocle non pensa neppure 
ad una applicazione di tal genere; per superare questa diffi- 
coltà egli ricorre ad una sofisticheria devota, e dice la suprema 
morale piegarsi al volere degli dei, anche trattandosi di un'im- 
posizione delittuosa. Io personalmente non trovo che questa 
morale sia uno dei lati forti della produzione, ma per l' effetto 
generale essa è indifferente. La reazione dell' ascoltatore non si 
rivolge ad essa, bensì al senso e al contenuto occulto della 
leggenda. Egli vi reagisce come se un'autoanalisi lo abbia fatto 
scoprire che in lui stesso esiste il complesso di Edipo e che 
la volontà divina come l' oracolo sono un travestimento che 
tende a nobilitare il suo proprio inconscio; quasi che egli stesso 
si rammenti con spavento di aver desiderato di uccidere il padre 
e di sposare in sua vece la madre. Anche la voce del poeta 
sembra dirgli: Invano tenti di opporti alla tua responsabilità, 
invano affermi quanto hai fatto in senso contrario a queste in- 
tenzioni delittuose. Sei colpevole ad onta di tutto, perchè queste 
intenzioni tu non hai potuto distruggere, in te esse continuano 
a sussistere allo stato incosciente. E questa è realmente una 
verità.psicologica. Anche quando, avendo respinto i propri sti- 
moli cattivi nell'incoscio, l'uomo vorrebbe persuadersi di non 
esserne responsabile, egli è costretto a sentirne la responsabi- 
lità attraverso un sentimento di colpevolezza il cui motivo gli 
sfugge. 

Si può indubbiamente considerare il complesso di Edipo 
come una delle fonti più importanti da cui proviene il senti- 
mento di colpabilità, che tormenta tanto spesso i nevrotici. Dirò 
di più: In uno studio sugli inizi della religione e della morale 
umana da me pubblicato nel 1913 sotto il titolo « Totem e 
Tabu » mi avvicinai alla supposizione che nella prima epoca 
, ^ della sua storia il genere umano come un tutto elementare e 
^ .XfV***\? indivisibile — attinse forse al complesso di Edipo il proprio sen- 
timento di colpabilità, fonte ultima da cui nacquero religione 





T^N 






SVILUPPO DELLA LIBIDO E ORGANIZZAZIONI SESSUALI 313 

e morale. Vorrei dilungarmi su tale oggetto, ma è meglio che 
vi rinunci. E difficile interrompere questo tema una volta ini- 
ziato; noi però dobbiamo ritornare alla psicologia individuale. 
Quali sono gli indizi del complesso di Edipo che la diretta 
osservazione del bambino scopre al momento della scelta del- 
l'obbietto, che precede l'epoca di latenza ? Ebbene, è facile ve- 
dere che il piccolo uom vuol avere la madre tutta per sé, che 
la presenza del padre lo disturba, che egli si arrabbia se questi 
si permette di accarezzarla, che egli è contento quando il padre 
parte o si assenta. Spesso egli esprime i suoi sentimenti in 
parole e promette alla madre di sposarla. Si penserà che ciò- 
è assai poco di fronte alle azioni di Edipo, ma in realtà invece 
è abbastanza; in embrione poi la stessa cosa precisa. L' osser- 
vazione è resa oscura dal fatto che il medesimo bambino ma- 
nifesta allo stesso tempo, in altre occasioni, un grande affetto 
verso il padre, ma simili atteggiamenti sentimentali contrari— o 
meglio ambivalenti — che genererebbero un conflitto nell'adulto, 
possono benissimo reggersi entrambi nel bambino per un certo 
tempo, come più tardi essi troveranno posto l'uno accanto a 
l'altro nell'inconscio. Si obbietterà pure che il comportarsi del 
bambino dipende da motivi egoistici e non giustifica l'ammis- 
sione di un complesso erotico. La madre pensa a tutti i bisogni 
del bimbo, sta perciò nell'interesse di questi che essa non si 
occupi di altre persone. Giustissimo, ma ben tosto risulta chia- 
ramente che in questa situazione, come in altre consimili, l'in- 
teresse egoistico offre soltanto il punto d'appoggio al quale si 
annoda la tendenza erotica. Quando il bambino manifesta la 
più aperta curiosità sessuale in rapporto alla madre, quando egli 
prega di poterle dormire accanto, fa tutto il possibile per as- 
sistere alla sua toeletta, o intraprende persino dei tentativi di 
seduzione, cosa questa che essa tanto di frequente constata e 
racconta ridendo, si può ben mettere fuori di dubbio l' esi- 
stenza del legame erotico verso la madre. Non bisogna poi di- 
menticare che la madre spiega le stesse cure verso le proprie 
bambine senza ottenere il medesimo effetto, e che abbastanza 
spesso il padre gareggia con lei nell'occuparsi del figlio senza 
acquistare perciò l'importanza data alla madre; in breve dunque 
che nessuna critica può eliminare dalla situazione il fattore della 
preferenza sessuale. Dal punto di vista dell'interesse egoistico 



314 



LEZIONE VENTUNESIMA 



il piccolo uomo commetterebbe uno sbaglio nel non tollerare 
piuttosto due persone al suo servizio invece di una sola. 

Avrete osservato come io abbia descritto soltanto il rap- 
porto del maschietto verso il padre o la madre. Per le bambine 
la situazione è consimile, premesse le dovute varianti. L'affettuoso 
attaccamento al padre, il bisogno di eliminare la madre come 
superflua e di occuparne il posto, una civetteria che si serve 
già dei mezzi della futura femminilità, concorrono appunto nella 
bambina a formare un quadro così grazioso da farci dimenti- 
care il Iato serio e le gravi conseguenze possibili, che giacciono 
dietro questa situazione infantile. Non dimentichiamo di aggiun- 
gere che spesso sono i genitori medesimi a esercitare l'influenza 
decisiva sul destarsi dell'atteggiamento di Edipo nel bambino 
col cedere essi stessi all'attrazione sessuale, il padre preferendo' 
nel modo più esplicito la bambina, la madre il bambino, nei 
casi m cui ci sia più di un figlio. Ma nemmeno questo fattore 
può scuotere seriamente la natura spontanea del complesso in- 
fantile di Edipo. Col subentrare di nuovi bambini esso si al- 
larga a formare il complesso famigliare e appoggiandosi nuo- 
vamente a un senso di dannegiamento egoistico fa sì che i fra- 
telli vengano accolti con avversione e senza scrupoli eliminati 
col desiderio. Di regola anzi i bambini esprimono assai più fa- 
cilmente in parole questi sentimenti d'odio che quelli generati 
dal complesso relativo ai genitori. Quando uno di tali desideri 
sia stato adempiuto e la morte abbia fatto sparire dopo breve 
tempo la aggiunta poco desiderata, si può vedere dall' analisi 
posteriore, quale avvenimento importante questo caso di morte 
sia stato per il bambino, senza che esso debba essere rimasto 
fissato nella memoria. Il bambino che della nascita di un fra- 
tellino fu spinto in seconda linea e rimase per il primo tempo 
quasi isoiato dalla madre, non le perdona facilmente di esser 
stato posposto ; in esso nascono allora dei sentimenti che in un 
adulto si chiamerebbero di grave amarezza, sentimenti che spesso 
diventano la base di un raffreddamento duraturo. Abbiamo già 
menzionato che l'indagine sessuale con tutte le sue conseguenze 
si connette di solito a questa esperienza fatta dal bambino. Col 
crescere dei fratelli la posizione verso di essi passa attraverso 
ai cambiamenti più significativi. Il fanciullo può prendere quale 
oggetto di amore la sorella in sostituzione della madre infe- 
dele ; fra diversi fratelli che ambiscono al favore di una sorella, 



i 



SVILUPPO DELLA LIBIDO E ORGANIZZAZIONI SESSUALI 315 



risultano già nell'infanzia le stesse situazioni di rivalità nemica 
tanto significative nella vita posteriore. La bambina trova nel 
fratello maggiore un surrogato del padre che non la circonda 
più di tante affettuosità come nei primissimi anni, oppure essa 
prende una sorella minore in sostituzione del figlio invano de- 
siderato dal padre. 

Queste e molte altre cose dello stesso genere vi dimostrano 
tanto l'osservazione diretta dei bambini quanto l'apprezzamento, 
non influenzato dall'analisi, dei vostri ricordi infantili chiara- 
mente conservati. Ne trarrete fra altro la conclusione che il po- 
sto occupato dal bambino nella serie dei figli è un fattore di 
molta importanza per la figurazione della sua vita posteriore, 
fattore che dovrebbe venir preso in considerazione in ogni bio- 
grafia. Inoltre, e ciò è ben più importante, pensando a schia- 
rimenti così facilmente ottenuti non potrete rammentarvi senza 
sorridere di quanto la scienza dice onde spiegare la proibizione 
dell'incesto. Cosa non si è inventato in tale riguardo ! Si disse 
che la convivenza sin dall'infanzia riesca a sviare l'inclinazione 
sessuale dei membri della stessa famiglia oppure che una ten- 
denza biologica mirante a impedire la progagazione fra con- 
sanguinei sia stata psichicamente rappresentata nell'innata paura 
dell incesto ! E si dimenticò totalmente che esistendo in realtà 
una qualsiasi barriera naturale attendibile contraria alla tenta- 
zione mcestuosa, non ci sarebbe bisogno di una proibizione 
tanto inesorabile da parte della legge e della morale. La ve- 
rità sta nel contrario. La prima scelta dell'individuo è di regola 
incestuosa, e si rivolge nell'uomo alla madre e alla sorella. Oc- 
corrono le più severe proibizioni onde impedire che tali per- 
sistenti inclinazioni infantili arrivino alla realtà! Presso i primi- 
tivi ancora esistenti, presso i popoli selvaggi, le proibizioni con- 
tro l'incesto sono ben più severe delle nostre e Th. Reik dimo- 
strò poco tempo fa in uno splendido lavoro come i riti di pu- 
bertà dei selvaggi, rappresentanti una rinascita, significhino lo 
scioglimento di un legame incestuoso che avvince il fanciullo 
alla madre e la riconciliazione di questa col padre. 

La mitologia vi insegna che l' incesto asseritamente abor- 
rito dagli uomini, è concesso, senza alcuno scrupolo, agli dei, 
e dalla storia antica si apprende come il matrimonio incestuoso 
con la sorella costituisse un sacro precetto per il sovrano (presso 



316 LEZIONE VENTUNESIMA 



gli antichi faraoni e gli Incas del Perù). Si tratta quindi di un 
privilegio negato ai comuni mortali. 

Uno dei delitti di Edipo è l' incesto con la madre, l'altro 
il parricidio. Sia detto fra parentesi che questi due grandi de- 
litti sono appunto quelli che la prima istituzione sociale religiosa 
dell'uomo, il totemismo, proibisce rigorosamente. Passiamo ora 
dall'osservazione diretta del bambino all'esame analitico dell'a- 
dulto divenuto nevrotico. Come contribuisce l'analisi all'ulteriore 
conoscenza del complesso di Epido? A dirlo bastano poche 
parole. Essa lo presenta quale lo racconta la leggenda, dimo- 
strando come ognuno di questi nevrotici sia stato egli mede- 
simo un Epido, oppure, ciò che è lo stesso, come egli sia di- 
venuto un Amleto in reazione al complesso. La rappresentazione 
analitica del complesso di Edipo è naturalmente un ingrandi- 
mento e ingrossamento dell'abbozzo infantile. L'odio contro il 
padre, il desiderio rivolto alla sua morte non sono più un ti- 
mido accenno, l'affetto per la madre professa la propria finalità 
di possederla come donna. Abbiamo realmente il diritto di at- 
tribuire dei sentimenti così vivi e così estremi a quella delicata 
epoca infantile, oppure l'analisi ci inganna con l'entrata in azione 
di un nuovo fattore ? Quest' ultimo non è difficile a trovarsi. 
Ogni qualvolta un uomo parla di cose passate, si tratti pure di 
uno storiografo, bisogna prendere in considerazione quanto egli 
trasporta inavvertitamente nel passato togliendolo dal presente 
e da epoche intermedie, falsandone in tal modo il quadro com- 
plessivo. Nel caso del nevrotico è persino dubbio se questo 
trasporto sia proprio del tutto involontario ; più tardi verremo 
a conoscere i motivi che lo determinano, come in genere do- 
vremo persuaderci dell'esistenza di queste fantasticherie che ri- 
flettono i fatti più vicini nel passato remoto. Ci è anche facile 
scoprire come l'odio verso il padre venga rafforzato da motivi 
provenienti da tempi e relazioni posteriori, e come i desideri 
rivolti alla madre assumano delle forme che devono esser state 
ancora ignote al bambino. Ma ci daremmo una pena inutile col 
voler spiegare l' insieme del complesso di Edipo mediante tali 
fantasticherie retrospettive e col tentare di attribuirlo a epoche 
posteriori. Il nucleo infantile e anche una parte più o meno 
grande degli accessori continuano a sussistere, circostanza que- 
sta accertata dall'osservazione diretta del bambino. 

Il fatto clinico che ci appare dietro la forma analiticamente 









SVILUPPO DELLA LIBIDO E ORGANIZZAZIONI SESSUALI 317 



stabilita del complesso di Edipo presenta la più grande impor- 
tanza pratica. Apprendiamo che all'epoca della pubertà, quando 
l' istinto sessuale avanza per la prima volta con piena efficenza 
le proprie pretese, gli antichi oggetti famigliari incestuosi ven- 
gono riassunti nuovamente e nuovamente occupati dalla libido. 
La scelta dell'oggetto nell' infanzia costituiva soltanto un debole 
prologo, indicante però la direzione che avrebbe preso la scelta 
dell'oggetto nella pubertà. Qui ora hanno luogo dei processi 
sentimentali intensissimi nella direzione del complesso di Edipo 
o in quella della reazione allo stesso, processi i quali devono 
però in gran parte rimaner lontani dalla coscienza, essendo le 
loro premesse divenute intollerabili. Da questo momento in poi 
l' individuo umano deve dedicarsi al grande compito di svinco- 
larsi dai genitori, dopo il qual scioglimento, egli cesserà appena 
di essere un bambino, per diventare un membro della società 
umana. Per il figlio il compito consiste nello sciogliersi dai de- 
sideri libidinosi rivolti alla madre per usarli alla scelta di un 
oggetto erotico estraneo e reale e di riconciliarsi col padre nel 
caso in cui egli avesse serbato contro di esso un sentimento 
di rivalità o di liberarsi dalla sua oppressione nel caso che 
avesse assunto un atteggiamento di sottomissione in reazione 
alla ribellione infantile. Ogni singolo individuo viene posto 
dinanzi a tali compiti, ed è notevole osservare quanto rara- 
mente la loro soluzione riesca nella forma ideale, cioè psico- 
logicamente e socialmente corretta. Nei nevrotici tale soluzione 
fallisce totalmente, il figlio rimane curvato per tutta la vita sotto 
l'autorità paterna e non ha la forza di trasportare la sua libido 
su un oggetto sessuale estraneo. La stessa sorte può toccare, in 
rapporto opposto, alla figlia. In questo senso il complesso' di 
Edipo vale con ragione per essere il nucleo delle nevrosi. 

Miei signori, voi certo comprenderete come io sorvoli ra- 
pidamente un buon numero di importanti circostanze pratiche 
e teoretiche connesse al complesso di Edipo. Non mi inoltro 
neppure nella discussione delle sue variazioni e dei suoi possi- 
bili capovolgimenti. Annovererò soltanto uno dei suoi più lon- 
tani rapporti: il fatto cioè che esso esercita una influenza de- 
cisiva sulla produzione poetica. In una opera molto meritoria 
Otto Rank dimostrò come i dramaturghi di tutti i tempi abbiano 
attinto il materiale dei loro drammi principalmente al complesso 
incestuoso di Edipo, alle sue varianti e ai suoi travestimenti. Non 






318 LEZIONE VENTUNESIMA 



ometterò poi di menzionare il fatto che i due desideri delittuosi 
del complesso di Edipo furono riconosciuti in un'epoca ben an- 
teriore alla psicoanalisi come i giusti rappresentanti della vita 
istintiva libera. Tra gli scritti dell' enciclopedista Diderot, si 
trova un dialogo famoso « Le neveu de Rameau > che fu tra- 
dotto in tedesco nientemeno che da Goethe. Vi si legge questa 
strana frase : Si le petit sauvage était abandonné à lui-mème, 
qu' il conserva toute son imbecillite et qu' il réunit au peu de 
raison de l'enfant au berceau la violence des passions de l'homme 
de trente ans, il tordrait le cou à son pére et coucherait avec 
sa mère. 

E ancora una cosa mi è impossibile di omettere. Non in- 
vano la madre-sposa di Edipo ci rese memori del sogno. Ricor- 
date ancora i risultati delle nostre analisi oniriche dimostranti 
che i desideri formatori del sogno sono tanto spesso di natura 
perversa e incestuosa o tradiscono un' inimicizia insospettata 
verso i più prossimi e amati parenti ? Tralasciammo allora di 
spiegare la loro provenienza. Ora potete trovarla da per voi. 
Si tratta di collocamenti preinfantili della libido e di interessa- 
menti rivolti ad obbiettivi cui la vita cosciente ha rinunciato 
da molto tempo, e che durante la notte dimostrano la conti- 
nuità della propria esistenza e, in un certo senso, la loro attività. 
Ma poiché tutti, e non soltanto i nevrotici, hanno simili sogni 
incestuosi ed omicidi, ne possiamo dedurre che anche gli indi- 
vidui oggi normali percorsero lo sviluppo che passa attraverso 
alle perversioni ed alle finalità proprie al complesso di Edipo; 
che questa via è quella dello sviluppo normale; e che i nevro- 
tici presentano in forma ingrandita e ingrossata quanto l'analisi 
onirica scopre nei sani. E questo è uno dei motivi per cui facem- 
mo precedere lo studio dei sogni a quello dei sintomi nevrotici. 



LEZIONE VENTIDUESIMA 



Dottrina generale delle nevrosi. Punti di vista della 
evoluzione e della regressione. Eziologia. 

Signore e Signori, 

Udimmo che la funzione della libido subisce un progres- 
sivo sviluppo prima di poter passare , nel modo chiamato 
normale, al servizio della riproduzione. Vi dirò ora quale im- 
portanza questo fatto abbia per la produzione delle nevrosi. 

Credo che ci troviamo d' accordo con le dottrine della pa- 
tologia generale ammettendo che un simile sviluppo porta con 
sé due pericoli, primo quello dell' inibizione (arresto) e secondo 
quello della regressione. Ciò vuol dire che data la tendenza 
generale dei processi biologici alla variazione, non tutte le fasi 
preparatorie trascorreranno egualmente bene e verranno total- 
mente superate; alcuni tratti della funzione saranno fissati sta- 
bilmente su questi gradini inferiori, e nel quadro complessivo 
dello sviluppo comparirà ancora sussistente una parte di questo 
citato arresto. 

Tentiamo ora di trovare delle analogie a questi processi in 
altri campi. Quando, come accadde sovente nei primi periodi 
della storia un intero popolo abbandonava le proprie sedi per 
cercarne delle nuove, arrivato al posto prescelto esso non con- 
tava più di certo il numero completo dei componenti, nel quale 
era partito. Prescindendo da altre perdite, dovette avvenire 
regolarmente, che un piccolo numero o una piccola lega degli 
emigranti si fermasse lungo la strada e si stabilisse in queste 
stazioni, mentre il nucleo principale continuava il proprio cam- 
mino. Oppure per prendere degli esempi più vicini, voi sapete 
come nei mammiferi maschili di grado più elevato, i testicoli 
che giacciono originariamente in fondo alla cavità addominale, 

7 



320 



LEZIONE VENTIDUESIMA 



intraprendono in una certa epoca della vita intrauterina un 
viaggio che li conduce quasi immediatamente sotto la pelle 
della parte inferiore del bacino. In un certo numero di indi- 
vidui maschi si può constatare di conseguenza, che uno dei 
due organi appaiati è rimasto nella cavità del bacino oppure 
che esso si è depositato durevolmente nel cosiddetto canale in- 
guinale (che entrambi devono attraversare nel corso della loro 
emigrazione) o per lo meno che questo canale è rimasto aperto, 
mentre normalmente avrebbe dovuto richiudersi dopo com- 
piuto il mutamento di posizione dei testicoli. Quando da gio- 
vane studente eseguii il mio primo lavoro scientifico sotto la 
guida di Bruche, ebbi ad occuparmi dell' origine delle radici 
nervose posteriori trovantesi nel midollo spinale di un pesce 
di forma ancora molto arcaica. Trovai che i filamenti nervosi 
di queste radici provenivano da grandi cellule poste nel corno 
posteriore della sostanza grigia, cosa questa che non si riscontra 
più negli altri animali vertebrati. Ma poco dopo scopersi an- 
cora che simili cellule nervose esistevano all' infuori della so- 
stanza grigia lungo tutta la linea sino al cosiddetto ganglio 
spinale e ne conclusi che le cellule di questi nuclei gangliari 
dovevano essersi mosse dal midollo spinale sino alla zona delle 
radici dei nervi. Un tanto si può vedere anche dalla storia della 
evoluzione; ma in questo piccolo pesce tutta la strada percorsa 
era marcata da cellule superstiti nello stesso individuo. Ap- 
profondendo questi esempi troverete facilmente i loro punti 
deboli. Dichiareremo quindi nettamente di credere che nel caso 
di ogni singola tendenza sessuale certe parti di questa possano 
essere rimaste ferme a gradini inferiori dello sviluppo, benché le 
altre abbiano raggiunta la finalità terminale. Rileverete da ciò 
che noi ci figuriamo tali tendenze, come una corrente ininter- 
rotta che si inizia con la vita, e che suddividiamo per così 
dire artificialmente in più epoche separate e successive. La vo- 
stra sensazione che queste rappresentazioni abbisognino di ul- 
teriori schiarimenti è in realtà giustificata, ma un simile tentativo 
ci farebbe deviare di troppo. Stabiliremo soltanto ancora che 
F avvenuta permanenza di una tendenza parziale ad un gradino 
anteriore va chiamata «fissazione » (e precisamente dell' istinto). 
Il secondo pericolo di un simile sviluppo a tappe sta nel 
fatto, che anche le fasi di esso, le quali precedettero, in evo- 
luzione, possono facilmente ritornare con moto regressivo a uno 



PUNTI DI VISTA DELLA EVOLUZIONE E DELLA REGRESSIONE 321 

di questi gradini inferiori, ciò che chiamiamo una regressione. 
La tendenza si sentirà indotta ad una simile regressione, quando 
V esercizio della sua funzione, cioè il raggiungimento della sod- 
disfazione a cui mira, si trovi di fronte a forti ostacoli esterni 
nella forma postergata o più alta dello sviluppo. Siamo tentati 
ad ammettere che fissazione e regressione non siano indipen- 
denti fra di loro. Quanto più forte sarà stata la fissazione nel 
corso dello sviluppo, tanto più facilmente la funzione eviterà 
le difficoltà esteriori ricorrendo alla regressione che la ricon- 
durrà sino a quella tale fissazione, e tanto più resistente sarà 
quindi la funzione completamente sviluppata di fronte agli 
ostacoli esteriori contrari al suo decorso. Pensate che se un 
popolo emigrante avesse lasciato delle forti colonie nelle varie 
stazioni del suo viaggio, e che i più avanzati fossero stati bat- 
tuti o avessero incontrato un nemico superiore, essi si sareb- 
bero ritirati naturalmente sino a queste stazioni. E certamente 
essi sarebbero stati tanto più esposti al pericolo della sconfitta 
quanto più grande fosse stato il numero dei rimasti indietro. 

Per il vostro comprendimento delle nevrosi è importante 
che non dimentichiate questo rapporto fra fissazione e regres- 
sione : esso costituisce una base sicura del problema che affron- 
teremo fra poco : 1' eziologia delle nevrosi. 

Restiamo per ora alla regressione. Stando a quanto appren- 
deste sullo sviluppo della funzione della libido, potete aspettarvi 
due specie di regressione ; il ritorno ai primi obbietti occupati 
dalla libido, i quali come è noto sono di natura incestuosa, e 
il ritorno di tutta intera 1' organizzazione sessuale a dei gradini 
inferiori. Entrambi compariscono nelle nevrosi di traslazione 
nel cui meccanismo hanno una parte importantissima. Special- 
mente il ritorno ai primi obbietti incestuosi della libido è un 
tratto che si ripete nei nevrotici con affaticante regolarità. Molto 
di più potremmo dire riguardo alle regressioni della libido se 
prendessimo sott' occhio un altro gruppo di nevrosi, le cosid- 
dette nevrosi narcotiche, cosa che non entra per ora nei nostri 
piani. Queste affezioni portano alla luce altri procedimenti non 
ancora menzionati, dello sviluppo della funzione della libido e 
ci insegnano rispettivamente anche dei nuovi generi di regres- 
sione. Qui però credo anzitutto necessario raccomandarvi di 
non scambiare regressione e rimozione ed aiutarvi a chiarire il 
rapporto che passa fra i due processi. Rimozione è, come ri- 



•S^O-ir»"^, 



\^- r . , 1p*-L*vÀ** 



322 LEZIONE VENTIDUESIMA 



; 



corderete, quel processo, in merito al quale un' azione atta a 
divenire cosciente, appartenente dunque al sistema preconscio, 
vien resa incosciente, cioè respinta nel sistema inconscio. E 
diciamo ugualmente trattarsi di rimozione quando l'atto psi- 
chico incoscio non fu nemmeno ammesso nel sistema preconscio, 
ma venne respinto già alla soglia dalla censura. Vi prego di 
notare attentamente che il concetto della rimozione non include 
alcun rapporto con la sessualità. Esso designa un semplice pro- 
cedimento psichico che possiamo caratterizzare meglio ancora 
chiamandolo topico. Vogliamo dire con ciò che esso sta in re- 
lazione con le località psichiche da noi presupposte, oppure, 
volendo lasciar cadere questa rozza rappresentazione ausiliaria, 
con la costruzione dell' apparato psichico composta di sistemi 
psichici separati. 

Il paragone ora stabilito ci rende attenti del fatto che si- 
nora la parola « regressione » non fu usata nel suo significato 
generico bensì in un senso del tutto speciale. Ridategli il suo 
significato generico, cioè quello di un ritorno da un gradino 
di sviluppo superiore a uno inferiore e vedrete come anche la 
rimozione si subordini alla regressione, visto che anche questa 
può venir considerata un ritorno ad un gradino anteriore più 
basso dello sviluppo di un atto psichico. Nel caso della rimo- 
zione però questa direzione regressiva non ha importanza, perchè 
diciamo trattarsi di rimozione, in senso dinamico, anche quando 
un atto psichico è stato trattenuto al gradino inferiore dell' in- 
conscio. La rimozione è appunto un concetto topico-dinamico, 
la regressione un concetto puramente descrittivo. Ma quanto fi- 
nora denominammo regressione e mettemmo in rapporto con 
la fissazione, significava esclusivamente il ritorno della libido 
alle stazioni anteriori del suo sviluppo, una cosa dunque es- 
senzialmente diversa dalla rimozione e del tutto indipendente 
da essa. Non possiamo nemmeno chiamare la regressione della 
libido un processo puramente psichico, e non sappiamo quale 
localizzazione dobbiamo assegnarle nell'apparato psichico. Per 
quanto essa eserciti la più forte influenza sulla vita psichica, 
pure in lei il fattore preponderante è l'organico. 

Miei signori. Ecco delle discussioni piuttosto aride. Rivol- 
giamoci alla clinica onde applicarle in forma più persuasiva. Sa- 
pete che isterismo e nevrosi coatta sono i due rappresentanti 
principali delle nevrosi di traslazione. Ora nell'isterismo esiste 



PUNTI DI VISTA DELLA EVOLUZIONE E DELLA REGRESSIONE 323 

bensì una regressione del tutto regolare della libido ai primi 
obbietti sessuali incestuosi, ma la regressione dell'organizzazione 
sessuale ad un gradino anteriore manca quasi totalmente. Nel 
meccanismo isterico, in compenso, la parte principale spetta alla 
rimozione. Se mi permettessi di completare con una costruzione 
la conoscenza di questa nevrosi, a cui siamo arrivati, dovrei de- 
scrivere la situazione nel modo seguente : L'unione degli istinti 
parziali sotto il primato dei genitali è raggiunta, ma i suoi ri- 
sultati cozzano contro la resistenza del sistema preconscio che 
è connesso alla coscienza. L'organizzazione genitale vale dun- 
que per l'incosciente, ma non altrettanto per il precosciente e 
questo rifiuto da parte del precosciente porta alla formazione di 
un quadro, il quale ha una certa somiglianza con la fase ante- 
riore al primato dei genitali. Si tratta però di una cosa del tutto 
diversa. — Delle due regressioni della libido è assai più appa- 
riscente quella che ha riattivato una fase più primitiva dell'orga- 
nizzazione sessuale. Mancando essa nell'isterismo e il nostro com- 
prendimento delle nevrosi risentendo ancora assai troppo l'in- 
fluenza dello studio dell'isterismo, studio anteriore a quello della 
regressione, il significato della regressione della libido ci venne 
chiarito più tardi di quello della rimozione. Attendiamoci sin 
d'ora che la vastità e la valutazione dei nostri punti di vista su- 
biscano ulteriori cambiamenti quando potremo occuparci delle 
nevrosi narcistiche oltre che dell'isterismo e della nevrosi coatta. 
Nella nevrosi coatta, all'incontro il fatto più appariscente, 
e il fattore decisivo per la manifestazione dei sintomi è costi- 
tuito dalla regressione della libido a un gradino anteriore, e 
cioè a quello dell'organizzazione sadistico-anale. Qui l'impulso 
erotico deve mascherarsi da impulso sadistico. La rappresenta- 
zione coatta : vorrei ucciderti, una volta separata da certe ag- 
giunte non occasionali bensì inevitabili, significa in fondo 
nient'altro che vorrei possederti. Se a questo aggiungete il fatto 
di una regressione di obbietto avvenuta contemporaneamente, 
facente sì che tale impulso valga soltanto per le persone più 
vicine e più amate, potrete farvi un'idea dell'orrore che queste 
rappresentazioni coatte suscitano nel malato, ed allo stesso tempo 
dell'antipatia e stranezza con la quale esse appariscono alla sua 
percezione cosciente. Ma anche la rimozione partecipa grande- te- 
mente a questo meccanismo di nevrosi, partecipazione non certo 
facile a spiegarsi in un'introduzione rapida come la nostra. Una 



■■- 



324 



LEZIONE VENT1DUESIMA 



regressione della libido senza rimozione non causerebbe giam- 
mai una nevrosi, ma farebbe capo ad una perversione. Da ciò 
si apprende la rimozione essere quel processo che più parti- 
colarmente appartiene alla nevrosi e che meglio la caratterizza. 
Forse però mi si presenterà in seguito 1' occasione di esporvi 
quanto sappiamo sul meccanismo delle perversioni e allora ve- 
drete che anche in quel caso nulla procede tanto semplice- 
mente come si vorrebbe ammettere. 

Miei signori. Credo che vi concilierete al più presto con 
quanto fu esposto or ora riguardo alla fissazione ed alla re- 
gressione della libido se vorrete considerarlo quale una prepa- 
razione all'indagine dell'eziologia delle nevrosi. Su questo ar- 
gomento vi ho fatto una sola comunicazione, e cioè che l'uomo 
diventa nevrotico quando gli vien tolta la possibilità di accon- 
tentare la sua libido, dunque, come mi espressi, in seguito al 
« diniego » e che i suoi sintomi sono appunto un surrogato 
della soddisfazione denegata. Ciò non doveva ben inteso signi- 
ficare che ogni diniego di soddisfazione libidinosa deve rendere 
nevrotico ogni individuo colpito , bensì che in tutti i casi di 
nevrosi esaminati è stata accertata l'esistenza di tale fattore. La 
frase quindi non può venir invertita. Avrete anche compreso 
coma quella asserzione non mirasse a scoprire tutto il mistero 
dell'eziologia delle nevrosi, bensì soltanto a rilevare una delle 
condizioni importanti e indispensabili alla loro formazione. 

Non si sa ora se continuando a discutere questa frase si 
debba attenersi alla natura del diniego o al carattere particolare 
dell'individuo colpito. Il diniego è assai raramente generale e 
assoluto; per ottenere un effetto patogeno esso deve certo con- 
cernere quella singola specie di soddisfazione che la persona de- 
sidera e di cui essa sola è capace. Esistono in generale molte 
vie per sopportare la mancanza della soddisfazione libidinosa 
senza ammalarsi. Prima di tutto conosciamo delle persone ca- 
paci di prendere su di sé una simile privazione senza averne 
danno; in tal caso esse non sono felici, soffrono di desiderio, 
ma non ammalano. Poscia dobbiamo considerare che appunto 
gli istinti sessuali sono, per così dire, straordinariamente pla- 
stici. Essi possono sostituirsi reciprocamente, uno può assor- 
bire l'intensità dell'altro; la soddisfazione di uno essendo stata 
negata dalla realtà, ecco che la soddisfazione dell'altro può of- 
frirne pieno compenso. Essi si comportano reciprocamente come 



Q 



PUNTI DI VISTA DELLA EVOLUZIONE E DELLA REGRESSIONE 325 



una rete di canali comunicanti pieni di materia liquida, e ciò 
pur rimanendo subordinati al primato dei genitali, cosa questa 
non facile a figurarsi riunita in una sola rappresentazione. Inoltre, 
tanto gli istinti parziali della sessualità, quanto la tendenza ses- 
suale da essi formata, mostrano di possedere molta attitudine 
a mutare l'oggetto, a scambiarlo con un altro, quindi anche con 
uno più comodamente raggiungibile; tale spostabilità e tale 
disposizione ad accettare dei surrogati devono operare poten- 
temente in senso contrario all'effetto patologico di un diniego. 
Fra questi processi che proteggono l'individuo dall' ammalarsi 
in seguito ad una privazione ce n' è uno che raggiunse una 
speciale importanza culturale. Esso consiste nel fatto che la ten- 
denza sessuale rinuncia alla sua finalità mirante al piacere par- 
ziale o al piacere della riproduzione, e ne abbraccia un' altra, 
collegata genericamente alla prima, la quale però non può più 
venir chiamata sessuale, bensì sociale. Questo processo si chiama 
«sublimazione »: denominazione che si uniforma al concetto 
generale, il quale pone più in alto le mète sociali di quelle ses- 
suali, in fondo egoistiche. La sublimazione è del resto soltanto 
un caso speciale dell'accostamento di tendenze sessuali ad altre 
non sessuali. Dovremo riparlarne in rapporto ad altro argomento. 
Ora avremo l'impressione che in seguito a tutti questi 
mezzi adatti a renderlo sopportabile, il dmiego sia diventato un 
fatto del tutto insignificante. Ma no, esso mantiene il proprio 
potere patogeno. In generale gli antidoti non sono sufficienti. 
La somma di libido insoddisfatta che l'uomo può in media sop- ^-— 
portare è limitata. Non c'è il caso chela plasticità o la libertà 
di movimento della libido sia pienamente mantenuta in tutti gir 
individui, e la sublimazione può esaurire sempre soltanto una 
data_parte della libido , prescindendo poi dal fatto che molti \^ ^p^f 

posseggono la proprietà di sublimare solo in misura limitata!? 
La più importante di queste limitazioni è evidentemente quella 
che tocca la mobilità della libido, visto che essa fa dipendere 
la soddisfazione dell'individuo dal raggiungimento di un numero 
assai piccolo di finalità e di obbietti. Ricordando poi come uno 
sviluppo incompleto della libido lasci delle fissazioni a fasi an- 
teriori dell'organizzazione e della scelta dell'Obbietta assai pro- 
duttive, eventualmente anche numerose, incapaci per lo più di 
una soddisfazione reale, verrete a considerare la fissazione della 
libido quale il secondo potente fattore che assieme al diniego 



326 LEZIONE VENTIDUESIMA 



collabora alla formazione della malattia. Esprimendovi con 
un'abbreviazione schematica potete dire che la fissazione della 
libido rappresenta il fattore disponente interno e il diniego 
quello accidentale esterno dell'eziologia della nevrosi. 

Colgo l'occasione per prevenire il vostro intervento in una 
disputa affatto superflua. Nel campo dell'attività scientifica è 
molto in voga l'uso, di prendere una parte della verità per met- 
terla al posto dell'insieme, e di combattere in suo favore tutto 
il rimanente, non meno vero per questo. Dal movimento psi- 
coanalitico si sono già staccate, in tal modo, parecchie correnti, 
di cui una riconosce soltanto gli istinti egoistici rinnegando 
quelli sessuali, un'altra apprezza soltanto P influenza esercitata 
dai compiti reali della vita sorvolando su quella del passato 
individuale, e così via. Ciò dà luogo ad una obbiezione e ad 
una controversia della seguente specie: Le nevrosi sono delle 
malattie esogene o endogene, sono la conseguenza ineluttabile 
di date costituzioni o il prodotto di certe impressioni trauma- 
togene, o, più particolarmente: vengono esse prodotte dalla fis- 
sazione della libido (e dal rimanente della costituzione sessuale) 
o dalla pressione esercitata dal diniego? Tale dilemma non mi 
pare per niente più saggio di quest'altro che potrei esporvi : 
II bambino si forma in seguito alla generazione del padre o 
al concepimento della madre? Entrambe le condizioni sono 
ugualmente indispensabili, risponderete giustamente. Nella pro- 
duzione delle nevrosi il rapporto, se non del tutto identico, è 
però molto simile. Quando ci si applichi ad osservare la for- 
mazione delle malattie nervose, i singoli casi vengono a di- 
sporsi in una serie nel cui ambito entrambi i fattori — costitu- 
zione sessuale e fatti vissuti — o se volete fissazione della libido 
e diniego — sono rappresentati in modo che l'uno cresce col de- 
crescere dell'altro. Ad uno dei capi delle file stanno i casi estremi 
di cui potete dire con convinzione: In seguito allo sviluppo 
strano della loro libido questi individui si sarebbero ammalati 
in ogni modo, in qualsiasi maniera essi fossero vissuti e per 
quanta cura l'esistenza avesse speso nel risparmiarli. Al capo 
opposto stanno i casi che dovete giudicare in senso contrario: 
essi cioè sarebbero certamente sfuggiti alla malattia se la vita 
non li avesse posti in questa o quella condizione. Nei casi che 
occupano il centro della fila c'è sempre un più o un meno di 
organizzazione sessuale disponente che s'incontra con un meno 



7T7T 



PUNTI DI VISTA DELLA EVOLUZIONE E DELLA REGRESSIONE 327 

o un più di esigenze vitali pregiudicanti. La loro costituzione 
sessuale non avrebbe arrecato ad essi la nevrosi, se questi o 
quelli avvenimenti non fossero sopraggiunti, e gli avvenimenti 
stessi non avrebbero avuto su di essi un effetto traumatico se le 
condizioni della libido fossero state diverse. Io do forse troppo 
peso all' importanza di tale disposizione sociale per i fattori 
disponenti, ma anche il valore di questa confessione dipende 
dalla distanza a cui volete fissare i confini della nervosità. 

Miei signori. Vi propongo di chiamare queste serie, serie 
o file d'integrazione e vi avverto che avremo motivo anche in 
seguito di comporne delle altre consimili. 

La tenacità con la quale la libido si attacca a direzioni e 
oggetti determinati, la sua viscosità, per così dire, ci appare 
come un fattore indipendente, individualmente variabile, le cui 
dipendenze ci sono del tutto sconosciute e la cui importanza 
per l'eziologia delle nevrosi non potremo più svalutare. Ma non 
dobbiamo nemmeno dare troppo valore all'intimità di questo 
rapporto. E precisamente, per cause ignote, una simile « vi- 
scosità » della libido comparisce sotto numerose circostanze 
anche nei normali ed esiste quale fattore decisivo nelle persone 
che in un certo senso sono il contrapposto dei nervosi, cioè 
nei perversi. Già molto tempo prima della psicoanalisi era noto 
(Binet) come nell'anamnesi dei perversi si scoprisse assai spesso 
un' impressione di anormale direzione di istinti e di anormale 
scelta di obbietti a cui era poi rimasta fissata per tutta la vita 
la libido dell'individuo. Spesso la causa che rese possibile a que- 
sta impressione di esercitare sulla libido un'attrazione così forte 
è indeterminabile. Voglio comunicarvi un caso di questo genere 
osservato da me stesso. Un uomo per il quale il genitale e tutte 
le altre attrattive della donna non hanno alcun significato, e che 
può venir posto in uno stato di irresistibile eccitazione sessuale 
soltanto da un piede calzato di forma determinata si ricorda di 
un fatto avvenuto nel suo sesto anno di vita, fatto che divenne 
decisivo per la fissazione della sua libido. Egli sedeva su uno 
sgabello presso la governante che gli dava lezione di inglese. 
La governante, una vecchia ragazza, punto bella, alta, secca, 
camusa e dagli occhi celesti sbiaditi aveva in quel giorno un 
oiede malato, che teneva perciò calzato di una pantofola di vel- 
luto e disteso sopra un cuscino, mentre il resto della gamba 
rimaneva coperto nel modo più decente. Dopo un timido ten- 






32S LEZIONE VENTIDUESIMA 

tativo di attività sessuale normale fatto durante la pubertà, il 
suo unico obbietto sessuale divenne un piede magro e nervoso 
come quello da lui veduto in tale occasione, e quest' uomo si 
sentiva trascinato irresistibilmente ogni qual volta ad un si- 
mile piede si aggiungevano altri tratti rammentanti il tipo della 
governante inglese. Ma in seguito a questa fissazione della 
sua libido l'individuo non diventò un nevrotico, bensì un per- 
verso, un feticista del piede come usiamo dire. Vedete quindi 
che per quanto la smisurata e per di più prematura fissazione 
della libido riesca indispensabile alla formazione della 'nevrosi, 
la sua cerchia d'azione sorpassa di molto tale campo. Questa 
condizione per sé sola è altrettanto poco decisiva quanto il di- 
niego summenzionato. 

Il problema della produzione delle nevrosi sembra dunque 
complicarsi. E difatti l'esame psicoanalitico ci fa conoscere un 
nuovo fattore che non fu considerato nella nostra enumerazione 
eziologica e che è più facile a riconoscersi nei casi in cui lo stato 
di salute sino allora esistente sia stato turbato improvvisamente' 
da una malattia neurotica. In queste persone si trovano di re- 
gola gli indizi di una contraddizione di desideri, oppure come 
diciamo ugualmente, di un conflitto psichico. Una parte della 
personalità avanza certi desideri, mentre un' altra li combatte e 
li respinge. Non esiste nevrosi senza un simile conflitto. Nulla 
di speciale in tutto questo. Sapete come la nostra vita psichica 
venga ininterrottamente agitata da conflitti psichici la cui risolu- 
zione ci spetta di pieno diritto e dovere. Devono quindi sussi- 
stere delle condizioni particolari affinchè un tale conflitto divenga 
patogeno. Possiamo dunque chiedere quali siano queste condi- 
zioni, fra quali forze psichiche si svolgano questi conflitti patogeni 
e quale sia la relazione del conflitto con gli altri fattori operanti. 

Spero di dare a tali domande delle risposte esaurienti anche 
se schematicamente abbreviate. Il conflitto viene provocato dal 
diniego, perchè la libido, avendo perduta la propria soddisfa- 
zione, è costretta di cercarsi nuovi obbietti e nuove vie. Esso 
ha per condizione che questi altri obbietti e queste altre vie 
suscitano un senso di malcontento in una parte della personalità 
sicché ne risulta un veto, il quale rende momentaneamente im- 
possibile il nuovo modo di soddisfazione. Da qui parte la strada 
che va alla formazione dei sintomi e che seguiremo più tardi. 
Le tendenze libidinose rifiutate riescono a imporsi lo stesso per 



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-■ 



PUNTI DI VISTA DELLA EVOLUZIONE E DELLA REGRESSIONE 329 



le vie indirette, pur tenendo conto della interdizione, mediante 
date deformazioni e mitigazioni. Le vie indirette sono quelle che 
portano alla deformazione dei sintomi: i sintomi sono la soddisfa- 
zione nuova o sostitutiva divenuta necessaria in seguito al diniego. 

Si può render giustizia all' importanza del conflitto anche 
esprimendosi altrimenti e cioè dicendo : Al diniego esteriore 
deve aggiungersi ancora il diniego interiore perchè il primo di- 
venga patogeno. Allora, ben inteso, i due dinieghi esterno ed 
interno , si riferiscono a vie e ad obbietti diversi. Il diniego 
esteriore toglie una possibilità di soddisfazione, il diniego in- 
teriore vorrebbe escluderne un' altra, per la quale poi scoppia 
il conflitto. Do la preferenza a questo genere di rappresenta- 
zione, possedendo essa un contenuto occulto. E precisamente 
essa accenna alla probabilità , che nella preistoria dell' umano 
sviluppo gli impedimenti interni abbiano avuto origine da osta- 
coli reali esterni. 

Ma quali sono le forze da cui proviene V obbiezione con- 
traria alla tendenza libidinosa e che costituiscono l'altra parte 
in causa del conflitto patogeno ? Esse sono, generalmente par- 
lando, le forze istintive non sessuali. Noi le raggruppiamo col 
nome di « Istinti dell' Io » ; la psicoanalisi delle nevrosi di tra- 
slazione non ci aiuta a scomporle ulteriormente, impariamo tut- 
t' al più a conoscerle in parte attraverso le resistenze che si 
oppongono all'analisi. II conflitto patogeno è dunque una lotta 
fra gli istinti dell'Io e gli istinti sessuali. In tutta una serie di 
casi sembrerebbe che il conflitto possa anche aver luogo tra 
tendenze puramente sessuali, ma diverse : in fondo però si tratta 
della stessa cosa, perchè delle due tendenze sessuali trovantisi 
in un conflitto, una dà sempre, per così dire , ragione all' Io, 
mentre l'altra provoca V Io alla difesa. Resta dunque immutato 
il conflitto tra l' Io e la sessualità. 

Miei Signori. Quando la psicoanalisi pretese di qualificare 
un'avvenimento psichico quale una produzione degli istinti ses- 
suali, le fu ripetutamente opposto in forma di seccata difesa come 
l'uomo non consiste unicamente di sessualità e come nella vita 
psichica esistono anche altri istinti ed altri interessi oltre a quelli 
sessuali ; come non si debba far derivare « tutto > dalla -ses- 
sualità e così via. È un fatto veramente rallegrante il poter di- 
vider per una volta in tanto l' opinione dei propri avversari. La 
psicoanalisi non ha mai dimenticato l' esistenza di forze istintive 



330 LEZIONE VENTIDUESIMA 



non. sessuali, essa è stata costituita sulla netta scissione degli 
istinti sessuali da quelli dell' Io ed ha affermato contro tutte le 
obbiezioni, non che le nevrosi provengono dalla sessualità, bensì 
che esse devono la loro origine al conflitto tra V Io e la ses- 
sualità. Essa non ha poi nessun motivo immaginabile per con- 
testare T esistenza e V importanza degli istinti dell' Io, mentre 
segue attraverso la vita la parte che nella malattia e nella vita 
spetta agli istinti sessuali. Se alla psicoanalisi toccò la sorte di 
occuparsi in prima linea degli istinti sessuali, ciò dipende dal 
fatto che questi divennero i primi abbordabili attraverso le ne- 
vrosi di traslazione, e dalla circostanza che essa fu obbligata a 
studiare proprio quanto gli altri avevano trascurato. 

E non corrisponde neppure a verità che la psicoanalisi non 
si sia occupata affatto della parte non sessuale della personalità. 
Appunto la divisione dell' Io dalla sessualità ci fece vedere con 
speciale chiarezza come anche gli istinti dell' Io percorrono un 
importante sviluppo, il quale non è del tutto indipendente dalla 
libido, e neppure manca di esercitare un controeffetto sulla me- 
desima. In realtà la nostra conoscenza dello sviluppo dell' Io è 
assai inferiore a quella della libido, e precisamente perchè il com- 
prendimento della costruzione dell' Io costituisce appena una 
promessa che ci vien data dallo studio delle nevrosi narcistiche. 
Pure esiste già un ragguardevole tentativo di costruire teoretica- 
mente i gradini dello sviluppo dell'Io, fatto da Ferenczi e in 
due luoghi almeno si ottennero già forti punti di appoggio per 
giudicare tale sviluppo. Non riteniamo affatto che gli interessi 
libidinosi di una persona stiano sin da bel principio in oppo- 
sizione ai suoi interessi di conservazione ; al contrario l' Io ten- 
terà ad ogni suo gradino di rimanere in consonanza con la sua 
attuale organizzazione sessuale e di coordinarsela. Il succedersi 
delle singole fasi durante lo sviluppo successivo della libido 
corrisponde probabilmente ad un programma prestabilito; ma ?*- X** » 
non si può negare che questa successione possa venir influen- 
zata dall' Io. E perciò altrettanto prevedibile dovrebbe essere un 
certo parallelismo , una determinata corrispondenza tra le fasi 
di sviluppo dell' Io e della libido ; e per di più ancora, da un 
disaccordo di tale consonanza potrebbe risultare un elemento 
patogeno. Un punto di vista molto importante per noi è co- 
stituito dal contegno assunto dall' Io quando la sua libido abbia 
lasciato una forte fissazione in un punto del proprio sviluppo. 



', c'V'i ■ " 



trt/. 







PUNTI DI VISTA DELLA EVOLUZIONE E DELLA REGRESSIONE 331 



Esso può permetterla e diventa allora perverso o, ciò che è lo 
stesso, infantile in misura corrispondente. Oppure esso può mo- 
strarsi contrario a tale fissarsi della libido e allora l'Io subisce 
una rimozione dove la libido ebbe una fissazione. 

In questo modo apprendiamo che il terzo fattore dell'ezio- 
logia delle nevrosi, la tendenza al conflitto dipende egualmente 
dallo sviluppo dell' Io come da quello della libido. La nostra 
comprensione delle nevrosi si è quindi completata. Prima di 
tutto come condizione generale il diniego, poi la fissazione della 
libido, e terzo la tendenza al conflitto, proveniente dallo svi- 
luppo dell' Io che si è opposto a tali stimoli della libido. Lo stato 
di cose non è quindi tanto confuso e tanto difficile ad essere 
compreso come vi sarà probabilmente sembrato durante il pro- 
gredire della mia esposizione. Troveremo però di non aver per 
anco finito. Dobbiamo aggiungere una cosa nuova e scomporre 
ulteriormente una cosa già nota. 

Per dimostrare l' influenza esercitata dallo sviluppo dell'Io 
sulla formazione del conflitto e quindi sulla produzione delle 
nevrosi desidero esporvi un esempio, il quale pur essendo del 
tutto inventato, non si scosta in nessun punto dalla verosimi- 
glianza. Con riferimento al titolo di una farsa di Nestroy vo- 
glio caratterizzarlo così : « A pianterreno e al primo piano ». 
Al pianterreno abita il portinaio, al primo piano il padrone di 
casa, un ricco distinto signore. Entrambi hanno figli e noi am- 
metteremo che alla bambina del padrone di casa sia stato per- 
messo di giuocare insorvegliata con la figlia del proletario. In 
questo caso può avvenire facilmente che i giuochi delle bam- 
bine assumono un carattere maleducato, cioè sessuale, che esse 
dunque facciano da «padre e madre», assistano alle recipro- 
che funzioni intime, e che l'una ecciti il genitale dell'altra. La 
figlia del portinaio, la quale ad onta dei suoi 5 o 6 anni avrà 
avuto occasione di fare parecchie osservazioni sulla sessualità 
degli adulti, può assumere in questi giuochi la parte di sedut- 
trice. Questi avvenimenti anche se non continuati per lungo 
tempo, bastano ad attivare nelle due bambine certi stimoli ses- 
suali, i quali, dopo cessati i giuochi comuni, si esplicheranno 
per alcuni anni nella masturbazione. Sino a qui le conseguenze 
sono identiche, ma il risultato finale sarà assai diverso per le 
due fanciulle. La figlia del portinaio continuerà la masturbazione 
circa sino alla comparsa delle mestruazioni, vi rinuncerà poscia 



h 



f 



332 LEZIONE VENTIDUESIMA 



senza difficoltà, prenderà un amante pochi anni dopo, avrà forse 
anche un bambino, seguirà questa o quella via che potrà anche 
condurla a divenire un'artista popolare e nel suo genere un'ari- 
stocratica. Probabilmente la sua sorte sarà meno brillante, ma 
in tutti i casi essa compirà la sua vita senza ammalare di ne- 
vrosi e senza che V attività prematura della sua sessualità le 
abbia arrecato alcun danno. Non così la figlia del proprietario. 
Già assai presto, da bambina ancora, questa sospetterà di aver 
commesso alcunché di ingiusto, rinuncierà dopo breve tempo 
e forse dopo dura lotta, alla soddisfazione masturbatoria e con- 
serverà ciò non ostante qualche cosa di depresso nel suo essere. 
Quando da fanciulla le sarà offerta occasione di apprendere dei 
particolari riguardanti i rapporti sessuali umani, essa si rifiu- 
terà con inspiegato sentimento di orrore e vorrà rimanere igna- 
ra. Probabilmente soggiacerà di nuovo ad una irresistibile spinta 
alla masturbazione, ora ricomparsa e non oserà lagnarsene. 
Negli anni in cui dovrebbe piacere a un uomo come donna, in 
lei scoppierà la nevrosi che le toglierà ogni speranza di felicità 
e ogni possibilità di matrimonio. Arrivando a chiarire tale ne- 
vrosi mediante l'analisi, si potrà vedere come questa fanciulla 
ben educata, intelligente ed elevata abbia rimosso completa- 
mente i propri stimoli sessuali, ma si vedrà anche come questi 
senza che essa ne fosse cosciente, siano rimasti attaccati ai me- 
schini rapporti avuti con la sua amica d' infanzia. 

La disparità dei due destini che contrasta con l'identità de- 
gli avvenimenti, proviene dal fatto che l'Io dell' una ebbe uno 
sviluppo non subentrato nell'altra. Alla figlia del portinaio l'at- 
tività sessuale apparve più tardi altrettanto naturale come nel- 
l'infanzia ; essa non ne provò alcuno scrupolo. La figlia del pro- 
prietario subì l'influsso dell'educazione e ne accettò le pretese. 
Dai suggerimenti offertile il suo Io formò degli ideali di pu- 
rezza e di sobrietà femminile, accanto ai quali l'attività sessuale 
non poteva reggersi, la sua educazione intellettuale diminuì ai 
suoi occhi la parte di donna a cui era destinata. In seguito a 
questo sviluppo morale e intellettuale più alto del suo Io essa 
venne posta in conflitto con le aspirazioni della propria sessualità. 

Oggi voglio soffermarmi ancora sopra un secondo punto 
dello sviluppo dell'Io ; sia per certe larghe prospettive da esso 
offerte e la cut portata si potrà in seguito conoscere : sia per- 
chè appunto quanto dirò è fatto a giustificare la divisione da noi 



PUNTI DI VISTA DELLA EVOLUZIONE E DELLA REGRESSIONE 333 




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'V 



preferita, ma non così facilmente intelliggibile, con la quale scin- 
diamo nettamente gli istinti dell'Io da quelli della sessualità. Nel 
giudicare i due sviluppi, quello dell'Io come quello della libido, 
dobbiamo rilevare un punto di vista che sinora non fu preso in 
considerazione molto spesso. Entrambi sono in fondo delle ere- 
dità, delle ripetizioni abbreviate dello sviluppo percorso da tutta 
l'umanità dalle epoche più remote attraverso a dei lunghissimi 
spazi di tempo. Nello sviluppo della libido 1' origine filogene- 
tica mi sembra visibile senz'altro. Pensate come in certe classi 
di animali l'apparato genitale sta nel più intimo rapporto con 
la bocca, come in certe altre esso non può venir separato dal- 
l'apparato escretorio, come in altre ancora esso si annette agli 
organi motori, cose queste esposte in forma attraentissima nel 
prezioso libro di W. Bolsche. Negli animali tutte le specie di 
perversioni si sono per così dire irrigidite in un organizzazione 
sessuale. Ora per l'uomo il punto di vista filogenetico è in parte 
velato dal fatto, che tutto quanto in fondo è ereditario, viene 
acquistato nuovamente in ogni singolo sviluppo individuale, e 
ciò secondo tutte le probabilità perchè le stesse circostanze che 

, resero necessario I' acquisto a suo tempo, continuano a sussi- 
stere e ad agire in ogni singolo caso. Direi quasi che il loro 
effetto una volta creativo, è ora rievocativo. Oltre a ciò è in- 
dubitato che in ogni singolo il corso dello sviluppo predesti- 
nato può venir disturbato e mutato da influssi recenti. Noi però 
conosciamo la forza che sottopose l'umanità a tale sviluppo e 
e che ancora oggi mantiene la propria spinta nella medesima 
direzione; si tratta ancora una volta del diniego posto dalla 
realtà, o per darle il suo vero e grande nome la necessità della 

j~vita, la 'Avifyrti. Essa ci fu educatrice severa e molto fece di 
noi. I nevrotici appartengono al numero dei bambini danneg- 
giati da tale severità; ma questo è un rischio presentato da 
tutti i sistemi di educazione. Il valore da noi ora dato alle ne- 
cessità della vita quali motrici dello sviluppo non deve del re- 
sto prevenirci contro l'importanza di « tendenze interne dello 
sviluppo » eventualmente dimostrabili. 

Degno di osservazione è il fatto che gli istinti sessuali e 
quelli di conservazione non si comportano egualmente di fronte 
al bisogno reale. Oli istinti di conservazione e tutto quanto ad 
essi si annette sono più facili ad essere educati, essi imparano 

assai presto a piegarsi al bisogno e a regolare il proprio svi- 



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LEZIONE VENTIDUESIMA 




luppo secondo gli insegnamenti della realtà. Ciò si comprende, 
perchè ad essi non è dato alcun altro modo di procurarsi gli 
oggetti di cui abbisognano; e senza questi oggetti l'individuo do- 
vrebbe perire. Oli istinti sessuali sono più difficilmente educabili 
perchè la necessità di trovare un oggetto resta loro ignota da prin- 
cipio. E da principio essi non sottostanno nemmeno all'influsso 
educativo del bisogno reale poiché vivono da parassiti appog- 
giandosi alle altre funzioni fisiologiche e si soddisfano autoero- 
ticamente sul proprio corpo. Nella maggior parte degli indi- 
vidui gli istinti sessuali mantengono per tutta la vita in un 
senso o nell'altro questo carattere di ostinazione e di ininf luen- 
zabilità che usiamo chiamare « irragionevolezza ». Anche l'edu- 
cabilità di un giovane individuo ha raggiunto di regola il pro- 
prio termine quando i suoi bisogni sessuali si sono invece 
destati in tutta la loro potenza e perfezione. Gli educatori lo 
sanno e agiscono conseguentemente, ma forse essi pure si sono 
lasciati indurre dai risultati della psicoanalisi a trasporre la 
pressione educativa maggiore nei primi anni dell' infanzia, co- 
minciando dall'epoca dell'allattamento. 11 piccolo uomo è tal- 
volta finito già nel suo quarto o quinto anno di vita, quando 
solo più tardi egli estrinseca gradualmente quanto in lui sussiste 
da lungo tempo. 

Per comprendere tutta l'importanza della qui accennata di- 
versità esistente fra i due gruppi di istinti dobbiamo fare un 
lungo giro di pensieri e introdurre una di quelle riflessioni che 
meritano di esser chiamate economiche. A questo scopo ci re- 
cheremo su uno dei campi più importanti ma purtroppo anche 
più oscuri della psicoanalisi. Chiederemo a noi stessi se nel 
lavoro del nostro apparato psichico sia riconoscibile un'intenzione 
principale, e rispondendo a prima vista, diremo che tale inten- 
zione è rivolta al conseguimento del piacere. Il complesso della 
nostra attività psichica sembra tendere ad ottenere il piacere ed 
a schivare il dispiacere, ad essere cioè regolata automaticamente 
dal principio del piacere. Ora vorremmo conoscere a qualunque 
prezzo le condizioni necessarie alla formazione del piacere e 
del dispiacere, ma questo appunto è quanto ci manca. Possiamo 
soltanto arrischiar l'affermazione che il piacere è in certo guai 
modo legato alla riduzione, alla diminuzione e all'eliminazione 
della somma di stimoli operante nell' apparato psichico, il di- 
spiacere invece ad un aumento della stessa. L'esame del piacere 



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PUNTI DI VISTA DELLA EVOLUZIONE E DELLA REGRESSIONE 335 

più intenso offerto all'uomo, quello che accompagna il compi- 
mento dell'atto sessuale, lascia pochi dubbi su questo punto 
E poiché simili processi del piacere riguardano la sorte spet- 
tante a dei quantitativi di eccitazione o di energia psichica si 
da il nome di economiche a questo genere di considerazióni. 
Ora noi vediamo anche che il compito e la attività dell'appa- 
rato psichico possono venir descritti in modo diverso e più 
generale che non col solo rilievo del conseguimento del pia- 
cere. Possiamo dire che 1' apparato psichico serve alla finalità 
di superare ed esaurire i quantitativi di stimoli e di eccitazioni 
che provengano a lui dall'esterno. Tanto all'inizio quanto alla 
fine del loro sviluppo gli istinti sessuali dimostrano senz'altro 
con evidenza di tendere al piacere, essi mantengono questa 
funzione senza mutarla. La stessa méta hanno da principio an- 
che gli altri istinti, quelli dell'Io. Ma sotto l'influenza della 
maestra Necessità gli istinti dell'Io imparano ben presto a so- 
stiluire il principio del piacere con una modificazione. Il com- | 
pito di evitare il dispiacere acquista per essi un valore quasi 
eguale a quello di ottenere il piacere; l'Io apprende come la 
rinuncia alla soddisfazione immediata sia inevitabile, come si 
debba procrastinare l' ottenimento del piacere, sopportare una 
parte di dispiacere e lasciar cadere del tutto certe determinante 
tonti di piacere. L'Io cosi' educato si è fatto « ragionevole , non 
s. lascia p.u dominare dal principio del piacere, e segue in- 
vece «1 principio della realtà, il quale in fondo tende pure al 
piacere, ma al piacere reso sicuro dalla considerazione della 
realta benché procrastinato e ridotto. 

Il passaggio dal principio del piacere a quello della realtà 
e uno dei progressi più importanti dello sviluppo dell'Io. Ci è 
già noto che gli istinti sessuali percorrono questo tratto dello 
sviluppo dell'Io soltanto più tardi e malvolentieri e udremo in 
futuro qua 1 siano per l'uomo le conseguenze del largo rap- 
porto che la sua sessualità si accontenta di mantenere con la 
realta. Aggiungerò infine ancora un' osservazione che sta in 
connessione con quanto ho esposto. Ammesso che per l' Io 
umano ci sia una storia di sviluppo come per la libido, non 
ci stupirà il fatto che esistano pure delle « regressioni dell'Io » 
e desidererete anche sapere quale sia la parte che questi ritorni 
dell'Io a gradini anteriori dello sviluppo possono avere nella 
produzione delle malattie nervose. 




LEZIONE VENTITREESIMA 



Dottrina generale delle nevrosi. Le vie della formazione 

dei sintomi. 

Signori e Signore, 

Agli occhi dei profani i sintomi costituiscono l'essenza della 
malattia ed il loro cessare la guarigione. Il medico tiene a di- 
stinguere i sintomi dalla malattia e dice che l'eliminazione dei 
medesimi non è ancora la guarigione. Però quanto resta di 
afferrabile una volta eliminati i sintomi è soltanto la capacità 
di formarne dei nuovi. Vogliamo quindi accettare il punto di 
vista del profano, e considerare la scoperta dell'origine dei sin- 
tomi come equivalente alla comprensione della malattia. 

I sintomi — parliamo ben inteso di sintomi psichici (psico- 
geni) e di malattie psichiche — sono degli atti dannosi o per 
lo meno inutili per l'insieme della vita, i quali molto spesso 
vengono deplorati dalla persona stessa che ne è colpita perchè 
congiunti ad un senso di disagio o di sofferenza. Il danno 
principale da essi causato sta nello sforzo psichico che richie- 
dono per sé stessi, e in quello ulteriore necessario per com- 
batterli. Quando la formazione dei sintomi è abbondante ne può 
conseguire uno straordinario impoverimento dell'energia psi- 
chica disponibile dell'individuo e quindi una paralizzazione del 
medesimo di fronte ai più importanti compiti vitali. E poiché 
questo risultato dipende principalmente dalla quantità di ener- 
gia così impiegata, riconosciamo facilmente come « l' essere 
malati » sia in fondo un concetto pratico. Mettendoci invece 
in un punto di vista teoretico e non considerando queste quan- 
tità, ci è facile dire che tutti siamo ammalati, cioè nevrotici, 
perchè le condizioni necessarie alla formazione dei sintomi si 
possono constatare anche nei normali. 



338 



LEZIONE VENTITREESIMA 



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Sappiamo già i sintomi nevrotici essere il risultato di un 
conflitto scoppiato in merito ad una nuova specie di soddisfa- 
zione della libido. Le due forze discordanti si ricongiungono 
nel sintomo, si riconciliano quasi attraverso il compromesso 
del sintomo. Perciò anche questo è tanto resistente : esso vien 
tenuto da due parti. Sappiamo anche che una delle due parti 
costituenti il conflitto è la libido insoddisfatta, respinta dalla 
realtà la quale è ora costretta a cercare nuove vie di soddisfa- 
zione. La realtà rimanendo inesorabile, ma anche la libido es- 
sendo pronta ad accettare un altro oggetto al posto di quello 
negato, questa si troverà finalmente obbligata a prendere la via 
della regressione e a cercare il proprio sodisf acimento in una 
delle organizzazioni già superate oppure in un oggetto altre 
volte abbandonato. La libido viene attratta sulla via della re- 
gressione dalla fissazione da lei lasciata indietro in quei punti 

del suo sviluppo. 

Qui la via che conduce alla perversione si divide netta- 
mente da quella della nevrosi. Tali regressioni non provocando 
la contraddizione dell'Io, non si arriva neppure alla nevrosi, e 
la libido giunge ad una qualsiasi soddisfazione reale, se anche 
non più normale. Ma se V Io, il quale dispone non soltanto 
della coscienza, bensì anche degli accessi che conducono alle 
innervazioni motorie, e quindi alla realizzazione delle tendenze 
psichiche, non è d'accordo con questa regressione, allora av- 
viene il conflitto. La libido è come isolata e deve tentare dì 
evadere in qualche posto dove la carica della sua energia possa 
trovare un deflusso che corrisponda alle esigenze del principio 
del piacere. Essa deve sottrarsi all'Io. La possibilità di una si- 
mile evasione le vien data dalle fissazioni esistenti sulla via del 
suo sviluppo, ora percorsa regressivamente, contro le quali l'Io 
si era difeso a suo tempo mediante la rimozione. Nell'occupar 
regredendo queste posizioni rimosse, la libido si è sottratta all'Io 
e alle sue leggi , ma ha rinunciato anche contemporamente a 
tutta l'educazione acquistata sotto V influenza di questo Io. Essa 
si lasciava guidare sinché le sorrideva una soddisfazione, ma di 
fronte alla doppia pressione esercitata dal diniego esterno ed 
interno, divenne insubordinata e ricordò i tempi migliori del 
passato. Questo è il suo carattere in fondo immutabile. Le rap- 
presentazioni su cui la libido trasporta ora la propria energia 
quale carica, appartengono al sistema dell'inconscio e sottostanno 



LE VIE DELLA FORMAZIONE DEI SINTOMI 



339 



ai processi in esso possibili, specialmente alla condensazione ed 
allo spostamento. Con ciò si sostituiscono delle circostanze che 
corrispondono perfettamente a quelle della formazione del so- 
gno. Come al sogno vero e proprio giunto al suo compimento 
nell'inconscio e costituente l'esaudimento di un desiderio incon- 
scio viene incontro una parte di attività (pre)conscia, che eser- 
cita la censura, e che, una volta accontentata quest'ultima, per- 
mette la formazione di un sogno manifesto quale compromesso, 
così anche la rappresentanza della libido nell' inconscio deve 
far calcolo nell'inconscio della forza spettante all' Io precosciente. 
La contraddizione che contro di essa si è elevata nell'Io la se- 
gue in forma di « contro-carica » e la obbliga a scegliere quella 
espressione che può essere allo stesso tempo quella dell'Io. Così 
dunque nasce il sintomo quale discedente ripetutamente alterato 
dell'esaudimento inconscio e libidinoso di un desiderio, quale 
un'ambiguità scelta con arte e comprendente due significati per- 
fettamente contrari. 

Ma in quest' ultimo punto è visibile una differenza fra la 
formazione del sogno e quella dei sintomi ; l' intenzione preco- 
sciente della formazione del sogno tende soltanto a mantenere 
il sonno e impedire che arrivi alla coscienza tutto quanto po- 
trebbe disturbarlo ; ma essa non pretende di ribattere allo sti- 
molo di desiderio inconscio un : no, al contrario. Essa può es- 
sere più tollerante, la situazione del dormiente presentando pe- 
ricoli minori. La vita conducente alla realtà è sbarrata dallo stato 
di sonno in sé stesso. 

Vedete dunque che il recesso della libido sotto la condi- 
zione del conflitto è reso possibile dall' esistenza di fissazioni. 
L'occupazione regressiva di queste fissazioni fa sì che la rimo- 
zione venga elusa e che la libido giunga ad un deflusso — o 
ad una soddisfazione — nella quale le condizioni del compro- 
messo siano mantenute. Seguendo la via indiretta che passa 
attraverso l' inconscio e le vecchie fissazioni la libido è final- 
mente riuscita a procurarsi una soddisfazione reale benché straor- 
dinariamente limitata e quasi irriconoscibile. Permettemi di ag- 
giungere due considerazioni a questa soluzione finale. Vogliate 
anzitutto osservare quanto stretto risulti il legame che unisce 
la libido e l'inconscio da un lato, e l'Io, la coscienza e la 
realtà dall'altro, benché da principio essi non si accostino af- 
fatto, e vogliate inoltre notare che tutto quanto fu detto sinora 



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LEZIONE VENTITREESIMA 






e quanto verrà detto in seguito si riferisce soltanto alla forma- 
zione dei sintomi nella nevrosi isterica. 

E dov' è che la libido trova le fissazioni di cui abbisogna 
per aprirsi un varco attraverso la rimozione? Nelle attività e 
negli avvenimenti della sessualità infantile, nelle tendenze par- 
ziali abbandonate, negli oggetti infantili a cui ha rinunciato. Ad 
essi dunque fa ritorno la libido. L'importanza di questa epoca 
infantile è doppia: da un lato in essa si sono mostrate come 
prime le direzioni istintive sontenute nella disposizione conge- 
nita del bimbo e secondariamente, in seguito a influenze esterne, 
avvenimenti accidentali vi furono destati, e attivati per la prima 
volta altri istinti a lui propri. Credo che ci spetta indubbia- 
mente il diritto di stabilire questa bipartizione. L'asserzione di 
una disposizione congenita non soggiace ad alcun dubbio cri- 
tico, ma l'esperienza analitica ci obbliga quasi ad ammettere, 
che degli avvenimenti infantili del tutto casuali possono lasciar 
dietro a sé delle fissazioni della libido. E in ciò non vedo nem- 
meno alcuna difficoltà teoretica. Le disposizioni congenite sono 
certo anch'esse gli effetti postumi di avvenimenti vissuti dagli 
antenati, anch'esse furono altre volte acquistate ; se non si am- 
mettesse una simile acquisizione non potrebbe esserci neppure 
l'ereditarietà. Ed è forse immaginabile che questa acquisizione 
conducente all' ereditarietà giunga al suo termine proprio nella 
generazione da noi considerata? Però l'importanza degli av- 
i venimenti infantili non dovrebbe venir completamente trascurata 
di fronte a quella degli antenati e della propria maturità, torto 
questo assai frequentemente commesso, al contrario bisogne- 
rebbe dar loro una considerazione speciale. Essi sono tanto più 
gravi di conseguenze in quanto che accadono in un' epoca di 
incompiuto sviluppo , ed è questa circostanza appunto che li 
rende atti ad esercitare un effetto traumatico. I lavori del Roux 
e di altri sulla meccanica dello sviluppo ci hanno mostrato come 
una puntura di spillo fatta in una germinazione le cui cellule 
siano in procinto di dividersi, abbia per conseguenza una grave 
perturbazione dello sviluppo. La stessa ferita inferta alla larva 
o all'animale completo potrebbe venir sopportata senza alcun 

danno. 

La fissazione della libido dell' adulto , da noi introdotta 
quale rappresentante del fattore costituzionale nel paragone ezio- 
logico della nevrosi, si parte dunque ora, per noi, in due fat- 



LE VIE DELLA FORMAZIONE DEI SINTOMI 341 

tori ulteriori : nella disposizione ereditata e nella disposizione 
acquisita durante la prima infanzia. Sappiamo che uno schema 
è sempre simpatico a chi impara. Riassumiamo quindi queste 
condizioni in uno schema: 

Causa della Disposizione mediante . Avvenimenti acci- 

nevrosi fissazione della libido ' dentali (traumatici) 



Costituzione sessuale Avvenimenti infantili 

(avvenimenti preistorici) 

La costituzione sessuale ereditaria ci offre una grande va- 
rietà di disposizioni, a seconda che questo o queir istinto parziale 
sia impostato con speciale intensità o da solo o in congiunzione 
con altri. Col fattore degli avvenimenti infantili la costituzione 
sessuale forma una « serie di complemento » somigliante in tutto 
a quella già nota che sta fra la disposizione e gli avvenimenti 
accidentali dell'adulto. Qui e 11 trovate i medisimi casi estremi 
e le stesse relazioni di rappresentanza. Su questo punto sarebbe 
naturale di chiedere, se la più appariscente delle regressioni 
della libido, quella diretta a gradini inferiori dell'organizzazione 
sessuale, non venga preponderantamente condizionata dal fat- 
tore ereditario costituzionale ; ma sarà meglio sospendere la ri- 
sposta a tale domanda sino a quando potremo prendere in con- 
siderazione una serie più vasta di forme nevrotiche. 

Arrestiamoci ora al fatto che l'esame analitico mostra come 
la libido del nevrotico sia legata agli avvenimenti sessuali in- 
fantili dello stesso. In questo modo esso li fa apparire enorme- 
mente importanti per l'uomo di fronte alla vita e alla malattia. 
Questa loro importanza rimane indiminuita per quanto riguarda 
il lavoro terapeutico. Ma prescindendo da tale lavoro, ci è fa- 
cile riconoscere in questo punto l'esistenza di un malinteso, il 
quale potrebbe indurci a orientare la vita troppo unilateralmente 
secondo la situazione nevrotica. Dall' importanza degli avveni- 
menti infantili bisogna pur detrarre il fatto che la libido è ri- 
tornata ad essi regressivamente, dopo esser stata cacciata dalle 
sue posizioni posteriori. 

Ma allora diventa ovvia la conclusione opposta , cioè che 
gli avvenimenti della libido non abbiano avuta alcuna importanza 



342 LEZIONE VENTITREESIMA 



a suo tempo, ma la abbiano acquistata appena regressivamente. 
Ricordate che prendemmo una posizione di fronte a un'alterna- 
tiva consimile già quando fu menzionato il complesso di Edipo. 
Nemmeno questa volta la decisione ci riuscirà difficile. L'os- 
servazione che l'occupazione fatta dalla libido — e quindi l'im- 
portanza patogena — degli avvenimenti infantili sia stata rinfor- 
zata in gran parte dalla regressione della libido è indubbiamente 
giusta, ma essa condurrebbe all'errore se le venisse dato un 
valore assoluto. Bisogna inoltre tener conto di altre considera- 
zioni. Prima di tutto l'osservazione fa vedere in modo da esclu- 
dere qualsiasi dubbio come gli avvenimenti infantili posseggono 
un importanza propria che dimostrano già durante l' infanzia. 
Esistono anche delle nevrosi infantili, nelle quali il fattore della 
retrocessione di tempo sì trova necessariamente assai ridotto o 
addirittura eliminato, la malattia allacciandosi immediatamente 
agli avvenimenti traumatici. Lo studio di queste nevrosi infantili 
ci protegge contro più di un pericoloso malinteso, proprio come 
i sogni dei bambini ci fornirono la chiave per comprendere 
quelli degli adulti. Ora le nevrosi dei bambini sono molto fre- 
quenti, più frequenti, assai di quanto si crede. Spesso esse ci 
sfuggono perchè giudicate quali cattiverie o sgarberie, spesso 
l'autorità dell'educatore le reprime, ma sempre esse possono 
venir scoperte con facilità dalla osservazione retrospettiva. Esse 
compariscono per lo più nella forma di isterismo di angoscia. 
Vedremo in un'altra occasione che cosa ciò significhi. Quando 
in epoche posteriori scoppia una nevrosi, l'analisi scopre in 
essa regolarmente la continuazione di quella malattia infantile 
forse sviluppata solo velatamente e indiziariamente. Ma come 
già detto, esistono dei^casi in cui questa nervosità infantile con- 
tinua a sussistere senza interruzione per tutta la vita quale ma- 
lattia. Abbiamo potuto analizzare alcuni esempi di nevrosi in- 
fantili nel loro stato di attualità sui bambini medesimi, ma ben 
più spesso dovemmo accontentarci della visione che il malato 
adulto volle darci postecipatamente della sua nevrosi infantile, 
e nel prendere tale visione non trascurammo certe correzioni e 
precauzioni. 

Secondariamente bisogna dire che non si comprenderebbe 
il fatto che la libido regredisca con sì grande regolarità fino 
a epoche dell' infanzia, se qui non esistesse nulla che potesse 
esercitare un'attrazione su di essa. La fissazione che ammet- 



LE VIE DELLA FORMAZIONE DEI SINTOMI 343 

tiamo in singoli punti dello sviluppo, ha una consistenza sol- 
tanto se la consideriamo come il formarsi di un deposito di un 
determinato quantitativo di energia libidinosa. Finalmente posso 
rendervi attenti del fatto come fra l'intensità e l'importanza pa- 
togena degli avvenimeuti infantili e posteriori esiste qui una re- 
lazione supplementare simile a quella che trovammo nelle serie 
da noi studiate in precedenza. Ci sono dei casi in cui tutto il 
pondo della produzione cade sugli avvenimenti sessuali dell'in- 
fanzia, casi in cui queste impressioni esplicano indubbiamente 
un effetto traumatico e non abbisognano di nessun altro ap- 
poggio oltre a quello che la costituzione sessuale media e l'in- 
compiutezza della medesima possono offrirle. Esistono poi de- 
gli altri casi in cui tutta l'importanza grava sui conflitti poste- 
riori e in cui il rilievo dato dall'analisi alle impressioni infan- 
tili apparisce assolutamente quale opera della regressione; estre- 
mi quindi dell' « inibizione di sviluppo » e della « regressione » 
e fra di essi ogni possibile cooperazione dei due fattori. 

Queste circostanze hanno un certo interesse per la peda- 
gogia, la quale si propone di evitare nevrosi, con l'intervenire 
per tempo nello sviluppo sessuale del bambino. Sino a quando 
si continui a fissare principalmente la propria attenzione sugli 
avvenimenti sessuali infantili si può credere di aver fatto tutto 
il possibile per la profilassi delle malatie nervose col tentare di 
ritardare questo sviluppo e di evitare la comparsa di simili av- 
venimenti nella vita del bambino. Ma a noi è già noto che le 
condizioni necessarie alla produzione delle nevrosi sono più 
complicate e che esse non subiscono in linea generale l'influenza 
di un unico fattore. Il valore della severa sorveglianza del bimbo 
si trova diminuito in seguito alla impotenza in cui essa si trova 
di fronte al fattore costituzionale ; inoltre la sua applicazione 
non è così facile come gli educatori credono ; essa presenta due 
nuovi pericoli che non vanno svalutati ; quello di andar troppo 
oltre, cioè di favorire un eccesso di rimozione sessuale , dannosa 
per il futuro, e quello che il bambino entri nella vita senza es- 
sere in grado di opporre resistenza all'assalto delle pretese ses- 
suali che lo attendono all'epoca della pubertà. Resta perciò in * 
dubbio sino a che punto la profilassi infantile possa procedere 
con vantaggio, e se un mutato atteggiamento di fronte all'at- jj^ ^ 
tualità non costituirebbe forse un punto d'attacco migliore per 
la difesa contro le nevrosi. ~ 

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344 



LEZIONE VENTITREESIMA 



Ritorniamo ora ai sintomi. Essi portano dunque un surro- 
gato alla soddisfazione negata, mediante una regressione della 
libido a tempi anteriori con la quale è indissolubilmente con- 
giunto un ritorno ai gradini anteriori di sviluppo della scelta 
d'oggetto e dell'organizzazione. Già molto tempo fa appren- 
demmo comedi nevrotico sia fissato in qualche punto del suo 
passato nel quale alla sua libido non mancava la soddisfazione 
e in cui egli era contento. Egli fruga nella propria storia fin- 
che ha trovato un'epoca simile, anche a costo di ritornare a! 
tempo m cu, poppava, tempo che egli immagina a seconda del 
suo ricordo o a seconda di stimoli posteriori. Il sintomo ripete 
m qualche modo quella prima specie di soddisfazione infantile, 
sformata dalla censura prodotta dal conflitto, diretta di solito 
ad un senso di sofferenza .e mescolata ad elementi che proven- 
gono dalla causa della malattia. Il genere di soddisfazione pro- 
curata dal sintomo ha molto di strano. Prescindiamo dal fatto 
che essa non è riconoscibile alla persona stessa, per la quale 
la pretesa soddisfazione costituisce piuttosto un oggetto di sof- 
ferenza e di lagno. Questa trasformazione appartiene al con- 
flitto psichico sorto il cui peso il sintomo dovette formarsi. Quanto 
una volta valse all'individuo quale soddisfazione deve destar 
oggi in lui per l'appunto un senso di resistenza e di orrore 
Per rappresentare questi mutamenti di opinione possediamo un 
esempio assai istruttivo per quanto di apparenza modesta. Lo 
stesso bambino il quale succhiava con avidità il latte dal seno 
materno, osa provare alcuni anni dopo un forte senso di disgusto 
contro il latte, disgusto che l'educazione riesce a far superare 
con molta difficoltà. Questo disgusto arriva allo schifo quando 
il latte, o la bevanda con esso preparata, presenti alla superficie 
una leggera pellicola. Forse non è negabile che questa pellicola 
ricordi il seno materno tanto desiderato altre volte. È vero che 
fra queste due epoche giace lo svezzamento il quale ha effetto 
traumatico. 

Esiste ancora un altro fatto il quale fa sì che i sintomi 
considerati quali mezzi di soddisfazioni libidinose ci appari- 
scono strani e incomprensibili. Essi non rassomigliano in alcun 
modo a tutto quanto normalmente potremmo immaginare atto 
a dare una soddisfazione. Essi prescindono per lo più dal- 
l'oggetto rinunciando così al rapporto con la realtà esterna. 
Ciò va compreso quale una conseguenza della rinuncia al prin- 



LE VIE DELLA FORMAZIONE DEI SINTOMI 345 



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cipio della realtà e quale ritorno al principio del piacere, ed è 
al tempo stesso anche un ritorno ad una specie di autoero- 
tismo più vasto, simile a quello che offerse le prime soddisfa- 
zioni all'istinto sessuale. I sintomi pongono al posto di un mu- 
tamento del mondo esterno un mutamento del corpo, dunque 
un'azione interna al posto di una esterna, un accomodamento 
in luogo di un atto, ciò che in senso filogenetico corrisponde 
nuovamente a una regressione molto significativa. Comprende- 
remo tutto ciò appena in nesso con una novità, che dobbiamo 
ancora apprendere dall'indagine della formazione dei sintomi. 
Ricordiamo inoltre come alla formazione dei sintomi abbiano 
partecipato i medesimi processi dell'inconscio che concorsero 
alla formazione del sogno, cioè condensazione e spostamento. 
Come il sogno così anche il sintomo rappresenta l'adempimento 
di qualche cosa, una soddisfazione di genere infantile, la quale 
però può esser stata pressata in un' unica sensazione o inner- 
vazione in seguito ad una condensazione massima e ridotta ad 
un piccolo particolare di tutto il complesso libidinoso in se- 
guito ad uno spostamento estremo. Non è quindi un miracolo 
se anche a noi riesce spesso difficile di riconoscere nel sintomo 
la soddisfazione libidinosa supposta e ogni volta accertata. 

Come vi dissi ci resta da apprendere alcunché di nuovo 
ed è proprio una cosa che sorprende e confonde. Sapete che 
dall'analisi dei sintomi si arriva alla conoscenza degli avveni- 
menti infantili ai quali è fissata la libido e dai quali hanno 
origine i sintomi stessi. Ora la sorpresa sta in ciò, che queste 
scene infantili non sono sempre vere. Anzi nella maggioranza 
dei casi esse non lo sono, e in singoli casi esse stanno in di- 
retta contraddizione con la verità storica. Ammetterete che que- 
sta scoperta è più di ogni altra atta a screditare o l'analisi, che 
condusse a un simile risultato, oppure l'ammalato sulle cui de- 
posizioni fu costruita tanto l'analisi come tutta la compren- 
sione delle nevrosi. Tutto ciò genera inoltre un senso di estrema 
confusione. Se gli avvenimenti infantili portati alla luce dall'ana- 
lisi fossero sempre reali, avremmo la sensazione di procedere 
su un terreno sicuro : se essi fossero regolarmente falsi, e si 
rivelassero quali invenzioni e fantasie dell'ammalato, saremmo 
costretti ad abbandonare questo terreno oscillante per metterci 
in salvo altrove. Ma la cosa non sta né in un modo né nel- 
l'altro, ed è invece dimostrabile il fatto, che gli avvenimenti in- 






346 



LEZIONE VENTITREESIMA 



fant.li ricordati o costruiti nel corso dell'analisi sono una volta 
indubbiamente falsi, un'altra volta indubbiamente giusti e nella 
massima parte dei casi un misto di particolari veri e falsi. I sin 
tomi dunque sono talvolta la rappresentazione di fatti realmente 
accaduti, e ai quali si può ascrivere un' influenza nella fissa- 
z.one della libido, e talaltra la rappresentazione di fantasie del- 
l'ammalato, le quali naturalmente non si adattano affatto a so- 
stenere una parte eziologica. È difficile di orientarsi in tutto 
ciò. Troviamo forse un primo appoggio in una scoperta con- 
simile, quella cioè che anche i ricordi infantili isolati esistenti 
da sempre, prima di qualsiasi analisi, in ogni individuo, pos- 
sono essere altrettanto falsi o per lo meno un misto del tutto 
simile di vero e di falso. L'accertamento della loro inesattezza 
incontra rare volte delle difficoltà, e ci porta in tal modo alla 
rassicurante opinione, che non all'analisi, bensì all'ammalato va 
in qualche modo attribuita la colpa di questa inaspettata disil- 
lusione.. 

Riflettendovi un poco comprendiamo facilmente quanto ci 
confonde in questo insieme di cose. Si tratta cioè del poco va- 
lore dato alla realtà, della trascuranza in cui è lasciata la dif- 
ferenza che passa fra realtà e fantasia. Siamo tentati di offen- 
derci col paziente il quale ci intrattenne con storielle di sua in- 
venzione. La realtà ci appare come una cosa infinitamente di- 
versa dall'invenzione e di valore ben differente. Tale è del re- 
sto anche il punto di vista dell'ammalato nel suo pensiero nor- 
male. Quando egli produce quel materiale che dietro ai sintomi 
conduce alle situazioni dei desideri che si sono formate in se- 
guito agli avvenimenti infantili, noi stessi dubitiamo in realtà se 
si tratti di fatti veri o di fantasie. Più tardi la decisione vien resa 
possibile da determinati indizi, e allora ci spetta il compito di 
comunicare i medesimi anche all'ammalato, compito questo mai 
scevro di difficoltà. Se gli diciamo giada bel principio essere 
egli ora in procinto di esporre le fantasie con le quali ha ri- 
vestito la storia della sua infanzia, così come ogni popolo ri- 
veste di leggende la propria preistoria, vedremo scemare ad 
un tratto ed in modo poco desiderabile, l' interesse da lui ri- 
volto al proseguimento del tema. Anche lui vuol apprendere 
soltanto delle verità e disprezza ogni « immaginazione ». Se 
invece sino all'evasione di questo tratto di lavoro lo lasciamo 
credere che stiamo perseguendo V indagine degli avvenimenti 



■C,,.. ,w 



/ 

LE VIE DELLA FORMAZIONE DEI SINTOMI 347 

reali della sua infanzia, corriamo il rischio che egli ci rinfacci 
più tardi di esserci lasciati ingannare e che egli derida la no- 
stra apparente credulità. Per lungo tempo non è possibile far- 
gli accettare la proposta di equiparare fantasia e realtà e di non 
prender nota per intanto se gli avvenimenti infantili da schia- 
rirsi, siano l'una cosa o l'altra. Eppure questa è evidentemente 
l'unica posizione giusta da prendersi di fronte a tali produzioni 
psichiche. Anche esse possiedono una specie di realtà ; sussiste 
il fatto che il paziente ha creato simili fantasie, e questo fatto 
ha per la nevrosi un'importanza poco minore che se esse fosse- 
ro state veramente vissute. Queste fantasie posseggono la realtà 
psichica di contro alla materiale e gradatamente si arriva a 
comprendere come nel mondo delle nevrosi la realtà psichica 
sia quella decisiva. 

Fra gli avvenimenti che ognora si ripetono e mai sembrano 
mancare nella storia infantile dei nevrotici , ci sono alcuni di 
speciale importanza, che considero perciò degni di essere rile- 
vati. Quali esempi di tale specie enumererò : l'osservazione dei 
rapporti fra i genitori, la seduzione da parte di una persona 
adulta, e la minaccia di castrazione. Sarebbe un grande errore 
l'ammettere che ad essi noii spetti mai una realtà materiale, 
questa al contrario si può spesso dimostrare senza eccezione 
interrogando i parenti più attempati. Così p. es. non è affatto 
rado che al piccolo fanciullo il quale si trastullava maleduca- 
tamente col suo membro non sapendo ancora di dover celare 
simili occupazioni, sia stata minacciata dai genitori e dalle per- 
sone adibite alla sua cura la recisione del membro o della mano 
peccatrice. Spesso i genitori ammettono tale intimidazione cre- 
dendo alla sua utilità : parecchie persone conservano un ricordo 
corretto e cosciente di simili minaccie, specie quando esse ab- 
biano avuto luogo in anni più tardivi. La minaccia essendo 
stata espressa dalla madre o da un' altra persona femminile, 
l'esecuzione ne fu generalmente attribuita al padre — o al me- 
dico. Nel famoso « Struwelpeter » (1) del pediadra Hoff manti 
di Francoforte, il quale deve la sua popolarità appunto alla 
sua comprensione dei complessi sessuali e di altro genere del- 
l' età infantile, la castrazione è rappresentata in forma mitigata 
dalla recisione dei pollici quale castigo per l'ostinata abitudine 



il) Libro di racconti con illustrazioni per bambini dai 3-6 anni (N. d. T). 



348 LEZIONE VENTITREESIMA 



di succhiarli, E molto improbabile però che la minaccia di ca- 
strazione venga rivolta al bambino con tanta frequenza come 
risulta dall' analisi dei nevrotici. Siamo contenti di poter rile- 
\ vare da questo fatto che in base ad allusioni, con l'aiuto della 
ijpz.one che il soddisfacimento autoerotico è proibito e sotto 
*°' fella scoperta del genitale femminile, il bambino si 
compone da solo nella propria fantasia una simile minaccia. 

al aualfnn" °- »T è affatto esc,uso che il bambino piccolo, 
ria cUven^VV nbUÌSCe a " COra " è c °™P™sione ne memo^ 
adii ÌS T" 10 dÌ Un att ° Se88Uate fra '' g e " itori o altri 
elu l He m fam ' g,Ìe " 0n P ro,etarie > e non è negabile che 
ltJ Z ramn ; entare Posteriormente questa impressione e rea- 

EfJS T"f° t3le att ° VlCne dCSCrÌtto con P'' ù estesl det- 
tagli diffida ad osservarsi, oppure quando, come succede pre- 

per d. d.et.o, more ferarum, non resta alcun dubbio che tale fan- 
tasia sì appoggi all'osservazione dei rapporti che ebbero Iuo*o 
fra anima , (cani) e che la sua motivazione sia da cercarsi ZI 
I insoddisfatta spinta infantile di vedere, propria alla puberi 

os S ervato U Tr-r a H SÌma "•' ^ *"* " P0Ì ,a fantasia di *™ 
d manln J "*° *"***"• P*» della nascita durante la 

teT» T a ne ^f llbomate ™- ^' importanza speciale spet- 
ta al a antasia della seduzione, essendo questa troppo spesso 
non fantasia bensì ricordo reale. Per fortuna però la sua realtà 
non e tanto frequente come l'analisi poteva far credere da prin- 
cipio. La seduzione da parte di bambini maggiori o coetanei 
e sempre ancora più frequente di quella che avviene per opera 
di adu ti, e quando durante il racconto di simili avvenimenti 
accaduti nella infanzia , le fanciullo attribuiscono la parte del 
seduttore al proprio padre, non può sussistere dubbio alcuno 
sulla natura fantastica dell'accusa, né sul motivo che le diede 
origine. Nei casi in cui non ci sia stata seduzione la fantasia di 
una seduzione serve d. regola al fanciullo per coprire il periodo 
*\ • autoerotico della propria attività sessuale. EgK si risparmia la 
, vergogna della masturbazione inserendo retrospettivamente in 
questa prima epoca V immagine fantastica di un oggetto desi- 
derato. Ma non crediate del resto che V abuso del bimbo per 
opera dei più prossimi parenti maschili appartenga in genere 
al regno della fantasia. Il maggior numero degli analisti avrà 
trattato dei casi in cui tali rapporti erano reali e potevano ve- 



V^l?* k ' ^'Xtf pi. iAA- ^niW(0«nC ■£*.> 




LE VIE DELLA FORMAZIONE DEI SINTOMI 



34Q 




nir accertati senza obbiezione : soltanto che anche allora essi 
avranno avuto luogo più tardi ma saranno inseriti in un epoca 
anteriore dell' infanzia. 

Da quanto fu detto si ritrae l'impressione che tali avveni- 
menti infantili costituiscano in un modo o nell'altro una ri- 
chiesta necessaria e una parte integrante della nevrosi. O essi 
appartengono alla realtà, e allora tanto meglio, oppure la realtà 
li ha negati e allora si supplisce alla loro mancanza con l'aiuto 
di allusioni mediante la fantasia. Il risultato è il medesimo, e 
sino ad oggi non siamo riusciti ad accertare dalle conseguenze 
se la parte preponderante di questi avvenimenti infantili spetti 
V^alla realtà o alla fantasia. Qui appunto esiste soltanto uno dei 
' rapporti supplementari sì spesso menzionato e quest'uno è il 
più strano di quanti scoprimmo sinora. Da dove provengono 
il bisogno di tali fantasie e il materiale necessario a formarle ? 
Sulle loro fonti istintive non può sussistere alcun dubbio ; re- 
sta però da spiegarsi perchè ogni singola volta vengano for- 
mate le stesse fantasie del medesimo contenuto. Tengo qui 
pronta una risposta e so già prima che la troverete ardita. 
Credo che le fantasie primitive — vorrei chiamare così tanto 
queste quante alcune altre — siano di appartenenza filogene- 
tica. In esse l'individuo attinge alla vita preistorica passando 
oltre la propria vita, nei punti in cui la sua esistenza è dive- 
nuta troppo rudimentale. Mi sembra assai possibile che tutto 
quanto oggi ci vien raccontato nel corso dell'analisi in forma 
di fantasia, la seduzione dei bambini, l'accendersi dell'eccita- 
zione sessuale in seguito all'osservazione dei rapporti fra i ge- 
nitori, la minaccia di castrazione — o molto più frequentemente 
la castrazione — sia stato altre volte una realtà nei primi tempi 
dell'umana famiglia, e che il bambino il quale sta fantasticando 
abbia semplicemente riempite le lacune della verità individuale 
con della verità storica. Più di una volta fummo presi dal sospetto 
che la psicologia delle nevrosi ci abbia serbato un numero mag- 
giore di reliquie dello sviluppo umano di tutte le altre fonti. 
Miei Signori. Le cose or udite ci costringono ad esami- 
minare più da vicino la formazione e l'importanza di quell'at- 
tività psichica che ha nome «fantasia». Vi è noto come le 
venga dato generalmente molto valore senza che la posizione 
da essa occupata nella vita psichica sia stata chiarita. Su tale 
soggetto posso dirvi quanto segue. Come sapete l'Io umano viene 



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350 LEZIONE VENTITREESIMA 



lentamente educato dall'azione esterna della necessità a tener 
conto della realtà e a seguire il nuovo principio della mede- 
sima ; nel far ciò esso deve rinunciare temporaneamente o per 
sempre a vari oggetti e fini a cui mira la sua tendenza al pia- 
cere, non soltanto sessuale. Ma la rinuncia al piacere è sempre 
stata grave per l'uomo ; egli non può arrivarci senza una spe- 
cie di compensazione. E si riserva quindi un'attività psichica 
in cui a tutte queste fonti di piacere e a tutte queste vie abban- 
donate per arrivarvi, è concessa un ulteriore esistenza, una for- 
ma di esistenza che le libera dalle esigenze e dal cosiddetto esa- 
me della realtà. Ogni mira raggiunge ben presto la forma di 
una rappresentazione esauditiva; non c'è dubbio che il sof- 
fermarsi agli esaudimenti di desideri procurati dalla fantasia 
porti con sé una soddisfazione, benché la nozione che non si 
tratta di una realtà rimanga indisturbata. Durante l'attività della 
sua fantasia l'uomo continua dunque a godere la libertà di 
fronte alla costrizione esterna, una libertà alla quale egli ha 
realmente rinunciato da lungo tempo. Egli è riuscito ad essere 
alternativamente qualche volta ancora un animale dedito sol- 
tanto al piacere e poi di nuovo una creatura ragionevole. E 
precisamente le scarse soddisfazioni che lottando riesce a strap- 
pare alla realtà non gli bastano. Non si può cavarsela senza 
« costruzioni accessorie » ha detto una volta Th. Fontane. La 
creazione del regno psichico della fantasia trova pieno riscon- 
tro in quella delle « difese » dei « parchi a difesa della natu- 
ra » costruiti in luoghi, ove le esigenze dell'agricoltura, del 
movimento e dell'industria minacciano di mutare in poco tempo 
sino a renderlo irriconoscibile l'aspetto originale della natura. 
11 parco a difesa della natura mantiene quell'antico aspetto che 
si è dovuto sacrificare, con rincrescimento, alla necessità. In 
tale parco ogni pianta può crescere e lussureggiare a piacere, 
anche quella inutile e persino la dannosa. Una simile difesa 
non soggiace al principio della realtà, è anche il regno psi- 
chico della fantasia. 

Le produzioni più note della fantasia sono i cosiddetti « so- 
gni diurni » o « ad occhi aperti » che conosciamo , soddisfa- 
zioni immaginarie di desideri ambiziosi, megalomani e erotici, 
le quali fioriscono più che mai quando la realtà più for- 
temente ci raccomanda di usare moderazione e pazienza. In 
essi è chiaramente visibile l'essenza della felicità procurata dalla 



LE VIE DELLA FORMAZIONE DEI SINTOMI 3 51 



fantasia, cioè la ripristinata indipendenza dell'ottenimento del 
piacere dal consenso della realtà. Sappiamo tali sogni diurni 
essere nocciolo e modello di sogni notturni. II sogno notturno 
non è altro, in fondo, che un sogno diurno reso adoperabile 
dalla libertà notturna degli stimoli e trasformato dalla forma 
notturna dell'attività psichica. Ci siamo già conformati all'idea 
che anche un sogno ad occhi aperti non debba necessariamente 
essere cosciente, ma che ne siano anche di incoscienti. Tali sogni 
ad occh. aperti incoscienti costituiscono dunque tanto la fonte 
dei sogni notturni, quanto quella dei sintomi nevrotici 

L' importanza spettante alla fantasia nella formazione dei 
sintomi v, d.verrà chiara attraverso la seguente comunicazione 
Dicemmo come in caso di diniego la libido occupi regressi- 
vamente le posizioni da essa abbandonate, ma alle quali era 
pur rimasta attaccata in una certa misura. Non ritireremo né 
correggeremo tale asserzione, ma dobbiamo intercalarvi un 
membro intermediario. Com'è che la libido trova la strada che 
conduce ai punti delle sue fissazioni ? Ecco : tutti gli oggetti 
e le direzioni della libido abbandonati, non sono abbandonati 
m tutti i sensi. Tanto essi quanto le loro figliazioni continuano 
ad essere mantenuti con una certa intensità nelle rappresenta- 
zioni della fantasia. Basta quindi che la libido si ritiri sino alle 
fantasie, onde trovare aperta la via che porta a tutte le fissa- 
z.om rimosse. Queste fantasie godettero il vantaggio di una 
certa indulgenza, e finché fu mantenuta una determinata con- 
dizione, nessun conflitto sorse tra esse e I' Io, per quanto aspro 
fosse il loro contrasto. Condizione questa di natura quantita- 
tiva, che il riflusso della libido alle fantasie viene a turbare 
Questa aggiunta aumenta in modo tale la carica di energia 
'1™' «* e esse diventano esigenti ed esercitano una 

rn„f •♦♦ S * rea,izzazione - Ma » rende inevitabile il loro 

conflitto con l' Io. Per coscienti e precoscienti che siano state 
prima ora esse soggiacciono alla rimozione e rimangono espo- 
ste ali attrazione esercitata dall'inconscio. Dalle fantasie ormai 
mconscienti la libido ritorna alle loro origini sino ai propri' 
punti di fissazione. ' * ' 

Il ritorno della libido alle fantasie è un gradino interme- 
dio della via che conduce alla formazione dei sintomi: il quale 
menta davvero una speciale denominazione. C. G funi hi 
coniato per esso il nome appropriato di introversione, nome 



352 LEZIONE VENTITREESIMA 



però da lui inopportunamente applicato anche ad altri feno- 
meni. Per noi resta convenuto che introversione significa l'al- 
lontanamento della libido dalla possibilità del sodisfacimento 
reale e la sopraccarica ottenuta dalle fantasia sinora considerate 
innocue e perciò sopportate. 

Un introvertito non è ancora un nevrotico, ma egli si trova 
in una situazione labile ; se non riesce a trovare delle altre vie 
di uscita per la sua libido accatastata, il prossimo spostamento 
di forze dovrà sviluppare in lui dei sintomi. Invece il carattere 
irreale del soddisfacimento nevrotico e la trascuranza della di- 
versità esistente tra fantasia e realtà vengono determinati già 
dal trovarsi al gradino della introversione. 

Vi sarete certamente accorti come nel corso delle mie ul- 
time esposizioni io abbia introdotto nella compagine del con- 
catenamento eziologico un nuovo fattore, cioè la quantità, la 
massa delle energie di cui si deve tener conto ; fattore che do- 
vremo prendere in considerazione dappertutto. La sola analisi 
qualitativa delle condizioni eziologiche non ci basta. O, altri- 
menti detto, la sola interpretazione dinamica di questi pro- 
cessi psichici non è sufficiente, occorre ancora il punto di 
vista economico. Dobbiamo dirci, che pur esistendo da lungo 
tempo le condizioni di contenuto, il conflitto fra due tendenze 
non scoppia sinché non siano state raggiunte certe determinate 
intensità di carica. L' importanza patogena dei fattori costitu- 
zionali dipende egualmente dal maggiore o minore quantitativo 
che nella disposizione spetta ad un istinto parziale piuttosto 
che all'altro ; si può persino immaginare che le disposizioni di 
tutti gli individui siano qualitativamente eguali e si differenzino 
soltanto in questi rapporti quantitativi. 11 momento quantitativo 
è non meno determinante per la forza di resistenza di fronte 
alla malattia nervosa. Quello che importa è quale somma di 
libido inadoperata la persona sia al caso di mantenere sospesa, 
e quanto grande sia la frazione della sua libido che essa può 
staccare dalla sessualità per rivolgerla agli scopi della sublima- 
zione. La mèta finale dell'attività psichica, che qualitativamente 
si può descrivere quale una tendenza mirante ad ottenere il 
piacere e ad evitare il dispiacere, è costituita, dal punto di vista 
economico, dal compito di superare le quantità di eccitazione 
(masse stimolanti) che agiscono nell'apparato psichico e di evi- 
lare il loro ammassarsi generante dispiacere. 



r 



LE VIE DELLA FORMAZIONE DEI SINTOMI 353 



Questo è dunque quanto volevo dirvi riguardo la forma- 
zione dei sintomi nelle nevrosi. Ma non voglio omettere di ac- 
centuare una volta di più che tutto quanto fu detto si riferisce 
soltanto alla formazione dei sintomi nell' isterismo. Già nelle 
nevrosi coatte restano bensì mantenuti i principi, ma compari- 
scono molti fatti nuovi. Le contro-cariche, le quali si oppon- 
gono alle esigenze degli istinti, e di cui parlammo già durante 
lo studio dell' isterismo, prendono nella nevrosi coatta una po- 
sizione avanzata e dominano il quadro clinico mediante le co- 
siddette < formazioni reattive ». Simili e più estese deviazioni si 
scoprono pure nelle altre nevrosi, in cui le indagini dei mec- 
canismi propri alla formazione dei sintomi non hanno ancora 
un punto fisso al quale allacciarsi. 

Prima di congedarvi quest'oggi, vorrei però richiamare la 
vostra attenzione su uno dei lati della vita fantastica, che me- 
rita l' interessamento generale. Esiste precisamente un ritorno 
dalla fantasia alla realtà — e cioè 1' arte. Anche l'artista è in 
germe un introvertito, al quale poco manca per giungere alla 
nevrosi. Egli è spinto da bisogni istintivi ultraforti, vorrebbe 
acquistare onori, potenza, ricchezza, gloria e 1' amore delle 
donne ; ma gli mancano i mezzi per arrivare a queste soddi- 
sfazioni. Perciò, come ogni altro malcontento egli si allontana 
dalla realtà e trasporta ogni suo interesse, anche la sua libido, 
ai desideri formati dalla sua fantasia, dai quali potrebbe stac- 
carsi la via che conduce alla nevrosi. È certo che occorrono 
molte coincidenze affinchè questa non divenga la soluzione 
finale del suo sviluppo ; è notorio come proprio gli artisti ab- 
biano spesso a soffrire di un parziale inceppamento della loro 
capacità causato da nevrosi. Probabilmente la loro costituzione 
contiene una forte capacità di sublimazione e una certa mol- 
lezza nelle rimozioni determinanti il conflitto. Ma l'artista trova 
la strada di ritorno alla realtà nel modo seguènte. Egli non è 
già l'unico a condurre una vita di pura fantasia. Il regno inter- 
medio della fantasia è approvato da un generale accordo uma- 
no, e ogni individuo che soffra di privazioni aspetta da esso 
lenimento e conforto. Ma per i non artisti il ricavo di piacere 
dalle fonti della fantasia è molto limitato. L' inesorabilità delle 
loro rimozioni li obbliga ad accontentarsi degli scarsi sogni 
ad occhi aperti che hanno ancora la facoltà di diventare co- 
scienti. Un vero artista dispone di poteri maggiori. Prima di 




354 LEZIONE VENTITREESIMA 



tutto possiede la capacità di elaborare i suoi sogni diurni (ad 
occhi aperti) in modo tale da far loro perdere quella tinta per- 
sonale che urta l'estraneo, e da renderli godibili anche agli al- 
tri. Sa pure mitigarli sino al punto in cui essi non tradiscono 
più facilmente le condannabili fonti dalle quali ebbero origine. 
Ha inoltre la misteriosa facoltà di plasmare un determinato 
materiale sino a che questo riproduca esattamente le rappre- 
sentazioni della sua fantasia, e quindi egli sa congiungere a 
questa rappresentazione della sua fantasia incosciente una tal 
somma di piacere, da far sì, che essa superi ed elimini, almeno 
temporaneamente, la rimozione. Nel caso in cui l'artista pos- 
sieda tutta questa capacità egli rende nuovamente possibile agli 
altri di attingere conforto e lenimento dalle proprie fonti di pia- 
cere appartenenti all' inconscio, le quali erano divenute inacces- 
sibili ed acquista in tal modo la riconoscenza e l'ammirazione 
del suo prossimo. Ecco dunque come mediante la sua fantasia 
egli ha raggiunto in realtà, quanto dapprima soltanto la fan- 
tasia poteva offrirgli : Onori, potere e l'amore delle donne. 






LEZIONE VENTIQUATTRESIMA 



Dottrina generale delle nevrosi. La nervosità comune. 



Signore e Signori, 

Ora dopo aver superato nelle ultime lezioni una parte così 
difficile del nostro compito abbandonerò per poco il nostro 
tema per rivolgermi a voi. 

Io so cioè che non' siete soddisfatti. Vi eravate formati un'idea 
molto diversa di una « Introduzione alla Psicoanalisi ». Vi aspet- 
tavate di sentire degli esempi lampanti e non di apprendere 
della teoria. Vi sento dire che avete bensì compreso qualche 
cosa del come si formano le nevrosi, quando mi sono servito 
della comparazione « al pianterreno e al primo piano » ; ma 
vi sento anche obbiettare, che non si trattava di osservazioni 
reali ma soltanto di storie inventate. Oppure, quando in prin- 
cipio vi narrai due sintomi — speriamo che non siano stati 
inventati anche questi — svolgendo la loro soluzione e il loro 
rapporto con la vita degli ammalati, vi si schiarì il « signifi- 
cato » dei sintomi ; speravate che avrei continuato in questa 
guisa. Invece vi porsi delle teorie prolisse, difficilmente affer- 
rabili, che non furono mai esposte in modo completo e che 
vennero continuamente arricchite di qualche nuovo dettaglio. 
Operai con concetti, che non vi avevo ancora presentati, caddi 
dall'esposizione descrittiva nella concezione dinamica ; da que- 
sta in una cosiddetta concezione economica. Vi resi difficile 
il comprendere, quante parole artefatte, da me usate, siano 
sinonime e come io le facessi alternare soltanto per motivi di 

armonia. Avanzai dei punti di vista presi da campi discostis- 
simi, quali il principio del piacere e quello della realtà, quale 

il nostro possesso filogeneticamente ereditato. E invece di in- 



356 LEZIONE VENTIQUATTRESIMA 



trodurvi in qualche cosa vi feci passare innanzi dei fatti che da 
voi sempre più si allontanavano. 

Perchè introducendovi nella dottrina delle nevrosi, non ho 
incominciato con ciò che della nervosità vi era già noto e con 
ciò che già da molto tempo aveva destato il vostro interesse ? 
E cioè con la personalità caratteristica ai nervosi, con le loro 
reazioni incomprensibili ai rapporti col prossimo ed alle in- 
fluenze esterne, con la loro inettitudine a superare le varie con- 
tingenze della vita? Perchè non vi ho condotti a passo a passo 
dal comprendimento delle forme più comuni e quotidiane della 
nervosità fino allo schiarimento dei problemi più enigmatici 
della stessa? 

Signori miei, non posso nemmeno darvi torto. Non sono poi 
tanto invaghito della mia arte espositiva da voler spacciare ogni 
suo neo per un vezzo speciale. Io stesso sono persuaso che 
avreste avuto un vantaggio da un procedere diverso, il quale 
era anche nelle mie intenzioni. Ma non sempre le proprie assen- 
nate intenzioni si possono eseguire. La materia stessa contiene 
spesso qualche cosa che ci dirige e che ci fa deviare dalle nostre 
intenzioni originarie. Persino un compito tanto poco appariscente 
come la disposizione di un materiale per quanto noto esso sia 
non si assoggetta completamente all'arbitrio dell'autore; essa 
riesce come vuole e appena a fatto compiuto si può chiedersi, 
perchè il risultato sia stato proprio quello e non un altro. 

Probabilmente uno dei motivi è da ricercarsi nel fatto, che 
il titolo « Introduzione alla Psicoanalisi » non si adatta più a 
questa parte che deve trattare delle nevrosi. L' introduzioYie alla 
psicoanalisi è costituita dallo studio dei lapsus e del sogno ,* 
la dottrina delle nevrosi è già la psicoanalisi stessa. Non credo 
che avrei potuto informarvi in così breve tempo del contenuto 
della dottrina delle nevrosi se non presentandovi la materia in 
forma così concentrata. Si trattava di esporvi in un nesso com- 
plessivo il significato e P importanza dei sintomi, le condizioni 
interne ed esterne necessarie alla loro formazione e il mecca- 
nismo della stessa. Questo è quanto ho tentato di fare ; ciò 
costituisce presso a poco il perno di quanto oggigiorno ha da 
insegnare la psicoanalisi. Nel corso di questa esposizione vi 
era da menzionare parecchio riguardo la libido e il suo svi- 
luppo, alcunché vi era da dire anche riguardo lo sviluppo del- 
l' Io. Già dall' Introduzione eravate preparati ai postulati e alle 



LA NERVOSITÀ COMUNE 357 

premesse della nostra tecnica, ai punti di vista cardinali del- 
l' inconscio e della rimozione (della resistenza). Apprenderete 
in una delle prossime lezioni, in quali punti il lavoro psicoana- 
litico segua la propria continuazione organica. Intanto non vi 
ho nascosto, che tutte le nostre scoperte derivano dallo studio 
di un unico gruppo di affezioni nervose, e cioè soltanto dallo 
studio delle cosiddette nevrosi di traslazione (Uebertragungs- 
neurosen). 11 meccanismo, secondo il quale si forma il sintomo, 
venne studiato persino in un unico caso; in quello della ne- 
vrosi isterica. Spero che vi sarete fatti un' immagine dei mezzi, 
coi quali opera la psicoanalisi, dei quesiti che essa abborda, 
nonché dei risultati da essa ottenuti, anche se non ne avete 
ancora acquistato una soda conoscenza e se non ne avete ser- 
bato nella memoria ogni dettaglio. 

Ho supposto in voi il desiderio, che io incominciassi l'espo- 
sizione delle nevrosi trattenendomi sulla condotta dei nervosi, 
illustrando come essi soffrono per la loro nevrosi, come si di- 
fendono contro di essa e come tentano di adattarvisi. Ciò co- 
stituisce certamente una materia interessante che merita di es- 
sere studiata, e non è nemmeno molto difficile trattarla; però 
prendendo le mosse dalla medesima si incorre in qualche pe- 
ricolo, in quello cioè di non scoprire V inconscio, di non rico- 
noscere la grande importanza della libido e di giudicare tutte 
le circostanze nello stesso modo in cui esse appariscono all' Io 
della persona nervosa. È ovvio che questo Io non è un'istanza 
imparziale, della quale si può fidarsi. L' Io è appunto quella 
autorità che rinnega l'inconscio e che lo ha degradato a ma- 
teriale rimosso ; come si può ora crederlo capace di considerare 
equamente l' inconscio ? Fra questo materiale rimosso stanno 
in prima linea le pretese della sessualità che vengono riman- 
date ; è assolutamente evidente, che non possiamo giammai 
indovinare il loro ambito e la loro importanza dalle concezioni 
dell'Io. Dal momento, in cui intravediamo il punto di vista 
della rimozione, siamo già ammoniti di non istituire quale ar- 
bitro una delle due parti contendenti, e meno che mai quella 
vittoriosa. Siamo preparati al fatto, che le deposizioni dell' Io 
ci inganneranno. Prestando fede all'Io, si deve ammettere che 
questo è stato attivo in tutto e per tutto, che egli stesso ha 
voluti e prodotti i suoi sintomi. Noi sappiamo invece che dopo 
aver tollerato un bel poco di passività, egli vuole ora celarsela 



358 LEZIONE VENTIQUATTRESIMA 



ed abbellirsela. Non sempre però esso si arrischia di fare questo 
tentativo ; nel caso dei sintomi della nevrosi coatta l' Io deve 
confessare, che gli si oppone alcunché di estraneo contro cui 
egli si difende a mala pena. 

Chi non si lascia distogliere da questi ammonimenti a non 
prendere per moneta corrente le falsificazioni dell' Io, ha senza 
dubbio un bel giuoco e sfugge a tutte le difficoltà che si oppon- 
gono al rilievo psicoanalitico dell' inconscio, della sessualità 
e della passività dell' Io. Costui può asserire come Alfred Adler 
che il « carattere nervoso » sia la causa della nevrosi, invece 
che la conseguenza della medesima, ma egli non sarà neanche 
mai in grado di spiegare nemmeno un unico dettaglio della 
formazione dei sintomi e neppure un unico sogno. 

Voi chiederete: Non dovrebbe esser possibile di attribuire 
la sua giusta importanza alla partecipazione dell' Io alla ner- 
vosità e alla formazione dei sintomi, senza trascurare in modo 
grossolano i fattori scoperti dalla psicoanalisi? A questa do- 
manda rispondo : Certamente ciò deve esser possibile e ciò av- 
verrà anche una volta ; però l'indirizzo preso dal lavoro psicoa- 
nalitico, non ammette che si incominci proprio con questi que- 
siti. Si può bensì predire, quando sarà giunto il momento in 
cui questo compito si accosterà alla psicoanalisi. Ci sono delle 
nevrosi, alla cui formazione l'Io partecipa in modo molto più 
intensivo che non a quella delle affezioni da noi finora stu- 
diate; noi le chiamiamo nevrosi « narcistiche ». Lo studio psi- 
coanalitico di queste affezioni ci metterà in grado di giudicare 
in modo imparziale e sicuro, quanto e in che modo l'Io par- 
tecipi all'avverarsi della nevrosi. 

Una delle relazioni però tra l'Io e la sua nevrosi dà tanto 
nell'occhio da aver potuto essere considerata sin da principio. 
Pare che essa non manchi in nessun caso ; ma nel modo più 
distinto la si riconosce in un'affezione ancora estranea alla no- 
stra comprensione, intendono dire nella nevrosi traumatica. Do- 
vete cioè sapere che nella provocazione e nel meccanismo di 
ogni forma possibile di nevrosi entrano in azione sempre gli 
stessi fattori, soltanto che l'importanza predominante per la for- 
mazione dei sintomi spetta ora all' uno, ora all' altro di que- 
sti fattori. Si pensi a questo proposito al personale di una com- 
pagnia drammatica, di cui ogni elemento ha la sua parte fissa: 
eroe, confidente, intrigante ecc. ; ogni singolo attore però sce- 



LA NERVOSITÀ COMUNE 



359 



glierà un'altra produzione per la propria serata di onore. Così 
in nessun altra nevrosi le fantasie che si trasmettono nei sintomi, 
sono meglio afferrabili che nell' isterismo ; le controcariche e 
le formazioni reattive dell'Io dominano il quadro nella nevrosi 
coatta; ciò che abbiamo chiamato elaborazione secondaria nel 
caso del sogno, spicca maggiormente quale delirio nella pa- 
ranoia ecc. 

E così nelle nevrosi traumatiche, specialmente in quelle del 
genere prodotto dai terrori della guerra, ci si impone chiara- 
mente un motivo egoistico dell'Io tendente ad ottenere prote- 
zione e vantaggio, il qual motivo non può ben inteso creare da 
sé solo la malattia, ma vi dà il suo consenso e la conserva 
quando è già sorta. Questo motivo vuol preservare l'Io da pe- 
ricoli, che minacciandolo furono la causa della malattia e non 
permetterà la guarigione finché la ripetizione di questi pericoli 
non sembri esclusa oppure fino a che non sia stato raggiunto 
un risarcimento per il pericolo durato. 

Ma un interesse simile all'avverarsi ed alla continuazione 
della nevrosi si fa valere da parte dell'Io in tutti gli altri casi. 
Abbiamo già detto, che il sintomo viene sostenuto anche dal- 
l' Io, poiché esso ha un lato, che offre soddisfazione alla ten- 
denza rimovente dell'Io. Oltre a ciò l'evasione del conflitto me- 
diante la formazione del sintomo è l'espediente più comodo e 
più gradito al principio del piacere; essa indubbiamente ri- 
sparmia all' Io un grande e penoso lavoro interno. Ci sono 
persino dei casi, nei quali Io stesso medico deve convenire, che 
l'esito di un conflitto in nevrosi costituisce la soluzione più 
innocua e socialmente più sopportabile. Non stupitevi dunque 
nell'aprendere come il medico si metta alle volte dalla parte della 
malattia da lui combattuta. Non gli conviene neppure limitarsi 
strettamente alla parte di fanatico della salute, di fronte a tutte 
le situazioni della vita; egli sa che in questo mondo non vi 
sono soltanto delle miserie nevrotiche, bensì anche delle reali 
sofferenze le quali non possono venir abolite, che la necessità 
può anche esigere da una persona, che essa sacrifichi la propria 
salute; ed egli apprende infine che in grazia di un tale sacrificio 
da parte di un singolo, spesso viene impedita un'incommensura- 
bile sciagura per molti altri. Se dunque si poteva dire, che ogni 
volta, il nevrotico posto innanzi a un conflitto « si rifugia nella 
malattia » si deve pur convenire come questa specie di rifugio 






360 LEZIONE VENTIQUATTRESIMA 



sia in qualche caso giustificatissima, e come al medico che ha 
riconosciuto un caso di tale natura non resti che di tacere e di 
ritirarsi con ogni riguardo. 

Ma prescindiamo da questi casi eccezionali per le ulteriori 
disamine. Riconosciamo in complesso che rifugiando nella ne- 
vrosi P Io raggiunge un certo tornaconto interno proveniente 
dalla malattia. A questo si aggiunge in qualche situazione della 
vita un palpabile vantaggio esterno il cui valore reale sarà più o 
meno alto. Considerate il caso più frequente di questo genere. 
Una signora maltrattata dal marito e sfruttata da lui senza ri- 
guardo, trova abbastanza regolarmente una via d'uscita nella 
nevrosi, se le sue disposizioni glielo permettono, se essa è 
troppo vigliacca o troppo morale per consolarsi di nascosto con 
un altro uomo, se non ha la forza di staccarsi dal marito con- 
tro ogni impedimento esterno, se non ha speranza di poter cam- 
pare da sola o di acquistarsi un uomo migliore e se oltre a 
ciò essa è legata a questo uomo brutale dal suo sentimento ses- 
suale. La sua malattia diventa allora un' arma di cui essa può 
usare per difendersi ed abusare per vendicarsi. Le è permesso 
di lagnarsi della sua malattia, mentre probabilmente non si 
permetteva di lamentarsi del suo matrimonio. Essa ' trova un 
aiuto nel medico, costringe il marito che di solito è senza ri- 
guardo, a risparmiarla, a spendere per essa, a concederle di 
assentarsi per qualche tempo da casa, e di liberarsi in tal modo 
dall'oppressione coniugale. Nei casi in cui un tale vantaggio 
esterno ed accidentale sia rilevante e non si possa trovarvi al- 
cuna sostituzione reale, non dovrete stimar troppo alta la pos- 
sibilità di influire con la vostra terapia sulla nevrosi. 

Mi rinfaccerete che quanto vi narrai ora del vantaggio 
della malattia, parla assolutamente in favore della concezione 
da me rifiutata, quella cioè che l'Io stesso voglia la nevrosi e 
che egli la crei. Adagio, signori, forse ciò non significa altro 
che l' Io non essendo al caso di impedirla tollera la nevrosi, fa 
di essa quanto di meglio può tare, ammesso in genere che si 
possa farne qualche cosa. Questo è soltanto un lato della que- 
stione, quello gradito senza dubbio. Inquantochè la nevrosi porta 
dei vantaggi, l'Io è beninteso d'accordo con la sua esistenza 
ma essa non porta soltanto dei vantaggi. Per lo più risulta ben 
presto, che l'Io ha fatto un cattivo affare impegnandosi con 
la nevrosi. L' alleggerimento del conflitto gli è costato troppo 



LA NERVOSITÀ COMUNE 361 

caro e le sofferenze inerenti ai sintomi sono forse una sostitu- 
zione equivalente per i tormenti del conflitto, probabilmente 
però un eccedente di sensazione spiacevole. L' Io vorrebbe sba- 
razzarsi di quanto vi è di sgradevole nei sintomi senza però 
rinunziare al vantaggio della malattia, ed è ciò appunto che 
non gli riesce. Si vede inoltre come egli non fosse affatto così 
attivo come pretendeva di essere e questa è una circostanza che 
vogliamo tenerci ben in mente. 

Signori, se avete occasione di trattare con nevrotici in qua- 
lità di medici abbandonerete ben presto l' aspettativa, che co- 
loro i quali maggiormente si lamentano o si lagnano della loro 
malattia, vengano incontro all' aiuto prestato loro nel modo più 
volenteroso, e offrano a questo aiuto la minima resistenza. 
Succede piuttosto il contrario. Ma senza dubbio comprenderete 
facilmente come tutto ciò che contribuisce all' utile della ma- 
lattia rinforzi la resistenza rimotrice e aumenti le difficoltà te- 
rapeutiche. A quella parte dell' utile della malattia che nasce 
per così dire col sintomo, dovremo aggiungere una seconda 
parte che risulta più tardi. Quando una organizzazione psi- 
chica come quella della malattia ha persistito più tempo, essa 
finisce col comportarsi come un essere indipendente ; essa ma- 
nifesta qualche cosa di simile ad un istinto di conservazione, 
una specie di modus vivendi viene a formarsi tra essa ed altre 
parti della vita psichica, persino tra essa e quelle che in fondo 
le sono avverse, e non mancano quasi mai le occasioni, in cui 
essa torna a mostrarsi utile ed adoperabile, quasiché acqui- 
stasse una funzione secondaria atta a rinforzare nuovamente la 
sua esistenza. Prendete quale esempio una viva illustrazione 
della vita quotidiana invece di un caso tratto dalla patologia. 
Un valente operaio che guadagna abbastanza per vivere diventa 
invalido in seguito ad un incidente avvenuto sul lavoro ; egli 
non può più lavorare, ma col tempo gli vien data una piccola 
rendita per la disgrazia accidentale toccatagli, ed egli impara 
a trar profitto dalla propria invalidità quale mendicante. La 
sua nuova esistenza per quanto peggiorata si basa ora appunto 
sulla stessa sventura che gli ha fatto perdere la sua prima esi- 
stenza. Eliminando le deformazioni del suo corpo, gli toglierete 
anzitutto i mezzi di sussistenza ; poi appena si dovrebbe discu- 
tere sulla sua capacità di riprendere il suo lavoro di un tempo. 
Ciò che nel caso della nevrosi corrisponde a una tale utilizza- 



362 LEZIONE VENTIQUATTRESIMA 



zione secondaria della malattia, lo possiamo aggiungere quale 
utile secondario della malattia a quello primario. 

In linea generate vorrei raccomandarvi di non tenere in 
poco conto il valore pratico dell' utile della malattia e di non 
lasciarvi imporre da esso per ciò che riguarda la sua conside- 
razione teorica. Prescindendo dalle eccezioni ammesse già prima 
esso rammenta pur sempre gli esempi « della astuzia degli 
animali » che Oberlànder ha illustrato nei « Fliegende Blàtter ». 
Un arabo cavalca su un camello per uno stretto viottolo inciso 
nel pendio ripido di una montagna. Ad una svolta del sentiero 
egli si trova improvvisamente di fronte a un leone pronto a 
spiccare il salto. Non vede via di scampo; da una parte il 
pendìo ripido, dall'altra l'abisso; impossibile voltarsi e fug- 
gire ; egli si dà per perso. Altrimenti la pensa P animale. Esso 
spicca un salto fieli' abisso trascinando seco il proprio cavaliere 
ed il leone resta con un palmo di naso. Per il cavaliere i van- 
taggi arrecategli dall' aiuto che gli presta la nevrosi non hanno 
di regola miglior risultato. Ciò proviene forse dal fatto che 
l'evasione di un conflitto mediante la formazione di sintomi 
è pur sempre un processo automatico il quale non può bastare 
alle esigenze della vita, e per il quale P uomo ha rinunciato 
ad utilizzare le sue migliori e più elevate energie. Se esistesse 
una scelta, si dovrebbe preferire di soccombere lottando one- 
stamente con la sorte. 

Signori miei ! Vi sono ancora debitore dell' ulteriore mo- 
tivazione, che mi spinge a non prendere le mosse dalla ner- 
vosità comune nel corso di una esposizione della dottrina delle 
neurosi. Voi presumete forse che procedetti in questo modo, 
perchè altrimenti mi sarebbe stato più difficile dimostrare la 
causa sessuale delle neurosi. Ma sareste in errore. Nel caso 
delle neurosi di traslazione si deve appena spingersi innanzi 
attraverso il significato dei sintomi, per arrivare a questa co- 
noscenza. Su quello delle forme comuni delle cosiddette neurosi 
attuali V importanza eziologica della vita sessuale è un fatto 
grossolano che viene incontro all'osservazione. Mi sono im- 
battuto nel medesimo già più di vent' anni fa, allorché un giorno 
mi chiesi, perchè mai nell' esame dei nervosi si smettesse quasi 
affatto di prendere in considerazione le loro attività sessuali. 
Sacrificai allora a queste ricerche, la benevolenza che mi di- 
mostravano i miei ammalati, ma dopo poche fatiche potei già 



LA NERVOSITÀ COMUNE 363 



esprimere la tesi che una vita sessuale normale esclude la neu- 
rosi — intendevo : la neurosi attuale. Certo che questa asser- 
zione trascura con troppa facilità le varietà individuali delle per- 
sone, e difetta anche per l'incertezza che va congiunta al giudizio 
di « normale » ; ma sino al giorno d' oggi essa pure ha man- 
tenuto ancora il suo valore per l'orientamento superficiale. 
Quella volta sono arrivato al punto di poter stabilire dei rapporti 
specifici tra certe forme di nervosità e certe speciali irregolarità 
sessuali, e non dubito che potrei oggi ripetere le stesse osserva- 
zioni se avessi a mia disposizione ancora un simile materiale di 
ammalati. Ben spesso venni ad apprendere come un uomo, il 
quale si accontentava di un dato modo di soddisfazione sessuale 
incompleta, p. es. dell' onanismo manuale, ammalasse di una 
determinata forma di neurosi attuale e come questa neurosi fa- 
cesse prontamente luogo ad un'altra, quando egli sostituisse il 
suo regime sessuale con un altro, altrettanto riprensibile. Ero 
allora in grado di indovinare il cambiamento sopravvento nella 
vita sessuale dell' ammalato dal mutamento avvenuto nel suo 
stato di salute. In quell'epoca imparai pure a persistere ostinata- 
mente nelle mie supposizioni, fino e che mi fosse riuscito ad 
indurre i pazienti ad essere sinceri ed a confermare quanto avevo 
supposto. È vero che preferivano poi di consultare degli altri 
medici i quali non s' informavano con tanto zelo della loro 
vita sessuale. 

Non poteva sfuggirmi neppure allora che la provocazione 
della malattia non ci indirizzava sempre verso la vita sessuale. 
L'uno s'era bensì ammalato in seguito ad un fattore nocivo 
nella vita sessuale, ma l'altro invece doveva la propria malattia 
alla perdita della sua sostanza o all'aver subito una malattia 
organica esauriente. La spiegazione di questa diversità eziologica, 
risultò appena più tardi, quando fu chiarito il rapporto reci- 
proco tra l'Io e la libido, da noi immaginato, ed esso divenne 
sempre più soddisfacente, coli' approfondirsi di questo esame. 
Una persona diventa neurotica soltanto quando l' Io ha perduto 
la facoltà di collocare in qualche modo la libido. Quanto più 
forte è l'Io, tanto più facilmente esso può superare questo com- 
pito ; ogni indebolimento dell' Io per qualsiasi causa deve avere 
lo stesso effetto come un aumento stragrande dell'esigenza della 
libido, vale a dire che esso deve facilitare l'avverarsi della ma- 
lattia neurotica. Vi sono ancora delle altre e più intime rela- 




364 




LEZIONE VENTIQUATTRESIMA 



zioni tra V Io e la libido, le quali però non sono ancora en- 
trate nel nostro orizzonte, ragione per cui non mi accingo a 
spiegarle. Essenziale e delucidativo è per noi il fatto che in 
ogni caso, indifferentemente dalla via seguita dal male nella sua 
produzione, i sintomi vengono finanziati dalla libido, per cui 
essi attestano un impiego anormale della medesima. 

Ed ora devo farvi osservare la differenza decisiva che si fa 
valere tra i sintomi delle neurosi attuali e quelli delle psiconeu- 
rosi di cui il primo gruppo sono le neurosi di traslazione che 
ci tennero tanto occupati finora. In ambedue i casi i sintomi sca- 
turiscono dalla libido, essi sono dunque degli impieghi anormali 
della medesima, e sostituiscono una soddisfazione. Però i sin- 
tomi delle neurosi attuali, una pesantezza della testa, una sen- 
sazione dolorosa, lo stato d' irritazione di un organo, l' indebo- 
limento o l'inibizione d'una funzione, non hanno un «senso», 
non hanno un significato psichico. Essi non solo si esplicano 
prevalentemente sul corpo, come p. es. i sintomi isterici, ma 
essi stessi sono assolutamente processi somatici, alla cui genesi 
non partecipano tutti quei meccanismi psichici complicati che 
siamo venuti a conoscere. Essi sono propriamente quello che si 
ritenevano essere per tanto tempo i sintomi psiconeurotici. Ma 
come possono corrispondere agli impieghi della libido che ab- 
biamo riconosciuta come una forza agente nel campo psichico? 
Ebbene, signori, ciò è molto semplice. Permettetemi di riesu- 
mare una delle primissime obbiezioni che fu rivolta contro la 
psicoanalisi. Si diceva allora che essa si adoperava a trovare 
una teoria puramente psicologica che spiegasse i fenomeni neu- 
rotici, impresa questa assolutamente disperata, giacché teorie 
psicologiche non avrebbero mai potuto spiegare una malattia. 
Ci si compiaceva di dimenticare che la funzione sessuale non 
è una cosa puramente psichica, come essa non è neppure una 
cosa puramente somatica. Essa influenza e la vita somatica e 
quella psichica. Avendo riconosciuto nei sintomi delle psiconeu- 
rosi il disturbo espresso nei suoi effetti psichici, non ci mera- 
viglieremo di trovare nelle neurosi attuali le conseguenze soma- 
tiche immediate dei disturbi sessuali. 

La clinica medica ci dà un cenno prezioso, considerato 
anche da diversi indagatori, il quale avvalora questa concezione 
delle nevrosi attuali. Nelle particolarità dei loro sintomi, ma 
anche nella loro peculiarità di influenzare tutti i sistemi orga- 



LA NERVOSITÀ COMUNE 



365 



nici e tutte le funzioni, esse palesano una somiglianza evidente 
cogli stati morbosi che sorgono dall'azione cronica di sostanze 
venefiche estranee e, conseguentemente dalla sottrazione acuta 
delle medesime, con le intossicazioni e con gli stati di astinenza. 
La parentela di questi gruppi di affezioni diventa ancor più in- 
tima, se vi si interpolano quegli stati come il morbo di £*«"* 
che abbiamo egualmente riconosciuti quali effetti di sostanze 
venefiche; di veleni però che non vengono introdotti nel corpo 
come sostanze estranee, ma che si formano dal proprio ricam- 
bio. Credo che date queste analogie, non possiamo fare a meno, 
di intravvedere nelle neurosi attuali delle conseguenze di di- 
sturbi in un ricambio di sostanze sessuali, sia che d. queste tos- 
sine sessuali venga prodotto più di quanto la persona i possa 
dominare, sia che delle condizioni interne e magar, psichiche 
pregiudichino il giusto impiego delle stesse. Lo spirito popolare 
ha sempre reso omaggio a tali concezioni del a natura del de- 
siderio sessuale, esso chiama P amore un' « ebbrezza » e fa na- 
scere l' innamoramento a mezzo di filtri amatorii, trasportando 
in certo qual modo l'agente attivo all'esterno. Qui sarebbe per 
noi il caso di cogliere l'occasione per rammentarci delle zone 
erogene e dell'asserzione che l'eccitamento sessuale può nascere 
in vari organi. Del resto la frase « ricambio di sostanze sessuali » 
oppure « chimismo della sessualità » è per noi una casella 
senza contenuto ; non sappiamo niente in proposito e non pos- 
siamo neanche deciderci, se dobbiamo ammettere due diverse 
sostanze sessuali, che in tal caso si chiamerebbero « maschile » 
e « femminile », oppure se dobbiamo accontentarci di un'unica 
tossina sessuale considerandola quale latrice di tutti gli effetti 
stimolanti della libido. L'edificio della disciplina psicoanalitica 
da noi costruito, è in realtà una soprastruttura la quale una volta 
o l'altra in un tempo imprevedibile dovrà venir posta sul suo 
fondamento organico ; ma oggi questo ci è ancora ignoto. 

La psicoanalisi è caratterizzata quale scienza non dalla ma- 
teria che essa tratta, ma dalla tecnica, con la quale essa opera. 
La si può applicare altrettanto bene alla storia della coltura, 
alla scienza delle religioni, alla mitologia, come alla dottrina 
dalle neurosi, senza far violenza al suo carattere. La sua ten- 
denza e la sua produzione mirano soltanto a scoprire l' incon- 
scio nella vita psichica. 1 problemi delle neurosi attuali, i sin- 
tomi delle quali sorgono probabilmente per un' azione diretta 






-- 




366 



LEZIONE VENTIQUATTRESIMA 









tossica nociva, non offrono alla psicoanalisi nessun punto di 
appiglio, essa non può contribuire che in misura scarsissima 
allo schiarimento delle medesime e deve cedere questo compito 
all' indagine medico-biologica. Forse comprenderete ora più fa- 
cilmente, perchè io non abbia scelto un'altra disposizione del 
mio materiale. Se io vi avessi promesso di fare una « Introdu- 
zione alla dottrina delle neurosi », allora avrei seguito indub- 
biamente la via più giusta prendendo le mosse dalle forme più 
semplici delle neurosi attuali, per arrivare a poco a poco alle 
malattie psichiche più complicate, sorte da disturbi concernenti 
la libido. Trattando le prime avrei dovuto raccogliere tutto ciò 
che abbiamo appreso da diverse parti o che crediamo di sapere, 
e giunto all' esposizione delle psiconeurosi sarebbe entrata in 
campo la psicoanalisi cioè il mezzo tecnico ausiliario più im- 
portante atto ad illuminare questi stati. Ma io, come annunciai 
avevo l' intenzione di fare una « Introduzione allo studio della 
psicoanalisi ». Mi importava di più che acquistaste un'idea della 
psicoanalisi, che non certe nozioni riguardanti le neurosi, e perciò 
non dovevo più dar la preferenza alle neurosi attuali, che sono 
del tutto sterili per lo studio della psicoanalisi. Sono anche di 
avviso d'aver fatto la scelta per voi più vantaggiosa, giacché la 
psicoanalisi merita di occupare un posto nel campo d' interesse 
d'ogni persona colta, per le sue premesse profonde e decisive 
e per i suoi rapporti vastissimi ; mentre la dottrina delle neuy 
rosi costituisce un capitolo della medicina come tanti altri. 

A ragione però vi aspetterete, che rivolgiamo un po' di 
interesse anche alle neurosi attuali. Già il loro intimo rapporto 
clinico con le psiconeurosi ci costringe a farlo. Voglio dunque 
comunicarvi, che distinguiamo tre forme pure di neurosi attuali : 
la iiear astenia, la neurosi d'angoscia e la ipocondria. Ma nep- 
pure questa esposizione è rimasta senza confutazione. I nomi 
cioè sono tutti in uso, ma il loro contenuto è incerto è oscil- 
lante. Vi sono dei medici che si oppongono a qualsiasi distin- 
zione fatta nel caos dei fenomeni dei neurotici, a qualsiasi di- 
scernimento di unità cliniche, di individualità nosografiche, di 
quelli persino che non riconoscono la scissione fatta tra neu- 
rosi attuali e psiconeurosi. Credo che essi eccedano e che non 
abbiano preso la via che conduce al progresso. Le forme di 
neurosi summenzionate appariscono occasionalmente anche pu- 
re; più di frequente però esse sono combinate fra di loro e 






LA NERVOSITÀ COMUNE 



367 



con una affezione psiconeurotica. Questo fatto non deve indurci 
a rinunciare alla loro distinzione. Pensate alla differenza fra la 
mineralogia in senso stretto e la Ittiologia. Nella prima i mi- 
nerali vengono descritti come individui, e certamente in segu.to 
alla circostanza che essi appariscono spesso in forma d. cri- 
stalli, nettamente distinti dal loro contorto. Le rocce, delle quali 
tratta appunto la litologia sono composte da miscele di mine- 
rali, i quali senza dubbio non si sono mescolati tra loro per 
puro caso, ma si trovano uniti in seguito alle condizioni sotto 
le quali avvenne la loro formazione. La dottrina delle neurosi 
sa ancora troppo poco del processo di sviluppo, per poter isti- 
tuire qualche cosa di simile alla litologia. Ma noi facciamo 
indubbiamente una cosa" giusta, isolando intanto dalla massa, 
gli individui clinici da noi riconoscibili, che sono paragonabili 

ai minerali. 

Un rapporto ragguardevole esistente tra i sintomi delle neu- 
rosi attuali e quelli delle psiconeurosi ci dà ancora un contri- 
buto importante alla conoscenza della formazione del sintomo 
nelle psiconeurosi ; spesso il sintomo delle neurosi attuali è il 
nucleo ed il precursore del sintomo psiconeurotico. Un rap- 
porto di questo genere si osserva nel modo più chiaro tra 
la neurastenia e quella neurosi di traslazione che si chiama 
isterismo di conversione, tra la neurosi d'angoscia e l'isterismo 
d'angoscia, ma anche tra l'ipocondria e quelle forme che ver- 
ranno menzionate più tardi sotto il nome di para/rema (de- 
menza precoce e paranoia). Come esempio consideriamo d caso 
di un dolore di testa o della schiena di carattere isterico. L ana- 
lisi ci mostra che questo dolore è diventato una sostituzione 
di soddisfacimento per un'intera serie di fantasie o d. ricordi 
libidinosi, e ciò a mezzo di condensazioni e di spostamenti. 
Ma anche questo dolore era una volta reale ed era allora un 
sintomo tossico-sessuale diretto, l' espressione somatica di un 
' eccitamento libidinoso. Non vogliamo affatto asserire che tutti 
i sintomi isterici contengano un nucleo di questo genere, ma 
sta il fatto che questo è spessissimo il caso, e che tutti i river- 
beri dell' eccitazione sul corpo — sia quelli normali che quelli 
natologici — vengono addirittura prescelti per la formazione del 
sintomo dell'isterismo. Essi fanno in questo caso la parte del 
anellino di sabbia che il mollusco ha ricoperto con gli strati 
di madreperla. Nello stesso modo i fenomeni passeggeri del- 
io 



368 LEZIONE VENTIQUATTRESIMA 

l'eccitazione sessuale, che accompagnano l'atto sessuale, ven- 
gono usati dalla psiconeurosi come il materiale più comodo e 
più adatto per la formazione del sintomo. 

Un processo simile offre uno speciale interesse diagnostico 
e terapeutico. In persone predisposte alla neurosi, senza es- 
rere proprio affette da una neurosi florida, si riscontra non di 
rado il fatto che un cambiamento somatico morboso — avve- 
venuto p. es. in seguito ad infiammazioni o lesioni — desti il 
lavoro della formazione del sintomo, dimodoché questo lavoro 
affretti a fare del sintomo, fornitogli dalla realtà, il rappresen- 
tante di tutte quelle fantasie incoscienti che attendevano uni- 
camente l'occasione propizia per impossessarsi di un mezzo di 
espressione. In questo caso il medico prenderà ora questa ora 
quella via terapeutica, egli tenterà di eliminare la base organica 
senza curarsi della chiassosa elaborazione neurotica, oppure 
combatterà la neurosi sorta in quest'occasione, facendo poco 
conto della sua causa organica. Il successo darà ragione o torto 
ora a questo ed ora a quel metodo di cura ; è difficile di sta- 
bilire delle prescrizioni generali per questi casi misti. 



1 



I 



LEZIONE VENTICINQUESIMA 



Dottrina generale delle nevrosi. L'angoscia. 



Signore e Signori, 

Sarete d'accordo di giudicare quanto nella mia ultima le- 
zione dissi riguardo la nervosità comune, come la più incom- 
pleta e la più insufficente delle mie esposizioni. Lo so bene, e 
credo altresì di conoscere il fatto che avrà suscitato più di ogni 
altro la vostra meraviglia, e cioè la mancata menzione dell'an- 
goscia, di cui si lamenta la massima parte dei nervosi, che la 
designano come la più terribile delle loro sofferenze, e la quale 
può in realtà raggiungere in essi il massimo grado di intensità, 
dando adito in loro ai più folli propositi per liberarsene. Ma 
in questo punto almeno non ebbi l'intenzione di farvi perdere 
nulla, mi sono proposto al contrario di porre il problema del- 
l'angoscia in una luce speciale e di svolgerlo estesissimamente. 

Non occorre che io vi presenti la paura, ognuno di noi ha 
provato una volta o l'altra questa sensazione, o a dir meglio, 
questo stato affettivo. Ma credo che non ci si sia mai chiesto 
abbastanza seriamente perehè i nervosi provino paura tanto più 
di frequente e tanto più fortemente degli altri. Forse questo fatto 
era ritenuto naturale ; le parole « nervoso » e « pauroso » ven- 
gono di solito adoperate l'una per l'altra quasi il loro signifi- 
cato fosse il medesimo. Però non si ha il diritto di farlo; esi- 
stono delle persone paurose che del resto non sono affatto ner- 
vose, ed oltre a ciò dei nervosi, i quali soffrono di molti sin- 
tomi, fra i quali però l'inclinazione alla paura non figura per 
niente. 

In tutti i casi però una cosa rimane accertata : il problema 
della paura è un nodo al quale si ricongiungono le domande 



370 



LEZIONE VENTICINQUESIMA 



più svariate e più importanti, un enigma la cui soluzione do- 
vrebbe gettare un'immensa luce su tutta la nostra vita psichica. 
Non posso asserire di essere in grado di darvi questa soluzione 
completa, voi però attenderete dalla psicoanalisi che essa attac- 
chi anche questo tema in modo diverso dalla medicina scola- 
stica. Questa sembra occuparsi principamente delle vie anato- 
miche per le quali viene a formarsi lo stato di paura. Si parla 
dell' irritazione del midollo allungato e il paziente apprende 
che egli soffre di una nevrosi del nervo vago. Il midollo 
allungato è un oggetto pieno di serie e belle qualità. Mi 
ricordo benissimo di aver dedicato anni fa molto tempo e 
molta fatica a studiarlo. Ma oggi devo dichiarare che nulla 
potrebbe essermi più indifferente per la comprensione psico- 
logica della paura, del sapere su quali vie nervose scorrono le 
sue eccitazioni. 

Si può trattare per lungo tempo della paura, senza nem- 
meno pensare alla nervosità. Mi farò, comprendere senz' altro 
designando questa come paura reale in contrapposto a una 
paura nevrotica. Ora la paura reale ci sembra essere una cosa 
molto razionale e comprensibile. Diremo che essa costituisce 
la reazione alla percezione di un pericolo esterno, cioè di un 
danneggiamento atteso e previsto, che essa è congiunta al ri- 
flesso della fuga e che si può considerarla come un'espressione 
dell' istinto di conservazione. Le circostanze, cioè gli oggetti e 
le situazioni che determinano la paura , dipenderanno natural- 
mente in gran parte dal grado del nostro sapere e del nostro 
potere di fronte al mondo esterno. Troviamo naturalissimo che 
il selvaggio abbia paura di un cannone o di un' ecclissi solare, 
mentre il bianco che sa maneggiare V istrumento o prevede 
il fenomeno non prova in tale occasione alcuno spavento. Altre 
volte invece è proprio il maggior sapere quello che promuove 
la paura antecipando la nozione del pericolo. Così il selvaggio 
avrà paura di una traccia trovata nel bosco , che, mentre non 
dice nulla all' inesperto, rivela a lui la vicinanza di un animale 
feroce e 1' esperto navigante guarderà con terrore la piccola 
nuvola che lo avverte di un prossimo uragano e che al pas- 
seggero sembra insignificante. 

Dopo matura riflessione bisogna concludere che il giudizio 
pronunciato sulla paura reale col chiamarla razionale e appro- 
priata abbisogna di una fondamentale revisione. E precisamente 






l'angoscia 371 



l'unico modo appropriato di comportarci di fronte ad un pe- 
ricolo incalzante sarebbe quello di misurare le proprie forze in 
confronto alla grandezza della minaccia, e di decidere se la 
maggior probabilità di buona riuscita spetti alla fuga, alla difesa 
o magari all'attacco. Ma in questo nesso non e' è in genere po- 
sto per la paura, tutto quanto accade in tali occasioni verrebbe 
eseguito ugualmente bene e probabilmente assai meglio se si 
potesse evitare lo sviluppo dell'angoscia. Vedete anche che ogni 
qual volta la paura si fa troppo sentire, essa si rivela come ol- 
tremodo inappropriata, e serve soltanto ad ostacolare qualsiasi 
azione, compresa la fuga. Di solito la reazione al pericolo è 
un misto di affezione paurosa e di azione difensiva. L'animale 
spaventato ha paura e fugge; ma il lato utile della questione 
è la « fuga » e non « l'aver paura ». 

Ci si sente quindi tentati ad asserire che lo sviluppo del- 
l' angoscia non è mai una cosa appropriata. Arriveremo forse 
a un comprendimento più profondo scomponendo più accura- 
tamente la situazione della paura. La prima delle sue parti è 
la preparazione al pericolo che si esplica con l'aumento del- 
l' attenzione sensoria e della tensione motoria. Questa prepara- 
zione di attesa va senza dubbio giudicata quale un vantaggio, 
la sua mancanza anzi può dar luogo alle più gravi conseguen- 
ze. Da essa provengono, da un lato V azione motoria, cioè dap- 
prima la fuga, e ad un gradino superiore la difesa attiva, e dal- 
l' altro quella sensazione che si chiama stato d'angoscia. Quanto 
meno esteso è lo sviluppo dell'angoscia, che può limitarsi ad 
un semplice inizio o contrassegno, tanto più indisturbato sarà 
il tradursi della preparazione di angoscia in azione, e tanto più 
appropriato sarà il corso preso da quest'ultima. Nella paura 
dunque la preparazione angosciosa mi sembra costituire il lato 
utile e lo sviluppo dell' angoscia quello nocivo. 

Evito di chiarire la domanda se le espressioni : angoscia, 
ansia, paura, spavento, da noi comunemente usate, abbiano il 
medesimo significato oppure se designino delle cose distinta- 
mente diverse. Credo però che le parole angoscia e ansia si 
riferiscano allo statò d' animo e prescindano dall'oggetto, men- 
tre la parola paura richiama 1' attenzione proprio sull'oggetto. 
La parola spavento sembra invece avere proprio un significato 
speciale, e precisamente quello di rilevare l'effetto psichico pro- 
dotto da un pericolo che non sia stato accolto da una attesa 



372 LEZIONE VENTICINQUESIMA 

angosciosa. Cosicché si potrebbe dire che l'uomo si protegge 
dallo spavento mediante l'angoscia o l'ansia. 

Non vi sarà sfuggita una certa ambiguità e indetermina- 
tezza contenuta nella parola «angoscia». Per angoscia s'in- 
tende di solito lo stato soggettivo in cui veniamo posti dalla 
percezione dello « svilupparsi dell'angoscia », stato che si dice 
essere un affetto. E cos' è poi un affetto in senso dinamico ? 
In tutti i casi una cosa molto complicata. L' affetto rinchiude 
anzitutto delle derminate innervazioni o vie di trasporto moto- 
rie; e in secondo luogo certe date sensazioni, e precisamente 
di due specie, le percezioni delle azioni motorie avvenute, e le 
dirette sensazioni di piacere o dispiacere, le quali danno, come 
si dice, il tono fondamentale all' affetto. Non credo però che 
questa enumerazione basti a colpire l'essenza dell'affatto. Qual- 
che volta ci sembra di vedere più in fondo a certi affetti e di 
riconoscere nel nocciolo che unisce l' insieme sunnominato la 
ripetizione di un determinato avvenimento molto significativo. 
Questo avvenimento potrebbe essere soltanto un' impressione 
assai primitiva di natura assai generale , posto nella preistoria 
non dell'individuo bensì della specie. E cioè, per spiegarmi me- 
glio, lo stato affettivo sarebbe costruito come un assalto iste- 
rico, e costituirebbe, come questo, il precipitato di una remini- 
scenza. L' assalto isterico è quindi confrontabile ad un affetto 
individuale di formazione nuova, e l'affetto normale all'espres- 
sione di un isterismo generale divenuto ereditario. 

Non dovete credere che quanto ora vi ho esposto riguardo 
gli affetti sia una proprietà riconosciuta dalla psicologia nor- 
male. Si tratta al contrario di interpretazioni nate nel campo 
della psicoahalisi e acclimatizzate soltanto in questo. Quanto la 
psicologia insegna a proposito degli affetti, p. es. nella teoria 
di James-Lange, è addirittura incomprensibile e indiscutibile 
per un psicoanalista. Noi stessi, del resto, non riteniamo del 
tutto sicure le nostre nozioni degli affetti, esse costituiscono un 
primo tentativo di orientamento su questo campo ancora tanto 
oscuro. E ora continuiamo: nel caso dell'affetto chiamato an- 
goscia, crediamo di sapere quale impressione primitiva esso ci 
riporti in forma di ripetizione. Diciamo cioè essere durante 
V atto della nascita Che Si Costituisce quel raggruppamento di 
sentimenti spiacevoli, di stimoli di deflusso e di sensazioni fi- 
siche, che è divenuto il modello dell'effetto esercitato da un 



L' ANGOSCIA 373 



pericolo vitale e che da quella volta noi ripetiamo attraverso 
lo stato di angoscia. L'enorme accrescimento di stimoli prodotto 
dall' interruzione del ricambio del sangue (respirazione interna) 
fu a suo tempo la causa dell'avvenimento angoscioso; la prima 
angoscia fu dunque un'angoscia tossica. Il nome angoscia — an- 
gustile — accentua il caratteristico restringimento del respiro, 
che esistette a suo tempo quale conseguenza della situazione 
reale, e che viene ora ripetuto quasi regolarmente nell'affetto. 
Significativo è pure il fatto, che quel primo stato di angoscia 
sia provenuto dal distacco dalla madre. Siamo naturalmente 
persuasi che la disposizione a ripetere il primo stato di ango- 
scia sia stato talmente incorporato nell'organismo attraverso una 
serie incalcolabile di generazioni, da rendere impossibile a un 
singolo individuo di sottrarsi all'affetto dell'angoscia, anche se 
egli fosse stato « tagliato dal corpo della propria madre », come 
il leggendario Macduff, sfuggendo così all' atto della sua na- 
scita. Non siamo in grado di definire cosa abbia costituito il 
modello dello stato di angoscia per gli animali non apparte- 
nenti alla specie dei mammiferi, ma ignoriamo anche allo stesso 
tempo quale complesso di sensazioni equivalga presso questi 
animali alla nostra angoscia. 

Vi interesserà forse di apprendere come si possa arrivare 
ad un' idea simile a quella che l'atto della nascita sia la fonte 
e il modello dell'affetto chiamato angoscia. Alla speculazione 
va dovuta soltanto una minima parte di esso; ho piuttosto attinto 
all' ingenuo pensiero del popolo. Molti anni fa mentre un gruppo 
di giovani medici ospitalieri si trovava a colazione in un risto- 
rante, un assistente della clinica ostetrica faceva il racconto de- 
gli allegri incidenti avvenuti durante l'ultima sessione di esami 
per levatrici. A una delle candidate venne chiesto cosa signifi- 
casse la presenza di meconio (escrementi) nell'acqua uscente. 
Essa risposi con prontezza: Significa che il bambino ebbe paura. 
Fu derisa e bocciata. Ma io presi, senza dirlo, le sue parti, e 
cominciai a supporre come la povera donna del popolo vi avesse 
scoperto col suo sicuro buon senso un nesso importante. 

Passiamo ora alla paura nevrotica. Quali sono le nuove 
forme di apparizione e le nuove circostanze presentate dalla 
paura dei nervosi ? Qui e' è molto da descrivere. Troviamo an- 
zitutto un'ansia per così dire liberamente fluttuante, pronta ad 
attaccarsi a qualsiasi immaginazione in qualche modo adatta, 



374 



LEZIONE VENTICINQUESIMA 



la quale influisca sul giudizio, scelga le aspettative e spii ogni 
occasione atta a giustificare la propria esistenza. Questo stato 
d'animo si chiama « ansia d'aspettazione » o « attesa ansiosa ». 
Coloro i quali sono tormentati da tale specie di angoscia pre- 
vedono sempre le possibilità più terribili, interpretano ogni 
combinazione come un indizio di sciagura, sfruttano in senso 
cattivo qualsiasi incertezza. L'inclinazione a sentirsi in attesa 
di disgrazie è un tratto caratteristico di molte persone, le quali 
di solito non si considerano come malate, ma si definiscono 
soltanto come iperpaurose o pessimistiche ; ma una considere- 
vole somma di angoscia di aspettazione spetta di regola all'af- 
fezione nervosa da me chiamata nevrosi d' angoscia e annove- 
rata fra le nevrosi attuali. 

In contrapposizione a quella sinora descritta, una seconda 
forma d'angoscia è legata, invece, psichicamente a oggetti e si- 
tuazioni determinate, l'angoscia cioè delle numerosissime e tal- 
volta assai strane fobie. Stanley Hall, il ragguardevole psico- 
logo americano, si è preso poco tempo fa la briga di presen- 
tarci la serie completa di tali fobie in sfarzosa nomenclatura 
greca. Sembra l'enumerazione delle 10 piaghe d' Egitto, soltanto 
che il numero ne è ben superiore. Ascoltate quante cose pos- 
sono formare l'oggetto o il contenuto di una fobia : Oscurità, 
aria libera, piazze, gatti, ragni, bruchi, serpenti, topi, temporali, 
punte acuminate, sangue, locali chiusi, folle, solitudine, la tra- 
versata di un ponte, viaggi per mare e per ferrovia, ecc. Un 
drimo tentativo di orientamento in questo formicolio ci porta 
alla distinzione di tre gruppi. Alcuni degli oggetti e delle si- 
tuazioni temute presentano anche per noi normali qualche cosa 
di poco rassicurante, un rapporto col pericolo, e queste fobie 
non ci riescono perciò incomprensibili, per quanto la loro forza 
ci sembri esagerata. Così p. es. la massima parte di noi prova 
un sentimento di disgusto di fronte a un serpente. Si può dire 
che la fobia dei serpenti sia umana in linea generale, e Ch. 
Darwin descrisse molto suggestivamente come una volta egli 
non fosse stato capace di difendersi contro 1' angoscia che lo 
assalì alla vista di un serpente che gli si slanciava contro, ben- 
ché egli si sapesse protetto dal medesimo mediante una grossa 
lastra di vetro. In un secondo gruppo riuniamo i casi nei quali 
sussiste ancora un rapporto col pericolo, pericolo però che siamo 
abituati a tenere in poco conto e a non rilevare. A tale gruppo 



I 

1 



L' ANGOSCIA 375 



appartiene il massimo numero delle fobie di situazione. Sap- 
piamo che facendo un viaggio in ferrovia abbiamo una chance 
di più di rimaner vittima di un accidente che restando in casa, 
e precisamente quella di uno scontro, sappiamo pure che una 
nave può affondare, nel qual caso di solito si annega, ma non 
pensiamo a tali pericoli e usiamo viaggiare senza paura tanto 
in ferrovia che sul vapore. E nemmeno si può negare che si 
andrebbe a cadere nel fiume se il ponte crollasse proprio nel 
momento in cui stiamo attraversandolo, ma ciò succede talmente 
di rado da non venir neanche preso in considerazione quale 
pericolo. Anche la solitudine ha i suoi pericoli e viene da noi 
evitata sotto date circostanze ; ma non è certo il caso di non 
poterla sopportare sotto alcuna condizione, nemmeno per un 
minuto. La stessa cosa vale per la folla, per un ambiente chiuso, 
per il temporale ecc. Quello che più ci stupisce in queste fobie 
dei nevrotici non è in genere il contenuto, sibbene l' intensità 
delle stesse. La paura causata dalle fobie è addirittura inappel- 
labile ! E talvolta si ritrae l' impressione che i nevrotici non 
temano affatto le stesse cose e le medesime situazioni che in- 
cutono spavento anche a noi sotto date premesse, e che essi 
sogliono definire con la stessa denominazione. 

Esiste ancora un terzo gruppo di fobie, che la nostra com- 
prensione non riesce in genere ad afferrare. Quando la paura 
impedisce ad un uomo adulto e forte di attraversare la piazza 
della città ben nota in cui è nato, quando una donna sana e 
bene sviluppata è presa da un'angoscia irragionevole prrchè un 
gatto ha sfiorato la sua veste o perchè un topo è corso attra- 
verso la stanza, come potremmo stabilire un rapporto col peri- 
colo, il quale evidentemente esiste agli occhi dei fobici ? Per le 
fobie di animali appartenenti a tale gruppo non può trattarsi 
di antipatie generalmente umane accresciute, visto che a dimo- 
strare il contrario si trovano numerose persone incapaci di pas- 
sare accanto ad un gatto senza chiamarlo o accarezzarlo. Men- 
tre il topo stesso incute tanto spavento alle donne, la parola che 
lo designa è contemporaneamente un vezzeggiativo di primo 
ordine; più di una fanciulla che è pure contentissima di sentirsi 
chiamare con questo nome dal suo innamorato (1), strilla di 



(!) Vezzeggiativo tedesco « Maus, Maiischen •. 



376 LEZIONE VENTICINQUESIMA 

spavento alla vista del grazioso animaletto che porta quel nome. 
L'uomo che teme strade e piazze ci sembra comportarsi come 
un bambino. L'educazione incita addirittura il bambino ad evi- 
tare tali situazioni come pericolose, e il nostro agorafobico si 
sente difatti protetto contro la sua paura se qualcuno lo accom- 
pagna attraverso la piazza. 

Le due forme di angoscia or or descritte, quella libera- 
mente fluttuante e quella legata a fobie, sono del tutto indipen- 
denti l'una dall'altra... L'una non è già una gradazione superiore 
dell'altra; del resto esse compariscono insieme soltanto in casi 
eccezionali e anche allora quasi come se si trattasse di una 
combinazione. La più forte inquietudine generale non ha alcun 
bisogno di esplicarsi in fobie, mentre esistono degli individui, 
la cui vita intera sta sotto il peso di una restrizione in seguito 
ad una agorafobia, i quali possono essere del tutto liberi dalla 
pessimistica attesa angoscia. È dimostrabile come alcune fra le 
fobie, p. es. la paura delle piazze, delle ferrovie, si acquistino 
appena durante l'età matura, altre invece, come la paura del- 
l'oscurità, dei temporali, degli animali, sembrano essere sussi- 
stite sin da principio. Quelle appartenenti alla prima specie 
hanno l' importanza di gravi malattie ; le seconde assomigliano 
piuttosto a delle stranezze o a dei capricci. A chi dimostra di 
avare una di queste ultime, si può di regola attribuire delle al- 
tre consimili. Devo aggiungere che usiamo includere tutte quante 
queste fobie nell' isterismo d' angoscia, ciò che significa dunque 
considerarle come un'affezione assai prossima al ben noto iste- 
rismo di conversione. 

La terza forma d'angoscia nevrotica ci pone dinanzi al pro- 
blema originato dal fatto che perdiamo totalmente di vista il 
nesso che passa fra l'angoscia e il pericolo incombente. Que- 
sta angoscia subentra, p. es. nell'isterismo quale accompagna- 
mento dei sintomi isterici, o sotto qualsivoglia condizione di 
eccitamento, dove in realtà noi ci aspetteremmo una manifesta- 
zione affettiva, ma meno che mai un affetto d'angoscia oppure, 
in forma di accesso d'angoscia completamente staccata da qual- 
siasi condizione, e altrettanto incomprensibile all'ammalato come 
a noi. In questi casi non si può neanche lontanamente parlare 
di un pericolo o di qualsiasi altro motivo esagerato sino al 
punto di rappresentarne uno. Da questi accessi spontanei ve- 
niamo ad apprendere come quel complesso da noi chiamato 



L' ANGOSCIA 



377 



stato d'angoscia possa scheggiarsi. L'insieme dell'accesso può 
venir rappresentato da un singolo sintomo sviluppato intensa- 
mente, mediante un tremito, una vertigine, un cardiopalmo, una 
mancanza di respiro, e il sentimento comune che di solito in- 
dica l'angoscia può mancare o essere divenuto indistinto. Eppure 
questi stati d'animo, che descriviamo quali « equivalenti d'an- 
goscia », sono comparabili a quest'ultima in tutti i rapporti cli- 
nici ed eziologici. 

Ora dobbiamo porci due domande. È possibile di mettere 
in nesso la paura nevrotica, nella quale il pericolo non ha al- 
cuna parte oppure ne ha una piccolissima, con la paura reale 
che è senza eccezione una reazione al pericolo ? E come si può 
comprendere la paura neurotica ? Vorremo pur per intanto at- 
tenerci alla premessa : dove c'è paura deve esserci anche qual- 
che cosa che l'ha provocata. 

Per la comprensione della paura nevrotica ci vengono dati 
parecchi indizi dall'osservazione clinica, indizi di cui ora men- 
zionerò l'importanza. 

a) Non è difficile di accertare che l'angoscia d'attesa o 
l'inquietudine generale dipende intimamente da determinati pro- 
cessi della vita sessuale, o meglio da determinati impieghi della 
libido. 11 caso più semplice e più istruttivo di questo genere si 
mostra nelle persone le quali si espongono alle cosiddette ec- 
citazioni frustranee, nelle quali delle violente eccitazioni sessuali 
non trovano un deflusso sufficiente, né vengono condotte a una 
conclusione soddisfacente. Dunque p. es. in uomini durante l'epoca 
del fidanzamento e in donne i cui mariti non sono abbastanza 
potenti oppure abbreviano o restringono l'atto per precauzione. 
Sotto queste circostanze l'eccitazione libidinosa svanisce e al suo 
posto subentra l'angoscia, sia in forma d' angoscia di aspetta- 
zione che in forma di assalti o di equivalenti dei medesimi. 
L'interruzione precauzionale dell'atto sessuale esercitata quale 
regime sessuale è tanto regolarmente la causa della nevrosi 
d'angoscia in uomini, e speciamente poi in donne, che il me- 
dico si sente spinto di fronte a tali casi, a dirigere le sue in- 
dagini in prima linea verso questa eziologia. Infinite volte poi 
l'esperienza dimostra come la nevrosi di angoscia sparisca col 
cessare di tale maluso sessuale. 

Il fatto di un nesso esistente fra il riserbo sessuale e gli 
stati di angoscia non viene più confutato, da quanto mi è noto, 



378 LEZIONE VENTICINQUESIMA 



nemmeno da medici estranei alla psicoanalisi. Immagino sol- 
tanto che non si ometterà il tentativo di invertire il rapporto, 
propugnando V interpretazione che in tali casi si tratti di per- 
sone sin da principio inclinate ad aver paura e che usano perciò 
del riserbo anche nelle cose sessuali. Ma il contegno delle donne, 
la cui attività sessuale è essenzialmente di natura passiva, cioè 
determinata dal trattamento dell'uomo, parla decisamente con- 
tro tale interpretazione. Quanto più sensuale è una donna, cioè 
quanto più inclinata ai rapporti sessuali e quanto più atta a 
riceverne soddisfacimento, tanto più sicuramente essa reagirà con 
apparizioni di angoscia all'impotenza dell'uomo e al coito in- 
terrotto, mentre tale malo trattamento ha un'importanza assai 
minore per le donne anestesiche o poco libidinose. 

La stessa importanza per la formazione di stati di ango- 
scia spetta naturalmente all' astinenza sessuale, presentemente 
tanto raccomandata dai medici , soltanto nei casi in cui la li- 
bido, alla quale viene negato il deflusso soddisfacente, sia cor- 
rispondentemente forte e non sia stata in maggior parte evasa 
mediante la sublimazione. Il fattore decisivo per il risultato 
della malattia è sempre di natura quantitativa. Anche dove non 
si tratti di malattia bensì di formazione di carattere, si può ve- 
dere facilmente come la limitazione sessuale si accompagni sem- 
pre a una certa paurosità e circospezione, mentre il coraggio 
e la sfacciata temerità portino seco un libero lasciar fare delle 
necessità sessuali. Per quanto questi rapporti si lascino mutare 
e complicare da svariate influenze culturali , pure resta accer- 
tato che per la media degli uomini la paura si annette alla li- 
mitazione sessuale. 

Non vi ho di gran lunga ancora comunicate tutte le osserva- 
zioni che parlano in favore dell'asserito rapporto genetico fra 
libido e paura. Vi appartiene p. es. ancora l'influenza sulle ma- 
lattie d'angoscia di certe fasi della vita alle quali si può attri- 
buire un ragguardevole aumento nella produzione della libido, 
come la pubertà e l'epoca della menopausa. In certi stati di 
agitazione si può osservare direttamente la mescolanza di li- 
bido e paura, e la sostituzione finale della prima con la secon- 
da. Da questi fatti si ritrae una duplice impressione: I. che si 
tratta di una accumulamento di libido trattenuta dal suo impiego 
normale, e II. che ci si trova assolutamente nel campo dei pro- 
cessi somatici. Non si può a tutta prima vedere come dalla li- 



L' ANGOSCIA 379 



bido venga a formarsi V angoscia , si constata soltanto che la 
libido manca e che al suo posto è visibile l'angoscia. 

b) Dall' analisi delle psiconevrosi , in special modo del- 
l' isterismo, attingiamo un secondo indizio. Abbiamo udito come 
in quest'affezione i sintomi siano spesso accompagnati da an- 
goscia, ma che talvolta subentri anche un'angoscia staccata, che 
si esplica in assalti o quale stato duraturo. Gli ammalati non 
sanno dire di che cosa abbiano paura e collegano quest'ulti- 
ma, mediante una inconfutabile rielaborazione secondaria, alle 
fobie più ovvie : morte, pazzia, apoplessia. Sottoponendo all'ana-' 
nalisi la situazione da cui ebbe origine 1' angoscia o i sintomi 
accompagnati da angoscia, possiamo di regola indicare quale 
procedimento psichico non abbia avuto luogo e sia stato so- 
stituito dal fenomeno d'angoscia. Esprimiamoci altrimenti. Si 
costruisce il processo incosciente come se esso non fosse stato 
rimosso e avesse continuato indisturbato la sua strada sino alla 
coscienza. Tale processo sarebbe pure stato accompagnato da 
un determinato affetto, e ora a nostra sorpresa veniamo ad ap- 
prendere, che dopo la rimozione questo affetto accompagnante 
il percorso normale viene sostituito in tutti i casi dall'angoscia, 
indipendentemente dalla sua intrinseca qualità. Quando dunque 
stiamo dinanzi ad uno stato isterico di angoscia, il suo corre- 
lato incosciente può essere uno stimolo di carattere somigliante 
a questo, dunque di vergogna, paura, imbarazzo, ma altrettanto 
bene un'eccitazione positivamente libidinosa, oppure aggressiva- 
mente nemica, come di furia od ira. L'angoscia costituisce dun- 
que la moneta generalmente in corso, contro la quale vengono 
o possono venir scambiati tutti gli stimoli sessuali quando il 
relativo contenuto rappresentativo sia soggiaciuto alla rimo- 
zione. 

e) Una terza esperienza ci vien data dallo studio dei 
malati che compiono azioni coatte i quali sembrano venir ri- 
sparmiati dall'angoscia in modo degno di osservazione. Se ten- 
tiamo di impedir loro l'esecuzione delle azioni coatte, dei loro 
lavacri e dei loro cerimoniali o se essi stessi arrischiano il ten- 
tativo di abbandonare una delle loro proprie costrizioni, una 
terribile paura li obbliga all'ubbidienza verso quest'ultime. Com- 
prendiamo allora che l'angoscia era ricoperta dall'azione coatta 
e che questa veniva eseguita soltanto per evitare quella. Dun- 
que nella nevrosi coatta, l'angoscia che altrimenti dovrebbe pre- 



380 LEZIONE VENTICINQUESIMA 



sentarsi, viene sostituita dal formarsi dei sintomi, e neir isteri- 
smo troviamo un rapporto consimile, cioè semplice sviluppo 
d' angoscia con formazione di sintomi oppure formazione di sin- 
tomi più completa senza angoscia, quale risultato del processo 
di rimozione. Non sembrerebbe quindi sbagliato il dire in senso 
astratto che i sintomi vengano formati in genere soltanto per 
sfuggire allo sviluppo di un' angoscia altrimenti inevitabile. Que- 
sta interpretazione fa per così dire dell' angoscia il fulcro del- 
l' interesse da noi rivolto ai problemi delle nevrosi. 

Dall'osservazione della nevrosi d'angoscia avevamo concluso 
che la deviazione della libido dal suo impiego normale, da cui 
ha origine l'angoscia si forma sul terreno dei processi somatici. 
L' analisi dell' isterismo e della nevrosi coatta forniscono 1' ag- 
giunta che la medesima deviazione con gli stessi risultati può 
essere anche l'effetto di un rifiuto delle istanze psichiche. Que- 
sto è dunque quanto sappiamo sul formarsi della paura nevro- 
tica; è un pò incerto in realtà, non vedo però nessuna via atta 
a condurci più innanzi. Il secondo compito che ci siamo posti; 
quello cioè di stabilire una congiunzione fra la paura nevrotica, 
che è libido adoperata in modo anormale, e la paura reale che 
corrisponde a una reazione al pericolo, sembra ancora più dif- 
ficile a risolversi. Si vorrebbe credere che si tratti di cose del 
tutto disparate , oppure non abbiamo alcun mezzo per distin- 
guere nel sentimento la paura reale da quella nevrotica. 

La congiunzione cercata si costituisce finalmente se pren- 
diamo quale premessa l'antitesi che tante volte abbiamo soste- 
nuto esistere fra l' Io e la libido. Come sappiamo, lo sviluppo 
d' angoscia è la reazione dell' Io al pericolo e costitusce il se- 
gnale dell'inizio della fuga; ci accostiamo quindi all'interpre- 
tazione che nella paura nevrotica l' Io intraprenda un tentativo 
di fuga consimile di fronte alle pretese della libido , compor- 
tandosi verso questo pericolo interno come se si trattasse di 
uno esterno. Con ciò rimarrebbe adempiuta l' aspettiva che do- 
vunque si mostri la paura vi sia anche qualche cosa da temere. 
Ma 1' analogia potrebbe venir continuata. Come il tentativo di 
fuga dinanzi al pericolo esterno vien sostituito mediante la resi- 
stenza, e mediante misure difensive, così anche lo sviluppo d'an- 
goscia nevrotico cede alla formazione dei sintomi, la quale pro- 
duce un legamento della paura. 

La difficoltà di arrivare ad una comprensione giace in un 



<• 



l' angoscia 381 



altro punto. La paura, che ha significato di una fuga dell'Io di- 
nanzi alla sua libido, è pur ritenuta come proveniente da que- 
st' ultima. Concetto questo impenetrabile, che ci ammonisce a 
non dimenticare come la libido di una persona appartenga in 
fondo ad essa e non le si possa opporre come una cosa ester- 
na. Quanto ci rimane ancora oscuro è la dinamo topica dello 
sviluppo d' angoscia, quali energie psichiche vengano spese e 
quali siano i sistemi psichici che danno loro origine. Non posso 
promettervi di rispondere anche a questa domanda, ma noi però 
non tralasceremo di seguire le traccie servendoci ancora una 
volta dell'osservazione diretta e dell'indagine analitica per faci- 
tare la nostra speculazione. Ci rivolgiamo alla formazione del- 
l' angoscia nel bambino e all' origine dell' angoscia nervosa le- 
gata a fobie. 

Nei bambini la paura è un fatto assai comune, ed è sempre 
molto difficile distinguere se si tratti di paura nevrotica o reale. 
Di più, il valore di tale distinzione vien posto in dubbio dal 
comportamento infantile , perchè da un lato non proviamo al- 
cuna meraviglia quando il bambino ha paura di ogni persona 
estranea, di ogni situazione od oggetto nuovo e ci spieghiamo 
assai facilmente questa reazione ascrivendola alla sua debolezza 
od ignoranza. Attribuiamo dunque al bambino una forte incli- 
nazione alla paura reale e troveremo perfettamente utile che 
egli abbia portata con sé tale inclinazione qnale eredità. Con 
ciò il bimbo ripeterebbe soltanto l'atteggiamento dell'uomo 
originario e dell'odierno primitivo, il quale, essendo ignorante 
ed inerme, ha paura di ogni cosa nuova e di molte cose a noi 
famigliari che non ci sembrano più temibili. Inoltre sarebbe 
perfettamente conforme alle nostre aspettative se le fobie del 
bambino corrispondessero almeno in parte a quelle che potrem- 
mo attribuire a quei primi tempi dell'umano sviluppo. 

D'altra parte non possiamo trascurare il fatto che non tutti 
i bambini sono ugualmente paurosi e che proprio quei bimbi 
i quali spiegano una speciale paura dinanzi a tutti gli oggetti 
e a tutte le situazioni possibili , risultano più tardi essere dei 
nervosi. La disposizione nevrotica si tradisce dunque attraverso 
una pronunciata inclinazione alla paura reale, la paurosità ap- 
parisce come il fatto primario, e si giunge alla conclusione che 
il bambino, e più tardi Y adolescente , temono la forza della 
propria libido, appunto perchè temono di tutto. Con ciò l'idea 



382 LEZIONE VENTICINQUESIMA 



che la paura abbia origine dalla libido rimarebbe refutata, e in- 
dagando ulteriormente le condizioni che accompagnano la paura 
reale si arriverebbe conseguentemente all'interpretazione che la 
coscienza della propria debolezza e impotenza, secondo la ter- 
minologia di A. Adler, della propria inferiorità (Minderwertig- 
keit)— sia anche la causa ultima della nevrosi, quando essa 
riesca a mantenersi oltre I' epoca infantile in quella più matura. 
Quanto ora detto è così semplice ed attraente da meritare 
la nostra attenzione. È vero però che tale interpretazione por- 
terebbe con sé uno spostamento dell'enigma riguardante la ner- 
vosità. La continuazione del sentimento di inferiorità — e con 
esso della condizione di angoscia e della formazione dei sinto- 
mi—sembra tanto sicura, da rendere piuttosto necessaria una 
spiegazione quando eccezionalmente lo stato da noi chiamato 
salute dovesse venir raggiunto. Ma cosa si può rilevare da un'ac- 
curata osservazione della paurosità infantile? Il bambino teme 
anzitutto le persone estranee ; le situazioni acquistano per esso 
un significato appena attraverso la circostanza che esse conten- 
gono delle persone e gli oggetti possono in genere venir presi 
in considerazione appena più tardi. Ma il bambino non teme 
già questi estranei perchè attribuisca loro delle cattive inten- 
zioni e compari la propria debolezza alla loro forza , ricono- 
scendoli dunque quali pericoli rivolti contro la propria sicurezza, 
esistenza o protezione di fronte al dolore. Un bambino così 
diffidente, intimidito dall' istinto di aggressione che domina il 
mondo, sarebbe una costruzione teoretica assai infelice. Il bam- 
bino invece teme la figura che gli è estranea , perchè la sua 
mente è fissata alla vista della persona famigliare e cara, della 
madre, in fondo. Quanto si trasforma in angoscia sono la sua 
delusione ed il suo desiderio, dunque libido divenuta inadope- 
rabile, la quale in quel momento non può venir tenuta in so- 
speso, ma defluisce in forma di angoscia. E non dovrebbe es- 
sere puramente casuale il fatto che in questa situazione, tipica 
per la paura infantile, si ripeta la condizione che accompagna 
il primo stato di angoscia durante l'atto dalla nascita, cioè la 
separazione dalla madre. 

Le prime fobie di situazioni infantile sono quelle che i bam- 
bini provano di fronte all'oscurità e alla solitudine; la prima 
continua spesso a sussistere durante tutta la vita ; una circo- 
stanza comune ad entrambe è la mancanza della persona adi- 



L' ANGOSCIA 



3S3 



bita alla cura del bambino e amata da questo, quindi della ma- 
dre. Udii una volta un bimbo, che temeva 1' oscurità , gridare 
dalla stanza vicina: « Zia, ti prego dimmi qualche cosa, ho pau- 
ra ». « Ma che ti serve se parlo? Tanto non mi vedi », e il bimbo 
di rimando: « Quando qualcuno parla, fa più chiaro ». Il de- 
siderio provato nell'oscurità si trasforma dunque in paura del- 
l' oscurità. La paura nevrotica è quindi ben lungi dall' essere 
soltanto secondaria od un caso speciale della paura reale, os- 
serviamo assai più nel bambino, come esista una cosa che prende 
le vesti della paura reale, e che ha di comune con l'angoscia 
nevrotica il tratto essenziale di trarre origine dalla libido ina- 
doperata. Di paura reale il bambino sembra portarne seco ben 
poca. Di fronte a tutte quelle situazioni che più tardi possono 
divenire condizioni di fobie, come : alture, passaggi stretti che 
attraversano un corso d' acqua, viaggi su ferrovia o su pi- 
roscafi, il bambino non dà alcun segno di paura, e precisa- 
mente tanto meno quanto più esso è ignaro. Sarebbe una cosa 
assai desiderabile che egli possedesse per eredità un gran nu- 
mero di tali istinti protettori della vita ; il compito di sorve- 
glianza inteso ad impedirgli di esporsi ad un pericolo dopo 
V altro, ne sarebbe oltremodo facilitato. In realtà invece, il bam- 
bino comincia col dar troppo valore alle sue forze, appunto 
perchè ignora il pericolo. Esso corre sui bordi dell'acqua, monta 
sui davanzali, giuoca con oggetti contundenti o col fuoco, fa 
insomma tutto quanto potrebbe arrecargli danno e mettere in 
pensiero chi Io ha in cura. Ed è assolutamente opera dell'edu- 
cazione se in lui la paura reale finisce col destarsi, visto che 
ncn si può permettere che egli faccia da sé tale istruttiva espe- 
rienza. 

Il fatto poi che esistono dei bambini i quali vengono in- 
contro per un bel tratto di strada a questa parte dell' educa- 
zione destinata ad insegnar loro la paura, e i quali scoprono 
da soli dei pericoli contro cui nessuno li ha messi in guardia, 
è bastantemente spiegato se si ammette che essi abbiano por- 
tato seco una somma maggiore di bisogni libidinosi, oppure 
che essi siano stati viziati assai per tempo da soddisfazioni li- 
bidinose. Non è da meravigliarsi se fra questi bambini si tro- 
vano i futuri nervosi; sappiamo come la maggior facilitazione 
al formarsi di una nevrosi sia data appunto dall' incapacità di 
sopportare a lungo un ragguardevole ammassamento di libido. 



n 



384 LEZIONE VENTICINQUESIMA 



Osserverete come qui arrivi a farsi valere anche il fattore co- 
stituzionale, al quale del resto non abbiamo mai voluto negare 
i suoi diritti. La nostra opposizione si rivolge soltanto contro 
chi appoggiando questo diritto, trascura tutti gli altri, ed intro- 
duce il fattore costituzionale anche dove esso, in base ai risultati 
riuniti dell' osservazione e dell' analisi, non e' entra affatto o 
dovrebbe occupare V ultimo posto. 

Facciamo ora una somma di quanto abbiamo osservato sulla 
paurosità infantile: La paura infantile- ha ben poco a che fare 
con la paura reale ed è invece intimamente congiunta all'an- 
goscia nevrotica degli adulti. Come questa essa ha origine 
dalla libido inadoperata e sostituisce l' oggetto amoroso man- 
cante con un oggetto esterno o una situazione. 

Ora sarete soddisfatti di udire come assai poco di nuovo ci 
rimanga da apprendere dalle fobie. Queste precisamente si 
svolgono proprio come V angoscia infantile ; la libido inadope- 
rabile viene trasformata ininterrottameute in una paura reale 
apparente, cosicché alle pretese della prima si sostituisce un 
minimo pericolo esterno. Tale concordanza non ha nulla di 
ostico, dato che le fobie infantili sono non soltanto il modello 
per quelle posteriori appartenenti all' « isterismo di angoscia » 
bensì la diretta condizione preliminare e il prologo delle stesse. 
Ogni fobia isterica si ricongiunge ad un' angoscia infantile e 
la Continua, anche quando il suo contenuto è differente e il 
suo nome di conseguenza diverso. La differenza fra le due af- 
fezioni sta nel loro meccanismo. Neil' adulto non basta più che 
la libido sia momentaneamente inadoperabile quale desiderio 
perchè essa si trasformi in angoscia. Già da lungo tempo egli 
ha imparato a tener sospesa tale libido o ad usarla altrimenti. 
Ma quando la libido appartiene ad uno stimolo psichico che 
ha subito la rimozione si ristabiliscono le condizioni in cui si 
trova il bambino, il quale non sa ancora scernere il conscio 
dall' incoscio, e la regressione alla fobia infantile apre per così 
dire il passo ad una comoda trasformazione della libido in an- 
goscia. Come ricorderete, molto abbiamo detto della rimozione ; 
soltanto che ci siamo sempre occupati unicamente di seguire 
le sorti della rappresentazione che doveva subirla e ciò ben 
inteso perchè questo era il suo lato più facilmente riconosci- 
bile e rappresentabile. Omettemmo sempre di interessarci di 
quanto succedeva dell' affetto legato alla rappresentanza rimossa 






l' angoscia 



3S5 



ed apprendiamo appena ora come la sorte più prossima di 
tale affetto consiste nel venir trasformato in angoscia, indipen- 
dentemente dalla parte che gli sarebbe spettata se il decorso 
fosse stato normale. Ma questa trasformazione dell'affetto è di 
gran lunga la parte più importante del processo della rimo- 
zione. Non è tanto facile parlarne, perchè non possiamo affer- 
mare nello stesso senso P esistenza di affetti incoscienti come 
affermammo quella di rappresentazioni incoscienti. Prescindendo 
da un' un.ca differenza, una rappresentazione, cosciente o inco- 
sciente che sia, limane la stessa cosa; siamo al caso di indi- 
care cosa corrisponda al una rappresentazione incosciente Un 
affetto invece è un processo di deflusso, cha deve venir giudi- 
cato in modo del tutto diverso da una rappresentazione ; senza 
aver riflettuto più p-ofondamente e senza aver chiarito mag- 
giormente le premesse da noi fatte sui processi psichici, non 
possiamo dire cosa gli corrisponde nell'inconscio. Né questo 
sarebbe il momento di accingerci a tale compito. Vogliamo 
però tener ben alta V impressione or ora ottenuta, che lo svi- 
luppo d'angoscia cioè, sia intimamente legato al sistema del- 
l' incoscio. 

Dissi che la trasformazione in angoscia, meglio ancora : che 
il defluire della carica nella forma dell' angoscia è la sorte più 
prossima spettante alla libido colpita dalla rimozione. Devo ag- 
giungere : non l'unica e non la definita. Nelle nevrosi decor- 
rono dei processi tesi a legare tale sviluppo di angoscia e ai 
quali ciò riesce anche nei modi più differenti, Nelle fobie p. es. 
si possono distinguere distintamente due fasi del processo ne- 
vrotico. La prima compie la rimozione e il deflusso della libido 
in angoscia, che viene legata ad un pericolo esterno. La seconda 
consta nella costruzione di tutte quelle misure di precauzione 
e di sicurezza per opera delle quali deve venir evitato un con- 
tatto con questo pericolo, riguardato come una formalità esterna. 
La rimozione corrisponde ad una fuga dell' Io di fronte alla li- 
bido sentita quale pericolo. La fobia può venir paragonata ad 
una trincea elevata contro il pericolo che personifica la libido 
ora temuta. Nelle fobie la debolezza del sistema difensivo sta 
naturalmente nel fatto che la fortezza tanto fortificata verso 
P esterno è rimasta attaccabile dal suo lato interno. La proie- 
zione verso l' esterno del pericolo della libido non presenta mai 
una buona riuscita. Perciò nelle altre nevrosi sono in uso dei 



386 LEZIONE VENTICINQUESIMA 

sistemi difensivi diversi rivolti contro la possibilità dello svi- 
luppo d' angoscia. Questo è un lato molto interessante della 
pisicologia delle nevrosi ; purtroppo esso richiede delle nozioni 
specializzate più profonde e potrebbe condurci troppo lontano. 
Una cosa soltanto voglio ancora aggiungere. Vi ho già parlato 
delle « controcariche » usate dall' lo nella rimozione, e dovute 
da esso sostenere affinchè quest' ultima mantenga la propria 
sussistenza. Una volta avvenuta la rimozione è a questa con- 
trocarica che spetta il compito di condurre a buon porto le di- 
verse forme di difesa contro lo sviluppo d'angoscia. 

Ritorniamo ora alle fobie. Posso ritenere che sarete persuasi 
quanto sia insufficiente lo spiegarne soltanto il contenuto, di 
interessarsi unicamente della sua provenienza, o del fatto che 
1' oggetto della fobia sia questa o quella cosa, questa o quella 
situazione. 11 contenuto di una fobia ha per la medesima circa 
la stessa importanza della faccia onirica manifesta per il sogno. 
Bisogna convenire, con le necessarie limitazioni, che fra questi 
contenuti delle fobie, si trovano di quelli che, come rileva Stan- 
ley fiali, si adattano a costituire degli oggetti di angoscia in 
seguito ad eredità filogenetica. E ciò concorda inoltre con la 
circostanza che molti di tali oggetti d ! angoscia possono stabi- 
lire il loro legame col pericolo soltanto mediante un rapporto 
simbolico. 

Abbiamo dunque accertato quale posizione addirittura cen- 
trale il problema dell'angoscia occupi fra le questioni riguar- 
danti la psicologia delle nevrosi. Abbiamo ritratto una forte im- 
pressione dall'osservazione del modo nel quale lo sviluppo 
d' angoscia è collegato alle sorti della libido e al sistema del- 
l' incoscio. Un punto soltanto ci sembrò staccato, quasi una 
lacuna nel nesso della nostra interpretazione, il fatto cioè, pur 
difficilmente confutabile, che la paura reale debba venir valu- 
tata quale un' espressione degli istinti di conservazione dell' Io. 



LEZIONE VENTISEIES1MA 



Dottrina generale delle nevrosi. La Teoria della Libido 

e il Narcìsmo. 

Signore e Signori, 

Ripetute volte, e anche ultimamente, ci siamo dovuti occu- 
pare della divisione degli istinti dell' Io da quelli sessuali. Dap- 
prima fu la rimozione a mostrarci come essi possano trovarsi 
in opposizione fra di loro, come gli istinti sessuali abbiano ap- 
parentemente la peggio e sieno obbligati a cercare la propria 
soddisfazione seguendo delle vie regressive, nel qual caso essi 
trovano un compenso alla loro sconfitta nella propria invincibi- 
lità. Apprendemmo poscia come la relazione che lega gli istinti 
dell'Io e quelli sessuali all'educatrice necessità sia sin da prin- 
cipio diversa, cosicché essi non attraversano il medesimo svi- 
luppo e non vengono a trovarsi nel medesimo rapporto di fronte 
al principio della realtà. Crediamo infine di aver compreso che 
gli istinti sessuali sono ben più strettamente legati allo stato 
affettivo dell'angoscia di quelli dell' Io, risultato questo che ap- 
pare incompleto soltanto in un singolo punto. Per rafforzare 
tale risultato aggiungeremo quindi ancora un fatto degno di 
considerazione, quello cioè che il mancato sodisfacimento della 
fame o della sete, dunque dei due istinti di conservazione più 
elementari, non ha mai per conseguenza il repentino muta- 
mento in angoscia, mentre la trasposizione della libido in an- 
goscia appartiene come abbiamo inteso, ai fenomeni più noti e 
più frequentemente osservati. 

11 nostro buon diritto di scindere gli istinti dell' Io da quelli 
sessuali è dunque inattaccabile. Esso ci vien dato dall'esistenza 
stessa delle tendenze sessuali considerata quale una speciale at- 
tività dell'individuo. Si potrebbe chiedere soltanto quale impor- 



388 



LEZIONE VEXTISE1ESIMA 



tanza e quale portata vogliamo attribuire a questa divisione. Ma 
la risposta a tale domanda dipenderà dal risultato delle con- 
statazioni che faremo in rapporto alle diversità presentate dagli 
istinti sessuali nelle loro espressioni psichiche e somatiche in 
confronto agli altri istinti, e all'importanza delle conseguenze 
risultanti da tali diversità. Ci manca naturalmente qualsiasi mo- 
tivazione per affermare una differenza essenziale, non ben affer- 
rabile del resto, fra i due gruppi di istinti: Entrambi ci si pre- 
sentano soltanto quali denominazioni di fonti di energia del- 
l'individuo e la discussione se essi in fondo sieno una cosa 
sola o due cose di essenza diversa, e, nel primo caso, quando 
abbia avuto luogo la scissione, non può venir condotta in base 
ai concetti stessi, ma deve attenersi ai fatti biologici che dietro 
a questi si trovano. Poco sappiamo presentemente a tale ri- 
guardo, ma anche se sapessimo di più, ciò non farebbe parte 
del nostro compito analitico. 

Difatti è ben piccolo il profitto che ci viene dal seguire il 
procedere del Jung, accentuando l'unità originaria di tutti gli 
istinti e chiamando « Libido » l'energia in tutte le sue estrin- 
secazioni. La funzione sessuale non essendo in alcun modo eli- 
minabile dalla vita psichica saremmo costretti a parlare di li- 
bido sessuale e asessuale. La denominasione « Libido > però 
rimane conservata a ragione, come sinora, alle forze istintive 
della vita sessuale. 

Credo dunque che la questione della profondità alla quale 
si debba far arrivare tale divisione fra istinti sessuali e istinti 
di conservazione non abbia grande importanza per la psicoa- 
nalisi, non presentando questa nemmeno la competenza a ciò 
necessaria. La biologia invece ci fornisce parecchi punti d'ap- 
poggio che affermano la sua importanza. La sessualità è vera- 
memente l'unica funzione dell'organismo vivente che sorpassa 
l'individuo per collegarlo alla specie. È innegabile che il suo 
esercizio non porta sempre vantaggio al singolo essere come 
le sue altre produzioni, e che anzi in cambio di un piacere par- 
ticolarmente profondo, esso esercizio lo mette talvolta in un 
pericolo che minaccia la sua vita e spesso la spegne. È pure 
probabile che sieno necessari dei processi di ricambio del tutto 
speciali e diversi dagli altri onde mantenere come disposizione 
alla riproduzione una parte della vita individuale. Infine il sin- 
golo individuo abituato a considerare sé stesso come la cosa 



LA TEORIA DELLA LIBIDO E IL NARCISMO 



389 



principale e la propria sessualità come un mezzo, simile agli 
altri, atti all'ottenimento della propria sodisfazione, non è 
altro dal punto di vista biologico, che uno degli episodi di 
una generazione, che un'appendice di breve vitalità attac- 
cato ad un plasma germinale virtualmente immortale, quindi 
quasi il temporaneo possessore di un fidecommesso che gli 
sopravvivrà. 

Del resto per la spiegazione psicoanalitica delle nevrosi 
non sono necessari dei punti di vista così vasti. Col seguire 
separatamente gli istinti sessuali e gli istinti dell' Io abbiamo 
ottenuta la chiave che ci aprirà il comprendimento del gruppo 
delle nevrosi di traslazione. Potemmo ritornare alla situazione 
di base, quando cioè gli istinti di conservazione - oppure espri- 
mendoci biologicamente, se anche con minore esattezza -quando 
una delle posizioni dell' lo quale individuo singolo indipendente 
entro in opposizione con l'altra quale uno dei membri di una 
generazione. Una simile scissione avviene forse soltanto nell'uomo, 
ed a questa circostanza egli deve probabilmente in gran parte 
la prerogativa delle nevrosi di fronte agli animali. Lo stragrande 
sviluppo della sua libido e la formazione resa forse attuabile 
appunto da questo fatto, di una vita psichica assai suddivisa, 
sembrano aver create le condizioni necessarie al nascere di un 
simile conflitto. Ed è pure senz'altro visibile come queste con- 
dizioni sieno allo stesso tempo quelle che resero possibili i 
progressi fatti dall'uomo di fronte agli animali, cosicché la sua 
attitudine alle nevrosi sarebbe soltanto il rovescio delle altre 
sue doti. Ma anche queste sono soltanto delle speculazioni che 
si allontanano dal nostro compito più prossimo. 

La premessa posta al nostro lavoro era quella di arrivare 
a poter discernere gli istinti sessuali da quelli dell' Io a seconda 
delle loro estrinsecazioni. Nelle nevrosi di traslazione potemmo 
farlo senza difficoltà. Denominammo < Libido » le cariche di 
energia devolute dall' Io agli oggetti delle sue tendenze ses- 
suali, e « Interesse » tutte le altre cariche emanate dagli istinti 
di conservazione e seguendo le cariche della libido, le sue 
trasformazioni, e le sue sorti finali potemmo dare un primo 
sguardo al meccanismo delle forze psichiche. Le nevrosi di- 
traslazione ci offrivano il materiale più adatto a questo scopo. 
L' Io però, la sua composizione formata da diverse organizza- 
zioni, l'architettura e il funzionamento di queste, ci rimasero 



390 LEZIONE VENTISEIESIMA 



oscuri, e allora supponemmo che appena V analisi di altri di- 
sturbi nevrotici avrebbe potuto darci queste nozioni. 

Noi incominciammo assai presto ad estendere le teorie 
psicoanalitiche a queste altre affezioni. Già nel 1908 dopo una 
conversazione avuta con me, K. Abraham asseriva che il ca- 
rattere principale della demenza precoce (annoverata fra le psi- 
cosi) fosse quello che la carica di libido le veniva a mancare 
per gli obiettivi. (« La differenza psicosessuale fra isterismo e 
demenza precoce. >) Ma allora sorse la domanda riguardo alla 
sorte spettante alla libido dei dementi precoci ritorta dagli obiet- 
tivi del mondo esterno. Abraham non esitò a dare la seguente 
risposta: essa viene rivolta nuovamente all' Io, e questo ritorno 
riflessivo è la fonte della megalomania che si riscontra nella 
demenza precoce. La megalomania può assolutamente parago- 
narsi alla esagerazione ben nota nella vita amorosa con la quale 
si stima il valore sessuale dell' oggetto. Così arrivammo a com- 
prendere per la prima volta un tratto di un' affezione psicotica 
considerandola in rapporto alla vita amorosa normale. 

Vi dichiaro subito che queste prime opinioni di Abraham 
vennero mantenute nella psicoanalisi e formarono la base della 
posizione da noi presa di fronte alle psicosi. Andammo dunque 
lentamente famigliarizzandoci con l' idea, che la libido che tro- 
viamo attaccata agli oggetti e che è I' espressione di una ten- 
denza mirante ad ottenere piacere dai medesimi, può anche 
staccarsi da essi, mettendo al loro posto il proprio Io, e man 
mano completammo sempre più conseguentemente tale rappre- >^. 
sentazione. Il nome per questo collocamento della libido — nar- 
cismo — lo togliemmo a prestito da una perversione descritta 
da P, Nàcke, la quale consiste nel fatto che V individuo adulto 
gratifica il proprio corpo di tutte le carezze riservate di solito 
a un oggetto sessuale esterno. 

Allora si venne a dirsi ben presto che esistendo una simile 
fissazione della libido al proprio corpo e alla propria persona 
invece che ad un oggetto, questo non poteva essere un feno- 
meno eccezionale e di poca importanza. È_ invece, ben più pro- 
babile che questo narcismo costituisca lo stato generale e ori- 
ginario dal quale appena venne più tardi a iojmarj5H^amorè 
per ì' oggetto senza che per questo il narcismo dovesse scom- 
parire. Dàllcr studio dello sviluppo dell 7 amore per T oggetto si 
'dovette anche ricordare come molti istinti sessuali vengano 



X 



LA TEORIA DELLA LIBIDO E IL NARCISMO 391 

dapprincipio soddisfatti sul proprio corpo, o come diciamo au- 
toeroticamente, e come 1' attitudine all' autoerotismo è la ragione 
per la quale la sessualità può per qualche tempo resistere al- 
l' influenza educativa che mira ad adattare al principio della 
realtà. L' autoerotismo era dunque l' attività sessuale dello sta- 
dio narcistico del collocamento della libido. 

In breve : noi ci rappresentavamo il rapporto della libido 
per l' Io con la libido per V oggetto in modo che vi illustrerò 
mediante un paragone tolto dalla zoologia. Pensate ai più 
semplici esseri viventi, a quelli che constano di un piccolo 
grumo poco differenziato di sostanza protoplasmatica. Essi sten- 
dono dei prolungamenti, chiamati pseudopodi, nei quali fanno 
defluire la sostanza di cui è formato il loro corpo. Però essi 
possono anche ritirare tali prolungamenti e riprendere la loro 
forma arrotondata. Ora lo stendere di questi prolungamenti può 
venir paragonato all'emanazione della libido sugli oggetti, mentre 
la massa principale della libido può rimaner raccolta nell' Io ; 
noi ammettiamo che in circostanze normali la libido rivolta al- 
l' Io possa venir liberamente trasformata in libido per 1' oggetto 
e questa nuovamente riaccolta nell' Io. J*- 

Con 1' aiuto di queste rappresentazioni siamo ora al caso 
di spiegare tutta una quantità di stati psichici, oppure per espri- 
merci più modestamente, di descriverli nel linguaggio della 
teoria della libido, stati che dobbiamo attribuire alla vita nor- 
male, come P atteggiamento psichico durante l' innamoramento, 
la malattia organica, il sonno. Per quanto riguarda lo stato di 
sonno abbiamo ammesso che esso provenga dal ritiro dell' in- 
teresse dal mondo esterno e dal rivolgersi al desiderio di dor- 
mire. Trovammo che l' attività psichica espressa nel sogno stava 
al servizio di un desiderio teso a prolungare il sonno, dominato 
inoltre da motivi puramente egoistici. A tenore della teoria 
della libido diremo ora che il sonno è uno stato durante il 
quale tutte le cariche per 1' oggetto, le libidinose come le egoi- 
stiche vengono staccate e ritirate nell'Io. Non sembra quasi 
che in tal modo venga a cadere una nuova luce sul ristoro 
procurato dal sonno e in genere sulla natura della stanchezza? 
Il quadro del beato isolamento durante la vita intrauterina, evo- 
cata ogni notte dal dormiente, si trova così completato anche 
dal lato psichico. Nel dormiente è stato ripristinato lo stadio 



4 



392 LEZIONE VENTISEIESIMA 



originario della ripartizione della libido, cioè il pieno narcismo 
nel quale gli interessi dell' Io e la libido si trovano ancora in- 
distinguibilmente uniti entro l' Io sufficiente a se stesso. 

In questo punto e' è spazio per due osservazioni ; primo : 
in che cosa si distinguono i concetti di narcismo e di egoismo? 
Ebbene : io credo il narcismo essere 1' aggiunta libidinosa al- 
l' egoismo. Parlando di egoismo s' intende soltando il vantaggio 
dell' individuo ; con la parola narcismo si prende in conside- 
razione anche la sua sodisfazione libidinosa. Entrambi si possono 
seguire per un bel tratto separatamente quali motivi pratici. Si 
può essere egoisti in modo assoluto e mantenere allo stesso 
tempo delle forti cariche libidinose per l'oggetto, e ciò inquan- 
tochè la sodisfazione libidinosa ottenuta dall' oggetto appartiene 
ai bisogni dell' Io. In questo caso V egoismo si adopera affinchè 
la tendenza rivolta all' oggetto non arrechi alcun danno all' Io. 
Si può essere egoisti e contemporaneamente assai fortemente 
narcisti, cioè avere un bisogno di oggetti assai limitato e ciò 
ancora, o in riguardo alla sodisfazione sessuale diretta, oppure 
anche in rapporto a quelle mire più elevate, derivanti dal bi- 
sogno sessuale, che occasionalmente usiamo chiamare « amore » 
in contrapposto alla « sensualità ». In tutti questi rapporti l'egoi- 
smo rappresenta V elemento ovvio, costante, il narcismo quello 
variabile. L'opposto dell'egoismo, altruismo non si copre nel 
suo concetto con la carica libidinosa per l'oggetto; esso si di- 
stingue da questa in seguito alla mancanza delle tendenze mi- 
ranti al sodisfacimento sessuale. Ma nel pieno innamoramento 
1' altruismo s' incontra con la carica libidinosa per l' oggetto. 
Di regola V oggetto sessuale attira su di sé una parte del nar- 
cismo dell' Io, fatto questo che si svela attraverso la cosiddetta 
« ipervalutazione sessuale » dell' oggetto. Quando a questa si 
aggiunga ancora la trasposizione altruistica dell' egoismo al- 
l' oggetto sessuale, allora questo diventa strapotente ; esso ha, 
per così dire, assorbito l'Io. 

Penso che dopo questa secca e fantastica esposizione della 
scienza vi sarà di sollievo 1' udire un' esposizione poetica del 
contrasto economico esistente fra narcismo e innamoramento. 
La attingo dal > Westòstlicher Divan » di Goethe: 



LA TEORIA DELLA LIBIDO E IL NARCISMO 



393 



Suleika : 



Ed oppressi ed oppressori 
Dicon tutti in ogni età 
Che il miglior ben degli umani 
Sia la personalità. 

Può ogni vita sopportare 
Chi sé stesso non perde: 
Rinunziare si può a tutto 
Se si resta ciò che si è. 



Hatem : 



Ciò sarà ! Così si pensa : 
Pur diverso è il mio pensier; 
Tutto il bene della terra 
Ho in Suleika, e il mio piacer. 

Quando essa mi accarezza 
Sento in me un più forte < Io >; 
Ahi ! Se invece mi lasciasse 
Perderei l'essere mio! 

Ciò saria la fin di Hatem; 
No ! La sorte cambio allor ; 
Io mi muto in un baleno 
Nel suo dolce nuovo amor. 

(Traduzione, di N. N.) 

La seconda osservazione è un'aggiunta alla teoria,del so. *^ 
gno. Non è possibile spiegarsi la formazione dei sogn^, senza 
inserirvi la supposizione che l' inconscio rimosso abbia ottenuto 
una certa indipendenza dall'Io, indipendenza che gli permette 
di non rassegnarsi al desiderio di dormire e di mantenere le 
proprie cariche anche quando tutte le cariche per gli oggetti, 
(a dipendenza dell' Io), sieno stato ritirate in favore del sonno. 
Appena allora si può intendere come questo inconscio appro- 
fitti dell' interruzione o diminuzione notturna della censura 
e come essa sappia impossessarsi dei resti diurni per formare \ 
col loro materiale un desiderio onirico proibito. D'altra parte -^ 
si" può pensare che già i resti diurni, vadano debitori di una 



394 



LEZIONE VENTISEIESIMA 



parte della resistenza da essi esplicata contro il ritiro della li- 
bido operata dal desiderio di dormire a un legame già esistente 
che li unisce a questo inconscio. Inseriamo dunque posterior- 
mente alla interpretazione da noi data alla formazione del sogno 
questo tratto di grande importanza dinamica. 

La malattia organica, Y irritazione dolorosa, l'infiam inazione 
di un organo, creano uno stato, la cui chiara conseguenza è 
il distacco della libido dal suo oggetto. La libido ritirata si trova 
nell' Io quale carica rafforzata della parte malata. E si può per- 
sino arrischiare V affermazione, che sotto tali condizioni, il ri- 
tiro della libido dai suoi oggetti dia maggiormente nell'occhio 
che non l'allontanamento dell'interesse egoistico del mondo 
esterno. Da questo punto sembra partire una strada che con- 
duce al comprendimento dell'ipocondria, che si esplica nel fatto 
che un organo preoccupa V Io in modo del tutto simile, senza 
che per questo esso apparisca malato ai nostri occhi. Ma voglio 
resistere alla tentazione di proseguire o di annoverare ulteriori 
situazioni che la supposizione di una migrazione della libido 
per l'oggetto nell' Io potrebbe avere reso comprensibili o rap- 
presentabili, e ciò perchè mi preme di mettermi di fronte a due 
obiezioni, alle quali so che avete prestato orecchio. Voi volete 
chiedermi ragione prima di tutto del perchè io tanto nel sonno, 
come nella malattia, o in altre situazioni consimili, ci tenga in 
modo assoluto a scernere libido e interesse, istinti sessuali e 
istinti dell' Io, anche dove le osservazioni si possono conside- 
rare evase senza eccezione alcuna con l'ammissione di un'ener- 
gia unitaria, la quale, libera nei suoi movimenti, occupi talvolta 
l'oggetto e talvolta l'Io e serve alternativamente tanto Y uno 
quanto l'altro istinto. E secondariamente del come io possa per- 
mettermi di considerare il distacco della libido quale fonte di 
uno stato patologico, quando una tale trasposizione della libido 
per l'oggetto in libido rivolta all' Io — oppure in energia ge- 
nerale dell'Io — eppartiene ai processi normali della dinamica 
psichica, i quali si ripetono ogni giorno ed ogni notte. 

A ciò si può ribattere : La vostra prima obbiezione suona 
bene. L' enumerazione degli stati di sonno, di malattia e di in- 
namoramento per sé stessi non ci avrebbero probabilmente mai 
portati alla distinzione di una libido per V Io da una libido per 
V oggetto, oppure della libido dall' interessamento. Ma voi tra- 
scurate di considerare le ricerche dalle quali siamo partiti e nella 



LA TEORIA DELLA LIBIDO E IL NARCISMO 395 



cui luce osserviamo ora le situazioni psichiche in questione. La 
distinzione di libido e interesse, di istinti sessuali e istinti di con- 
servazione, ci è stata imposta dall'intendimento del conflitto che 
genera le nevrosi di traslazione. Da quella volta non possiamo 
più rinnegarla. La supposizione che la libido per l'oggetto possa 
trasformarsi in libido per l'Io, che si debba cioè tener conto 
di una libido rivolta all'Io, ci è sembrata 1' unica, atta a risol- 
vere il mistero delle cosiddette nevrosi narcistiche ; p. es. della 
demenza precoce, e a dar ragione delle somiglianze e disugua- 
glianze presentate da queste di fronte all' isterismo e alla coa- 
zione. Applichiamo ora soltanto alla malattia, al sonno e al- 
l' innamoramento, quanto troviamo ineccepibilmente accertato 
altrove. Possiamo permetterci di continuare con tali applica- 
zioni, nell'attesa di vedere sino a che punto esse sapranno con- 
durci. L'unica asserzione che non sia un diretto precipitato 
della nostra esperienza analitica, è quella che afferma che la 
libido rimane sempre libido, tanto se rivolta ad oggetti quanto 
se rivolta al proprio Io, senza mai trasformarsi in interesse egoi- 
stico, come pure il caso contrario. Ma tale asserzione è equi- 
valente alla divisione degli istinti sessuali da quelli dell'Io già 
giudicata degna della critica, divisione alla quale , sino al s^uo 
eventuale sfasciarsi, vogliamo attenerci per motivi teoretici. 

Anche la vostra seconda obiezione solleva una domanda 
giustificata, ma essa tende in direzione sbagliata. Certo il ritiro 
della libido per l'oggetto nell'Io non è direttamente patogena, 
vediamo difatti come essa venga intrapresa ogni volta prima di 
mettersi a dormire e come la si faccia retrocedere nuovamente 
all'atto di svegliarsi. II piccolo animale protoplasmatico ritira i 
suoi prolungamenti per estenderli nuovamente alla prossima oc- 
casione. Ma la cosa è ben diversa quando un processo deter- 
minato e molto energico ottiene con la forza il ritiro della li- 
bido dall'oggetto. Allora la libido divenuta narcistica non sa 
trovare la via di ritorno che conduce agli oggetti, e questo 
impedimento che ostacola la mobilità della libido diventa di- 
fatti patogeno. Sembra che l'ammassamento della libido nar- 
cistica non possa venir sopportato oltre una data misura. Pos- 
siamo anche immaginare che si sia arrivati alla carica rivolta 
all'oggetto, appunto perchè l' Io doveva emanare la propria li- 
bido per non ammalare in seguito all'ammassarsi di questa. Se 
nei nostri piani fosse compreso uno studio più profondo della 






396 LEZIONE VENTISEIESIMA 



demenza precoce vi mostrerei come quel processo che stacca la 
libido dagli oggetti impedendone il ritorno agli stessi, sia vici- 
nissimo al processo di rimozione e possa venir considerato come 
un riscontro al medesimo. Sopratutto però avrete l'impressione 
di trovarvi su terreno conosciuto nell' apprendere che, in base 
a quanto sinora sappiamo, le condizioni di questo processo sono 
quasi identiche a quelle della rimozione. Il conflitto sembra 
essere il medesimo e sembra aver luogo fra le medesime forze. 
Se lo scioglimento finale è tanto differente da quello p. es. del- 
l' isterismo, la ragione di ciò va cercata soltanto In una diver- 
sità della disposizione. In questi ammalati lo sviluppo della li- 
bido presenta il suo punto debole in un'altra fase ; la fissazione 
determinante, la quale, come ricorderete, permette il libero pas- 
saggio verso la formazione dei sintomi, giace altrove, proba- 
bilmente nello stadio del narcismo primitivo, al quale la demenza 
precoce fa ritorno nel suo esito finale. Il fatto che per tutte le 
nevrosi narcistiche dobbiamo ammettere dei punti di fissazione 
originanti in fasi molto anteriori di sviluppo di quelle dell'iste- 
rismo o della nevrosi coatta, è degno di esser rimarcato. Però, 
avete inteso, come i concetti da noi acquisiti durante lo studio 
delle nevrosi di traslazione bastino anche all'orientamento nel 
campo delle nevrosi narcistiche, praticamente tanto più diffi- 
cili. Le qualità comuni sono molto ampie; si tratta in fondo del 
medesimo campo di fenomeni. Potete però anche immaginare 
quanta poca fortuna spetti al tentativo di spiegare tali affezioni, 
già appartenenti alla psichiatria, a colui che fa questo tentativo 
senza essere corredato delle nozioni analitiche sulle nevrosi di 

traslazione. 

Il quadro sintomatico della demenza precoce, il quale del 
resto è assai variabile, non viene determinato unicamente dai 
sintomi provenienti dall'allontanamento della libido dagli og- 
~ getti e dall' ammassarsi di questa nell' Io. Anzi un largo spazio 
è occupato dai fenomeni che si connettono alla tendenza della 
libido di riaccostarsi ai suoi oggetti, e che corrispondono dun- 
que a dei tentativi di restituzione e di guarigione. E questi 
sintomi sono perfino i più appariscenti, i più rumorosi : essi 
presentano una indubbia somiglianza con quelli dell' isterismo 
o più raramente con quelli della nevrosi coatta, ma differiscono 
da questi in ogni punto. Nella demenza precoce sembra che 
la libido, seguendo il suo intento di ritornare agli oggetti, cioè 



LÀ TEORIA DELLA LIBIDO E IL NARCISMO 397 

alle loro rappresentazioni, riesca in realtà ad afferrare qualche 
cosa di essi, ma direi quasi le loro ombre, intendo cioè le loro 
rispettive rappresentazioni verbali. Non posso ora dilungarmi 
più oltre su questo soggetto, ma credo, che questo modo di 
comportarsi della libido tendente al ritorno ci abbia offerto 
l'occasione di intendere in che cosa consista veramente la dif- 
ferenza fra una rappresentazione cosciente e una incosciente. 

Vi ho introdotto ora nel campo sul quale sono da atten- 
dersi i prossimi progressi del lavoro analitico. Da quando po- 
temmo assumere i rischi di maneggiare il concetto della libido 
per l' Io, le nevrosi narcistiche ci divennero accessibili ; ne ri- 
sultò il compito di ottenere una spiegazione dinamica di tali 
affezioni e di completare contemporaneamente le nostre nozioni 
sulla vita psichica mediante il comprendimento dell' lo. La psi- 
cologia dell' Io alla quale miriamo, non deve essere basata sui 
dati risultanti dalle nostre osservazioni personali, bensì, come 
nel caso della libido, sull' analisi dei suoi disturbi e delle sue 
decomposizioni. È probabile che una volta compiuto quel la- 
voro ben più ponderoso, le nozioni sinora ottenute sulle sorti 
della libido, e da noi attinte dallo studio delle nevrosi di tra- 
slazione, ci sembreranno meschine. Ma di fronte a ciò sta il 
fatto che per ora tale lavoro non è stato condotto molto lon- 
tano. Le nevrosi narcistiche sono quasi inattaccabili per la tecnica 
che ci ha servito per le nevrosi di traslazione. Udirete fra poco 
perchè. Nelle nevrosi narcistiche avviene sempre, che dopo es- 
sere proceduti per un poco, ci si trovi di fronte ad un muro 
il quale ci sbarra la via. Vi è noto come anche nelle nevrosi 
di traslazione ci imbattessimo in tali ostacoli formati dalla re- 
sistenza, però ci fu possibile di allontanarli pezzo per pezzo. 
Nelle nevrosi narcistiche la resistenza è invincibile ; ci è dato 
tutt' al più di gettare un' occhiata curiosa oltre V altezza del 
muro, per vedere cosa succede dall' altra parte. 1 nostri metodi 
tecnici devono perciò venir sostituiti da altri, non sappiamo 
ancora se riusciremo ad effettuare una simile sostituzione. E 
vero che anche nel caso di questi ammalati il materiale non ci 
fa difetto. Varie sono le manifestazioni da essi espresse, anche 
se non in forma di risposte alle nostre domande, e noi per ora 
non abbiamo altra risorsa che quella di interpretare tali mani- 
festazioni con 1' aiuto dell' intendimento acquistato nello studio 
dei sintomi delle nevrosi di traslazione. La concordanza è ab- 



398 LEZIONE VENTISEIESIMA 



bastanza grande per assicurarci un guadagno iniziale. Resta a 
vedere sino a che punto tale tecnica potrà bastare. 

Altre difficoltà si aggiungono a queste per ritardare il no- 
stro progredire. Le affezioni nazistiche e le psicosi che ad esse 
si riconnettono, possono venir spiegate soltanto da osservatori 
resi esperti dallo studio analitico delle nevrosi di traslazione. 
Ma i nostri psichiatri non studiano la psicoanalisi, e noi psi- 
coanalisti vediamo troppo pochi casi psichiatrici. Sarà prima 
di tutto necessario che si maturi una generazione ài psichiatri 
che abbia attraversato la scuola psicoanalitica quale scienza 
preparatoria. Ciò viene presentemente iniziato in America, dove 
molti psichiatri esercitanti una direttiva, espongono agli stu- 
denti le dottrine psicoanalitiche, e dove dei proprietari di ospe- 
dali e dei direttori di manicomi si adoperano ad osservare i 
loro malati nel senso di tali dottrine. In ogni caso anche qui 
a noi è riuscito talvolta di gettare uno sguardo oltre il muro 
narcistico, e vi racconterò in seguito quanto crediamo di aver 
potuto cogliere a volo. 

La forma di malattia della paranoia, occupa un posto la- 
bile nei tentativi di classificazione dell'odierna psichiatria. Non 
sussiste però alcun dubbio sulla stretta parentela che la unisce 
alla demenza precoce. Mi permisi una volta di avanzare la pro- 
posta di unire paranoia e demenza precoce sotto la denomina- 
zione comune di parafrenia. Le forme della paranoia vengono 
descritte a seconda del loro contenuto quali : magalomania, 
delirio di persecuzione, delirio erotico (erotomania), delirio di 
gelosia ecc. Non ci aspetteremo dei tentativi di spiegazione da 
parte della psichiatria. Quale esempio di una simile spiegazione, 
esempio, a dire il vero, antiquato e non pienamente valevole, vi 
addurrò un tentativo di spiegare un sintomo da un altro mediante 
una razionalizzazione intellettuale : Il malato che per inclinazione 
primaria si credeva perseguitato, dovrebbe aver tratto da tale 
inseguimento la conclusione di essere una personalità special- 
mente importante, sviluppando perciò il delirio di grandezza. 
Per la nostra interpretazione psicoanalitica di delirio di gran- 
dezza* è l' immediata conseguenza dell' ingrandimento dell' Io, 
prodotto dal ritiro della carica libidinosa per I' oggetto, un nar- 
cismo secondario dunque quale ritorno al narcismo originale 
della prima infanzia. Ma nei casi di delirio di persecuzione fa- 
cemmo delle osservazioni che ci indussero a seguire una de- 



LA TEORIA DELLA LIBIDO E IL NARCISMO 399 



terminata traccia. Ci colpì prima di tutto il fatto che nella stra- 
grande maggioranza dei casi l'inseguitore apparteneva al mede- 
simo sesso dell' inseguito. Questo fatto era sempre ancora atto 
a venir spiegato in modo innocuo, ma in alcuni casi studiati 
bene si mostrò chiaramente come la persona dello stesso sesso 
più amata in tempi normali si fosse trasformata in inseguitore 
dell'epoca della malattia. Un ulteriore sviluppo è reso possibile 
dal fatto che la persona amata venga sostituita da un'altra sulla 
base di affinità già note: p. es. il padre dal maestro o dal su- 
periore. Da queste esperienze sempre moltiplicantisi traemmo 
la conclusione che la paranoia persecutoria sia la forma scelta 
dall'individuo per proteggersi contro uno stimolo omosessuale 
divenuto ultraforte. Il mutamento dell'affetto in odio, il quale 
come è noto può assurgere ad un serio pericolo di vita per 
l'oggetto amato e odiato, corrisponde allora alla trasposizione 
degli stimoli libidinosi in angoscia, la quale è un regolare 
risultato del processo di rimozione. Udite per esempio l' ul- 
timo caso da me osservato in relazione a tutto ciò. Un gio- 
vine medico dovette venir allontanato dalla sua città natale, per 
aver rivolto delle minacce di morte al figlio di un professore 
dell'università locale, che sino allora era stato il suo migliore 
amico. A questo suo amico d'un tempo egli ascriveva delle in- 
tenzioni veramente diaboliche e un potere demoniaco. A lui spet- 
tava la colpa di ogni disgrazia che avesse colpito negli ultimi 
anni la famiglia dell'ammalato, di ogni disavventura famigliare 
o sociale. Ma non bastava, l'amico cattivo e il professore suo 
padre avevano anche causato la guerra e chiamato i russi nel 
paese. Egli aveva meritato mille volte la morte, e il nostro ma- 
lato era persuaso che la morte del delinquente avrebbe posto 
una fine ad ogni sciagura. Eppure il suo affetto per lui era an- 
cora tanto forte da paralizzare la sua mano quando un giorno 
gli si offerse l'occasione di colpirlo mortalmente a pochi passi 
di distanza. Nel corso delle brevi conversazioni da me avute con 
l'ammalato venne alla luce che la relazione amichevole fra i due 
datava dai primi anni ginnasiali. Una volta almeno tale rela- 
zione aveva passato i limiti dell'amicizia ; una notte passata in 
comune li aveva spinti ad un completo rapporto sessuale. Il no- 
stro paziente .non aveva mai ottenuto di fronte alle donne le 
relazioni sentimentali corrispondenti alla sua età e alla sua per- 
sonalità attraente. Era stato una volta fidanzato con una bella 



12 



400 LEZIONE VENTISEIESIMA 



e nobile fanciulla, ma questa aveva rotto il fidanzamento non 
trovando alcun affetto nel promesso sposo. Molti anni dopo la 
sua malattia scoppiò proprio nel momento in cui egli era riu- 
scito per la prima volta a sodisfare pienamente una donna. Men- 
tre questa donna lo abbracciava piena di riconoscenza e di de- 
dizione, egli sentì improvvisamente un enigmatico dolore che 
girava come un taglio intorno alla scatola cranica. Più tardi egli 
si spiegò questa sensazione eguagliandola all' impressione che 
avrebbe provato se su di lui fosse stato eseguito il taglio che 
si usa fare durante una sezione per denudare il cervello e poi- 
ché il suo amico si era dedicato all' anatomia patologica, egli 
venne pian piano a scoprire come egli soltanto avesse potuto 
inviargli quest'ultima donna quale tentazione. Da quella volta 
in poi egli aveva aperto gli occhi anche sul conto delle altre 
persecuzioni, di cui egli doveva divenir la vittima per colpa del 
suo amico di un tempo. 

Ma come sta poi la questione per i casi, nei quali il per- 
secutore non appartiene al medesimo sesso del perseguitato, la 
cui apparenza dunque contraddice la spiegazione da noi data 
di un rifiuto di libido omosessuale ? Tempo fa ho avuto occa- 
sione di esaminare un caso simile e di poter trarre una con- 
ferma dalla contraddizione apparente. La fanciulla che si cre- 
deva perseguitata dall'uomo al quale aveva accordato due con- 
vegni amorosi, aveva realmento diretta dapprima un'idea deli- 
rante contro una donna, che si può ritenere come una sostitu- 
zione della madre. Appena dopo il secondo convegno essa fece 
il progresso di staccare questa idea delirante dalla donna per 
trasportarla sull'uomo. La condizione dell'uguaglianza di sesso 
del persecutore era stata dunque originariamente mantenuta an- 
che in questo caso. Nella lagnanza espressa dinanzi all' amico 
legale e al medico la paziente non aveva fatto menzione di que- 
sto stadio anteriore del suo delirio dando luogo così a un'ap- 
parente contraddizione al nostro comprendimento della paranoia. 
Originariamente la scelta d'oggetto omosessuale è più vi- 
cina al narcismo di quella eterosessuale. Quando poi si tratta 
di respingere uno stimolo omosessuale troppo forte, la via di 
ritorno al narcismo è resa specialmente facile. Ho avuto poca 
occasione sinora di parlarvi delle fasi della vita amorosa, per 
quanto ne sappiamo, e nemmeno ora posso farlo. Voglio sol- 
tanto rimarcare che la scelta dell' oggetto, il progresso dello 



LA TEORIA DELLA LIBIDO E IL NARCISMO 401 

sviluppo della libido, che avviene dopo lo stadio, narcistico, 
può aver luogo secondo due tipi. O secondo il tipo narcistico, 
subentrando al posto del proprio Io un altro oggetto a lui so- 
migliante per quanto possibile, oppure secondo il tipo di ap- 
poggio, scegliendo pure la libido quali propri oggetti le per- 
sone già divenute preziose in seguito al sodisfacimento degli 
altri bisogni vitali. Una forte fissazione della libido al tipo nar- 
cistico della scelta d'oggetto viene anch'essa annoverata da noi 
fra le disposioni all'omosessualità manifesta. 

Ricorderete come in una delle prime riunioni di questo se- 
mestre io abbia parlato di un caso di gelosia delirante di una 
signora. Ora, giacché siamo tanto vicini alla fine, sarete certa- 
mente contenti di udire come si spieghi analiticamente una idea 
delirante. Ma in tale rapporto ho meno da dirvi di quanto cre- 
diate. L' inattaccabilità di un' idea delirante a mezzo di argo- 
menti logici e di esperienze reali, si spiega, come quella di una 
coazione, mediante la relazione che la lega all'inconscio, il quale 
è rappresentato e tenuto soggetto dall' idea delirante o dall'idea 
coatta. La differenza fra le due idee è basata nella diversa to- 
pica e dinamica delle due affezioni. 

Come nel caso della paranoia, così anche in quello della 
melancolia, della quale del resto vengono descritte molte forme 
diverse, abbiamo trovato un punto dal quale si può gettare uno 
sguardo nella struttura interna dell'affezione. Abbiamo ricono- 
sciuto che i rimproveri che questi melancolici rivolgono verso 
sé stessi tormentandosi nel modo più spietato, valgono vera- 
mente per un' altra persona, per l'oggetto sessuale che hanno 
perduto, o che ha perduto di valore ai loro occhi per propria 
colpa. Da ciò potemmo concludere, che il melancolico abbia 
bensì ritirato la sua libido dall'oggetto, ma che 1' oggetto sia 
stato eretto nell' lo stesso, quasi proiettato sull' Io, mediante un 
processo che si deve chiamare « Identificazione narcistica». Qui 
posso darvi soltanto una descrizione figurata e non una topi- 
camente ordinata. Ora il proprio Io viene trattato come 1' og- 
getto al quale è stato rinunciato, esso subisce tutte le aggres- 
sioni e le espressioni dello spirito di vendetta che erano state 
destinate all'oggetto. Anche l'inclinazione al suicidio proprio ai 
melancolici diventa più comprensibile attraverso la riflessione 
che l'inasprimento dell'ammalato colpisce al tempo istesso tanto 
il proprio Io quanto l'oggetto amato e odiato. Nella melancolia 



402 



LEZIONE VENTISEIESIMA 



come in altre affezioni narcistiche apparisce in modo molto 
marcato un tratto della vita psichica, che, da Bleuler in poi, 
usiamo denominare ambivalenza. Con questa parola intendiamo 
il fatto che verso una stessa persona sieno diretti sentimenti 
opposti di affetto e di inimicizia. Nel corso di queste conver- 
sazioni non sono purtroppo state al caso di raccontarvi qualche 
cosa di più riguardo l'ambivalenza sentimentale. 

Oltre all'identificazione narcistica esiste una identificazione 
isterica la quale ci è nota da tempo assai più lungo. Vorrei 
che fosse già possibile di illustrarvi le diversità esistenti fra di 
esse, mediante alcune lucide determinazioni. In rapporto alle 
forme periodiche e cicliche della melancolia posso comunicarvi 
delle cose che sarete contenti di apprendere. Sotto condizioni 
propizie cioè è possibile — io stesso ne ho fatto due volte l'espe- 
rienza — di impedire il ritorno del malato allo stesso o all'op- 
posto stato d' animo, sottoponendo il paziente al trattamento 
analitico durante gli intervalli liberi. Nel corso della cnra si 
viene ad apprendere come anche nei casi di melancolia e di 
mania si tratti di una particolare specie di evasione di un con- 
flitto, le cui premesse concordano assolutamente con quelle 
delle altre nevrosi. Immaginate quante cose restino ancora da 
apprendere alla psicoanalisi su questo campo. 

Vi dissi che anche mediante Panaltsi delle affezioni narci- 
stiche abbiamo la speranza di arrivare alla nozione della compo- 
sizione del nostro Io, e della sua costruzione fatta di istanze. 
In un punto abbiamo iniziato questo lavoro. Dall'analisi del de- 
lirio di essere osservati abbiamo concluso che nell'Io e' è real- 
mente un'istanza che osserva, critica e paragona continuamente, 
contrapponendosi in tal modo all'altra parte dell'Io. Crediamo 
quindi che l'ammalato ci svela una verità non ancora abbastanza 
valutata, col lamentarsi che ogni suo passo viene spiato osser- 
vato e ogni suo pensiero comunicato e criticato. Egti s'inganna 
soltanto nel considerare questa forza che gli viene incomoda 
come una cosa a lui estranea e nel trasportarla al di fuori di 
sé stesso. Egli sente nel suo Io il governo di una istanza, la quale 
mette a confronto il suo Io attuale e ogni sua azione con un Io 
ideale, che egli si è creato nel suo sviluppo. Crediamo anche 
che questa creazione sia avvenuta nell' intento di ripristinare 
quella autosodisfazione che era collegata al narcismo infantile, 
la quale però ha dovuto subire da quel tempo tanti turbamenti 



LA TEORIA DELLA LIBIDO E IL NARCISMO 403 

e tante offese. L'istanza autoosservatrice ci è noto quale censore 
dell'Io, quale coscienza morale: è la stessa che di nottetempo 
esercitata la censura onirica e della quale partono le rimozioni 
degli stimoli di desideri illeciti. Decomponendosi nel delirio 
di essere osservati essa ci svela la sua origine dalle influenze 
esercitate dai genitori, dagli educatori e dall'ambiente sociale, 
attraverso l' identificazione con un singolo di questi personaggi 
tipici. 

Questi sarebbero alenili dei risultati fornitici dall' applica- 
zione della psicoanalisi alle affezioni narcistiche. Essi certamente 
sono ancora troppo pochi, e mancano ancora spesso di quella 
acutezza che può venir ottenuta appena quando si è giunti a 
muoversi con sicura famigliarità su un nuovo campo di studio. 
Li dobbiamo tutti allo sfruttamento del concetto della libido per 
l' Io o della libido narcistica, col cui aiuto potemmo estendere 
alle nevrosi narcistiche le interpretazioni accertate nello studio 
delle nevrosi di traslazione. Ora però voi chiederete: è possibile 
che ci riesca di sobordinare alla teoria della libido tutti i disturbi 
delle affezioni narcistiche e delle psicosi, di riconoscere dap- 
pertutto quale fattore colpevole della malattia 11 fattore libidi- 
noso della vita psichica e di non doverne mai rendere respon- 
sabile un mutamento avvenuto nella funzione degli istinti di 
conservazione? Ebbene, signore e signori, questa decisione non 
mi pare urgente e sopratutto non mi sembra ancora matura. 
Possiamo abbandonarla tranquillamente al progresso del lavoro 
scientifico. Non mi meraviglierei affatto se la facoltà di pro- 
durre l'effetto patogeno dovesse dimostrare di essere in realtà 
un privilegio degli istinti libidinosi, sicché la teoria della libido 
trionferebbe su tutta la linea dalle semplici nevrosi attuali sino 
alla più grave alienazione psicotica dell' individuo. Sappiamo 
pure che il tratto caratteristico della libido è quello di essere 
riluttante a sottoporsi alla realtà del mondo, all'Ananke. Ma io 
ritengo per assai probabile che gli istinti dell'Io vengono trasci- 
nati secondariamente dagli incitamenti patogeni della libido e 
costretti a disturbare le funzioni. Né ammetto che la direzione 
presa dalla nostra indagine potrebbe venir considerata disastrosa, 
se dovessimo trovarci di fronte alla sentenza che nelle psicosi 
gravi gli stessi istinti dell' Io vengano tratti in inganno in modo 
primario : il futuro lo insegnerà, a voi almeno. Ma lasciate che 
ritorni per un solo momento al problema dell'angoscia per rischia- 



404 LEZIONE VENTISEIESIMA 



rare un punto ultimo oscuro che vi abbiamo lasciato. Dicemmo 
che con la relazione, tanto chiaramente accertata per tutto il 
resto, che passa fra angoscia e libido, non ci pareva concordare 
il fatto, che la paura reale di fronte ad un pericolo, abbia da 
essere l'espressione degli istinti di conservazione, il che sarebbe 
difficile contestare. Ma come sarebbe invece se l'affetto dell'an- 
goscia si effettuasse a spese della libido per l'Io e non degli 
istinti egoistici dell'Io? Lo stato d'angoscia è in tutti i casi poco 
adatto allo scopo, e questa sua inopportunità diventa evidente 
quando essa raggiunge un grado più alto. Allora esso disturba 
l'azione, si tratti poi di fuga o di difesa, la quale azione sol- 
tanto è adatta allo scopo e serve alla conservazione di sé stessi. 
Attribuendo dunque la parte affettiva della paura reale alla li- 
bido per l'Io, lasciando l'azione all'istinto di conservazione 
dell' Io, abbiamo eliminato ogni difficoltà teoretica. Voi del re- 
sto non crederete mica seriamente che si fugge perchè si ha 
paura ? No, si sente la paura e si prende la fuga in seguito 
al comune motivo originato dalla percezione del pericolo. Per- 
sone che hanno superato dei grandi pericoli di vita raccontano 
di non aver avuto paura, ma di aver agito soltanto , p. es. di 
aver puntato il fucile contro la fiera, e ciò era sicuramente la 
cosa più adatta allo scopo. 






LEZIONE VENTISETTESIMA 



Dottrina generale delle nevrosi. La traslazione. 



Signore e Signori, 

Visto che stiamo avvicinandoci al termine delle nostre di 
scussioni, sentirete nascere in voi un'aspettativa, che non voglio 
vi tragga in inganno. Immaginerete facilmente che non vi avrò- 
fatto passare in lungo ed in largo attraverso il materiale psi- 
coanalitico, per abbandonarvi alla fine senza avervi detto nem- 
meno una parola riguardo alla terapia, dalla quale dipende la 
possibilità di esercitare, in genere, la psicoanalisi. E non è nem- 
meno fattibile di sottrarvi questo tema, perchè nel trattarlo do- 
vete attingere dall'osservazione la conoscenza di un nuovo fatto, 
senza il quale il comprendimento delle malattie da noi esa- 
minate rimarrebbe sensibilmente incompleto. 

So che non vi attendete un avviamento alla tecnica relativa 
all' applicazione dell' analisi usata a scopi terapeutici. Volete 
sapere in linea assolutamente generale quale sia la via seguita 
dalla terapia psicoanalitica per ottenere il suo effetto e quali 
sieno le sue produzioni. L' apprenderlo è indiscutibilmente un 
vostro diritto. Io però non voglio dirvelo, bensì sostengo che 
dovete indovinarlo da voi. 

Riflettete : Avete imparato a conoscere tutto quanto c'è di 
essenziale nelle condizioni della malattia, come pure tutti i fat- 
tori che si fanno valere nella persona ammalata. Dov'è che ri- 
mane libero uno spazio per un influsso terapeutico ? Abbiamo 
anzitutto la disposizione ereditaria : non ne parliamo spesso, 
venendo essa energicamente rimarcata da altra parte, e non 
avendo noi nulla da dire in suo riguardo. Ma non crediate 
però che la svalutiamo ; appunto quali terapeuti abbiamo oc- 



406 



LEZIONE VENTISETTESIMA 



casione di sentire ben chiaramente la sua forza. In ogni caso 
non possiamo mutarla affatto, anche per noi essa rimane una 
cosa stabilita, che ostacola i nostri sforzi. C'è poi l' influenza 
dei primi avvenimenti infantili, che nell'analisi siamo abituati a 
mettere in prima linea; essi oppartengono al passato e non siamo 
al caso di far sì che essi non sieno accaduti. Viene indi tutto 
quanto riassumiamo sotto il nome di « reale diniego », cioè tutto 
quello che nella vita significa sventura, da cui hanno origine 
la mancanza di amore, la povertà, i dissensi famigliari, la ma- 
lasorte nella scelta matrimoniale, le condizioni sociali sfavore- 
voli e la severità dei principi morali sotto il cui peso la per- 
sona vive. 

Certo qui ci sarebbero non poche occasioni di applicare una 
terapia assai efficace, ma questa terapia dovrebbe essere quella 
esercitata, secondo la leggenda popolare viennese, dall' impera- 
tore Giuseppe, il benefico intervento, cioè, di un potente dinanzi 
alla cui volontà si piegano gli uomini e spariscono le difficoltà. 
Ma chi siamo noi per poter assumere quale mezzo terapico un 
simile intervento benefico? Poveri noi stessi e privi di potere 
nella società, costretti come siamo a guadagnarci la vita con 
P esercizio della nostra arte medica non possiamo nemmeno pre- 
stare le nostre cure alle persone prive di mezzi, cosa questa che 
pure è possibile ad altri medici i quali esercitano metodi di cura 
diversi. La nostra terapia è troppo lunga e richiede troppo tempo 
per farlo. Ma voi forse vi aggrapperete ad uno dei fattori men- 
zionati nella speranza che esso presenti un punto d'attacco alla 
nostra influenza. Se alle limitazioni morali richieste dalla società 
spetta in parte la colpa delle privazioni imposte all'ammalato, 
la cura potrebbe dargli il coraggio o addirittura il consiglio di 
sorpassare questi ostacoli e di procurarsi sodisfazione e guari- 
gione rinunciando, in compenso, al raggiungimento di un ideale, 
che la società colloca ben in alto, ma assai spesso non mantiene. 
Si guarisce dunque soddisfacendo i propri desideri sessuali. È 
vero che questo metodo getta un'ombra sulla cura psicoana- 
litica : quella di non servire alla morale pubblica. Essa toglie 
alla generalità quanto dà all'individuo. 

Ma, signore, e signori miei, chi mai vi ha così male infor- 
mati ? Il consiglio di vivere sodisfacendo pienamente i propri 
desideri sessuali non entra nemmeno per idea a far parte della 
terapia analitica. Esso non c'entra, già per il fatto, che noi 



LA TRASLAZIONE 407 



stessi dicemmo esistere nell' ammalato un ostinato conflitto fra 
Io stimolo libidinoso e la rimozione sessuale, fra la direzione 
sessuale, e quella ascetica. Questo conflitto non si può sedare 
col contribuire alla vittoria di una delle direzioni sulla direzione 
contraria. Vediamo pure come nei nervosi l'ascetismo abbia man- 
tenuto il sopravvento. La conseguenza di ciò è proprio il fatto 
che la tendenza sessuale oppressa si sfoga dando luogo a dei 
sintomi. Se noi ora tentassimo al contrario di portare alla vit- 
toria la sensualità , la rimozione sessuale così messa da parte 
sarebbe obbligata a sostituirsi a mezzo di sintomi. Nessuna delle 
due decisioni potrebbe porre un fine al conflitto, una parte re- 
sterebbe ogni volta insodisfatta. Esistono soltanto pochi casi, in 
cui il conflitto sia tanto labile che un fattore come la compar- 
tecipazione del medico possa divenir decisivo, e questi casi in 
fondo non abbisognano nemmeno di una cura analitica. Le per- 
sone per le quali il medico può avere una tale influenza, avreb- 
bero trovato la stessa strada anche senza il suo concorso. Sapete 
benissimo che quando un giovanotto astinente si decide a man- 
tenere dei rapporti sessuali illegitimi, o quando una donna ma- 
ritata insodisfatta cerca di risarcirsi presso un altro uomo, essi, 
di regola, non hanno atteso per farlo il permesso del medico 
o addirittura dell' analitico. 

Neil' esame di questo stato di cose, si sorpassa di solito 
un punto essenziale, quello cioè che il conflitto patogeno dei 
nevrotici non deve venir scambiato con una lotta normale di 
stimoli psichici trovantisi nel medesimo terreno psicologico. Si 
tratta di un contrasto fra due forze, di cui una ha raggiunto il 
gradino della precoscienza e coscienza, mentre l'altra è stata trat- 
tenuta a quello dell'inconscio. Perciò il conflitto non può venir 
portato a una soluzione ; i contendenti vengono così poco in 
contatto, come nel noto esempio l'orso bianco e la balena. Una 
vera decisione può aver luogo appena quando i due si incon- 
trino sullo stesso terreno. Ed io penso che V unico compito 
spettante alla terapia sia quello di render possibile tale incontro. 

E del resto posso assicurarvi che siete mal informati se 
presumete che il dar consigli o direttive nelle questioni della 
vita pratica formi parte integrante dell'influenza psicoanalitica. 
Noi, al contrario, ricusiamo per quanto possibile di assumere 
una simile parte di Mentore, e quanto più ci preme di ottenere, 
è appunto che l' ammalato prenda le sue decisioni da sé. Con 



40S 



LEZIONE VENTISETTESIMA 



questo intento pretendiamo anche che egli rimandi a cura finita 
ogni decisione di importanza vitale, riguardante la scelta di una 
professione, le intraprese di affari, la conclusione e Io sciogli- 
mento di un matrimonio. Confessate pure che tutto questo è 
molto differente da quanto avevate immaginato. Soltanto in casi 
nei quali si tratti di persone molto giovani, o di individui as- 
solutamente privi di aiuto o di stabilità, ci vien reso impossi- 
bile di mantenere tale limitazione volontaria. In tali casi dob- 
biamo combinare le prestazioni del medico con le funzioni del- 
l' educatore ; siamo allora ben consci della nostra responsabilità 
e ci comportiamo con la necessaria prudenza. 

Dallo zelo che spiego a difendermi contro l' accusa che 
nella cura analitica il nervoso venga spinto a vivere soddisfa- 
cendo ogni suo desiderio, non dovete però concludere che si 
influisca su di lui in favore della pubblica morale. Ne siamo 
almeno altrettanto lontani. Non siamo dei riformatori, bensì 
degli osservatori soltanto, ma non possiamo fare a meno di os- 
servare con occhio critico e dopo averlo fatto trovammo impos- 
sibile di metterci dalla parte della morale sessuale convenzio- 
nale, e di apprezzare altamente il modo nel quale la società tenta 
di regolare praticamente i problemi della vita sessuale. Possiamo 
dimostrare alla società, che quanto essa chiama morale costa 
/più sacrifici di quello che valga, e che il suo procedere non è 
i basato sulla verità, né dimostra saggezza. Non usiamo rispar- 
/ miare ai nostri pazienti l'audizione di questa critica, diamo loro 
l'abitudine di ponderare senza preconcetti le questioni sessuali 
come tutte le altre, e se essi divenuti indipendenti, una volta 
terminata la cura, si decidono d i propria volontà a prendere una 
qualsiasi posizione media tra il vivere soddisfacendo tutti i propri 
desideri sessuali e l'ascetismo assoluto, la nostra coscienza non 
si sente aggravata da nessuna di tali soluzioni. Diciamo a noi 
stessi che colui, il quale ha potuto attraversare con buon esito 
il processo educativo che, mediante una lotta contro la sua 
stessa persona, seppe condurlo alla verità, si trova per sempre 
al coperto dal pericolo di commettere un' immoralità, anche se 
la sua interpretazione della morale dovesse differire in un modo 
qualunque da quella in uso presso la società. Dobbiamo del 
resto guardarci bene dal dar troppo peso all' influenza eserci- 
tata sulle nevrosi dalla questione dell'astinenza. Soltanto nella 
minor parte dei casi si può porre un termine alla situazione pa- 



togena del diniego con susseguente ammassamento di libido» 
mediante un rapporto sessuale facilmente ottenibile. 

L'effetto terapeutico della psicoanalisi non si può quindi 
spiegare con la legittimazione di un tenore di vita che soddisfi 
ogni desiderio sessuale. Dovete cercare altrove. Credo che mentre 
io refutavo questa vostra supposizione, una delle mie osserva- 
zioni vi abbia messi sulla giusta traccia. Il mezzo efficace da 
noi utilizzato dovrebbe consistere nella sostituzione dell'incon- 
scio col conscio, nella traduzione dell'inconscio in conscio. Ed 
è proprio così. Prolungando l' inconscio sino al conscio poniamo 
un termine alla rimozione, eliminiamo le condizioni necessarie 
alla formazione dei sintomi, trasformiamo il conflitto patogeno 
in un conflitto normale che deve in qualche modo arrivare ad 
una decisione. Nuli' altro che questo mutamento psichico è 
quanto noi produciamo nell'ammalato, e l'aiuto da noi prestato 
corrisponde alla portata di esso. Nei casi in cui non esiste al- 
cuna rimozione o nessun analogo processo psichico da far retro- 
cedere, la nostra terapia non ha nulla a che fare. 

La meta proposta ai nostri sforzi può venir espressa in 
diverse forinole : Rendere cosciente l' incosciente, porre un 
termine alla rimozione, riempire le lacune mnestiche, tutto ciò 
ha il medesimo significato. Questa confessione forse vi scon- 
tenterà. La guarigione di un nervoso vi sarà parsa differente, 
vi sarete figurati che dopo essersi sottoposto al faticoso lavoro 
psicoanalitico, esso ne sorta come una persona nuova, e invece 
tutto il risultato dovrebbe consistere nel fatto che quest'uomo 
abbia ora in sé un po' di fenomeni incoscienti di meno e un 
po' di fenomeni coscienti di più dLquanto aveva prima. Ebbene, 
voi probabilmente svalutate l'importanza di un simile mutamento 
interno. Il nervoso guarito è diventato davvero un altro indi- 
viduo, ma in fondo naturalmente egli è rimasto quello che era, 
cioè egli è diventato quanto di meglio poteva diventare sotto 
le condizioni più propizie. Ma ciò è molto. Quando poi avrete 
appreso tutto quanto bisogna fare e quali sforzi occorrono per 
ottenere che nella vita psichica si produca quel cambiamento così 
futile in apparenza, sono certo che crederete all'importanza di 
una simile diversità nel livello psichico. 

Mi permetto di divagare per un momento onde chiedervi 
se sapete cosa s' intenda per terapia causale ? Questo precisa- 
mente è il nome di un procedere, il quale non prende per punti 



410 LEZIONE VENTISETTESIMA 



di attacco i fenomeni presentati dalla malattia, ma si propone 
invece l'eliminazione delle sue cause. Ora la nostra terapia psi- 
coanalitica è essa causale o no? La risposta non è tanto sem- 
plice, ma ci fornirà forse l'occasione di persuaderci quanto poco- 
valore abbia una simile domanda. La terapia analitica si com- 
porta come una terapia causale in quanto che il primo suo 
compito non consiste nell'eliminazione dei sintomi. In altri ri- 
guardi potreste dire che essa non lo sia. Noi, precisamente 
abbiamo seguito il concatenamento causale, oltre la rimozione, 
sino alle disposizioni istintive, alle intensità relative di queste 
nella costituzione e alle deviazione che appariscono nel corso 
del loro sviluppo. Supponete ora che riuscissimo p. es. a in- 
tervenire con mezzi chimici in questo ingranaggio, ad aumen- 
tare o diminuire la quantità di libido momentaneamente esi- 
stente, oppure rafforzare un istinto a spese di un altro. Si trat- 
terebbe allora nel vero senso della parola di una terapia cau- 
sale, per la quale la nostra analisi avrebbe fornito P indispen- 
sabile lavoro di ricognizione. Come sapete, per ora, non si può 
nemmeno parlare di un simile influsso da esercitarsi sui pro- 
cessi della libido; la nostra terapia psichica attacca un'altra 
parte del nesso complessivo, cioè non proprio le radici a noi 
visibili dei fenomeni, ma pure un punto abbastanza distante 
dai sintomi, al quale potemmo accedere in grazia a delle cir- 
costanze molto strane. 

Cosa dobbiamo dunque fare per trasformare nel nostro 
paziente in cosa cosciente ciò che è incosciente? Una volta 
credevamo la cosa assai semplice, bastava indovinare questo 
incoscio ed esporglielo. Ma sappiamo già come tale errore fosse 
causato da snperficialità critica. La nostra nozione dell' inconscio 
non equivale alla sua; se noi gli comunichiamo il nostro sa- 
pere, questo non occupa il posto del suo inconscio bensì una 
posizione a lato dello stesso : e la situazione è ben poco mu- 
tata. Dobbiamo piuttosto rappresentarci questo inconscio topi- 
camente, e cercarlo nel suo ricordo là dove esso è stato originato 
da una rimozione. Tale rimozione deve venir eliminata, dopo 
di che la sostituzione del conscio all' inconscio può avvenire 
senza incontrare ostacoli. Ma come si fa cessare una simile 
rimozione? Qui il nostro compito entra in una seconda fase. 
Prima la ricerca della rimozione, poi l'eliminazione della re- 
sistenza che la sostiene. 



LA TRASLAZIONE 411 



Come si leva di mezzo la resistenza ? Nel modo seguente : 
indovinandola e rinfacciandola al paziente. La resistenza pro- 
viene anch'essa da una rimozione, da quella medesima che 
cerchiamo di sciogliere, oppure da un'altra avvenuta anterior- 
mente. Essa è stata generata dalla controcarica che sorse a ri- 
muovere lo stimolo illecito. Noi dunque facciamo ora quanto 
volevamo fare sin da principio, cioè interpretare, indovinare e 
comunicare ; ma abbiamo trovato il punto giusto per farlo. La 
controcarica o la resistenza non appartiene all' incoscio, bensì 
all'Io, il quale è un nostro collaboratore, e ciò anche quando 
essa non dovesse essere cosciente. Qui come è noto, si tratta 
del senso doppio della parola « inconscio » nel suo significato 
di fenomeno e di sistema. La questione sembra difficile e oscura ; 
ma in fondo essa è soltanto una ripetizione, non è vero ? E noi 
vi siamo preparati da lungo tempo. Attendiamo che la resistenza 
venga abbandonata e la contracarica ritirata quando la nostra 
interpretazione abbia reso possibile all' Io di riconoscerla. Quali 
sono le forze motrici da noi sfruttate in simili casi? Prima di 
tutto il desiderio di guarire che anima il paziente, desiderio 
che lo ha spinto ad adattarsi al nostro lavoro comune, e in se- 
condo luogo la sua intelligenza aiutata dalla nostra interpreta- 
zione. E' fuori di ogni dubbio che l' intelligenza dell' amma- 
lato riconosce la resistenza e trova la traduzione corrispondente 
alla cosa rimossa con maggior facilità quando le sieno state 
fornite le rappresentazioni di attesa adatte a tale scopo. Se vi 
dicessi : guardate in alto, si vede un pallone areostatico, lo tro- 
vereste anche voi più facilmente che se vi invitassi soltanto a 
guardare in su per vedere se scoprire qualcheccosa. Anche lo 
studente che scruta le prime volte attraverso il microscopio, 
viene istruito dal maestro sulle cose che deve vedere, altrimenti 
egli in genere non le vede, benché esse esistano e sieno vi- 
sibili. 

Ed ora al fatto. Per molte forme di malattie nervose, iste- 
rismi, stati di angoscia, nevrosi coatte, le nostre presupposizioni 
si dimostrano esatte. Ricercando la rimozione, smascherando le 
resistenze, accennando alle cose rimosse, si riesce in realtà a 
sciogliere il compito, cioè a superare le resistenze, a far ces- 
sare la rimozione e a far mutare l'incosciente in cosciente. Nel 
farlo otteniamo la chiara impressione del come nell'anima del 
paziente si svolga una lotta accanita ogni qual volta una reis- 



412 LEZIONE VENTISETTESIMA 

stenza debba venir superata; lotta psichica normale che ha luogo 
nello stesso terreno psicologico fra i motivi tendenti a mante- 
nere la controcarica e quelli pronti ad abbandonarla. 

1 primi sono gli antichi motivi che a suo tempo seppero 
imporre la rimozione; fra i secondi si trovano i nuovi arrivati, 
i quali, sperabilmente, faranno decidere il conflitto in nostro 
favore. Siamo riusciti a ridestare l'antico conflitto di rimozione 
a portare ad una revisione il processo evaso a suo tempo. Il 
materiale nuovo da noi aggiunto consiste primo, nell' avverti- 
mento che la decisione anteriore ha portato il paziente alla ma- 
lattia, e nella promessa che un'altra decisione lo potrebbe con- 
durre verso la guarigione, e secondo, il grandioso mutamento 
di tutte le condizioni dall'epoca di quel primo rifiuto. In quel 
tempo P Io era debole, infantile e aveva forse delle ragioni per 
considerare le pretese della libido quale un pericolo. Oggi esso 
è invigorito ed esperto e oltre a ciò ha presso di sé un aiuto 
nella persona del medico. Possiamo perciò aspettarci di con- 
durre il confitto ridestato ad una evasione migliore di quella 
presentata dalla rimozione, e come già detto, nei casi di iste- 
rismo, di nevrosi d'angoscia e di nevrosi coatta il risultato dà 
ragione ai nostri principi. 

Ora però esistono delle altre forme di malattia, in cui il 
nostro procedere terapeutico non arriva mai a un risultato ben- 
ché le condizioni sieno le medesime. Anche in esse si tratta 
originariamente di un conflitto fra l' Io e la libido, il quale ha 
prodotto la rimozione — quand'anche questa presenti delle ca- 
ratteristiche topiche differenti — , anche in questi casi è possi- 
bile di rintracciare nella vita dell' ammalato i punti nei quali 
avvennero le rimozioni, usiamo anche qui lo stesso modo di 
procedere, siamo pronti a fare le medesime promesse, prestiamo 
la medesima specie di aiuto mediante la comunicazione delle 
rappresentazioni di attesa, e qui pure il periodo di tempo, che 
divide il presente da quelle rimozioni, è scorso in favore ad 
un nuovo esito del conflitto. Eppure non si riesce a vincere una 
resistenza o a eliminare una rimozione. Questi pazienti, para- 
noici, melancolici o malati di demenza precoce, rimagono com- 
pletamente indifferenti e invulnerabili di fronte alla terapia psi- 
coanalitica. Per qual ragione ? Non per mancanza d'intelligenza, 
perchè quand'anche noi fossimo obbligati a richiedere dai no- 
stri pazienti una certa somma di capacità intellettuale, questa 



LA TRASLAZIONE 413 



p. es. non fa difetto ai paranoici, che mostrano tanto acume 
nelP immaginare le loro combinazioni. E anche le altre forze 
motrici vi figurano tutte. I melancolici p. es. all' opposto dei 
paranoici hanno la profonda coscienza di essere ammalati e di 
soffrire gravemente, ma non sono più accessibili per questo. Qui 
ci troviamo di fronte a un fatto che non comprendiamo e che 
ci costringe perciò a dubitare di aver proprio compreso in tutte 
le sue condizioni il successo possibile nel caso delle altre ne- 
vrosi. 

Continuando ad occuparci dei nostri isterici e dei nostri 
nervosi coatti, incontriamo ben presto un secondo fatto al quale 
non eravamo preparati in nessun modo. Dopo qualche tempo 
dobbiamo cioè osservare che questi malati si comportano verso 
di noi in una maniera del tutto particolare. Credevamo di es- 
serci reso conto di tutte le forze motrici da contemplarsi nel 
corso della cura, credevamo di aver razionalizzato la situazione 
esistente fra noi e il malato tanto completamente da poterla 
scorrere come un esempio aritmetico, eppure sembra che più 
tardi vi si intrufoli qualche cosa che non era stata avvertita in 
questo conteggio. Di questa cosa nuova, inaspettata è multiforme 
per sé stessa, tenterò anzitutto di descrivere la più frequente 
e la più comprensibile delle forme in cui essa apparisce. 

Osserviamo dunque che il paziente, il quale null'altro do- 
vrebbe cercare che una via d'uscita dai conflitti che lo fanno 
soffrire, spiega per la persona del medico un interesse speciale. 
Tutto quanto è collegato a questa persona gli sembra aver mag- 
giore importanza delle sue questioni personali e sembra distarlo 
dalla sua malattia. Perciò le relazioni con lui prendono, per un 
certo tempo, una forma assai aggradevole; egli è specialmente 
gentile, tenta di mostrarsi riconoscente dove può, mette in vi- 
sta delle finezze e dei pregi naturali, che noi forse non avremmo 
supposto in lui. Il medico si forma allora anche una buona opi- 
nione del paziente ed è grato al caso che gli ha fornito 1' oc- 
casione di porgere aiuto proprio ad una personalità di parti- 
colare valore. Se il medico viene a parlare coi parenti del ma- 
lato, egli ha il piacere di sentirsi dire che tale simpatia è reci- 
proca. A casa, Il paziente non si stanca mai di lodare il me- 
dico e di vantare i suoi pregi sempre nuovi : « Egli ha per Lei 
un vero fanatismo, una fiducia cieca ; ogni sua parola è per lui 
una rivelazione » raccontano i congiunti. Qualche volta uno dei 



414 LEZIONE VENTISETTESIMA 

partecipanti del coro ha la vista più acuta e dice: È già di- 
venuto una noia il sentirlo parlare soltanto di Lei e pronunciare 
il Suo nome in ogni occasione. 

Vogliamo sperare che il medico sia abbastanza modesto 
da attribuire questo valore che il paziente dà alla sua perso- 
nalità alle speranze che egli può fargli sorgere, e alla maggior 
vastità data al suo orizzonte intellettuale mediante le comuni- 
cazioni stupefacenti e liberatrici, che la cura porta con sé. Sotto 
queste condizioni l'analisi fa anche i più magnifici progressi, 
il paziente comprende quanto gli viene indicato, si approfon- 
disce nello studio dei compiti che la cura gli impone, il ma- 
teriale di ricordi e di idee affluisce con abbondanza alla sua 
mente, la sicurezza e il carattere concludente delle sue inter- 
pretazioni meravigliano il medico, il quale non può far altro 
che accertare con sodisfazione, con quanta premura l'ammalato 
accorga tutte le novità psicoanalitiche, che usano suscitare la 
più ostinata opposizione da parte dei sani che vivono nel mondo. 
Al buon accordo durante il lavoro analitico corrisponde anche 
un miglioramento oggettivo nello stato di malattia general- 
mente riconosciuto. 

Ma non sempre può splendere il sole. Un bel giorno esso 
si vela. Nella cura sopravvengono delle difficoltà, il paziente 
dichiara di non aver più idee. Si ha la chiara impressione che 
il suo interesse non appartiene più al lavoro e che egli trasgre- 
disce a cuor leggero la prescrizione di dir tutto quanto gli viene 
in mente senza cedere a dei ritegni critici contrari. Egli si com- 
porta come fosse estraneo alla cura, come se egli non avesse 
concluso quel patto col medico; evidentemente egli è compreso 
di qualche cosa che vuol tenere per sé. Per la cura questa è 
una situazione pericolosa. Ci si trova evidentemente di fronte 
a una resistenza formidabile. Ma cosa è mai accaduto ? 

Essendo stati al caso di chiarire un'altra volta la situazione, 
si riconosce quale causa del disturbo il fatto che il paziente ha 
trasportato sul medico degli intensi sentimenti d' affetto, non 
giustificati né dal contegno del medico, né dalle relazioni ri- 
sultanti dalla cura. La forma nella quale questa tenerezza si 
manifesta e le mète che essa si prefigge, dipendono natural- 
mente dai rapporti personali dei due interessati. Trattandosi di 
una ragazza e di un giovanotto ne avremo l'impressione di un 
innamoramento normale, e troveremo comprensibile che una 



. 



LA TRASLAZIONE 415 



fanciulla si innamori di un uomo col quale essa può star molto 
sola parlando di cose intime, e che le apparisce nella posizione 
vantaggiosa del salvatore più forte di lei, e mancheremo pro- 
babilmente di osservare che in una fanciulla nevrotica sarebbe 
piuttosto da supporre un turbamento delle facoltà di amare. E 
più ci sentiremo stupiti quanto più i rapporti personali fra me- 
dico e paziente si allontaneranno dal caso ora supposto, e noi 
troveremo ciononostante l'esistenza ogni volta ripetuta della me- 
desima relazione sentimentale. Si può ancora ammettere che una 
signora infelicemente maritata sembri presa da una seria pas- 
sione per il suo giovane medico ancor libero, e sia pronta a di- 
vorziare per appartenergli, o perfino che essa, esistendo degli 
ostacoli sociali, non abbia alcuno scrupolo di acconsentire ad 
una segreta relazione amorosa. Casi simili avvengono anche al- 
l'infuori della psicoanalisi. Ma in queste circostanze udiamo con 
meraviglia dalla bocca di donne e fanciulle delle espressioni 
che manifestano una presa di posizione del tutto speciale di 
fronte al problema terapeutico : Esse pretendono di aver sem- 
pre saputo di non poter guarire che mediante l'amore e di aver 
atteso sin dall'inizio della cura, che questa relazione venga loro 
finalmente a donare quanto la vita aveva loro sinora negato. 
Soltanto con questa speranza esse dicono di essersi date tanta 
pena durante la cura e di aver superate tutte le difficoltà della 
comunicazione. Noi aggiungeremo per nostro conto: e di aver 
compreso tanto facilmente tutto ciò che di solito è tanto dif- 
ficile a credersi. Ma una simile confessione ci sorprende e getta 
a catafascio tutti i nostri calcoli. Potrebbe mai darsi che aves- 
simo omesso nel nostro inizio la posta più importante? 

E in realtà, quanto più procediamo nell'esperienza, tanto 
meno possiamo opporci a questa correzione umiliante per la 
nostra serietà scientifica. Le prime volte si poteva forse credere 
che la cura analitica si fosse imbattuta in un disturbo casuale, 
cioè non giacente nelle sue intenzioni e non da essa generato. 
Ma quando un simile legame d'affetto del paziente verso il me- 
dico si ripete in ogni nuovo caso, quand'esso ricomparisce sem- 
pre anche sotto le condizioni meno propizie, dove le dispa- 
rità sono addirittura grottesche, anche trattandosi di signore 
attempate, anche di fronte a uomini dalla barba grigia, anche 
lì dove secondo noi non può sussistere nessuna attrattiva, al- 
lora dobbiamo pur rinunciare all'idea di un disturbo casuale e 

13 



416 LEZIONE VENTISETTESIMA 

riconoscere che si tratta di un fenomeno il quale è congiunto 
sin nel suo intimo alla natura del male. 

Al nuovo fatto che, nostro malgrado, dobbiamo dunque ri- 
conoscere, diamo il nome di traslazione (Ubertragung). Inten- 
diamo dire una traslazione di sentimenti sulla persona del me- 
dico, giacché non crediamo che la situazione creata dalla cura 
giustifichi il sorgere di essi. Supponiamo piuttosto che tutta 
la disposizione sentimentale sia di altra provenienza, che nella 
paziente essa sia stata preparata anteriormente e che nell'occa- 
sione presentata dalla cura analitica essa venga trasposta sulla 
persona del medico. La traslazione può comparire quale una 
violenta richiesta amorosa oppure in forme più moderate ; trat- 
tandosi di una fanciulla giovane e di un uomo vecchio il de- 
siderio di divenirne l'amante può venir sostituito da quello di 
essere da lui adottata quale figlia prediletta, l'aspirazione libi- 
dinosa può venir mitigata all'offerta di un'amicizia indissolubile, 
ma idealmente scevra di sensualità. Alcune donne sanno subli- 
mare e modellare a tal punto la traslazione da darle una certa 
facoltà di esistere; altre invece sono costrette ad esternarla nella 
sua rozza forma originaria, forma per lo più impossibile. Ma 
in fondo si tratta sempre della medesima cosa, la cui prove- 
nienza dalle stesse fonti non è mai negabile. 

Finiremo di descrivere il fatto nuovo rappresentato dalla 
traslazione, prima di chiederci dove dobbiamo collocarlo. Come 
si svolgono le cose per i pazienti maschili ? In questi casi si 
potrebbe nutrire la speranza di evitare la molesta intromissione 
della differenza e dell'attrazione sessuale. Eppure la risposta 
suona : Anche qui lo svolgimento non è troppo diverso da quello 
dei casi femminili. Il medesimo legame col medico, la mede- 
sima supervalutazione delle sue qualità, il medesimo dissolversi 
negli interessi di questo, la medesima gelosia rivolta contro 
tutti coloro che nella vita gli sono vicini. Le forme sublimate 
di traslazione fra uomo e uomo sono tanto più frequenti e la pre- 
tesa sessuale diretta tanto più rara, di quanto i casi di omo- 
sessualità manifesta sono più rari agli altri impieghi di questa 
componente istintiva. Nei suoi pazienti machili il medico os- 
serva anche più spesso che nelle donne una forma di trasla- 
zione, la quale a prima vista sembra contraddire tutte le descri- 
zioni sinora fatte, cioè la traslazione a inimicizia o negativa. 

Mettiamo anzitutto in chiaro che la traslazione risulta nel 



LA TRASLAZIONE 4J7 



paziente sin dall'inizio della cura e che essa rappresenta per 
un certo tempo il più forte movente al lavoro. Non la si sente 
e non occorre nemmeno occuparsene sinché essa opera in fa- 
vore dell'analisi condotta in comune. Quando essa poi si tra- 
sforma in resistenza, bisogna prestarle attenzione e si scopre 
come il suo rapporto di fronte alla cura si sia mutato sotto due 
condizioni differenti e opposte, in primo luogo quando la tra- 
slazione in forma di inclinazione affettuosa sia divenuta tanto 
forte e tradisca tanto chiaramente i contrassegni della sua pro- 
venienza dal bisogno sessuale, da dover risvegliare contro di sé 
un'opposizione interna, e secondariamente quand'essa consti di 
sentimenti nemici anziché affettuosi. I sentimenti nemici appa- 
riscono di solito più tardi e nascosti dietro quelli affettuosi ; 
con la loro effettività contemporanea essi danno un'ottima im- 
magine dell'ambivalenza sentimentale che regna nella maggior 
parte di nostri rapporti intimi con gli altri. I sentimenti ne- 
mici hanno dunque, come quelli affettuosi, il significato di un 
legame sentimentale, proprio come la testardaggine ha il me- 
desimo significato di dipendenza dell'obbedienza, se pure con 
indici opposti. Non possiamo dubitare che i sentimenti d' ini- 
micizia rivolti verso il medico meritino il nome di « trasla- 
zione », giacché la situazione della cura non dà certo alcun 
motivo bastante al loro formarsi; così l'interpretazione che dob- 
biamo dare necessariamente alla traslazione negativa ci procura 
la sicurezza di non aver sbagliato nel giudicare la traslazione 
positiva e affettuosa. 

La provenienza della traslazione, la difficoltà alle quali essa 
ci mette di fronte, il modo di superarla e il vantaggio che in 
fine se ne può trarre, costituiscono un soggetto da trattarsi 
esaurientamente in una raccolta di istruzioni preparatorie all'ana- 
lisi, soggetto che oggi sfiorirò appena. Resta escluso di poter 
cedere alle pretese del paziente risultanti dalla traslazione,, e 
sarebbe un controsenso il respingerle sgarbatamente o addirit- 
tura sdegnosamente; la traslazione si supera rendendo chiaro 
all' ammalato che i suoi sentimenti non hanno origine dalla si- 
tuazione presente e non riguardano la persona del medico, bensì 
che essi sono la ripetizione di uno stato d' animo da lui pre- 
cedentemente provato. 

Allora la traslazione, che, tanto se affettuosa quanto se 
nemica, sembrava in tutti i casi rappresentare per la cura la 



418 LEZIONE VENTISETTESIMA 



più seria minaccia, diventa il migliore istrumento della stessa, 
istrumento mediante il quale si possono schiudere i più riposti 
riparti della vita psichica. Vorrei però dirvi alcune poche pa- 
role atte a dissipare lo stupore da voi provato al presentarsi di 
questo fenomeno inatteso. Non dobbiamo dimenticare che la 
malattia del paziente da noi accolto per sottoporlo all'analisi, 
non rappresenta nulla di chiuso o di immobilizzato, bensì una 
cosa che cresce e che continua il suo sviluppo come un essere 
vivente. L' inizio della cura non pone un termine a questo svi- 
luppo, ma quando una volta essa si sia impradonita del malato, 
allora si vede come tutta la neoproduzione della malattia si sia 
concentrata sopra un unico punto, cioè sul rapporto verso il 
medico. Così la traslazione diventa paragonabile allo strato di 
cambio che si trova fra il legno e la corteccia di un albero, 
strato dal quale hanno origine la neoformazione dei tessuti e 
l' ingrossamento del tronco. La traslazione avendo una volta 
assunta tale importanza, il lavoro eseguito sui ricordi dell'am- 
malato deve ritirarsi di molto. Non è errato allora il dire che 
il paziente non ha più la malattia di prima, bensì una nevrosi 
rinnovata e trasformata che sostituisce la precedente. Questa 
nuova edizione della prima affezione è stata seguita sin da prin- 
cipio, e il medico sa orientarsi specialmente, trovandosi egli 
stesso nel suo fulcro, quale oggetto. Tutti i sintomi dell'am- 
malato hanno rinunciato al loro significato originario e si sono 
adattati ad un nuovo senso che sta in rapporto con la trasla- 
zione. Oppure hanno continuato a sussistere solo quei sintomi 
che erano atti a subire una simile rielaborazione. Ma il supe- 
rare tale nuova nevrosi artificiale corrisponde alla risoluzione 
della malattia portata nella cura, alla soluzione cioè del nostro 
compito terapeutico. L' individuo che nei suoi rapporti col me- 
dico è divenuto normale e libero dall'effetto degli stimoli istin- 
tivi rimossi, continua a serbare questa libertà nella propria vita, 
quando il medico abbia cessato di farvi parte. 

La traslazione ha questa straordinaria, per la cura addirit- 
tura centrale importanza nell' isterismo, neh' isterismo d'angoscia 
e nella nevrosi coatta, malattie che vengono perciò a ragione 
raggruppate sotto il nome di « nevrosi di traslazione ». Colui 
che ha tratto dal lavoro analitico la piena impressione del fatte 
costituito dalla traslazione, non può più aver dubbi sulla specie 
degli stimoli che trovano occasione di esprimersi nei .sintomi di. 






■ [ 



LA TRASLAZIONE 



419 



queste nevrosi, e non chiede alcuna prova più convincente della 
loro natura libidinosa. Possiamo dire che il nostro convinci- 
mento riguardante il significato dei sintomi quali soddisfazioni 
libidinose sostituenti, è stato definitivamente fissato appena col- 
V inserimento della traslazione. 

Ora però abbiamo tutte le ragioni di correggere la nostra 
precedente interpretazione dinamica del processo di guarigione, 
mettendola in consonanza con questa nuova intuizione. Se l'am- 
malato deve sostenere la lotta nel conflitto normale con le re- 
sistenze che gli abbiamo rilevato neh' analisi, egli abbisogua di 
una potente spinta che influisca su di lui nel senso da noi de- 
siderato il quale conduce alla guarigione. Altrimenti potrebbe 
accadere che egli si decidesse per la ripetizione della soluzione 
precedente, lasciando ricadere nella rimozione tutto quanto era 
stato portato alla coscienza. In questo punto la decisione della 
lotta non viene data dalla sua intuizione intellettiva la quale non 
è né forte ne libera abbastanza per un simile compito — bensì 
unicamente dal suo rapporto col medico. In quanto la trasla- 
zione è di un segno positivo, essa riveste il medico di autorità 
e si trasforma in fede nelle comunicazioni e interpretazioni di 
questo. Senza una simile traslazione o nel caso in cui essa sia 
negativa egli non lascerebbe nemmeno parlare il medico e non 
presterebbe orecchio alle sue argomentazioni. Qui la fede ri- 
pete la storia del proprio sviluppo; essa discende dall'amore 
e dapprincipio non ebbe bisogno di argomenti. Appena più 
tardi essa ha fatto loro alcune concessioni, prendendoli in cri- 
tica considerazione, se provenienti da una persona cara. Argo- 
menti privi di tali sostegni non ebbero mai valore, e per il nu- 
mero massimo di individui non ne hanno alcuno nel corso di 
tutta la vita. Anche dal suo lato intellettuale l'uomo è quindi 
accessibile soltanto in quanto egli è capace di occupazione li- 
bidinosa per l'oggetto, e noi abbiamo delle buone ragioni per 
riconoscere e temere nella somma del suo narcismo un limite 
posto alla sua influenzabilità, anche di fronte alla migliore te- 
cnica analitica. 

La capacità di rivolgere cariche libidinose dall' oggetto 
anche su persone deve venir aggiudicata ad ogni persona nor- 
male. L'inclinazione per la traslazione dei sunnominati ne- 
vrotici è soltanto questa qualità generale superlativamente au- 
mentata. Ora sarebbe assai strano se una caratteristica umana 



420 LEZIONE VENTISETTESIMA 

tanto diffusa e tanto importante non fosse mai stata né osser- 
vata né sfruttata. Ciò è difatti avvenuto. Con grande acume 
Bernlieim ha fondato la dottrina delle apparizioni ipnotiche 
sull'assioma che ogni persona è in qualche modo suscettibile 
a ricevere dei suggerimenti, è cioè « suggestionabile ». La sua 
suggestionabilità non è altro che l'inclinazione alla traslazione 
un po' ristretta, talché la traslazione negativa non vi trovò po- 
sto. Ma Bernlieim non fu mai al caso di dire cosa la sugge- 
stione sia veramente e come avvenga. Egli la considerò un fatto 
base, sulla cui origine non seppe dare alcuna indicazione. Ber- 
nheim non riconobbe la dipendenza della « suggestibilità » 
dalla « sessualità », e dall'attività della libido. E noi dobbiamo 
accorgerci che avendo rinunciato nella nostra tecnica, all'ipnosi 
vi ritroviamo la suggestione nella forma di traslazione. 

Ora però mi arresto e lascio la parola a voi. Sento cre- 
scere nella vostra mente un'obbiezione che di momento in mo- 
mento si fa più forte, tanto, che se non ve la lasciassi esprimere, 
essa vi toglierebbe la facoltà di seguirmi. Dunque, direte, Lei 
confessa finalmente di adoperare quale mezzo la forma della 
suggestione come fanno gli ipnotizzatori. Noi lo sospettavamo 
da lungo tempo. Ma allora perchè percorrere la via indiretta at- 
traverso i ricordi del passato, perchè scoprire l'inconscio perchè 
interpretare e tradurre regressivamente le alterazioni, a quale 
scopo fare uno spreco sì enorme di fatica, tempo e danaro, se 
l'unico mezzo efficace finisce per essere soltanto la suggestione? 
Perchè non dare addirittura dei suggerimenti contrari ai sinto- 
mi come fanno gli altri, gli ipnotizzatori onesti? E ancora 
quand'anche Lei volesse scusarsi adducendo di aver fatto su 
questa via indiretta, numerose ed importanti scoperte psicolo- 
giche che resterebbero celate alla suggestione diretta : chi po- 
trebbe or garantire per la sicurezza di tali scoperte? Non è 
forse possibile che anche queste sieno un risultato della sug 
gestione, e precisamente della suggestione non intenzionale ; 
non potrebbe Lei forse imporre al malato anche su questo 
campò, quanto vuole e quanto Le sembra giusto ? 

Queste vostre obbiezioni sono quanto mai interessanti e 
richiedono senz'altro una risposta. Ma oggi non posso più dar- 
vela mancandomene il tempo. Sarà dunque per la prossima volta. 
Vedrete che saprò rendervi ragione di tutto. Per oggi devo an- 
cora finire quanto ho cominciato. Ho promesso di spiegarvi 



LA TRASLAZIONE 421 



perchè i nostri sforzi terapeutici non diano alcun risultato nelle 
nevrosi narcistiche, servendomi del fatto rappresentato dalla tra- 
slazione. 

Posso farlo con poche parole e vedrete con quanta sem- 
plicità si sciolga l'enigma e come tutto calzi perfettamente. L'os- 
servazione insegna che i malati di nevrosi narcistiche non hanno 
la capacità di traslazione oppure ne posseggono soltanto dei 
resti insufficienti. Essi respingono il medico non con inimicizia, 
ma con indifferenza. Perciò anche esso non può influenzarli, le 
sue parole li lasciano freddi, non fanno loro alcuna impressione 
perciò in essi non può stabilirsi il meccanismo di guarigione il 
rinnovamento del conflitto patogeno e la vittoria sulla resistenza 
remotrice, meccanismo che riusciamo invece ad imporre agli 
altri ammalati. Essi rimangono come sono. Spesso essi hanno 
già intrapreso per proprio conto dei tentativi di guarigione, che 
condusse a dei risultati patogeni : noi non possiamo portar loro 
alcun mutamento. 

Sulla base delle impressioni cliniche da noi ritratte da que- 
sti ammalati, avevamo affermato che in essi la carica per l'og- 
getto doveva esser stata abbandonata e la libido per l'oggetto 
trasformata in libido per l'Io. Per questa caratteristica li ave- 
vamo divisi dal primo gruppo dei nevrotici (isterismo, nevrosi 
d'angoscia e nevrosi coatta). Il loro comportamento di fronte 
al tentativo terapeutico viene ora a confermare questa suppo- 
sizione. Essi non dimostrano alcuna traslazione e sono perciò 
inaccessibili ai nostri sforzi, dunque inguaribili coi mezzi che 
stanno a nostra disposizione. 



LEZIONE VENTOTTESIMA 



Dottrina generale delle nevrosi. La terapia analitica. 

Signore e Signori, 

Vi è già noto l'argomento dell'odierna lezione. Mi avete 
chiesto perchè nella terapia analitica non venga fatto uso della 
suggestione diretta, ammesso che l' influenza da noi esercitata 
si basi essenzialmente sulla traslazione, ciò che vuol dire sulla 
suggestione, domanda alla quale avete rimesso il dubbio se si 
possa ancora garantire per l'oggettività delle nostre scoperte 
psicologiche dato che alla suggestione spetti tale parte impor- 
tante. Ho promesso di rispondervi esaurientemente. 

Suggestione diretta significa suggestione rivolta verso l'e- 
spressione dei sintomi, lotta fra la sua autorità e i motivi della 
malattia. In questo caso non si prende nota di tali motivi, e si 
pretende dall'ammalato soltanto che egli reprima il suo espri- 
mersi in forma di sintomi. Che il paziente venga o non venga 
posto in istato ipnotico, non rappresenta allora una diversità 
di principio. Anche qui Bernheim ha affermato con l'acutezza 
che lo distingue, la suggestione essere l'essenziale delle appari- 
zioni ipnotiche, e l'ipnosi stessa invece già un risultato della 
medesima, uno stato suggerito. Egli preferì esercitare la sug- 
gestione su persone deste nel qual caso i risultati possono stare 
a pari di quelli prodotti dalla suggestione durante l'ipnosi. 

Ora cosa vi preme di udir prima in questo riguardo le di- 
chiarazioni dell'esperienza oppure le riflessioni teoretiche? 

Incominciamo dalle prime. Io fui scolaro di Bernheim che 
andai a trovare nel 1S89 a Nancy e il cui libro sulla suggestione 
tradussi in tedesco. Per molti anni esercitai il trattamento ipno- 
tico, prima mediante la suggestione di veto e più tardi mediante 
una combinazione di questa con l' indagine del paziente secondo 



424 LEZIONE VENTOTTESIMA 



il metodo di BREUER. Posso quindi parlare dei risultati della 
terapia ipnotica o suggestiva in base ad una solida esperienza. 
Se stando ad un antico assioma medico una terapia ideale deve 
esser rapida, fidata, e non spiacevole per l'ammalato, allora si 
può dire che il metodo di Bernheim corrispondesse in realtà 
a due di queste esigenze. Essa poteva eseguirsi assai più pre- 
sto, cioè infinitamente più presto, della terapia analitica, e non 
arrecava al paziente nessuna fatica, né incomodo di sorta. Per il 
medico con l'andar del tempo, diventava monotono il dovere 
in ogni singolo caso proibire, sempre nel medesimo modo e col 
medesimo cerimoniale, l' esistenza dei sintomi più diversi, senza 
potere afferrar nulla del loro significato e della loro importanza. 
Era un lavoro manuale e non un' attività scientifica, il quale 
rammentava la magia, gli scongiuri, l'abracadabra; ma questo 
fatto non poteva contare di fronte all' interesse dell'ammalato. 
La terza delle esigenze rimaneva inadempiuta. 11 procedimento 
non poteva dirsi fidato in nessun senso. Ad un individuo esso 
era applicabile a un altro no, in un caso si riusciva a far molto 
in un altro assai poco, senza che mai se ne scoprisse il perchè. 
Ma ben peggio di questo carattere capriccioso, proprio al pro- 
cedimento, era la breve durata dei successi. Occupandosi dopo 
qualche tempo dell'ammalato, si sentiva dire che l' antico male 
aveva fatto ritorno o era stato sostituito da un altro. Si poteva 
ricominciare l' ipnosi. Nello sfondo campeggiava l'ammonimento 
pronunciato da persona sperimentata, di non togliere all'amma- 
lato la sua indipendenza con la frequente ripetizione dell' ipnosi, 
e di non abituarlo a questa terapia come un narcotico. Bisogna 
ammettere che qualche volta la cosa riusciva secondo il deside- 
rio ; pochi sforzi bastavano a dare un risultato pieno e duraturo. 
Ma' le condizioni accompagnatorie di uno scioglimento così fa- 
vorevole rimanevano ignote. Una volta mi accadde che uno stato 
(rrave, da me eliminato totalmente mediante un rapido tratta- 
mento ipnotico, ritornasse immutato, avendo 1' ammalata inco- 
minciato a portarmi rancore, senza mia cooperazione; che, una 
volta riconciliati, io riuscissi a farlo sparire di. nuovo, assai più 
radicalmente di prima, e che esso ritornasse, malgrado ciò, 
quando la paziente si staccò da me una seconda volta. In un 
altro caso mi accadde che una paziente curata da me mediante 
l' ipnotismo da stati nervosi, mi gettasse improvvisamente le 
braccia al collo durante la cura di un assalto specialmente osti- 



LA TERAPIA ANALITICA 425 

nato. Un fatto simile deve pur portare Y individuo a chiedere 
quali sieno la natura e la provenienza della sua autorità sug- 
gestiva. 

Fino a qui l'esperienza. Essa ci insegna che rinunciando 
alla suggestione diretta non abbiamo abbandonato nulla di inso- 
stituibile. Riflettiamo ora su questi fatti. L'esercizio della terapia 
ipnotica impone tanto al medico che al paziente un lavoro di 
assai poca entità. Questa terapia sta nella più esatta consonanza 
con un apprezzamento della nevrosi accettato ancor oggi dalla 
maggioranza dei medici. Il medico dice al nervoso : Lei non ha 
nulla, i suoi disturbi sono puramente nervosi, io quindi posso 
farli sparire in pochi istanti con poche parole. Ma il nostro 
pensiero energetico si ribella all' idea che si possa sollevare un 
grande peso con un minimo sforzo, agendo su di esso diretta- 
mente, senza V aiuto di alcun congegno adatto. Del resto l'espe- 
rienza insegna che, sino al punto in cui vale questo paragone, 
tale gioco di bravura non riesce nemmeno nelle nevrosi. So però 
che questo argomento non è inattaccabile; esistono anche dei 
fattori che determinano un effetto. 

Considerandola sotto la luce di quanto apprendemmo dallo 
studio della psicoanalisi, possiamo descrivere la differenza che 
passa fra suggestione ipnotica e suggestione psicoanalitica nel 
modo seguente : la terapia ipnotica tenta di ricoprire e di into- 
nacare nella vita psichica qualche cosa che la terapia analitica 
vuol invece render libera e allontanare. La prima lavora come 
un cosmetico, la seconda come l'arte chirurgica. La prima ado- 
pera la suggestione per proibire i sintomi, essa rinforza la rimo- 
zione lasciando per il resto invariati tutti i processi che 
condussero alla formazione dei sintomi. La terapia analitica at- 
tacca il male più verso le sue radici, nel punto in cui si forma- 
rono i conflitti che diedero origine ai sintomi, e si serve della 
suggestione per mutare lo scioglimento di questi conflitti. La 
terapia ipnotica lascia il paziente nell' inattività e non lo muta, 
perciò egli rimane quello che era, cioè incapace di resistere a 
qualsiasi spinta verso la malattia. La cura analitica impone tanto 
al medico quanto al malato una grave somma di lavoro, che 
viene consumata per l'eliminazione di resistenze interne. La vit- 
toria su queste resistenze porta un mutamento durevole nella vita 
psichica dell'ammalato, inalzandola a un grado di sviluppo supe- 
riore e immunizzando il paziente contro una nuova possibilità 



426 LEZIONE VENTOTTESIMA 



di ammalarsi. Questo lavoro di superazione rappresenta la pro- 
duzione essenziale della cura analitica, produzione il cui compi- 
mento spetta all'ammalato, mentre il medico deve facilitarglielo 
con 1' aiuto della suggestione esercitata in senso educativo. A 
ragione dunque si è detto essere il trattamento psicoanalitico 
una specie di educazione postuma. 

Spero ora di avervi reso chiaro in che cosa consista la dif- 
ferenza che passa fra il nostro modo di usare la suggestione 
terapeuticamente e quello unico possibile nella terapia ipnotica. 
La riconnessione della suggestione alla traslazione vi spiega 
anche il carattere capriccioso da noi notato nella terapia ipnoti- 
ca, mentre la terapia analitica è calcolabile sino ai suoi stessi 
limiti. Neil' applicazione dell' ipnosi noi dipendiamo dallo stato 
in cui si trova la capacità di traslazione dell' ammalato, senza 
poter agire in alcun modo su di essa. La traslazione dell' ipno- 
tizzando può essere negativa, o, come accade la maggior parte 
delle volte, ambivalente, egli può essersi protetto contro la sua 
traslazione prendendo delle speciali posizioni di fronte al me- 
dico, noi infine nulla riusciamo a saperne. Nella psicoanalisi 
invece il nostro lavoro si effettua sulla traslazione stessa, siamo 
al caso di sciogliere quanto ad essa si oppone, e di apprestarci 
da soli l'istrumento col quale vogliamo operare. In questo modo 
ci riesce possibile di ritrarre un ben altro vantaggio dalla po- 
tenza della suggestione ; essa è in nostra mano ; l'ammalato non 
si suggerisce da solo quanto gli piace, bensì siamo noi a di- 
rigere la sua suggestione sino al punto in cui egli è in genere 
accessibile alla influenza di questa. 

Ora voi direte: Che la forza motrice della nostra analisi 
si chiami traslazione o suggestione è un fatto indifferente che 
non elimina il pericolo presentato dall'influenza esercitata sul 
paziente per la sicurezza oggettiva delle nostre scoperte. Quanto 
serve alla terapia nuoce all'indagine. Questa è l'obbiezione che 
più frequentemente fu sollevata contro la psicoanalisi, e bisogna 
ammettere, che per quanto essa non sia esatta, pure non si può 
chiamarla assurda. Ma se essa fosse giustificata allora la psico- 
analisi non sarebbe nient'altro che una specie di trattamento 
suggestivo, particolarmente ben larvato e particolarmente effi- 
cace" e noi avremmo il diritto di prendere leggermente le af- 
fermazioni da essa fatte riguardo alla dinamica psichica e al- 
l' inconscio all' influenza esercitata sulla vita. Questa e anche 



LA TERAPIA ANALITICA 427 



l'opinione dei nostri avversari, e specialmente essi pretendono 
che quanto si riferisce al significato degli avvenimenti sessuali, 
se non addirittura gli avvenimenti sessuali medesimi, sia stato 
« infuso» all'ammalato da noi, dopoché tali combinazioni sorsero 
e crebbero nella nostra guasta fantasia. È più facile confutare 
simili accuse richiamandosi all'esperienza che appoggiandosi 
alla teoria. Colui che ha eseguito personalmente una p*sicoana- 
lisi, ebbe innumerevoli occasioni di persuadersi come sia im- 
possibile di dare simili suggerimenti all'ammalato. Non c'è na- 
turalmente alcuna difficoltà di indurlo a seguire una data teo- 
ria, facendolo così partecipare a un possibile errore del me- 
dico. In questo caso egli si comporta come qualunque altro, 
come uno scolaro, ma in tal modo è stata influenzata soltanto 
la sua intelligenza e non la sua malattia. Lo scioglimento dei 
suoi conflitti e la superazione delle sue resistenze riesce sol- 
tanto, quando gli sieno state fornite le rappresentazioni di at- 
tesa corrispondenti alla realtà in lui esistente. Le inesattezze con- 
contenute nelle supposizioni del medico vengono a cadere nel 
corso dell'analisi. Esse devono venir ritirate o sostituiti da sup- 
posizioni più giuste. Mediante una tecnica accurata si tenta di 
evitare il formarsi di risultati di suggestione passeggieri, ma 
quand'anche questi dovessero presentarsi, la cosa non sarebbe 
grave, visto che non ci si accontenta mai di un primo risul- 
tato. L'analisi non si considera terminata, finché non sieno stati 
chiariti tutti i punti oscuri presentati dal caso, riempite tutte 
le lacune della memoria e scoperte tutte le occasioni in cui 
avvennero le rimozioni. Nei successi troppo presto comparsi 
scorgiamo piuttosto un ostacolo all'analisi che un suo progresso, 
dobbiamo distruggerli successivamente, risolvendo ogni volta 
la traslazione da cui ebbero origine. Questa ultima caratteri- 
stica è in fondo quella che distingue il trattamento analitico da 
quello puramente suggestivo, e che libera i risultati analitici 
dal sospetto di essere dei successi dovuti alla suggestione. In 
tutti gli altri trattamenti suggestivi si pone ogni cura a rispar- 
miare la traslazione e a lasciarla intatta: in quello analitico in- 
vece la traslazione stessa è uno degli oggetti della cura, e viene 
decomposta in ogni modalità, in cui comparisce. Al termine di 
una cura analitica la traslazione stessa deve esser stata elimi- 
nata, e se allora il successo si presenta o si mantiene, ciò vuol 
dire che esso non si basa sulla suggestione, ma su quanto con 



428 LEZIONE VENTOTTESIMA 



l'aiuto di questa si ottenne, cioè sulla vittoria riportata sulle re- 
sistenze interne, sull'intimo mutamento raggiunto nell'ammalato. 
Controil sorgere di singole suggestioni agisce di certo il 
fatto, che durante il corso della cura noi dobbiamo incessan- 
temente attaccare delle resistenze, le quali hanno la facoltà di 
trasformarsi in traslazione negativa (nemica). E non tralasce- 
remo neppure di richiamarci alla circostanza, che un gran nu- 
mero dei singoli risultati dell'analisi, nei quali altrimenti si po- 
trebbero sospettare dei prodotti della suggestione, ci vengono 
confermati d'altra parte, incontestabilmente. In questo caso ci 
sono garanti i dementi e i paranoici, i quali naturalmente sono 
ben superiori al sospetto di lasciarsi inflenzare dalla sugge- 
stione. Quanto questi malati raccontano in rapporto alle tra- 
duzioni di simboli e alle fantasie arrivate alla loro coscienza, si 
copre esattamente coi risultati da noi ottenuti esaminando l'in- 
conscio dei nevrotici di traslazione e rafforza in tal modo la giu- 
stezza obiettiva delle nostre interpretazioni tanto spesso poste 
in dubbio. Credo che non cadrete in errore se in questi punti 
presterete fede all'analisi. 

Completeremo ora la rappresentazione che ci siamo fatti del 
meccanismo di guarigione esprimendola colla formola della teo- 
ria della libido. 11 nevrotico è incapace di godere e di produrre; 
di godere perchè la sua libido non è diretta verso alcun og- 
getto reale, e di produrre perchè egli deve usare grandissima 
parte della sua rimanente energia a mantenere le rimozioni 
della libido e a difendersi contro l' incalzare di questa. Se il 
conflitto fra il suo Io e la sua libido giungesse a un termine, 
e il suo Io riacquistasse il potere di disporre della sua libido, 
egli guarirebbe. Il compito terapeutico consiste dunque nel li- 
berare la libido dai presenti legami che la sottraggono all' lo 
e nel renderla nuovamente servibile al medesimo. Ma dove si è 
mai cacciata la libido del nevrotico? Lo si scopre facilmente. 
Essa è legata ai sintomi, i quali presentemente, gli offrono 
l'unica possibile sodisfazione sostituente. Bisogna quindi impa- 
dronirsi dei sintomi e scioglierli, dunque far proprio quanto 
l' ammalato ci chiede. Per scioglier i sintomi è necessario ritor- 
nare sino al loro inizio, rinnovare il conflitto dal quale ebbero 
origine, ed avviare il medesimo a un esito diverso, con l aiuto 
di forze motrici, non disponibili a suo tempo. Questa revisione 
del processo di rimozione è soltanto parzialmente eseguibile 



LA TERAPIA ANALITICA 429 



sulle traccie mnemoniche rilasciate dagli avvenimenti che con- 
dussero alla rimozione. La parte decisiva del lavoro consiste ne! 
creare delle nuove edizioni di quegli antichi conflitti nel campo 
formato dai rapporti col medico, dalla « traslazione », e nel chia- 
mare a raccolta tutte le forze psichiche dispensabili per obbli- 
gare l'ammalato, che vorrebbe ripetere il suo agire di un tempo, 
a prendere invece una decisione diversa. La traslazione diventa 
dunque il campo di battaglia sul quale dovranno incontrarsi 
tutte le forze impegnanti nella lotta. 

Tutta la libido, come ogni resistenza, vengono raccolte in 
quell'unico rapporto verso il medico; cosicché i sintomi riman- 
gono inevitabilmente spogliati dalla libido. Al posto della ma- 
lattia propria all'ammalato subentra quella artificialmente creata, 
della traslazione, la malattia di traslazione, e gli eterogenei e ir- 
reali oggetti della libido vengono sostituiti dall'oggetto unico, 
sempre ancora fantastico, costituito dalla persona del medico. 
Però il concorso della suggestione medica eleva al più alto gra- 
dino psichico la nuova lotta per questo oggetto, la quale si 
svolge in forma di conflitto psichico normale. Con l'evitare 
una nuova rimozione si pone un termine alla scissione fra l'Io 
e la libido, e si ricostituisce l'unità psichica dell'individuo. 
Quando la libido viene staccata dal suo oggetto interinale rap- 
presentato dalla persona del medico, essa non può far ritorno 
ai suoi oggetti di prima, e si trova invece a disposizione del- 
l' Io. Le forze combattute nel corso di tale lavoro terapeutico, 
sono da una parte I' avversione dell' Io contro certe determi- 
nate direzioni della libido, manifestatasi quale inclinazione alla 
rimozione, e dall'altra la tenacità o viscosità della libido, la quale 
non ama abbadonare gli oggetti una volta occupati. 

Il lavoro terapeutico si scompone dunque in due fasi : nella 
prima tutta la libido viene sottratta ai sintomi per essere spinta 
e concentrata nella traslazione, nella seconda ha luogo la lotta 
per questo nuovo oggetto, la liberazione della libido dallo stesso. 
II mutamento decisivo per il buon esito è l'eliminazione della 
rimozione in questo conflitto rinnovato, la quale impedisce che 
la libido possa sottrarsi nuovamente all' Io, fuggendo nell' in- 
conscio. Tale eliminazione è resa possibile dalla trasformazione 
dell' Io avvenuto sotto l'influsso della suggestione medica. Me- 
diante il lavoro interpretativo che porta l'inconscio alla coscienza, 
l' Io si è ingrandito a spese di tale inconscio, gli insegnamenti 



430 LEZIONE VENTOTTESIMA 



impartitigli lo hanno reso conciliante verso la libido e disposto 
a concederle qualche sodisfazione, di più il suo timore di fronte 
alla libido si trova diminuito grazie alla possibilità di evadere 
una parte mediante la sublimazione. Il successo della terapia 
analitica è tanto più grande quanto più perfetta è la corrispon- 
denza degli avvenimenti che si presentano nel corso della cura 
con questa descrizione ideale. Tale successo trova un ostacolo 
nella poca mobilità della libido, la quale può opporsi all' ab- 
bandono dei propri oggetti, e nella rigidità del narcismo, che 
pone un limite alla traslazione per oggetto. Gettiamo forse un 
ulteriore sprazzo di luce sulla dinamica del processo di guari- 
gione, osservando come noi si raccolga tutta la libido sottratta 
al dominio dell' Io, attirando sulla nostra persona una parte di 
questa mediante la traslazione. 

E non sarà fuor di proposito l'ammonirvi a non trarre una 
conclusione sul collocamento della libido durante la malattia, 
dalla distribuzione da essa assunta nel corso della cura o in 
seguito alla stessa. Ammesso che ci fosse riuscito di risolvere 
il caso creando dapprima e successivamente sciogliendo una 
forte traslazione paterna sul medico, sarebbe sbagliato il 
trarne la conclusione che il malato prima di guarire soffrisse 
in seguito ad un simile legame inconscio della sua libido al 
padre. La traslazione paterna rappresenta soltanto il terreno sul 
quale ci impadroniamo della libido ; e dove la libido del pa- 
ziente fu guidata dopo esser stata tolta da altra posizione. Questo 
campo di battaglia non deve necessariamente essere al tempo 
stesso una delle più importanti fortezze nemiche. Non occorre 
che la difesa della capitale nemica abbia luogo proprio dinanzi 
alle sue porte. Appena quando si abbia risolto nuovamente la 
traslazione si può ricostruire col pensiero la distribuzione man- 
tenuta dalla libido durante la malattia. 

Dal punto di vista della teoria della libido possiamo pur 
dire un'ultima parola riguardo il sogno. I sogni dei nevrotici 
ci servono come i loro lapsus e le idee da essi liberamente 
evocate, a indovinare il significato dei loro sintomi e a sco- 
prire il collocamento della loro libido. Sotto la forma di adem- 
pimenti di desideri essi ci indicano quali sieno gli stimoli di 
desiderio caduti in mano alla rimozione e a quali oggetti si sia 
attaccata la libido sfuggita all' Io. L' interpretazione dei sogni 
ha perciò grandissima parte nel trattamento psicoanalitico, e 



— — — 



_ 



LA TERAPIA ANALITICA 431 

in molti casi costituisce per lungo tempo il più importante 
mezzo di lavoro. Ci è già noto come lo stato di sonno porti 
con sé un certo rilassamento delle rimozioni. La diminuzione 
del peso che lo opprime, rende possibile allo stimolo rimosso 
di raggiungere nel sogno una estrinsecazione ben più distinta 
di quanto il sintomo possa accordargli durante il giorno. Lo 
studio del sogno diventa così l'accesso più commodo alla co- 
noscenza dell'inconscio al quale appartiene la libido sottratta 
all'Io. 

Ma i sogni di nevrotici non differiscono in alcun punto 
essenziale da quelli degli individui normali, anzi, essi forse non 
sono nemmeno distinguibili da questi. Sarebbe un controsenso 
il tener conto dei sogni dei nervosi in una misura non vale- 
vole per quelli dei normali. Dobbiamo quindi dire che la dif- 
ferenza fra nevrosi e salute vale soltanto durante il giorno e 
non si mantiene nella vita onirica. Siamo costretti a traspor- 
tare anche sui sani un certo numero di supposizioni risultanti 
dallo studio dei nevrotici in seguito al nesso che passa tra i 
loro sogni e i loro sintomi. Non possiamo negare come anche 
nella vita psichica del sano figuri quel certo che, il quale solo 
può dar luogo alla formazione di sogni e di sintomi, e dob- 
biamo giungere alla conclusione che anche l'individuo sano ha 
avuto delle rimozioni, per la conservazione delle quali egli deve 
spendere una certa forza, che il suo sistema inconscio nasconde 
degli stimoli rimossi occupati ancora dalla carica energetica, e 
che una parte della sua libido è stata sottratta alla libera di- 
sposizione dell' Io. Anche il sano è quindi virtualmente un ne- 
vrotico, ma il sogno sembra essere V unico sintomo che egli è 
capace di formare. Sottoponendo la sua vita diurna ad un esame 
accurato, si scopre però un fatto che parla contro tale appa- 
renza, si vede cioè come questa vita asseritamente sana, sia 
tutta pervasa di un' infinità di forme sintomatiche, di nessun 
importanza pratica. 

La differenza fra salute nervosa e nevrosi resta quindi li- 
mitata al campo pratico e sì determina a seconda del successo, 
cioè a seconda della capacità di godere e di produrre rimasta 
all'individuo. Essa si riconnette probabilmente al rapporto re- 
lativo che passa fra le somme di energia rimaste libere e quelle 
legate dalla rimozione, e che è di genere quantitativo e non 
qualitativo. Non occorre che io vi faccia presente come questa 

14 




432 



LEZIONE VENTOTTESIMA 



concezione stabilisca in teoria la convinzione della guaribilità 
delle nevrosi benché esse sieno basate sulla disposizione costi- 
tuzionale. 

Questo è quanto, per la caratteristica dei sani, si può de- 
durre dal fai fatto che i loro sogni sono identici a quelli dei 
nevrotici. In rapporto al sogno però, ne risulta un'ulteriore de- 
duzione, quella cioè che non lo si possa interpretare in base 
alle sue relazioni coi sintomi nevrotici, che la sua natura non 
risulti completamente spiegata dalla formola che lo definisce 
una traduzione di pensieri in espressione arcaica, e che si 
debba ammettere che esso ci indichi dei collocamenti della libido 
e delle cariche per oggetti esistenti in realtà. 

Ora siamo presto giunti alla fine. Forse sarete rimasti de- 
lusi dalla circostanza che nel capitolo dedicato alla terapia ana- 
litica io abbia fatto soltanto della teoria, e, non vi abbia detto 
nulla delle condizioni sotto le quali si inizia la cura, né dei 
risultati che essa dà. Io commetto difatti entrambe queste omis- 
sioni. La prima perchè non ho alcuna intenzione di avviarvi 
praticamente all'esercizio della psicoanalisi, e la seconda, per- 
chè molteplici motivi mi trattengono dal farlo. Già all'inizio delle 
nostre argomentazioni ho rimarcato che sotto favorevoli circo- 
stanze, si raggiungono dei risultati di guarigione che non hanno 
nulla da invidiare ai migliori successi ottenuti nel campo della 
terapia interna, e tutt'al più posso ancora aggiungere quali nes- 
sun altro modo di procedere avrebbe potuto dare. Se dicessi 
di più mi si accuserebbe di voler sopraffare le voci di scredito 
sorte contro di noi facendo della reclame. Spesso anche in pub- 
blici congressi i medici nostri « colleghi » espressero contro gli 
psicoanalisti la minaccia, di illuminare il pubblico sofferente 
sul poco valore di questo metodo di cura, compilando una rac- 
colta degli scacchi analitici, e dei danni arrecati dalla psicoana- 
lisi. Ma prescindendo dal carattere astioso e delatorio di tale 
misura una simile raccolta non sarebbe neppur atta a render 
possibile un esatto giudizio sull'efficacia terapeutica dell'analisi. 
Come sapete la terapia analitica è giovane ; molto tempo oc- 
corse der stabilire la sua tecnica, e anche questo potè avvenire 
soltanto nel corso del lavoro e sotto V influsso della crescente 
esperienza. In seguito alle difficoltà presentate dall'istruzione, 
l'analista principiante dipende più di ogni altro specialista dalla 
sua propria capacità per quanto riguarda il suo perfezionamento 



LA TERAPIA ANALITICA 433 

e dai risultati che egli ottiene nei primi anni di pratica non 
si potrà mai formarsi un giudizio sulla potenzialità della tera- 
pia analitica. 

Molti tentativi di cura andarono falliti nei primi anni del- 
l'analisi perchè intrapresi sui casi non atti in genere ad essere 
sottoposti a tale trattamento, casi che oggi escludiamo secondo 
la disposizione indicativa da noi stabilita per essi. Ma anche 
queste indicazioni si ottennero soltanto attraverso dei tentativi. 
Non si poteva sapere a priori che le forme pronunciate di de- 
menza precoce e di paranoia fossero inaccessibili , e si aveva 
perciò ancora il diritto di applicare il metodo su qualsiasi ge- 
nere di affezione. Ma in massima parte gli insuccessi avuti 
in quei primi anni non dipesero dal medico o da un' erronea 
scelta d'oggetto, bensì dalle sfavorevoli circostanze esterne. Si- 
nora abbiamo parlato soltanto di resistenze interne, proprie al 
paziente, resistenze queste necessarie e superabili. Le resistenze 
esterne che sorgono contro l'analisi dalle condizioni e dall'am- 
biente in cui vive l'ammalato, hanno un minimo interesse teo- 
rico, ma la massima importanza pratica. 11 trattamento psicoa- 
nalitico si può pareggiare ad un intervento chirurgico, e come 
questo deve venir intrapreso sotto le condizioni preliminari più 
propizie alla riuscita. Conoscete le disposizioni che il chirurgo 
usa prendere in simili casi : ambiente adatto ; buona luce, as- 
sistenza, esclusione dei parenti ecc. Chiedete ora a voi stessi 
quante di queste operazioni riuscirebbero, se esse dovessero 
svolgersi in presenza dei famigliari che ficcherebbero il naso 
sul tavolo operatorio e strillerebbero ad ogni incisione di bi- 
sturi. Nella cura psicoanalitica l'intervento dei congiunti costi- 
tuisce addirittura un pericolo, e precisamente un pericolo che 
ci trova impreparati. Siamo armati contro la resistenza dello 
ammalato, considerate necessarie , ma come si fa a difendersi 
da queste resistenze esterne ? I famigliari del paziente non sono 
abbordabili attraverso alcuna spiegazione , non vi è modo di 
indurli a mantenersi estranei a tutta la faccenda, e neppure è 
possibile di far causa comune con essi senza arrischiare di 
perdere la fiducia dell'ammalato, il quale, a ragione del resto, 
pretende che la sua persona di fiducia prenda anche le sue 
parti. In genere, colui che sa quali scissioni spesso esistano 
nelle famiglie, non può rimaner sorpreso, neppure nella qua- 
lità di analista, dal fatto che talvolta i più prossimi parenti del- 






434 LEZIONE VENTOTTESIMA 

V ammalato mostrino meno interesse alla sua guarigione che 
alla continuazione della sua malattia. Nei casi in cui , come 
avviene di frequente, la nevrosi è connessa a dei conflitti fa- 
migliari, il sano non esita a lungo fra il proprio interesse e 
la ricostituzione del paziente. Non è da meravigliarsi se un 
marito non vede di buon occhio una cura , nel corso della 
quale verrà redatta la lista dei suoi peccati ; né noi ce ne me- 
ravigliamo, ma non possiamo nemmeno farci un rimprovero 
se i nostri sforzi non arrivano ad alcun risultato e vengono 
interrotti prima del tempo, perchè alla resistenza della signora 
ammalata è venuta ad aggiungersi quella del marito. Avevamo 
appunto intrapreso una cosa ineseguibile sotto le condizioni 
esistenti. 

Invece di addurvi parecchi casi, ve ne racconterò uno solo, 
nel quale in seguito a dei riguardi professionali , fui condan- 
nato a rappresentare la parte lesa. Molti anni fa presi in cura 
analitica una giovanetta, alla quale da lungo tempo la paura 
impediva di scendere sulla strada o di rimanere sola in casa. 
A fatica l'ammalata venne a confessare che la sua fantasia era 
rimasta scossa dall'aver in più occasioni osservato casualmente 
i rapporti amorosi esistenti fra la propria madre e un ricco 
amico di casa. Però essa fu sì malaccorta — o sì raffinata — 
da far intravvedere alla madre quanto veniva discusso nelle 
ore d'analisi, cambiando il proprio comportamento in suo ri- 
guardo col pretendere che nessun' altra persona ma la madre 
soltanto , la protegesse dalla paura di rimaner sola, e con lo 
impedirle il passo quando questa si accingeva ad uscire. An- 
che la madre era stata assai nervosa in passato, ma aveva ri- 
trovato la salute, anni prima, in un istituto idroterapico. A 
questo fatto aggiungeremo la circostanza, che in quell'istituto 
essa aveva fatto la conoscenza dell'uomo col quale aveva poi 
potuto stabilire dei rapporti che là sodisfacevano in ogni senso. 
Resa attenta dalle violenti pretese della fanciulla, la madre ar- 
rivò improvvisamente a comprendere il significato della paura 
di sua figlia. Essa si rendeva ammalata per tener prigioniera la 
madre, e togliere a questa la libertà di azione necessaria al 
mantenimento dei suoi rapporti con l'amante. Con rapida deci- 
sione la madre pose un termine alla cura nociva. La fanciulla 
venne messa in un sanatorio per nervosi, dove per lunghi anni 
fu esposta quale « una vittima della psicoanalisi ». E per al- 



LA TERAPIA ANALITICA 435 



trettanto tempo io doverti subirmi lo scredito gettato su di me 
dal cattivo esito di questa cura. Mantenni il segreto credendomi 
vincolato dall' obbligo della discrezione medica. Molto tempo 
dopo appresi da un collega che aveva visitato quell'istituto, e 
che vi aveva visto la fanciulla ammalata di agorafobia, come la 
relazione mantenuta dalla madre col ricco amico di casa, fosse 
cosa notoria, e godesse probabilmente I' approvazione del ma- 
rito e padre. A un simile « segreto » era stata dunque sacrifi- 
cata la cura. 

Negli anni ante-guerra, quando l'affluenza di persone pro- 
venienti da tutti gli stati d'Europa mi rendeva indipendente di 
fronte al favore o disfavore della mia città natale , seguivo la 
regola di non prender mai in cura un malato che non fosse sui 
juris, indipendente cioè da ogni altra persona negli essenziali 
rapporti della sua vita. Ora questo è un lusso che non tutti 
gli psicoanalisti possono concedersi. Dall' avervi io messo in 
guardia contro i parenti, avrete forse tratto la conclusione che, 
per esser sottoposto alla psicoanalisi, l'ammalato dovrebbe venir 
allontanato dalla sua famiglia, che questa terapia quindi dovreb- 
be venir limitata agli ospiti di sanatori per nervosi. In tal caso 
però non condividerei la vostra opinione. È molto meglio che 
i malati — in quanto che essi non si trovino in una fase di 
grave esaurimento — rimangano durante la cura in quelle cir- 
costanze, sotto le quali dovranno lottare coi compiti loro im- 
posti. Soltanto i parenti non dovrebbero neutralizzare questo 
vantaggio, e in genere non mostrarsi ostili agli sforzi del me- 
dico. Ma da dove incominciare per indurre a ciò questi fattori a 
noi inaccessibili ! Allo stesso tempo comprenderete naturalmente 
quanto le prospettive della cura vengono determinate dall'am- 
biente e dallo stato culturale famigliare. 

Tutto ciò presenta sotto un aspetto ben fosco l'efficacia 
della psicoanalisi quale terapia, quand' anche la gran maggio- 
ranza dei nostri insuccessi possa venir spiegata con l' attribuire 
la responsabilità a tali circostanze esterne di disturbo ! Dagli 
amici dell'analisi ci fu impartito a suo tempo il consiglio di 
rispondere ad un eventuale raccolta dei nostri insuccessi con 
una statistica dei nostri successi compilata da noi. Io non vi 
accondiscesi. Feci valere la circostanza che una statistica non 
avrebbe avuto valore quando i singoli fatti ordinati nella me- 
desima, fossero stati troppo eterogenei; e i casi di malattie 






436 LEZIONE VENTOTTESIMA 



nevrotiche presi in cura, non si equivalevano difatti, nei più 
vari sensi. Inoltre il lusso di tempo che avrebbe formato campo 
di osservazione sarebbe stato troppo breve per permettere un 
giudizio sulla stabilità della guarigione, molti casi infine non 
potevano nemmeno venir pubblicati. Essi riguardavano delle 
persone che avevano mantenuto il segreto sulla loro malattia 
come sulla relativa cura, la cui guarigione quindi doveva rima- 
ner egualmente celata. Ma l'impedimento più grave però era 
costituito dal discernimento che di fronte a cose riguardanti 
la terapia, gli uomini usano assumere un atteggiamento su- 
premamente irrazionale, cosicché non resta alcuna prospettiva 
di ottenere una qualsiasi sodisfazione con mezzi ragionevoli. 
O una novità terapeutica viene accolta con ebbro entusiasmo, 
come avvenne nell'epoca in cui Koch portò alla pubblicità la 
sua prima tubercolina contro la tubercolosi, oppure essa vien 
trattata con la più profonda diffidenza, come accadde dell' in- 
nesto Ienner, reale beneficio arrecato all'umanità, il quale conta 
ancor oggi degli irriconciliabili oppositori. Esisteva evidente- 
mente un preconcetto contro la psicoanalisi. Essendo riuscito 
a guarire un caso difficile, si sentiva dire: Ciò non costituisce 
una prova, questo caso si sarebbe risolto anche da solo nel 
medesimo tempo. E quando una volta un'ammalata, che aveva 
assolto già quattro cicli di depressione e mania, e che era en- 
trata in mia cura durante una pausa susseguente la melanco- 
nia, venne a trovarsi dopo tre settimane all'inizio di una nuova 
mania, non soltanto tutti i membri della sua famiglia, ma con 
essi anche l'alta autorità medica chiamata a consiglio, rimasero 
convinti che il nuovo assalto apparso poteva essere soltanto 
una conseguenza dell'analisi tentata su di essa. Nulla si può 
fare contro un preconcetto; lo vedete una volta di più nel 
momento presente, in cui un gruppo di popoli belligeranti ha 
sviluppato dei preconcetti contro l'altro. La cosa più sensata 
è di aspettare e di abbandonarlo al tempo che lo sgretola. Un 
bel giorno gli stessi individui considerano le medesime cose 
in modo differente di prima; perchè essi non pensassero così 
già anteriormente resta un oscuro mistero. 

È probabile che il preconcetto contro la terapia psicoana- 
litica si trovi già ora in via di diminuzione. La costante diffu- 
sione delle dottrine analitiche, l'aumentante numero di medici 
esercitanti l'analisi, che si riscontra in certi paesi, sembra di- 



■ 






LA TERAPIA ANALITICA 



437 



mostrarlo. Da giovane medico incappai in un turbine d' indi- 
gnazione medica rivolto contro il trattamento ipnotico di sug- 
gestione, equivalente a quello che gli « spassionati » lanciano 
odiernamente contro la psicoanalisi. Ma l'ipnotismo non man- 
tenne l'agens terapeutico promesso all'inizio ; noi psicoanalisti 
possiamo dichiararci suoi legittimi eredi, e non dobbiamo scor- 
dare di quanti incoraggiamenti e schiarimenti teorici gli an- 
diamo debitori. 1 danni attribuiti alla psicoanalisi si limitano 
essenzialmente a delle apparizioni passeggere di conflitti ina- 
spriti, quando l'analisi sia stata fatta inabilmente o quando essa 
sia stata interrotta a metà. Vi ho pur reso conto di quanto 
intraprendiamo con l'ammalato, quindi avrete potuto giudicare 
voi stessi se i nostri sforzi siano atti a produrre un danno du- 
revole. In varie direzioni è possibile abusare della psicoanalisi; 
massime la traslazione è un mezzo pericoloso nelle mani di 
un medico che non abbia scrupoli. Ma nessun mezzo e nes- 
sun procedimento medico può dirsi al riparo dell'abuso ; un 
coltello incapace di produrre un taglio, non porterà nemmeno 
alla guarigione. 

Signore e signori, eccomi alla fine. Faccio di più che 
usare una comune forma retorica, confessando che sento do- 
lorosamente io stesso le deficienze delle lezioni che vi ho 
impartito, soprattutto mi dispiace di aver sì spesso promesso 
di ritornare in un altro punto su un tema appena toccato, 
e di non aver potuto mantenere la mia promessa, perchè il 
nesso complessivo non lo permetteva. Mi sono accinto al com- 
pito di ragguagliarvi intorno a una cosa compresa nel suo 
sviluppo e il mio conciso riassunto divenne perciò esso stesso 
incompleto. In molti punti preparai il materiale necessario a 
trarre una deduzione conclusiva, la quale poi non fu mai tratta. 
Ma non potevo pretendere di fare dei competenti ; intendevo sol- 
tanto illuminare per voi una scienza e spingervi a studiarla. 



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Volume II. 


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INDICE DELLE MATERIE 
DEL IL VOLUME 



Lezione XVI. 

XVII. 

XVIII. 

XIX. 

XX. 

XXI. 

XXII. 

XXIII. 

XXIV. 

XXV. 

XXVI. 

XXVII. 

» XXVIII. 

Errata-Corrige 



PARTE TERZA 

Dottrina generale delle neurosi. Psico- 
analisi e Psichiatria . 

Dottrina generale delle neurosi. Il si 
gnificato dei sintomi . 

- Dottrina generale delle neurosi. La fis 

sazione al trauma. L' inconscio . 
Dottrina generale delle neurosi. Resi 
stenza e Rimozione . 

- Dottrina generale delle neurosi. La vita 

sessuale umana .... 

- Dottrina generale delle neurosi. Sviluppo 

della libido e organizzazioni sessua 
Dottrina generale delle neurosi. Punti 

di vista della evoluzione e della re 

gressione. Eziologia . 
Dottrina generale delle neurosi. Le vie 

della formazione dei sintomi 
Dottrina generale delle neurosi. La ner 

vosità comune .... 
Dottrina generale delle neurosi. L' an 

goscia 

Dottrina generale delle neurosi. La teoria 

della Libido e il Narcismo 
Dottrina generale delle neurosi. La trasla 

zione 

Dottrina generale delle neurosi. La te 

rapia analitica .... 



Pag. 227 

» 241 

» 257 

» 269 

* 285 

* 301 

» 319 

» 337 

» 355 

» 369 

» 387 

> 405 

» 423 

» 439 



•